oristanonoi.it, 17 luglio 2024
Nel giardino della biblioteca comunale di Oristano, in via Sant’Antonio, giovedì prossimo, 18 luglio, verrà presentato alle 19 il libro “Oltre”, che raccoglie le testimonianze delle detenute nella sezione femminile della casa circondariale di Cagliari-Uta. Il libro è il risultato di un laboratorio di scrittura creativa ideato e curato da Maria Grazia Caligaris, Rita Corda, Anna Lusso, Claudio Moica e Federica Portoghese. La presentazione è organizzata dall’associazione Socialismo Diritti Riforme, dall’Ordine degli avvocati e dalla Camera penale di Oristano. Dalle storie di vita di queste donne ci sarà spazio per una riflessione ampia sul tema della detenzione femminile e sulle problematiche che rendono così peculiare e dolorosa la loro permanenza in carcere.
di Giovanni Orsina
La Stampa, 17 luglio 2024
Siamo passati dai massacri del Novecento a un’epoca dominata da un consenso elitario. Il vuoto è stato colmato da giudizi di tipo etico che rendono impossibile il dialogo. Perché ci si odia tanto, oggi, in politica? Ce lo stiamo chiedendo almeno da un decennio, ma il fallito attentato a Donald Trump rende l’interrogativo ancor più urgente e rilevante. Qui cercherò di rispondere a questa domanda con un ragionamento storico. Che non è l’unico possibile, forse nemmeno il migliore, ma può contribuire per lo meno a gettare un po’ di luce sulla questione. Il discorso che sviluppo di seguito si compone di tre parti: alla fine del Novecento la politica ha perso la posizione centrale che aveva avuto nel corso di quel secolo, e di conseguenza il conflitto politico è venuto perdendo di senso e d’intensità; il posto della politica è stato allora occupato dall’etica, e in particolare da quel tipo di moralità che va sotto il nome grossolano di “politicamente corretto”; la ribellione politica dei nostri tempi è in realtà una rivolta morale - perciò è tanto intensa, e perciò facciamo così gran fatica a comprenderla in termini politici.
di Simona Giannetti
Il Dubbio, 17 luglio 2024
Approda oggi in Regione Lombardia, dopo aver passato il vaglio di ammissibilità dell’Ufficio di Presidenza, la proposta di legge regionale di iniziativa popolare, che vuole introdurre procedure e tempi certi per l’assistenza sanitaria al suicidio assistito nei termini fissati dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 242. Saranno sentiti dalle Commissioni Salute e Affari Istituzionali ed enti locali del Consiglio Regionale della Regione Lombardia, Marco Cappato con Cristiana Zerosi, Massimo Rossi e Mario Riccio, in qualità di membri del Comitato Promotore Liberi Subito Lombardia. La proposta di legge regionale trae le mosse dal giudicato costituzionale che aveva deciso non fosse reato di aiuto al suicidio la condotta di Marco Cappato, portato a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Milano dopo essersi autodenunciato per aver aiutato Fabiano Antoniani.
di Alice Dominese
Il Domani, 17 luglio 2024
Il report “Mare interrotto” di Alarm Phone documenta attraverso le testimonianze le crudeltà dei guardacoste di Tunisi contro chi tenta di attraversare il Mediterraneo. Dai pestaggi a bordo ai naufragi provocati. Una strategia che somiglia al modello libico e può contare sull’accordo d’intesa siglato un anno fa tra governo tunisino e Unione europea. Nel Mediterraneo, le pratiche per intercettare e rimpatriare le persone migranti partite dalle coste nordafricane sono sistematiche e brutali. La rete internazionale Alarm Phone, che offre soccorso in mare a chi è in difficoltà, ha raccolto le testimonianze di 14 sopravvissuti nel report “Mare Interrotto” denunciando le violenze perpetrate negli ultimi tre anni dalla guardia costiera tunisina su adulti e bambini in viaggio verso l’Europa.
di Matteo Garavoglia e Nissim Gastelli*
Il Manifesto, 17 luglio 2024
Il 5 aprile 2024 a Sfax la Guardia costiera tunisina ha aggredito un’imbarcazione con 42 persone a bordo: solo 18 sopravvissuti, gli altri deportati in Libia. Così il regime di Saied “gestisce” i flussi migratori, con l’aiuto dell’Europa: navi, addestramento e centinaia di milioni di euro per impedire le partenze. Lo scorso 19 giugno la Tunisia ha dichiarato ufficialmente la propria Zona di ricerca e salvataggio in mare (Sar), un’area che i paesi comunicano alle Nazioni unite per rendere più efficienti i recuperi delle persone in mare.
di Leonardo Fiorentini
Il Manifesto, 17 luglio 2024
“Il cambiamento verrà quando i governi ignoreranno selettivamente parti delle Convenzioni”. Così alla fine degli anni Novanta Cindy Fazey, prestigiosa criminologa, aveva previsto ciò che poi è successo a partire dalla seconda decade di questo secolo. Un domino irrefrenabile, partito dall’Uruguay e dai primi Stati Usa pionieri delle regolamentazioni, arrivato in Canada e in Germania, e che continua a coinvolgere nuovi paesi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 luglio 2024
Un detenuto di 37 anni si toglie la vita a Venezia: il bilancio della strage sale a quota 56. De Fazio (Uil-Pa) parla di “bollettino di guerra”. E i Garanti territoriali si riuniscono in Senato. La questione carceraria in Italia sta precipitando verso un punto di non ritorno. Un’impennata di suicidi, malori causati dal caldo torrido, sovraffollamento cronico e tensioni sfociate in dure proteste dei detenuti stanno portando il sistema penitenziario sull’orlo del collasso. Non si può fare a meno di pensare al rischio di un ritorno alle gravissime rivolte del marzo 2020, che provocarono decine di morti. E la repressione non è la cura, ma l’aggravante.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 16 luglio 2024
La media è di un suicidio ogni tre giorni. Il triste record è adesso: tre persone in tre giorni si sono tolte la vita in carcere. È successo negli istituti penitenziari di Verona, Monza e l’ultimo detenuto, un 37enne arrestato per rapina e che sarebbe tornato in libertà nel 2029, si è impiccato con un lenzuolo nella notte tra domenica e lunedì nel carcere di Venezia. Secondo i dati del Garante nazionale dei detenuti, nel 2024 sono 54 le persone, con un’età media di 40 anni, che hanno deciso di uccidersi dietro le sbarre. Sbarre troppo strette per chi deve viverci ogni giorno, troppo affollate e prive, spesso, di spazi essenziali. E il caldo estivo sta trasformando le celle in luoghi ancora più disumani, dove i più fragili soccombono: sei nei soli primi quindici giorni di luglio.
di Emilia Rossi
linkiesta.it, 16 luglio 2024
Si parla tanto di abolizione dell’abuso d’ufficio e del (finto) garantismo di Nordio, ma il dibattito pubblico sembra ignorare la partita più dura, tragica e vergognosa, del sistema della giustizia. Parliamo di cose serie e quindi, innanzitutto, piantiamola di discutere dell’abolizione dell’abuso d’ufficio e delle altre novità del ddl Nordio appena approvato definitivamente dalla Camera, magari cominciando a smetterla di definirla “riforma della Giustizia”. Ché di riforma sistematica non si tratta, ma di modifiche di alcune norme del codice penale e di altre del codice processuale che difficilmente avranno un impatto significativo sull’amministrazione della giustizia nel suo complesso.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 16 luglio 2024
Sul pavimento del corridoio lurido e umido tra le celle arrugginite e i muri scrostati giacciono pezzi di lavandini, cessi sventrati, coperte bruciacchiate, bombolette del gas rovesciate a terra, bucce di frutta marcia, cartoni, plastica, vestiti. L’eredità dell’ultima rivolta nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino - 1.488 detenuti su 1.101 posti disponibili - l’hanno vista tutti. Ripresa di nascosto con un cellulare che un recluso non potrebbe avere ma ha e postata su TikTok. “Noi ragazzi di Torino abbiamo deciso di rompere i cessi e i lavandini. Così le celle non saranno più agibili e dovranno intervenire l’Asl e la Cedu per le condizioni in cui viviamo. Dobbiamo farci sentire”, scrive il detenuto sotto al filmato. È il segnale della sommossa, lanciato oltre quelle mura. Un episodio su cui ora indaga pure la Procura.
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