di Luca Kocci
Il Manifesto, 19 marzo 2024
Presto in visita da Macron. Il cardinale rivendica le parole del Papa sul “coraggio di negoziare”. E critica sull’autonomia differenziata il governo italiano. “Non possiamo rassegnarci a un aumento incontrollato delle armi, né tanto meno alla guerra come via per la pace”. Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, aprendo ieri pomeriggio a Roma il Consiglio episcopale permanente, ha messo al centro del suo intervento il tema della pace, “priorità” assoluta visti “i conflitti di cui l’umanità si sta rendendo protagonista in questo primo quarto di secolo”.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 19 marzo 2024
Il pm Colaiocco ha detto che servirà il ministero degli Esteri per chiamare a raccolta tutti i testimoni. Sulla visita di Meloni al Cairo i genitori di Regeni: “Non commentiamo”. La legale: “Fortunatamente c’è la separazione dei poteri, a differenza di quello che succede nei regimi”. Le coincidenze a volte sono beffarde. Mentre in Egitto e in Italia i giornali di ieri titolavano sulla visita al Cairo di domenica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e degli altri leader europei, al tribunale di Roma si è tenuta la seconda udienza del processo sull’assassinio di Giulio Regeni iniziato il 20 febbraio scorso. Una vicenda sulla quale sembra oramai calato il silenzio istituzionale ma non quello delle opposizioni e della società civile che continuano a chiedere giustizia per il ricercatore friulano barbaramente torturato e ucciso nel 2016.
di Thomas L. Friedman*
Il Dubbio, 19 marzo 2024
Migliaia di morti ma nessun piano politico. Così il dopo-Hamas sarà persino peggiore. Israele oggi è in grave pericolo. Con nemici come Hamas, Hezbollah, gli Houthi e l’Iran, dovrebbe godere della simpatia di gran parte del mondo. Ma non è così. A causa del modo in cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e la sua coalizione estremista hanno condotto la guerra a Gaza e l’occupazione della Cisgiordania, Israele sta diventando radioattivo e le comunità ebraiche della diaspora ovunque sono sempre più insicure.
di Michele Farina
Corriere della Sera, 19 marzo 2024
Nei 100 giorni del genocidio più rapido della storia 800mila persone furono uccise. Oggi i ragazzi vivono in un mondo diverso “dove vittime e carnefici si parlano”. “La cosa più importante è cosa ti metti in testa. Se ti ostini a pensare in malafede, tu diventi ciò che pensi. Se ritorno a ciò che è successo 30 anni fa, io da ruandese avrei preferito che le persone mi avessero messo in testa l’unione e l’amore. In questo modo, insieme, saremmo andati lontano”. “Oggi in Ruanda la cosa che più mi tocca” dice Leonille Niyigena “è che carnefici e sopravvissuti si parlano”.
di Alessandro Fragalà
sicilia.lidentita.it, 18 marzo 2024
C’è la legge da far rispettare. C’è la necessità e il dovere di punire chi sbaglia, chi commette reati. Ma c’è anche il diritto alla dignità umana e alla riabilitazione sociale di chi ha capito i propri errori e di chi vuole o vorrebbe ricominciare una vita. In questo panorama c’è la condizione, pietosa, delle carceri italiane e, in questo caso, di quelle siciliane. Una situazione che, ormai da anni, denuncia l’associazione “Nessuno Tocchi Caino” che ha lanciato un’iniziativa denominata “Grande Satyagraha” proprio per rendere nota la verità sulle condizioni di sovraffollamento delle carceri nel nostro Paese.
di Raffaele Tovino
L’Edicola del Sud, 18 marzo 2024
Partiamo da un dato: il 68,7% dei detenuti che in carcere non lavorano torna a delinquere. E questo valore tocca addirittura il 90% se si pensa che una parte dei reati commessi dai recidivi non viene scoperta. Quante sono, invece, le persone che, dopo aver lavorato regolarmente durante la detenzione, si mettono nuovamente sulla cattiva strada? Non più del 2%. Una statistica che andrebbe spiegata ai teorici del “buttiamo la chiave”, sempre pronti a sventolare cappi e manette, ma anche a chi non sembrano comprendere l’importanza del lavoro in carcere.
di Luciana Littizzetto
twitter.com/chetempochefa, 18 marzo 2024
Caro Carlo Nordio … devoto ministro della Repubblica italiana. Tu siedi dietro una scrivania che è riuscita a passare da Togliatti a Bonafede. È quindi con tutta la delicatezza che posso questa sera vorrei parlarti di carcere. Il tema più impopolare che ci sia in questo Paese. Se ti proponessi: “Ministro, facciamo un bel dibattito sull’uso delle nacchere nella musica calabrese” riempiremmo i palasport. E invece solo a sentire la parola “carcere” il cervello della gente si affloscia.
di Giuseppe Losappio*
L’Unità, 18 marzo 2024
Decreto Caivano, reato di Rave party: sforna senza sosta prodotti difettosissimi, ma la produzione prosegue a pieno regime. Voglio dirlo in modo pop, parafrasando De Gregori, anche se corro il rischio del sociologismo: la fabbrica del diritto penale siamo noi, oggi più che mai nell’epoca delle passioni tristi e - tra queste - della passione punitiva, come ci ha insegnato l’omonimo libro di Didier Fassin. È una situazione che non consente di indulgere all’ottimismo per - tra le altre - due ragioni complementari. La Fabbrica del diritto penale è davvero una singolare struttura produttiva. Manca del tutto il controllo di qualità a monte e a valle.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 18 marzo 2024
La delibera votata all’unanimità dal plenum: se c’è buona condotta la toga può “cancellare” la macchia dal proprio curriculum. I magistrati che hanno avuto una condanna disciplinare potranno essere “riabilitati” per buone condotta e così concorrere ad incarichi direttivi e nomine che sarebbero state altrimenti precluse. La delibera è stata votata all’unanimità questa settimana in Plenum. Fautori della proposta sono stati i togati di Magistratura indipendente, il gruppo moderato all’interno dell’Associazione nazionale magistrati. Relatori della “riabilitazione disciplinare”, la togata Bernadette Nicotra, presidente della Quarta commissione, competente sulle valutazioni di professionalità, e la laica Claudia Eccher (Lega). La nuova normativa procedimentalizza le forme e i modi per ottenere la riabilitazione, fino ad oggi non prevista per i magistrati. La sua assenza, hanno ricordato i proponenti della disposizione, “ha inciso non poco sulla vita professionale e sulla progressione di carriera dei magistrati condannati con una sanzione lieve (ammonimento o censura), nonostante il passare del tempo, unitamente al successivo percorso professionale virtuoso, giustificassero l’esigenza di introdurre, anche nel nostro sistema giuridico, una prudente forma di riabilitazione.
di Maria Vittoria Ambrosone
Il Riformista, 18 marzo 2024
È il 18 dicembre 2019. L’avvocato Silvia Merlino ha passato i giorni, le nottate precedenti a preparare la discussione di un processo molto delicato: il suo assistito è imputato per violenza sessuale, minacce e molestie nei confronti della figlia minorenne. Attende, con i colleghi, che chiamino l’udienza, fissata per le 12. Qualche minuto dopo l’orario stabilito, il collegio giudicante entra in aula: “in nome del popolo italiano…”, dichiara l’imputato colpevole dei reati a lui ascritti e lo condanna alla pena di 11 anni di reclusione. Il Presidente augura ai presenti “Buon Natale” e li congeda. I difensori tutti sono increduli. Si fatica a comprendere ciò che è appena accaduto.
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