di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 14 luglio 2024
A un anno da Cutro. Il 17 giugno sono sbarcati 11 migranti, i soli sopravvissuti. I familiari cercano ancora i parenti mentre il governo ha voltato loro le spalle. Una strage dimenticata, una strage silenziata. Gli eccidi del mare non fanno più clamore ormai. Una opaca coltre di indifferenza copre le donne, gli uomini e i bambini annegati nei barconi della disperazione. A Roccella Jonica la mattina dello scorso 17 giugno sulla banchina nord del porto turistico sbarcarono gli unici undici sopravvissuti della più grave tragedia dell’immigrazione del 2024. Un viaggio della speranza spezzato a più di 110 miglia dalla costa calabrese.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 14 luglio 2024
Le rotte cambiano e cercano altri sbocchi, spesso più lunghi, costosi e pericolosi dei precedenti. E così le politiche di respingimento del Nord del mondo raggiungono i loro obiettivi. Sono calati gli sbarchi in Italia (28.376 all’11 luglio, contro 73.173 di un anno fa: meno della metà) e il governo canta vittoria. La strategia dell’esternalizzazione dei confini sembra ora dare frutti, mediante gli accordi con il governo autoritario tunisino e il rinnovo dei finanziamenti a governo e milizie locali libiche. Certo occorre cautela: partenze e sbarchi da anni oscillano, in dipendenza di vari fattori, tra cui il meteo e le condizioni del mare, quest’anno a lungo sfavorevoli. Le rotte cambiano e cercano altri sbocchi, spesso più lunghi, costosi e pericolosi dei precedenti. Ma credo si debba ammettere che le politiche attuate dai governi del Nord del mondo per il contenimento delle migrazioni indesiderate e degli arrivi spontanei per asilo alla fine raggiungono buona parte dei loro obiettivi. L’abbiamo già visto con gli accordi tra Ue e Turchia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Marocco, Niger (ora denunciato dal governo golpista).
di Andrea Malaguti
La Stampa, 14 luglio 2024
Dunque diventa tutto più violento, più cattivo, ancora più fuori controllo. A mezzanotte e mezza arriva la notizia: hanno sparato a Donald Trump, forse con una pistola, forse cinque colpi, forse sette, esattamente come quelli sparati contro Ronald Reagan nel 1981 da un pazzo innamorato di Jodie Foster. L’ex presidente è vivo e sta bene, grazie al cielo. Nulla è chiaro fino in fondo, ma le prime ricostruzioni, appoggiate da una serie di video, non sembrano lasciare dubbi. Lo hanno colpito a un orecchio, forse a una guancia, durante un comizio in Pennsylvania. C’è una folla immensa ad acclamarlo. Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti indossa il solito cappellino Maga (Make America Great Again), arringa la sua gente, quando, all’improvviso si sentono dei colpi di arma da fuoco. Trump si accascia. Gli uomini dei servizi segreti corrono sul palco, lo coprono, lo rialzano, lo trascinano via, mentre The Donald scuote rabbiosamente il pugno nell’aria. Il suo modo per dire sono ancora qui, non ce la farete a togliermi di mezzo. È una scena agghiacciante. Amara. Irricevibile. Capiremo meglio nelle prossime ore cosa c’è dietro. Chi ha sparato e perché. Ma la scelta del luogo, i colpi sparati a grande distanza dal bersaglio, lasciano presagire il peggio. È l’ora delle persone di buonsenso, cavalcare la follia non può che produrre altra follia. L’odio genera odio. Da qualunque parte lo si eserciti.
di Simone Ferrari, Gianpaolo Contestabile
Il Manifesto, 14 luglio 2024
Il 15 luglio 2020 il corpo di Mario Paciolla veniva ritrovato senza vita nella sua abitazione a San Vicente del Caguán, dove lavorava come funzionario della missione dell’Onu per la verifica degli accordi di pace. Sebbene l’autopsia svolta in Colombia abbia indicato il suicidio per asfissia come causa del decesso, fin da subito la famiglia ha rifiutato questa ricostruzione parlando di omicidio. I dubbi sono stati alimentati, in primo luogo, da una serie di depistaggi da parte degli stessi funzionari della missione Onu e dagli agenti di polizia accorsi sul luogo. Da alcuni anni i genitori di Mario, Anna Motta e Pino Paciolla, conducono una battaglia per la verità e la giustizia per il loro figlio, visitando scuole, università e luoghi di attivismo.
di Maurizio Ermisino
retisolidali.it, 13 luglio 2024
Il caldo non è un’emergenza, arriva ogni anno, è prevedibile e in carcere basterebbe una seria programmazione. Libianchi: “L’approvvigionamento d’acqua è uno degli obiettivi dell’OMS per il Terzo Mondo. Noi abbiamo questo problema nelle nostre carceri”. È arrivata l’estate ed è arrivato, come ogni anno, il grande caldo: le massime in questi giorni sfiorano i 40 gradi. È quel periodo dell’anno in cui i telegiornali se ne escono con i famosi decaloghi per combattere le alte temperature, che poi ogni anno sono sempre gli stessi. Non c’è nessuno, o quasi, che si preoccupa dell’emergenza caldo che soffre chi si trova in carcere. Un luogo dove, insieme alla libertà, è spesso negata anche la dignità.
di Maria Antonietta Coscioni
Il Dubbio, 13 luglio 2024
Era il 2014. La conversazione sarebbe durata una ventina di minuti. Al termine Marco Pannella annuncia lo stop dello sciopero della sete, intrapreso per denunciare la terribilità delle condizioni dei detenuti e delle carceri italiane. “Ma sia coraggioso, Eh! Anche io l’aiuterò, contro questa ingiustizia”. Così Papa Francesco a chiusura della sua telefonata al leader radicale fatta per accertarsi delle sue condizioni di salute. “Io ne parlerò di questo problema, ne parlerò dei carcerati”, aggiunge.
L’Unità, 13 luglio 2024
Il Segretario Maurizio Turco e la Tesoriera Irene Testa, rivolgendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e alla Magistratura di Sorveglianza, hanno denunciato per l’ennesima volta le condizioni disumane e degradanti nelle quali sono costretti i detenuti. In Italia c’è un’evidente emergenza carceri. Una situazione che va avanti da decenni e diventata ormai insostenibile. Non solo per il numero dei suicidi ma per le condizioni disumane e degradanti nelle quali sono costretti a vivere i detenuti. Senza considerare la piaga del sovraffollamento e che gran parte di questi ultimi sono in attesa di giudizio, tossicodipendenti, reclusi per reati minori, idonei per accedere alle pene alternative, malati e mal assistiti.
di Valeria Valente*
Il Dubbio, 13 luglio 2024
Rimuovere l’obbligo di differire la pena detentiva per introdurre la carcerazione delle donne incinte o con un figlio di meno di un anno, da qualcuno ribattezzata - in modo indecentemente razzista- norma “anti-zingarelle”. Pensare di affrontare la maternità surrogata esclusivamente attraverso l’ennesima norma penale ideologica e di difficile applicazione. L’intervento in materia di giustizia minorile - più noto come Dl Caivano, come se le problematiche sociali fossero un unicum di questo territorio da indicare con uno stigma nazionale- che ha determinato il boom di ingressi negli Istituti penali minorili, come denunciato dalla Garante Gatti.
di Davide Vari
Il Dubbio, 13 luglio 2024
Tornano gli slogan dei bei tempi andati. Ma dopo decenni di “soggezione” della politica nei confronti della magistratura, la riforma Nordio è il segno di una inversione di marcia. “Colpo di spugna”. I giornali più “sensibili” alle ragioni di una magistratura “indignata e preoccupata” per la cancellazione dell’abuso d’ufficio hanno rispolverato gli slogan dei bei tempi andati. Ricordate la legge Conso sul finanziamento ai partiti? Era il 1993 e anche allora, gli stessi giornali - spesso addirittura gli stessi giornalisti - parlarono di “colpo di spugna”.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 13 luglio 2024
Le prossime tappe del governo dopo l’abolizione dell’abuso ufficio. Nordio pressato da Forza Italia chiede una corsia preferenziale per gli ascolti. È un piano che dopo l’abolizione del reato di abuso d’ufficio prevede, tappa dopo tappa, di smantellare la giustizia così come si è articolata in questi decenni in Italia. È una missione, quella del centrodestra, di tipo politico, ovvio. Ma è anche di natura personale. Tanto che il ministro Carlo Nordio, scomodando addirittura un cantico del Vangelo, non fa che ripetere: “Quando avrò portato a termine le riforme dirò alla presidente Meloni “Nunc dimittis servum tuum, Domine”. Che tradotto significa: “Ora lascia andare il tuo servo, Signore”.
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