di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 marzo 2024
Il ministro in parlamento difende gli agenti, ma non dice una parola sui ragazzi feriti. E Tajani fa la parafrasi di Pasolini: “I poliziotti sono figli del popolo, quelli che li attaccano figli di papà”. Il tono è piatto, burocratico, grigio. Come se fosse la lettura di un atto amministrativo qualsiasi, di un verbale come un altro. Matteo Piantedosi - che non a caso prima di diventare ministro è stato per tanto tempo un prefetto -, ieri, è andato prima alla Camera e poi al Senato per informare “con urgenza” i parlamentari sulle manganellate prese dagli studenti a Pisa e a Firenze la settimana scorsa. E non sono arrivate scuse, nel senso di espressioni di dispiacere, ma solo scuse da intendere come giustificazioni.
di Damiano Borin*
Il Manifesto, 1 marzo 2024
In meno di tre mesi, tra il novembre scorso e il gennaio di quest’anno, il sindaco leghista di Ferrara Alan Fabbri è passato dal celebrare l’apertura di un nuovo Centro di permanenza per i rimpatri come “un’opportunità” per il territorio estense a farsi fotografare con l’aspirante vicesindaco Alessandro Balboni su un cartellone che dice “Grazie a Fratelli d’Italia il Cpr non si farà”. Complici le elezioni amministrative del prossimo giugno, e la maggioranza dei cittadini contraria, la destra ha fatto un’inversione a U. Di certo non basta, di certo non ci si può fidare: per questo sabato prossimo nelle strade del capoluogo emiliano sfilerà un grande corteo contro l’apertura di nuove strutture per la detenzione amministrativa dei migranti. A Ferrara o altrove.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 1 marzo 2024
Al di là della storia giudiziaria, costosa e inutile, c’è il fallimento di un teorema politico che ha coinvolto buona parte dei partiti politici, dal M5s alla Lega fino a FdI, che riducevano il fenomeno migratorio alla presunta connivenza fra trafficanti e ong. La decisione della procura di Trapani di chiedere, dopo ben sette anni, il non luogo a procedere nei confronti della ong tedesca Jugend Rettet e dell’equipaggio della sua nave di salvataggio Iuventa apre interrogativi profondi sull’incapacità di questo paese di maneggiare un tema delicato e complesso come quello dell’immigrazione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 marzo 2024
Il 14 febbraio scorso, davanti al Tribunale di Napoli, è iniziato il processo a tre giovani del Sud Sudan, in carcere da oltre 5 mesi per aver condotto un’imbarcazione in condizioni precarie, con a bordo 80 persone, dalle coste Libiche fino al salvataggio nel Mar Mediterraneo. Allo sbarco, il 28 agosto, i tre uomini, poco più che ventenni, sono stati sottoposti a interrogatori serrati, riconosciuti come capitani, quindi arrestati e tradotti nel carcere di Poggioreale. Come accade sistematicamente nei confronti dei capitani l’applicazione della misura cautelare del carcere è stata motivata con l’assenza di una dimora stabile in Italia, che diviene sintomatica del “pericolo di fuga”, e con il “rischio di reiterazione del reato”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 marzo 2024
Iuventa, la memoria della difesa: privati indispensabili per la gestione dei soccorsi in mare: coprono quasi la metà delle operazioni. “Nell’arco temporale compreso tra il 2017 (anno a partire dal quale vengono avviati i primi procedimenti penali nei confronti dei membri di Ong tra cui quello nei confronti dell’equipaggio della Iuventa) e settembre 2023, il numero dei dispersi supera le 11 mila unità”. Basterebbe questo passaggio della memoria depositata ieri dagli avvocati Nicola Canestrini, Francesca Cancellaro e Alessandro Gamberini per capire l’effetto dell’indagine sulla Iuventa.
Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2024
Il richiedente che aderisce a diverso credo dopo aver lasciato il Paese d’origine non può vedersi respinta la richiesta in base a un automatismo. Va valutata la non strumentalità della scelta. Con la sentenza sulla causa C-222/22 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha affermato l’illegittimità del respingimento pressoché automatico della domanda di asilo fondata sui rischi connessi alla conversione religiosa del richiedente asseritamente avvenuta dopo che lo stesso aveva già lasciato il proprio Paese di origine. Da tali circostanze la domanda non può essere bollata come abusiva senza ulteriori verifiche.
di Lorenzo Vita
Il Riformista, 1 marzo 2024
La strage di Gaza è l’ultima tragica conferma: la situazione umanitaria nella Striscia si fa sempre più difficile. Ieri, una folla di palestinesi è rimasta uccisa mentre ha preso d’assalto decine di camion carichi di aiuti. Le forze armate israeliane hanno comunicato che i soldati hanno sparato in aria dei colpi d’avvertimento, ma anche proiettili contro chi si stavano dirigendo i camion o era ormai troppo vicino ai mezzi delle Israel defense forces. Da quel momento, da quando sono stati avvertiti i colpi delle Idf, è iniziato l’inferno.
di Marinella Correggia
Il Manifesto, 1 marzo 2024
Documenti desecretati. La Danimarca ha ammesso la partecipazione dei suoi aerei ai raid che causarono vittime civili. Khaled el Hamedi, unico sopravvissuto della sua famiglia, può ancora sperare di avere giustizia. Torna l’attenzione sui civili uccisi dai bombardamenti Nato in Libia nel 2011 durante l’operazione “Protettore unificato”. Nel 2012, un documento del comando militare danese aveva ammesso il ruolo dei propri F16, insieme a quelli di un altro paese, in alcuni attacchi che secondo inchieste svolte al tempo da commissioni Onu e da alcune ong avevano fatto vittime civili. Ma era rimasto segreto. Solo di recente il documento è stato desecretato.
di Franco Corleone
L’Unità, 29 febbraio 2024
La prigione è sostituto autoritario del welfare, campo di concentramento per i poveri. La causa del sovraffollamento è la detenzione sociale. Case di reinserimento, amnistia e indulto, diritto all’affettività: ripartiamo da un orizzonte alto, ma concreto. La tragedia dei suicidi e in particolare quelli di due detenuti a Verona e di un giovane a Ponte Galeria, un terrificante Centro di trattenimento amministrativo, hanno fatto esplodere un profluvio di commenti, in taluni casi assolutamente inadeguati, sulla condizione del carcere, come era accaduto l’anno scorso dopo la morte di due detenuti a Torino.
di Elena Fausta Gadeschi
Elle, 29 febbraio 2024
Il progetto sperimentale di una struttura detentiva di Padova per aiutare i detenuti a ricostruire i legami familiari. Non una funzione punitiva, ma rieducativa. Dovrebbe essere questo l’obiettivo prioritario delle carceri, sancito anche dalla Costituzione italiana. Eppure nel nostro Paese assistiamo ogni anno, impotenti, alla morte di decine di carcerati che, non potendo più sopportare le condizioni di reclusione, scelgono di togliersi la vita. Da inizio 2024 sono stati 20 i suicidi nelle prigioni italiane, secondo i dati aggiornati a metà febbraio dall’Associazione Antigone, che monitora le condizioni di detenzione nel nostro Paese. Una media drammatica di un suicidio ogni 2 giorni e mezzo, che testimonia come spesso manchi qualsiasi forma di progettualità e speranza a chi vive in prigione, dove persino rincontrare i propri affetti può essere un diritto negato. Da quest’idea di restituire dignità e intimità ai detenuti nasce la stanza dell’amore in carcere.
- Test psicoattitudinali e fuori ruolo: la partita fra governo e toghe
- “Test psicologici alle toghe? Volete la guerra...”. Anm già in trincea
- “I magistrati decidono delle vite degli altri, valutarli non è un’eresia”
- Magistrati fuori ruolo: per tutti sono troppi, nessuno li riduce. E il governo prende altro tempo
- Lombardia. Giustizia riparativa, un guida per capire











