di Alessandra Fabbretti
La Repubblica, 29 febbraio 2024
Con la firma dello Statuto di Roma nel 1998, gli Stati si impegnavano a creare un organismo sovranazionale in grado di chiamare a giudizio i singoli per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio. Il saggio di Riccardo Noury e Antonio Marchesi. “Non c’è pace senza giustizia” è lo slogan che 25 anni fa accompagnò la nascita della Corte penale internazionale (Cpi): con la firma dello Statuto di Roma nel 1998, gli Stati si impegnavano a creare un organismo sovranazionale in grado di chiamare a giudizio i singoli per rispondere di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio commessi in un dato Paese, in modo da evitare che si ripetessero gli orrori del Novecento. Oggi, questa istituzione “è più che mai valida”, sottolinea in un’intervista Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, che per edizioni People ha scritto, assieme ad Antonio Marchesi, docente di diritto internazionale ed ex presidente di Amnesty International Italia, il saggio “Giustizia senza confini. Crimini internazionali e lotta all’impunità’“
di Tommaso Di Francesco
Il Manifesto, 29 febbraio 2024
Stavolta non è stata la disinformazia del regime di Putin sempre attiva, a lasciare esterrefatti sono invece le parole del presidente francese Macron che alla conferenza stampa conclusiva del “suo” vertice sull’Ucraina - quasi una ripicca di leadership su quello del G7 di investitura di Meloni a Kiev - che serenamente affermato: “Non si può escludere l’invio di truppe occidentali in Ucraina”, rendendo noto che di quello, in un dibattito “acceso” si è discusso a Parigi tra i governi europei, con divisioni e accenti diversi - la punta di diamante sono i Paesi baltici favorevoli oltre a Kiev che plaude: “Siamo sulla strada giusta”. Era ora che qualcuno strappasse il velo di omertà che circonda la risposta atlantista e bellica dell’Unione europea sulla guerra in Ucraina.
di Davide Depascale
Il Domani, 29 febbraio 2024
Secondo il rapporto “Finanza di pace. Finanza di guerra”, presentato dalla Fondazione Finanza Etica, oltre 959 miliardi di dollari vengono destinati dalle istituzioni finanziarie nel mondo al sostegno della produzione e del commercio di armi. Il proliferare di conflitti in varie parti del mondo, dall’Ucraina al Medio Oriente passando per l’Africa subsahariana così come la costante minaccia di un’escalation militare nel Pacifico, moltiplicano affari e profitti delle aziende che producono armi e anche gli istituti di credito hanno cavalcato l’onda di un business in velocissima crescita.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 29 febbraio 2024
“Sono giuste per chi le fa mai per chi le subisce e io sono sempre dalla parte delle vittime”. So che la definizione non gli garberà, il rifulgere dai palcoscenici mediatici è un suo tratto distintivo. Tant’è. Chi scrive lo conosce da oltre quarant’anni, e senza esagerare posso dire che del pacifismo italiano Flavio Lotti è un pezzo di storia. Dai tempi del movimento contro gli euromissili, dell’azione non violenta a Comiso, dei grandi raduni pacifisti. Uno degli animatori, assieme a Tom Benetollo, del Comitato 24Ottobre. Erano gli inizi degli anni 80. Da allora, l’impegno per la pace ha sempre caratterizzato l’esistenza di Flavio su ogni luogo di sofferenza e di guerra (dalla ex Jugoslavia al Medio Oriente). È l’organizzatore della Marcia per la pace Perugia-Assisi. È stato per 16 anni il Coordinatore nazionale della Tavola della Pace (dal 1996), la più grande rete pacifista italiana che raccoglie centinaia di gruppi e organizzazioni laiche e religiose ed Enti Locali. Oggi è Presidente della Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace.
di Iain Chambers
Il Manifesto, 29 febbraio 2024
Narrazioni scomode. La Palestina è “la” questione del nostro tempo. Le discussioni sull’antisemitismo e sulla Shoah che ruotano attorno a Israele e la continua giustificazione della guerra coloniale contro i nativi palestinesi ci portano necessariamente negli archivi oscuri dell’Occidente. Secoli di antisemitismo non si sono certo risolti con il sostegno incondizionato allo Stato di Israele, né trasferendo la paura dell’altro dall’ebreo al musulmano.
di Marco Galluzzo
Corriere della Sera, 29 febbraio 2024
Il ministro degli Esteri ungherese: “Interferenze dall’Italia”. Tajani: “Rispettino le regole Ue sulla detenzione”. Doveva essere un incontro fruttuoso, costruttivo, capace di far fare dei passi avanti al caso Salis, la nostra connazionale detenuta nelle carceri ungheresi. Invece il faccia a faccia fra il ministro degli Esteri Péter Futsal Szijjártó e Antonio Tajani alla Farnesina si è trasformato nell’ennesimo scontro fra i due governi, con l’accusa di Budapest all’Italia di “fare interferenze” sul loro sistema politico e giudiziario.
di Federico Berni
Corriere della Sera, 29 febbraio 2024
L’incredulità della 39enne militante antifascista cresciuta a Monza è raccolta in un diario in cui racconta alla madre quello che vede e sente nella prigione in Ungheria. L’incubo diventa ancora più consistente alla notizia che le autorità ungheresi avrebbero “rinnovato” l’arresto. “Quando il giudice aveva detto che ci metteva in prigione per un mese, io avevo capito che era un mese e basta”. E invece Ilaria Salis in quella prigione di Budapest si trova ancora oggi, a più di un anno dal suo arresto per alcuni disordini scoppiati a margine di un raduno di neonazisti di febbraio dello scorso anno nella capitale magiara.
di Charlotte Penelope Tosti*
Il Fatto Quotidiano, 29 febbraio 2024
La decisione nel processo in corso presso l’Alta Corte di Giustizia britannico per l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti è una decisione molto attesa. Assange, che rischia una condanna a 175 anni di carcere per aver pubblicato documenti riservati negli Stati Uniti, ha trascorso oltre un decennio vivendo tra una piccola stanza dell’ambasciata ecuadoriana e ora nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, dove trascorre la maggior parte delle sue giornate da solo. L’udienza, iniziata la scorsa settimana, è l’ultima opportunità per Assange di appellarsi all’ordine di estradizione firmato da Sajid Javid, allora ministro dell’interno britannico, nel 2019. Se non vincerà l’appello, potrà essere estradato negli Stati Uniti entro 28 giorni. Secondo Jennifer Robinson, una avvocata per Assange, i giudici erano preoccupati che le accuse contenute nell’atto di accusa, se Assange fosse stato estradato negli Stati Uniti, avrebbero potuto comportare la pena di morte.
di Luca Sofri
ilpost.it, 29 febbraio 2024
Il regime di Vladimir Putin usa isolamento, freddo, fame, violenza e torture psicologiche per piegare le resistenze degli oppositori. La morte del dissidente russo Alexei Navalny nel carcere siberiano IK-3 il 16 febbraio ha riportato l’attenzione sulle condizioni durissime e molto spesso inumane in cui vivono i detenuti in Russia, e in particolare i prigionieri politici. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina il regime di Vladimir Putin ha ulteriormente intensificato la repressione del dissenso: è diventato più facile essere incarcerati per motivi politici, si sono moltiplicati i reati e le sentenze, è aumentata la durata delle pene e sono ancora peggiorate le condizioni di detenzione, con un’ulteriore riduzione dei già minimi diritti dei detenuti.
di Cesare Burdese
Il Dubbio, 28 febbraio 2024
Ci sono organismi dello Stato che a volte, con i loro atti, ci fanno sentire cittadini di un Paese civile. È il caso della Corte costituzionale che con la sentenza n. 10/ 2024 ha dichiarato l’illegittimità del divieto assoluto di colloqui intimi tra detenuti e familiari, affermando finalmente il diritto all’affettività e alla sessualità in carcere, a distanza di oltre dieci anni dal precedente arresto della sentenza n. 301/ 2012. Il divieto è stato ritenuto una vessazione gratuita, “esageratamente afflittiva”, in assenza di obiettive ragioni di pericolosità.
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