di Nicoletta Labarile
Il Sole 24 Ore, 29 giugno 2024
Essere visibili e riconosciuti per chi si è: un diritto non scontato per le persone transgender che chiedono di cambiare sesso sull’atto di nascita. In Italia è possibile farlo con la legge 164/1982 che autorizza la rettificazione di attribuzione di sesso ad avvenute modificazioni dei caratteri sessuali. Pur consentendo un diritto fino ad allora negato, “se oggi confrontiamo la legge 164 con quello che accade in molti altri Paesi - Spagna, Belgio, Malta, Germania - la norma italiana chiede ancora alla persona in affermazione dell’identità di genere di presentarsi davanti a un giudice per affermare la propria identità di genere e modificare i dati anagrafici” commenta Angelo Schillaci, professore di diritto pubblico comparato all’università Sapienza.
di Martina Soligo
Il Sole 24 Ore, 29 giugno 2024
Una nuova questione di costituzionalità per il riconoscimento dei figli in una coppia omosessuale. Questa volta è stato il tribunale di Lucca a sospendere il giudizio e trasmettere gli atti alla Consulta affinché si pronunci sulla legittimità della questione. È solo l’ultimo caso, in ordine temporale. All’interno del panorama legislativo italiano, infatti, “non esiste una legge che regolamenti e tuteli la genitorialità di una coppia omosessuale e questo ha ricadute importanti sui figli, soprattutto in caso di decesso del genitore biologico o di separazione conflittuale della coppia; inoltre l’adozione in casi particolari si sta dimostrando un istituto del tutto inadeguato e lesivo della dignità delle figure genitoriali perché i tribunali per prassi hanno introdotto indagini addirittura sulla loro “moralità”“ sottolinea l’avvocata Maria Grazia Sangalli già presidente di Rete Lenford. In Italia, infatti, viene riconosciuto esclusivamente il genitore biologico, mentre il genitore elettivo non esiste dal punto di vista legale. Malgrado la Corte costituzionale abbia riconosciuto che il desiderio di avere figli è espressione della “fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi” di qualunque essere umano, non è automatico il riconoscimento del genitore non biologico per i figli di coppie omogenitoriali. Dall’inizio dello scorso anno le procure di diverse città italiane hanno chiesto l’annullamento del riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali dopo che il ministero dell’Interno aveva emesso una circolare con cui chiedeva ai sindaci di non trascrivere in automatico i certificati di nascita dei bambini nati di coppie omogenitoriali in cui compariva anche il nome del genitore non biologico. In caso di annullamento, l’unica via che ha il genitore non biologico per vedersi riconosciuto il proprio ruolo è la stepchild adoption, ovvero l’adozione di minori in casi particolari. Già nel gennaio 2021 la Corte Costituzionale aveva emesso una sentenza in merito al riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, stabilendo che “l’interesse del minore è quello di ottenere un riconoscimento anche giuridico dei legami che nella realtà fattuale già lo uniscono a entrambi i componenti della coppia, ovviamente senza che ciò abbia implicazioni quanto agli eventuali rapporti giuridici tra il bambino e la madre surrogata” e chiedendo al Parlamento italiano di legiferare in merito, in modo tale da tutelare gli interessi dei minori. Nel 2024 però ancora una legge in materia non esiste.
di Giorgia Colucci
Il Sole 24 Ore, 29 giugno 2024
Insulti per strada, adescamenti online e violenze fisiche. O ancora discriminazioni sanitarie e sul posto di lavoro, minacce e vandalismo sulle sedi associative. Questi sono solo alcuni dei reati di odio commessi ai danni dalle persone Lgbtq+ in Italia. Solo negli ultimi 12 mesi, in base al report annuale pubblicato da Arcigay per la Giornata mondiale contro l’omotransfobia (17 maggio), sono stati 149 i casi censiti (contro i 133 del 2023).
di Raffaella Chiodo Karpinski
Avvenire, 29 giugno 2024
Assange è libero. Così non è per Vladimir Kara Murza, Ilya Yashin, Aleksej Gorimov, Boris Kagarlitsky, Evgenya Berkovitch ... e centinaia di altri prigionieri per aver detto no alla guerra. E così finalmente Assange è libero. Così non è per Vladimir Kara Murza, Ilya Yashin, Aleksej Gorimov, Boris Kagarlitsky, Evgenya Berkovitch e Svetlana Petriychuk, Alexandra Skochilenko e centinaia di altri prigionieri politici, tra cui almeno due minorenni come Yegor Balazeikin e Arsenij Turbin arrestato all’età di 14 anni. Tutti colpevoli di chiamare la guerra col suo nome. Per aver espresso il proprio no alla guerra.
di Glauco Giostra
Avvenire, 28 giugno 2024
I numeri che provengono dal pianeta carcere, anche a volersi fermare a quello dei suicidi, sono agghiaccianti. Ma sono tempi, questi, in cui gli orrori raccontati quotidianamente dai media hanno indotto ad alzare le difese dell’indifferenza per evitare di precipitare nello sconforto. Questi numeri, pur drammatici, sono diventati emotivamente neutri. Se almeno potessero gridare il dolore straziante e il senso di totale abbandono di chi ha deciso di farla finita, se potessero portarci il pianto sommesso della sua disperazione, se ci potessero contagiare la sua angoscia di non poter neppure salutare le poche persone al mondo che piangeranno la sua morte, se ci potessero far vedere i suoi occhi vuoti di futuro e di speranza mentre si toglie la vita - perché non ha più una sola ragione per protrarla - probabilmente ci soffermeremmo con desolazione infinita e con vergogna senza requie su questi numeri.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 giugno 2024
Il drammatico bilancio sale a 47. Ieri un detenuto si è impiccato a Caltanissetta e uno a Novara, mentre oggi un egiziano si è tolto la vita a Marassi. Nel cuore dell’estate 2024, mentre l’Italia si prepara alle vacanze, un’ombra inquietante continua ad allungarsi sulle strutture penitenziarie del paese. Nelle ultime 48 ore, tre nuovi casi hanno portato il bilancio dei detenuti che si sono tolti la vita nel 2024 a 47, un numero che fa inorridire e che sembra destinato a crescere.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 giugno 2024
Per un blocco stradale o ferroviario si rischieranno fino a due anni di galera. La stretta “legge & ordine” del governo era annunciata e puntualmente sta andando in porto. Tra breve, un blocco stradale o ferroviario diventerà un reato serio. Attualmente i manifestanti, che siano lavoratori che protestano contro il licenziamento o siano ecologisti che denunciano l’inerzia per la crisi climatica, quando bloccano una strada o una stazione rischiano poco, ovvero una multa da mille a quattromila euro. Quando il ddl Sicurezza sarà legge, le pene previste sono il carcere fino a un mese per chi protesta in solitaria, da sei mesi a due anni se il reato viene commesso da più persone riunite.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 28 giugno 2024
La norma anti-Gandhi, così è stato definito per rendere immediatamente l’immagine di una manifestazione pacifica, è passato. In Commissione, tutti gli emendamenti dell’opposizione al Disegno di legge sicurezza sono stati respinti e il testo della maggioranza approderà in aula così, portando una stretta mai vista al diritto di protestare. Carcere, addirittura fino a due anni, se si è in gruppo e con il proprio corpo si blocca il passaggio di veicoli. Teoricamente persino un gruppo di studenti che fa un sit-in di protesta davanti una scuola fermando il traffico per qualche minuto rischia il carcere. “Siamo davanti a una pericolosa deriva reazionaria da parte del governo - dice il responsabile sicurezza del Pd, Matteo Mauri - Un giro di vite che non trova alcuna motivazione e che potrebbe portare alla reclusione fino a due anni anche di studenti che organizzano un sit-in davanti alla scuola.È chiaro l’intento intimidatorio e la volontà di limitare in maniera drastica la possibilità di protestare, anche in modo assolutamente pacifico: queste dimostrazioni di dissenso e di libero pensiero sono espressioni di libertà, devono essere considerate sacrosante in democrazia e devono essere garantite e tutelate dalle istituzioni dello stato”.
csvlombardia.it, 28 giugno 2024
Promuovere la sottoscrizione di convenzioni locali tra Centri di servizio per il volontariato (Csv), enti del terzo settore e tribunali, per ampliare e diversificare ulteriormente le opportunità di svolgimento del lavoro di pubblica utilità (Lpu) ai fini della messa alla prova per adulti. Ǫuesto l’obiettivo del Protocollo nazionale firmato lo scorso 12 giugno dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e dalla presidente di CSVnet, l’associazione nazionale dei 49 Csv italiani, Chiara Tommasini.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 giugno 2024
I membri togati del Csm hanno elaborato una nuova circolare sull’organizzazione interna delle procure che in alcuni passaggi va oltre, se non contro, le norme approvate dal Parlamento, con l’obiettivo di ridurre i poteri in mano ai dirigenti. I laici sul piede di guerra. Si prospetta uno scontro al Consiglio superiore della magistratura fra i componenti laici, cioè quelli eletti dal Parlamento, e quelli togati, cioè scelti dai colleghi magistrati. Tema del contendere: la futura organizzazione interna delle procure. La riforma dell’ordinamento giudiziario approvata nel 2022 (la cosiddetta riforma Cartabia) ha infatti stabilito che i dirigenti delle procure devono elaborare il piano di organizzazione interna del proprio ufficio tenendo conto dei princìpi stabiliti dal Csm e poi sottoporre il documento all’approvazione del Consiglio stesso.
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