ilpiacenza.it, 29 febbraio 2024
Nei giorni scorsi l’incontro dedicato all’associazionismo organizzato dal Garante regionale dei detenuti nella casa circondariale di Piacenza. La direttrice del carcere Gabriella Lusi: “Diamo ai detenuti gli strumenti per vivere fuori”. Un incontro organizzato dal Garante regionale dei detenuti dedicato al volontariato carcerario. Le associazioni che operano nelle strutture penitenziarie della regione si sono date appuntamento alla casa circondariale di Piacenza nei giorni scorsi. L’obiettivo era quello di favorire uno scambio di idee su quelle attività che le amministrazioni penitenziarie, con il supporto del volontariato, riservano alle persone detenute: quello di Piacenza è il terzo incontro di questo tipo, dopo Castelfranco Emilia, nel modenese, Forlì e Ravenna.
lavocedinovara.com, 29 febbraio 2024
Insediata da pochi giorni. Soddisfatto anche il garante regionale Mellano: “Con la nomina di Novara completiamo il quadro”. Nathalie Pisano è il nuovo Garante dei detenuti cittadino. Novarese, 52 anni, già esponente del Partito Radicale poi iscritta al Pd, nel 2011 aveva partecipato alle primarie del centro sinistra che poi avevano indicato Andre Ballarè come candidato sindaco. Attualmente si occupa di progetti regionali per Ipla, l’Istituto per le piante da legno e l’ambiente.
di Federica Florian
trevisotoday.it, 29 febbraio 2024
Alcune riflessioni di Giancarlo Brunello, segretario generale dell’assemblea territoriale di Cittadinanzattiva Treviso, in merito alle condizioni dei detenuti nelle carceri italiane, avevano destato preoccupazione e non condivisione in alcune persone. Ecco perché sono d’obbligo alcune precisazioni. “Le carceri non sono lager”. Vorrei tornare sul tema delle carceri e sulle condizioni dei detenuti al loro interno. Tema a me molto caro, ma anche delicato, in alcuni casi problematico, rispetto al quale è giusto essere il più precisi possibile nell’espressione di opinioni e giudizi, poiché parliamo di persone, di tante persone, siano esse detenute negli istituti di pena, ma anche tutti coloro che per una serie di motivi ogni giorno si recano in carcere, per permettere a questo sistema di funzionare, seppure con le sue lacune e inadeguatezze.
di Valerio Cuccaroni
Il Resto del Carlino, 29 febbraio 2024
Abbiamo assistito a una lezione del laboratorio organizzato dentro a Montacuto “Puntiamo sul potere terapeutico delle parole e i detenuti ritrovano se stessi”. “Il rap salva la vita”. Parola di Double F, nome d’arte di un detenuto coinvolto nel laboratorio “TheRAPia”. Il corso, organizzato dalla rapper Miss Simpatia nel carcere di Montacuto insieme a Kiwi e al producer Millet, punta sul potere terapeutico delle parole. E lo fa sin dal titolo, giocando con i termini “terapia” e “rap”, con una spruzzata di inglese (l’articolo “the”), che è la lingua madre di questo genere musicale, diffusosi, in cinquant’anni, dal ghetto newyorkese del Bronx in tutto il mondo.
di Daniele Ferro
comune-info.net, 29 febbraio 2024
“Naturae”, portato in scena da Armando Punzo e dagli attori della Compagnia della Fortezza del carcere di Volterra, è un inno alla vita, un grido contro la guerra, un frutto del bisogno di omaggiare la Terra e gli ecosistemi. Ma è anche una strada da percorrere al più presto per moltiplicare le alternative alla violenza del carcere e un invito a ricominciare a sognare insieme.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 29 febbraio 2024
Per valutare quanto accaduto a Pisa serve riportare la discussione entro i binari del diritto, dai quali si deraglia troppo spesso. Il ricorso della forza è legittimo quando risulta proporzionato. “Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento” afferma la nota diffusa dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con riferimento alla reazione delle forze dell’ordine nei riguardi degli studenti che manifestavano a Pisa. Quei manganelli esprimono un fallimento non solo sul piano del dialogo, dell’educazione, della cultura, ma forse anche su quello del diritto.
La Stampa, 29 febbraio 2024
Il caso degli studenti manganellati a Pisa e poi i fatti di Torino con una volante aggredita da un gruppo di anarchici e antagonisti alimentano il dibattito politico. Il ministro degli Esteri: “Spesso chi attacca i poliziotti sono figli di papà radical chic”. E Piantedosi oggi riferisce alla Camera sui fatti di Pisa. Ieri l’aggressione ad una volante della polizia a Torino con le telefonate del Capo dello Stato, Sergio Mattarella al capo della polizia Pisani e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Oggi le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani che torna sui fatti di Pisa, con i manganelli contro gli studenti e poi sulla vicenda di Torino. E dice: “Bene la solidarietà di Mattarella, sbagliato fare i processi alla polizia”. E aggiunge: “Forza Italia rimane a forte sostegno delle forze dell’ordine, se qualcuno ha sbagliato deve essere sanzionato giustamente, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. Sono figli del popolo e spesso quelli che li attaccano sono figli di papà radical chic, violenti che non hanno nessun rispetto della legge, dell’autorità dello Stato”. Che aggiunge: “Abbiamo visto quello che hanno fatto ieri gli anarchici a Torino - ha aggiunto - sono veramente indignato per quello che è accaduto”.
di Massimo Ammaniti
La Stampa, 29 febbraio 2024
Lo scenario sociale di questi giorni è inquietante: ragazzini e ragazzine che protestano nelle strade e di fronte ai luoghi del potere contro le violenze della polizia subìte dai loro coetanei a Pisa, mentre il governo rimane trincerato nel proprio silenzio limitandosi a promettere indagini. È più che comprensibile che nella vita quotidiana quando ci si senta in imbarazzo e in difficoltà si preferisca negare o addirittura rimuovere il problema evitando di prenderlo in considerazione, ma se questo riguarda un governo è doveroso che quest’ultimo risponda alle critiche dei familiari dei ragazzi e dei partiti di opposizione per far luce su quello che è successo ed eventualmente prendere dei provvedimenti. E soprattutto rammaricarsi e scusarsi con i ragazzi che manifestavano pacificamente la propria solidarietà al popolo palestinese e sono stati aggrediti con lunghi manganelli senza nessuna giustificazione di ordine pubblico.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 29 febbraio 2024
Colpo di scena nel maxi-processo contro i soccorritori, ma le difese rilanciano: “Otto anni di sprechi per un procedimento infondato”. L’avvocata Francesca Cancellaro: “Sono segnali positivi che esplicitano il fallimento dell’impianto accusatorio. Ma noi rivendichiamo la legittimità piena di tutta la condotta”. La decisione del giudice per l’udienza preliminare Samuele Corso attesa a metà di aprile. “Il fatto non costituisce reato”. Le quattro parole risuonano come una bomba nell’aula del tribunale di Trapani dove l’udienza preliminare del maxi-processo contro le Ong sta per finire. Fanno così tanto rumore perché a pronunciarle è l’accusa, per bocca del procuratore aggiunto Maurizio Agnello che chiede anche il dissequestro della Iuventa. La nave umanitaria si trova bloccata nel porto della città siciliana dall’agosto del 2017: prima del sequestro nell’ambito dell’inchiesta penale aveva salvato 23.810 in poco più di un anno, adesso è ridotta a un ferro arrugginito. Non sarà mai più utilizzabile.
di Lorenzo D’Agostino
Il Manifesto, 29 febbraio 2024
Le 30mila pagine del fascicolo: giuridicamente inconsistenti, storicamente emblematiche. Intercettati giornalisti, politici, attivisti, avvocati, medici e prelati vaticani. Senza trovare prove. Quella che sta per concludersi a Trapani è un’udienza preliminare della durata portentosa di quasi due anni che riguarda il più importante procedimento contro il soccorso civile nel Mediterraneo centrale costruito dalle autorità italiane. A otto anni dai fatti, ieri il procuratore aggiunto Maurizio Agnello ha chiesto il proscioglimento affermando che “il fatto non costituisce reato”. È proprio tra i corridoi della procura di Trapani che nel 2016 sono stati gettati i semi di quello che diventerà il maxi-processo contro le Ong. L’unico, a eccezione dell’inchiesta contro Mediterranea, ancora in piedi.
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