di Oliviero Mazza*
Il Riformista, 29 giugno 2024
Il dibattito sulla giustizia riparativa assume sempre più spesso caratteri surreali. I ferventi sostenitori descrivono un sistema idealizzato di risoluzione alternativa ed etica della controversia penale che non trova alcun riscontro nella disciplina normativa e che ne ignora, volutamente, l’ontologica incompatibilità con la presunzione d’innocenza e con la funzione cognitiva del processo penale. Il punto di maggior criticità è rappresentato proprio dalla scelta di incistare la giustizia riparativa nel processo penale in modo tale da istituzionalizzare, con tutte le conseguenze del caso, anche in termini di spesa pubblica (4 milioni e mezzo di euro all’anno), un percorso che, se fosse rimasto in ambito privato e volontario, avrebbe avuto pochissime possibilità di essere finanziato.
di Valentina Alberta*
Il Riformista, 29 giugno 2024
La riforma organica della giustizia riparativa, non foss’altro per il fatto che appare in questo momento chiaramente boicottata nella sua piena attuazione da una politica che osteggia meccanismi di favore per le persone accusate di o condannate per un reato, deve essere osservata con uno sguardo laico. Non aiutano infatti a cogliere i punti qualificanti della disciplina approcci ideologici di esasperato favore senza attenzione per gli aspetti problematici, né atteggiamenti aprioristicamente impermeabili rispetto a considerazioni pragmatiche che suggeriscono di lasciare uno spazio di utilità alla disciplina, anche nel processo di cognizione.
di Luca Bisori*
Il Riformista, 29 giugno 2024
La giustizia riparativa (g.r.) disegna strumenti di ricomposizione della frattura generata dal reato che si definiscono come totalmente altri rispetto a quelli della giustizia tradizionale. Le esperienze comparate confermano l’efficacia di questi strumenti, che debbono perciò essere valutati con intelligente disponibilità, senza indulgere a contrarietà pregiudiziali. La disciplina positiva determina però una rilevante criticità, foriera di potenziali conflitti coi princìpi di garanzia: si prevede infatti l’innesto del percorso riparativo nel processo penale, consentendo così una significativa interlocuzione tra due mondi che dovrebbero restare separati.
di Adelmo Manna*
Il Riformista, 29 giugno 2024
Di fronte a un reato, soprattutto se grave, si fa avanti il senso di vendetta della collettività che costituisce l’antitesi della Giustizia riparativa, ma che non è facile da esorcizzare. La giustizia riparativa costituisce il “fiore all’occhiello” della riforma Cartabia, tanto è vero che la stessa riforma, di cui al d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150, è stata posticipata nella sua entrata in vigore al 30 dicembre dello stesso anno e, soprattutto, riguardo ai decreti attuativi attinenti alla giustizia riparativa, al 30 giugno 2023. Onde dimostrare i chiaroscuri della G.R., in un primo tempo gli aspetti operativi della stessa erano originariamente molto rigidi ma, per facilitarne l’avvio, in data 15 gennaio 2024 è stato pubblicato in G.U. il decreto del Ministro della Giustizia di modifica dei requisiti soggettivi per l’inserimento nell’elenco dei mediatori e delle cause di incompatibilità con l’esercizio dell’attività di mediatore esperto.
di Ornella Favero
Il Riformista, 29 giugno 2024
“Tra gli strumenti che ci ha dato la Giustizia riparativa c’è la capacità di ascoltare la sofferenza che abbiamo inflitto”, racconti di un detenuto e di una vittima. “Omicidio di Carol Maltesi, i giudici dicono sì al reinserimento del killer con la giustizia riparativa”: è, questo, un titolo “esemplare” di quello che fa tanta informazione, prende un reato grave commesso di recente, una ragazza fatta a pezzi, e fa credere al lettore che, grazie alla Giustizia riparativa, l’assassino se la caverà con una pena da niente. Non è così, questa “strana” giustizia può però dare gli strumenti per lavorare sul tema dell’assunzione di responsabilità.
di Angela Stella
L’Unità, 29 giugno 2024
Sì in commissione all’articolo del Ddl sicurezza, respinti gli emendamenti delle opposizioni che denunciano: “A rischio anche gli studenti in sit-in”. Dopo una serie di sedute sconvocate nei giorni scorsi le commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera hanno ripreso ieri l’esame del ddl Sicurezza che dovrebbe arrivare in Aula il 25 luglio. In particolare i deputati hanno votato diversi emendamenti riferiti all’articolo 10 sul “daspo urbano” e all’articolo 11 sui blocchi stradali. Quest’ultimo prevede fino a un mese di carcere per chi, da solo, impedisce la circolazione su strade o binari delle ferrovie. Pena che aumenta fino a due anni se a bloccare la circolazione di veicoli o treni sono più persone insieme. Le opposizioni, con diversi emendamenti, hanno tentato di non modificare la normativa esistente, accusando la maggioranza di voler “impedire il diritto di manifestare, anche a quelli che vogliono fare un sit-in”, ad esempio agli studenti. Secondo il capogruppo di Avs in commissione Giustizia Devis Dori “il testo di questo provvedimento è stato scritto da qualcuno che aveva un manganello in mano, non una penna”.
di Francesca Galici
Il Giornale, 29 giugno 2024
Reclusione fino a 2 anni per chi, in gruppo, blocca strade e ferrovie: è il contenuto nel ddl Sicurezza con il quale si inaspriscono le pene per le manifestazioni pericolose non autorizzate. Stop ai blocchi stradali e ferroviari con il ddl Sicurezza all’esame delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera. Nonostante le proteste delle opposizioni, secondo le quali si tratta di un dispositivo realizzato allo scopo di “impedire il diritto di manifestare, anche agli studenti che vogliono fare un sit-in”, l’articolo 11 del ddl Sicurezza va a modificare il reato di blocco stradale e ferroviario da amministrativo a penale. Gli studenti, per fare i sit-in, hanno le piazze o possono chiedere le autorizzazioni alla questura, quindi la rimostranza delle opposizioni non coglie il punto, perché ignora completamente lo scopo, che è quello di evitare i blocchi di tangenziali e strade primarie nelle ore di punta da parte degli attivisti, causando enormi problemi alla circolazione.
di Francesco Paravati
rainews.it, 29 giugno 2024
Dopo il caso del 21enne che si è tolto la vita in cella a Frosinone riemerge il problema del sovraffollamento nei penitenziari. L’assessore Regimenti prepara un piano anti suicidi. Era in custodia cautelare per stalking il 21enne che si è tolto la vita in carcere a Frosinone respirando il gas della bomboletta da campeggio che i detenuti usano per cucinare. Pochi giorni prima era stato ricoverato per le sue condizioni psichiatriche, poi tornato in cella si è tolto a vita. È il terzo suicidio dell’anno nelle carceri del Lazio sovraccariche di quasi 1500 detenuti in più rispetto alla capienza ufficiale. Nei 14 istituti penitenziari della regione c’è posto solo per 5281 persone, invece sono rinchiusi in 6779. Regina Coeli è il carcere più sovraffollato: ospita 500 detenuti in più di quanto potrebbe e vanta il triste primato nazionale di 5 suicidi in un anno.
sicilia-fse.it, 29 giugno 2024
Sostenere l’inclusione sociale delle persone svantaggiate rafforzandone l’occupabilità attraverso iniziative di formazione e inclusione professionale. Con questo obiettivo, l’assessorato regionale della Famiglia e delle politiche sociali ha pubblicato un avviso pubblico per la presentazione di progetti per l’inserimento socio-lavorativo dei soggetti che stanno scontando una pena. Le risorse finanziarie ammontano a 9.166.293 euro a valere sul programma FSE+ Sicilia 2021-2027.
di Giovanni Del Giaccio
Il Messaggero, 29 giugno 2024
Era in attesa del processo, aperta un’inchiesta. È morto in cella, dopo avere inalato il gas della bombola del fornello da campeggio. È il terzo caso in Italia in poco più di 24 ore. È accaduto al carcere di via Cerreto, a Frosinone. La vittima è un ragazzo italiano di 21 anni. L’episodio è avvenuto nel pomeriggio di giovedì, poco prima delle 15. La Procura ha aperto un fascicolo e sono in corso gli accertamenti da parte degli investigatori, ma sembrano esserci pochi dubbi sulle modalità del suicidio. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria e non è escluso che sia disposta l’autopsia. Sono stati anche acquisiti i documenti relativi alla detenzione e la cartella clinica della giovane vittima.
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