di Eleonora Lanzetti
Corriere della Sera, 28 giugno 2024
Il progetto A filo libero riutilizza e rimodella l’esistente. “Già raccolti 150 jeans”. Restituire fuori qualcosa di bello creato dentro. In un laboratorio del carcere Torre del Gallo di Pavia i detenuti diventano designer di moda e sarti. C’è chi taglia i modelli, chi cuce, chi lavora al telaio del denim, chi studia come dar vita a scampoli che diventano nuovi abiti. È il progetto “A filo libero”, promosso da Lavgon, “manifattura sartoriale e vita rurale” di Michela e le sue figlie, Carlotta e Lavinia, col supporto della dirigenza della casa circondariale. Il tempo, in questa piccola sartoria, scorre in modo diverso, scandito dal rumore della macchina da cucire e dal ferro da stiro. All’esterno il trambusto, le liti, le celle problematiche. Qui, invece, la prospettiva cambia, e un reinserimento lavorativo nella società si fa concreto.
di Barbara Calderola
Il Giorno, 28 giugno 2024
Una delegazione di amministratori di Vimercate in visita in carcere con l’associazione “Nessuno tocchi Caino”. “Ci sono quasi 300 detenuti in più rispetto alla capienza: difendiamo la dignità di chi vive e lavora lì dentro”. Le foto dei figli appese alle pareti, il dolore del distacco, la speranza di uscire. Scossa emotiva per i consiglieri e gli assessori di Vimercate che hanno visitato il carcere di Monza. Celle, detenuti, personale: una realtà durissima, per tutti un bagno di realtà che fa riflettere. Ad accompagnare maggioranza di centrosinistra e opposizione di centrodestra, c’era Sergio D’Elia, segretario di “Nessuno tocchi Caino”.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 28 giugno 2024
Telecamere di sorveglianza spaccate, il pianterreno in parte allagato, controsoffitti caduti. E ancora celle devastate e incendiate, e altri danni per decine di migliaia di euro. È il risultato di una mezza sommossa da parte di un’ottantina di detenuti di Regina Coeli che ieri mattina hanno dato vita a una violenta protesta durata alcune ore che ha impegnato gli agenti della polizia penitenziaria, polizia di Stato e anche i vigili del fuoco, intervenuti per mettere in sicurezza i locali coinvolti.
di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 28 giugno 2024
Togliersi la vita in carcere, una tragedia che negli ultimi tempi si ripete con sempre maggiore frequenza tant’è che, solo nei primi sei mesi dell’anno in corso, è già salito a 45 il numero dei suicidi tra i detenuti. Tanti casi, troppi ricordando anche che proprio l’essere reclusi, quindi sotto la custodia e la responsabilità dello Stato, avrebbe dovuto garantire loro una maggiore tutela. 45 persone che, come previsto dalla legge e per averla infranta, stavano scontando una pena a causa dei propri errori ma, secondo quanto indicato esplicitamente dall’articolo 27 della Costituzione italiana, questa avrebbe dovuto essere finalizzata alla “rieducazione” per prepararle al reinserimento nella società dei liberi.
di Emanuele Carrè
La Voce e il Tempo, 28 giugno 2024
Nonostante la giornata grigia e piovosa, una luce, quella del sorriso di bambini e bambine felici di poter incontrare i propri papà, ha illuminato il teatro della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” lo scorso 20 giugno. Una mattina di “evasione”, un paio d’ore di gioco insieme ai propri figli e alle mogli e compagne, è quella che hanno potuto vivere una dozzina di papà detenuti nel teatro del carcere. L’incontro, nell’ambito del progetto nazionale “Bambini Senza Sbarre” (nel 2023 ha coinvolto 79 istituti, 4250 bambini, 2050 detenuti e le loro famiglie) e di quello promosso dal penitenziario torinese “Un Passo Avanti”, è stato reso possibile dalle educatrici della cooperativa “Il Margine” che seguono da tre anni alcuni padri detenuti e alcune donne dell’Istituto a custodia attenuata per madri.
di Sabina Pignataro
vita.it, 28 giugno 2024
L’assistenza sanitaria alle persone che vivono in condizione di grave marginalità sociosanitaria, come ad esempio homeless, detenuti e migranti irregolari, è ancora poco studiata. È forse anche poco sfruttato il patrimonio di dati raccolto dagli operatori del terzo settore, che potrebbe rappresentare una base per avviare buone prassi. L’Istituto Superiore di Sanità fa il punto, valorizzando le esperienze di Intersos, Caritas e Opera San Francesco.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 28 giugno 2024
Intervista a Cecilia Strada, parlamentare europea del Partito democratico. Cecilia Strada, parlamentare europea eletta nelle liste del Partito democratico, è seduta al tavolino di un bar a Bruxelles quando incontra una donna che non aveva mai visto prima: sfoggia una borsa con la scritta “Sta rottura di coglioni dei fascisti” (la frase divenuta un tormentone che venne pronunciata qualche anno fa da un attivista dei castelli romani che proteggeva un gruppo di rifugiati dalle contestazioni di una squadraccia di estrema destra) e la maglietta di Emergency. Strada non può fare a meno di fermarla e presentarsi per complimentarsi per l’outfit. A questo punto la nostra intervista può cominciare.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 28 giugno 2024
Invece di respingerli, la Asso 29 avrebbe dovuto condurli in Italia. Giudicato illegittimo anche il fermo nel marzo scorso della Humanity 1. L’accusa per l’equipaggio era di non aver seguito le istruzioni delle autorità libiche. La Asso 29 avrebbe dovuto “condurre i migranti in Italia, non in Libia”. Perché “il fatto che la Libia non sia un luogo sicuro costituisce, allo stato, acquisizione pacifica nella giurisprudenza di legittimità”. Lo dice chiaramente il tribunale di Roma nella sentenza sul caso Asso 29 con cui condanna non solo il capitano della nave, ma anche la società armatrice Augusta Offshore, i ministeri della Difesa, dei Trasporti, la Presidenza del Consiglio.
di Angela Gennaro
Il Domani, 28 giugno 2024
Secondo i giudici il centro libico di coordinamento dei soccorsi e la cosiddetta guardia costiera libica non possono essere considerati legittimi attori di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Le autorità italiane sono state condannate a pagare le spese legali alla ong Humaniy I. Per la prima volta un tribunale italiano sancisce l’illegittimità del coordinamento di Tripoli in mare, “appaltato” alla Libia da Italia ed Europa. Definitivamente annullato il provvedimento di fermo amministrativo della nave umanitaria Humanity 1.
lapresse.it, 27 giugno 2024
Egiziano, 47 anni non ancora compiuti, nel 2025 avrebbe finito di scontare la pena infittagli per immigrazione clandestina, invece ha deciso di porre fine alla sua esistenza impiccandosi con la cintura nella sua cella del carcere genovese di Marassi. È accaduto queta mattina verso le 7:00, a nulla sono valsi i soccorsi della Polizia penitenziaria e dei sanitari”. Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria. “Solo due giorni fa un altro ristretto era deceduto a Marassi per aver inalato gas dal fornello da campeggio.
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