civita.it, 28 febbraio 2024
Intervista a Claudio Bottan, Vicedirettore della rivista Voci di dentro - Al Revés società cooperativa sociale. “Your Trip in My Shoes | In viaggio oltre i limiti del pregiudizio” è uno dei 6 progetti vincitori dell’iniziativa “riGenerazione Futuro. I tuoi progetti per il territorio”. Quali sono gli obiettivi, i destinatari e gli impatti attesi del progetto?
di Cristina Palazzo
La Repubblica, 28 febbraio 2024
“I regimi autoritari e le dittature del Novecento e della nostra epoca vivono in un mondo in cui è difficile dire alla gente “il capo ha diritto di far ammazzare chi vuole”. Reprimi? Devi fare le leggi. Le leggi speciali sono state una caratteristica tipica dell’avvento fascismo”. Oggi quindi i regimi “fanno fatica a far stare zitti quelli che protestano. Poi naturalmente ci sarebbe da aprire - e non la facciamo adesso - tutta la pagina di come anche le democrazie occidentali ogni tanto trovano qualcuno che protesti un po’ troppo e vogliono far star zitti chi protesta un po’ troppo, che si tratti di manganellare dei ragazzi che protestano in corteo o che di mettere in galera Assange”.
di Ilaria Bernardini
La Stampa, 28 febbraio 2024
Da Yulia Navalnaya a Elena Cecchettin c’è chi ha preso la parola per altri che non erano più in grado di farlo. Così il silenzio è tornato dialogo e vita. Cosa accade quando la persona che ami, o una delle persone che ami tra quelle che ami, muore, e tutto, delle parole che stava dicendo, di quelle che avrebbe detto e voluto dire, sparisce? Cosa accade se la persona che ami, che stava parlando, che voleva assolutamente parlare - e che doveva assolutamente parlare - è stata uccisa e silenziata per sempre? Cosa accade se il silenzio che rimane, che risuona, dopo che il dialogo è stato mozzato e impedito, è intollerabile non solo per te, ma per tutti?
di Bianca Senatore
Il Domani, 28 febbraio 2024
Due settimane in balia del mare per raggiungere la Calabria. Le offerte “all inclusive” dei trafficanti che competono con la rotta balcanica. C’è fermento dopo l’incontro tra Meloni e Erdogan: gli scafisti temono una stretta delle autorità. Dodici giorni, quindici se il mare è molto agitato. Questo è il tempo che ci vuole per raggiungere le coste italiane da Smirne, in Turchia. È la rotta più lunga nel mediterraneo e una delle più insidiose, proprio perché in due settimane i rischi si moltiplicano. Si può morire di fame, di sete, per ustioni da combustibile, per soffocamento o per annegamento. Proprio come accaduto ai migranti sul barcone che lo scorso anno si è sfasciato davanti alle coste di Cutro.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 28 febbraio 2024
Con un fondo del ministero degli Affari esteri istituito nel 2019, l’Italia finanzia la collaborazione di Paesi terzi ai rimpatri, compreso un progetto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in Tunisia. Ma se inizialmente l’obiettivo principale era il miglioramento della protezione e l’assistenza dei migranti in situazione di vulnerabilità, con i successivi finanziamenti, per un totale che nel giugno 2023 raggiunge i 6 milioni di euro, l’accordo con l’Oim viene modificato, esteso al 2025 e i fondi indirizzati prevalentemente alle procedure di rimpatrio volontario degli stranieri africani presenti nel Paese. Grazie a un accesso agli atti del progetto Oruka dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), dal marzo 2022 all’agosto 2023 i fondi italiani hanno finanziato il rientro nei Paesi d’origine di 1.350 persone, comprese 277 donne e 155 minori.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 28 febbraio 2024
Infine, dopo otto lunghissimi anni, si è tenuta la prima udienza del processo per il sequestro, le torture e l’assassinio di Giulio Regeni, trovato cadavere in una via della periferia del Cairo nei primi giorni di febbraio del 2016. Ora, si tratta di verificare se la sorte di un nostro connazionale ucciso all’estero da un regime dispotico potrà avere un esito giudiziario tale da ottenere verità e giustizia. Ma allarghiamo lo sguardo.
di Domenico Quirico
La Stampa, 28 febbraio 2024
Le parole del leader francese ci dicono che un coinvolgimento diretto non è più un tabù. Finora politica e guerra in Ucraina erano, per signori e signore del nostro occidente, un tira e molla, un’altalena, un dai che io do, un va e vieni dai quali tutti in fondo pensavano di uscirne salvi, alla fine. Gli astuti perfino con qualche bel gruzzolo da spendere politicamente all’interno. Tutt’al più si trattava di pagare qualche milione di euro e di svuotar gli arsenali del vecchiume; ma alla prima occasione, ridotto come vogliono logica ed economia Putin al lumicino, si recuperava il perduto e il pagato. Si sa che le ricostruzioni sono affari lucrosi... Agli ucraini, quelli scampati al macello in prima linea, rimasti liberi per merito proprio, si riservava la amarognola soddisfazione della medaglia degli eroi. L’importante era che nessuno ad occidente uscisse con le ossa rotte. Altrimenti il bel gioco della politica e della guerra fatta con gli altri sarebbe finito.
di Tommaso Carboni
La Stampa, 28 febbraio 2024
L’azienda tedesca Rheinmetall è tra i protagonisti del riarmo europeo. Il valore delle sue azioni è quadruplicato dal 2022. Al secondo posto per guadagni in borsa c’è la svedese Saab, terza Leonardo. “Fino a qualche mese fa ci volevano bandire, dicevano che eravamo cattivi, che la nostra industria era dannosa”. L’amministratore delegato di Rheinmetall, il gigante tedesco della produzione di armi, aveva commentato così al Financial Times la svolta epocale della Germania in materia di difesa. Era giugno del 2022, e il governo del cancelliere Scholz aveva appena annunciato un investimento di 100 miliardi di euro in spese militari come risposta alla guerra di Putin all’Ucraina. Oggi l’azienda tedesca è tra i protagonisti del riarmo europeo. Il valore delle sue azioni è quadruplicato dal 2022. I guadagni in borsa riflettono ciò che succede nelle fabbriche: Rheinmetall è uno dei grandi fornitori europei di proiettili d’artiglieria 155 millimetri, di cui l’Ucraina a corto di munizioni ha un disperato bisogno. Entro il 2026 il gruppo tedesco dovrebbe riuscire a produrre 700mila colpi l’anno. Prima dell’invasione dell’Ucraina ne produceva 70mila. Aumentano la produzione anche la britannica BAE Systems, la francese Nexter e Nammo, di proprietà dei governi finlandese e norvegese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 febbraio 2024
La Corte Costituzionale è stata chiara sul diritto all’affettività, inclusa la sessualità, per chi è ristretto in carcere. I giudici delle leggi lo affermano, ricordando che una larga maggioranza degli ordinamenti europei riconosce ormai ai detenuti questo diritto. Eppure sono già scoppiate polemiche a seguito di un incontro tra Ristretti Orizzonti, in particolar modo la direttrice Ornella Favero, e il direttore del carcere Due Palazzi di Padova che si era detto favorevole alla realizzazione di una serie di stanze prefabbricate per concedere momenti di privacy ai detenuti che ne avessero fatto richiesta. I primi a polemizzare sono stati i sindacati di Polizia penitenziaria, i quali hanno lamentato che non possono fare i “guardoni di Stato”. Eppure, è esattamente il contrario: si tratta di far rispettare la riservatezza tra i detenuti e i loro cari.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 febbraio 2024
La questione del diritto all’affettività e alla sessualità per i detenuti è un argomento di grande importanza a livello globale. In molte nazioni europee e in varie parti del mondo, esistono politiche e pratiche volte a garantire questo diritto fondamentale anche all’interno delle carceri. In Europa, ben 31 dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa hanno adottato procedure che consentono visite affettive ai detenuti. Paesi come Francia, Olanda, Svizzera, Finlandia, Norvegia ed Austria sono solo alcuni esempi di nazioni che hanno implementato tali politiche. Le modalità di attuazione variano notevolmente, spaziando dalla concessione di colloqui prolungati e non controllati a sistemi più complessi che prevedono strutture specifiche.
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