di Mario Iannucci*
quotidianosanita.it, 26 febbraio 2024
Rems, Atsm, suicidi in carcere e l’inesorabile declino delle competenze. Ormai da anni non provo più alcuna meraviglia di fronte alla constatazione che, le considerazioni più o meno teoriche su taluni argomenti, vengano espresse da professionisti i quali, di quegli argomenti, non hanno alcuna esperienza clinica. E che conoscono molto sommariamente la materia sulla quale esprimono il loro parere. Cercherò dunque, a partire dalla mia lunga esperienza clinica nel campo, di fare un po’ di chiarezza sulla spinosa questione del disagio psichico “detenuto” e “internato”, vale a dire sull’impressionante percentuale di malati psichici gravi che popolano le nostre galere, sulle Rems (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza detentive) e sulle Atsm (Articolazioni carcerarie per la Tutela della Salute Mentale).
di Giulia Merlo
Il Domani, 26 febbraio 2024
L’addio del suo capo di gabinetto terremota il ministero e i suoi ddl procedono a rilento in parlamento. L’ex pm è sempre più in difficoltà, mentre le carceri scoppiano e i magistrati sono pronti a dargli battaglia. Il ministero della Giustizia è un palazzo di veleni dove anche il più scaltro impara subito a guardarsi due volte le spalle. È quello che dovrà cominciare davvero a fare anche il guardasigilli Carlo Nordio, la cui scrivania è sempre più ingombra di pratiche - tra emergenze non gestite e provvedimenti arenati - e una testa in meno a gestire l’ufficio.
di Giovanni Fiandaca*
Il Domani, 26 febbraio 2024
L’impressione è che il retroterra di sfondo della giustizia riparativa come da riforma coincida con una visione irenica e aconflittuale della società, di verosimile matrice religioso-comunitarista o in ogni caso di ispirazione umanista, tale per cui assurge a valore prioritario il recupero del legame personale e sociale che il reato avrebbe spezzato. La giustizia riparativa ha fatto il suo ingresso ufficiale nell’ordinamento italiano grazie alla recente riforma Cartabia, nel cui ambito essa è stata fatta oggetto di una disciplina organica (d.lgs. n. 150/2022).
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2024
Per la Cassazione le procedure non hanno natura giurisdizionale. Confermato l’orientamento per cui l’avvio è una scelta discrezionale del giudice. Non è impugnabile l’ordinanza che nega l’accesso alla giustizia riparativa, pronunciata dal giudice in base all’articolo 129-bis del Codice di procedura penale. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 6595 depositata il 14 febbraio scorso. La pronuncia richiama, in primo luogo, il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione e l’assenza di una disposizione espressa che preveda l’impugnabilità di tale provvedimento. Né è ipotizzabile - osservano i giudici - il ricorso in base all’articolo 111, comma 7, della Costituzione, in quanto non si verte in materia di libertà personale.
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2024
Con la decisione della Cassazione, contraria all’impugnabilità dell’ordinanza di diniego di accesso alla giustizia riparativa, si rafforza il filtro all’ammissione ai programmi di riparazione, già fissato dalla giurisprudenza che ha sancito la non obbligatorietà dell’avviso alle parti della facoltà di accedere alla giustizia riparativa. Peraltro, l’inquadramento sistematico operato dalla Cassazione nella sentenza 6595/2024 appare non del tutto persuasivo laddove nega la natura giurisdizionale all’attività del giudice nella verifica dei presupposti per l’accesso ai programmi riparativi.
di Simone Lonati*
viasarfatti25.unibocconi.it, 26 febbraio 2024
Con la modifica dell’articolo 4bis, che non elimina la presunzione in sé, ma il suo carattere assoluto, il legislatore, su input della Corte costituzionale, si è mosso per superare l’ergastolo ostativo, ma sono molte le ombre su cui ancora fare luce. Presunzioni legali di tipo assoluto, in un ordinamento giuridico fondato sul principio della riserva di legge e giurisdizione in materia penale (art. 13 della Costituzione), non dovrebbero trovare diritto di cittadinanza: sono il sintomo di un sistema “malato” che si fida poco dei propri giudici. L’effetto ultimo di ogni presunzione iuris et de iure, e del rigido automatismo normativo che ne consegue, è infatti quello di svilire il significato della riserva di giurisdizione, relegando, di fatto, le prerogative della magistratura a mera attività di certificazione notarile.
di Manuela Trevisani
L’Arena di Verona, 26 febbraio 2024
La sorella Giulia racconta chi era Giovanni Polin, suicida in cella. Il mistero della lettera sparita: “E le videoriprese?”. “Mio fratello è nato dalla pancia dell’aereo”. Così diceva da piccola Giulia, la sorella di Giovanni Polin, 34 anni, uno dei cinque detenuti che si sono tolti la vita all’interno del carcere di Montorio da novembre a oggi. Perché è proprio in aeroporto che lei lo ha visto la prima volta. Giovanni era stato adottato da piccolo da una coppia di Negrar, dopo che i suoi genitori naturali in India lo avevano abbandonato. Giulia torna con il pensiero a quel momento e lo immagina davanti a sé. “Un frugoletto sulla spalla del papà al terminale degli arrivi dell’aeroporto, che al mio gesto di donarti un peluche girava imbronciato il viso dall’altra parte”, racconta, rivolgendosi direttamente a Giovanni. “L’adozione è così. È come piantare un semino venuto da mondi lontani e circondarlo di altri climi, altri terreni, altre atmosfere. Eppure quel semino porta dentro se stesso una radice esotica che si sviluppa autonomamente e si aggrappa con tutte le forze a un nuovo mondo, ma non per questo perde la sua natura ancestrale e misteriosa. Tu eri altro da me, infinitamente diverso da me, eppure eravamo entrambi radicati allo stesso terreno, talvolta impervio e scosceso ma pronto a donarci la vita”.
di Sarah Martinenghi
La Repubblica, 26 febbraio 2024
La procura non si arrende e fa appello contro le assoluzioni del carcere delle Vallette. Il pm spiega come non basti considerare “abuso di potere” i reati contestati. “Condotte crudeli, violente, vessatorie, disumane, degradanti e mortificanti” compiute da chi indossava una divisa ai danni di chi in quel momento era privo della libertà personale. Sono state commesse cioè “proprio da chi aveva il compito istituzionale di tutelare i detenuti”. Nel carcere di Torino “c’è stata la tortura dello Stato nei confronti di chi lo Stato stesso avrebbe dovuto tutelare”. Non si arrende la Procura, convinta che le botte, le “spedizioni punitive” e le umiliazioni avvenute tra il 2017 e il 2019 non siano state un “abuso di potere” ma che ci sia stata quella crudeltà e quella volontà di infliggere sofferenze fisiche e psichiche su persone prive di difesa che la Cassazione riconosce come fondamentali per sostenere il reato di “tortura di Stato”.
di Antonella Gasparini
Corriere del Veneto, 26 febbraio 2024
Il racconto di un giovane trasferito dal carcere lagunare a quello di Verona e poi ricoverato in gravi condizioni. I Garanti dei detenuti: grave. Esposto in procura. Ha rischiato la vita, pieno di botte e lesioni, alla testa, al volto, sul corpo, con la milza spappolata. Un detenuto 23enne del carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia è arrivato in queste condizioni alla casa circondariale di Montorio, a Verona. È successo circa una settimana fa ma lui, ricoverato all’ospedale veronese di Borgo Roma, dove si trova ora, ha potuto raccontare cosa gli era accaduto solo di recente, uscito dalla terapia intensiva quando i medici lo hanno dichiarato fuori pericolo.
di Isabella Maselli
Corriere del Mezzogiorno, 26 febbraio 2024
Da più di due mesi e mezzo un giovane detenuto barese è recluso nel carcere di Lecce con la scabbia (infezione che potrebbe aver contratto proprio in cella) e nonostante diverse segnalazioni della famiglia e della difesa, le sue condizioni di salute peggiorerebbero senza che il ragazzo venga sottoposto a cure adeguate. Alle ripetute istanze dell’avvocato trasmesse al Tribunale di Sorveglianza, non sarebbero infatti seguiti provvedimenti da parte del personale sanitario della struttura penitenziaria e così ora i giudici hanno dato una specie di ultimatum: una risposta entro pochi giorni o gli atti saranno trasmessi in Procura “per il reato di omissione di atti d’ufficio”.
- Trento. Università e Casa circondariale uniscono le forze per garantire lo studio ai detenuti
- Milano. Dal carcere alla società: il reinserimento possibile
- Milano. Giustizia di comunità, corso per volontari
- Mantova. Armando Punzo racconta il suo teatro dietro le sbarre
- Acireale (Ct). “Amore Amaro”, il rap dei ragazzi dell’Istituto penitenziario minorile











