di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2024
“Adesione a non religioni”, “diffusione dell’ateismo”, “relazioni sessuali illecite”, “stregoneria”, “apostasia”, “adozione di idee liberali”. Sono solo alcuni dei “reati” cui, da un anno a questa parte, dà la caccia l’Agenzia per la sicurezza interna, i servizi di sicurezza che rispondono al governo di unità nazionale della Libia, basato a Tripoli. Nel maggio 2023 l’Autorità generale per gli affari islamici, un organismo religioso ufficiale di ispirazione salafita, ha emesso un decreto per combattere le “deviazioni religiose, intellettuali e morali”. L’Agenzia per la sicurezza interna si è messa al lavoro. Il suo mandato ufficiale: “proteggere la virtù e purificare la società”.
di Antonella Napoli
L’Espresso, 26 febbraio 2024
Secondo molti testimoni l’ambasciatore italiano in Congo e la sua scorta sono caduti vittime di un agguato. Di cui si sapeva in anticipo. Ma i processi si devono fermare. “La perizia da cui emerge che l’uccisione di Luca e Vittorio non sia stata casuale, ma una vera e propria esecuzione, scopre l’acqua calda. Non c’è nulla di casuale in ciò che è accaduto. E il nodo da sciogliere è in ambasciata”. A confermare la tesi che l’agguato del 22 febbraio del 2021 nella provincia congolese del Kivu, costato la vita all’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, al carabiniere che gli faceva da scorta, Vittorio Iacovacci, e all’autista Mustapha Milambo del World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che aveva organizzato la missione, è un missionario da poco rientrato in Italia dal Paese africano dove ha vissuto per anni. Una persona vicina ad Attanasio, che aveva intrecciato con il diplomatico un legame di rispetto e di amicizia. Il sacerdote, che chiede l’anonimato per tutelare se stesso ma soprattutto la comunità di padri e piccoli ospiti che ha lasciato in Congo, denuncia come “fuori e dentro la sede diplomatica italiana” si consumassero illeciti legati ai visti e alla gestione economica. “Faccende sporche che Luca ha voluto fermare, pagando con la vita”, è lo sfogo dell’anziano padre.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 26 febbraio 2024
La popolazione di Gaza muore per mancanza di cibo, gli appelli sono inascoltati. E l’Unrwa, accusata da Israele di collusioni con Hamas, ha sospeso le forniture. A Gaza si muore per mancanza di cibo. A Gaza, secondo le stime delle Nazioni Unite, una persona su quattro muore di fame, in alcune aree nove famiglie su dieci trascorrono un giorno e una notte senza cibo. Gli appelli per fare fronte a questa catastrofe umanitaria non sono di oggi né di ieri. Vanno avanti da mesi: a dicembre, un rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification prevedeva che entro la fine di questo mese l’intera popolazione della Striscia avrebbe dovuto affrontare livelli di crisi di insicurezza alimentare acuta, con almeno una famiglia su quattro alle prese con condizioni vicine alla carestia. È di fronte a questi numeri, che l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile degli affari palestinesi, ha dichiarato di dover sospendere gli aiuti a nord di Gaza per il “crollo dell’ordine”, formula per indicare che la disperazione della gente che ha bisogno di cibo, sta rendendo insicuri i viaggi verso il nord della Striscia. Qui i fatti della cronaca recente: un mese fa le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme sulle “sacche di carestia a Gaza” con una concentrazione particolarmente acuta a nord, e in due mesi le cose sono andate peggiorando, come la disperazione di chi non mangia, non sa come sfamare i propri figli e per questo assalta i (pochi) camion di passaggio con gli aiuti.
di Elio Vito
huffingtonpost.it, 25 febbraio 2024
Ci sono due emergenze, vere, reali, tragiche oggi in Italia, due emergenze alle quali il governo e il Parlamento non danno risposta, non trovano soluzioni: i morti sul lavoro e i suicidi in carcere. Nello scorso anno i morti sul lavoro sono stati più di mille, 1.041, quasi tre al giorno e sono stati già 148 dall’inizio di quest’anno, in meno di due mesi. E l’anno scorso ci sono stati 69 suicidi in carcere, in media, praticamente, ogni settimana c’è stato più di un suicidio in un carcere e dall’inizio di quest’anno ce sono stati già 20, un suicidio ogni tre giorni. Poi ci sono i morti per “altre cause” in carcere, spesso per malattie e cause curabili fuori dal carcere, che sono stati 88 lo scorso anno e già 24 quest’anno.
di Claudio Vitale*
L’Unità, 25 febbraio 2024
Per 18 anni, fino al 27 luglio 2023, ho vissuto, anzi, sono sopravvissuto al 41 bis, luogo per eccellenza di tortura, sofferenza, odio, violenza, dolore. Ero sepolto vivo, sottoposto a un regime penitenziario nato in nome della logica aberrante dell’emergenza, frutto di una giustizia concepita da uno Stato che vede nella terribilità della sua azione la soluzione di ogni problema. Può uno Stato di diritto, come l’Italia ama definirsi, tollerare che la propria Costituzione sia calpestata da una legge che si pone in contrasto con l’articolo 27, quello della rieducazione, che vieta i trattamenti contrari al senso di umanità? Dell’articolo 13, che riguarda la tutela della libertà personale nella condizione di detenzione? Dell’articolo 15, che riguarda la violazione del principio di riservatezza, con riferimento al controllo sulla corrispondenza? Dell’articolo 3, che riguarda la differenza di trattamento rispetto alla detenzione ordinaria? Possono i cittadini italiani, che amano definirsi un popolo accogliente e che si scandalizzarono per quanto avveniva a Guantanamo, tollerare che nel proprio carcere vi sia un circuito differenziato dove tortura, sofferenza, odio, violenza, dolore si respirano insieme all’aria? Fino a quando l’Italia e i cittadini italiani tollereranno che le leggi che hanno stabilito quel patto di comune convivenza, permettano di torturare esseri umani?
Il Resto del Carlino, 25 febbraio 2024
L’associazione Antigone segnala grave sovraffollamento nelle carceri delle Marche, con 3 su 6 istituti in condizioni critiche. Dati preoccupanti sul tasso di suicidi e la necessità di misure alternative. È una situazione delicata, un contesto difficile anche per chi ci lavora. È un allarme serio quello lanciato dall’associazione Antigone, osservatorio sulle carceri, nelle Marche impegnata in sei realtà con sportelli di ascolto e osservatori.
di Michele Fullin
Il Gazzettino, 25 febbraio 2024
È arrivato mercoledì al carcere di Montorio Veronese pieno lividi, fratture e con un’emorragia interna in corso. È stato portato d’urgenza all’ospedale Borgo Roma e dopo un delicato intervento all’addome è rimasto tre giorni in terapia intensiva. Alla fine ce la farà, ma adesso vuole giustizia. La persona in questione è un ventitreenne di Mestre di origini romene il quale afferma di essere stato selvaggiamente picchiato dalle guardie carcerarie di Santa Maria Maggiore a Venezia. Un’accusa pesante, che ha già fatto muovere il Garante dei detenuti e di conseguenza la Procura di Venezia, competente per territorio, che ha già iniziato gli accertamenti.
di Davide Soattin
Corriere della Sera, 25 febbraio 2024
La vicenda risale all’8 e 9 marzo 2020. Accuse di incendio, danneggiamento, lesioni aggravate e resistenza. La Procura di Ferrara ha chiesto il processo per 37 persone, all’epoca dei fatti tutte detenute, oggi accusate a vario titolo di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, incendio e lesioni aggravate per la rivolta nel carcere ferrarese di via Arginone.
di Nicoletta Pisanu
Il Giorno, 25 febbraio 2024
Una delle parti offese si oppone all’istanza della Procura e chiede di sentire tutti i detenuti percossi. Depositata l’opposizione alla richiesta di archiviazione per le posizioni di nove agenti della Polizia penitenziaria di Pavia, accusati di aver percosso e umiliato alcuni detenuti del carcere di Torre del Gallo all’indomani dei disordini divampati nella prigione per le restrizioni anti-Covid. L’indagine era partita da diverse segnalazioni, tra cui un esposto dell’associazione Antigone. L’8 marzo 2020 infatti i detenuti avevano messo a ferro e fuoco la casa circondariale nell’ambito di una protesta di livello nazionale in numerose carceri italiane, per lamentare l’impatto delle misure per evitare la diffusione del Coronavirus, tra cui le limitazioni agli incontri.
di Veronica Valenti*
La Repubblica, 25 febbraio 2024
Spettabile Redazione, dalle pagine on line dell’edizione locale di Repubblica, ho appreso di una lettera con cui cento detenuti dell’Alta Sicurezza del Carcere di Parma comunicano di iniziare una protesta pacifica, che dovrebbe protrarsi per quattro settimane, per la tutela dei loro diritti. Solo dopo che, in tarda serata, il Garante regionale mi ha inviato tale lettera, ho appreso di esserne una dei destinatari, insieme al Presidente della Repubblica, al Ministro della Giustizia, al Garante nazionale, ai Magistrati dell’Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia, al Direttore ed al Comandante della Polizia Penitenziaria del Carcere di Parma, nonché alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma.
- Avellino. Detenuto ferito da compagni di cella: ricoverato in codice rosso
- Reggio Calabria. Il mistero del giovane morto in carcere di Arghillà: nuovo esame autoptico
- Brindisi. Carceri piene e suicidi in aumento: è emergenza sociale
- Livorno. Situazione delle carceri: il Garante e la Camera Penale chiedono interventi urgenti
- Porto Azzurro (Li). Licia Baldi, volontaria nel carcere, diventa Commendatore della Repubblica











