di Riccardo De Vito*
Il Riformista, 24 febbraio 2024
Le statistiche hanno molto da insegnare: il carcere tende a produrre più recidiva rispetto alle pene espiate in forme alternative. Nel carcere sovraffollato, questa inclinazione diventa certezza. Nella prigione rigurgitante di presenze i detenuti possono fare soltanto “il pieno di veleno”, per usare un’efficace espressione di Beppe Battaglia. È possibile cambiare rotta, ridurre i numeri e rendere il carcere un luogo meno violento? La domanda, finché la prigione rimarrà una delle alternative punitive, ha una sola risposta: non solo è possibile, ma doveroso, se aspiriamo a una sicurezza fondata sul rientro in società di persone responsabili. Le strade da imboccare, tuttavia, possono essere diverse. La promessa di nuove carceri è il sentiero politico più remunerativo in termini di consenso, ma non porta da alcuna parte, come ha chiarito su queste pagine Mauro Palma.
di Fabio Gianfilippi*
Il Riformista, 24 febbraio 2024
Le case circondariali si fanno sempre più un “popoloso deserto”, in cui la condivisione forzata degli spazi angusti è dolorosa persino meno dell’assenza di prospettive. Un luogo dove le marginalità si sommano, quando invece dovrebbero essere affrontate. Il tempo in carcere è speso sempre nell’attesa. Innanzitutto della libertà. E poi della telefonata con i familiari, dell’udienza, dell’arrivo del medico specialista, del permesso, dell’autorizzazione a cambiare stanza, della visita dell’avvocato, dell’equipe di trattamento, del colloquio con il magistrato di sorveglianza. Con l’odierno sovraffollamento, nuovamente ai tassi che ci condussero alla condanna della CEDU nel 2013, le attese si fanno estenuanti, perché la fetta di attenzione che si può ricevere si riduce drasticamente, e il carcere si fa sempre più un “popoloso deserto”, in cui la condivisione forzata degli spazi angusti è dolorosa persino meno della persistente assenza di prospettive. Un luogo in cui le marginalità rischiano di sommarsi, quando invece dovrebbero essere affrontate per ridurre i pericoli di recidiva nel reato.
di Cosima Buccoliero*
Il Riformista, 24 febbraio 2024
Quella in cui ci sia sempre una contaminazione, in cui i detenuti possono essere messi alla prova con misure all’esterno, e dove si curano le relazioni. Le persone non decidono così automaticamente di avviare un percorso di cambiamento. Io sono direttrice della Casa Circondariale di Monza, ma la mia esperienza più lunga è stata nel carcere di Bollate, che nel panorama penitenziario non può più considerarsi una sperimentazione, è una realtà che ha dato modo di dimostrare che è possibile “un altro carcere”.
di Sofia Ciuffoletti*
Il Riformista, 24 febbraio 2024
Ho sempre pensato di vivere in un paese dove le mamme e i bambini sono tra i simboli nazionalpopolari più (fin troppo) intoccabili. É sconfortante riconoscere come dipenda da quali madri e da quali minori. Il carcerario è una prospettiva particolarmente illuminante in questo senso. Le donne in carcere sono poche rispetto agli uomini, sono sempre state poche e questo a livello globale (i dati rivelano una omogeneità che attesta le donne detenute su una percentuale di circa il 6% del totale della popolazione detenuta). Al di là della questione sociologica (perché le donne delinquono così poco? Tamar Pitch invitava a ribaltare la logica e a chiedersi: perché gli uomini delinquono così tanto?), il dato è importante perché rende pressoché incontrovertibile affermare che il carcere è ed è sempre stato una struttura punitiva sessuata e declinata al maschile.
di Francesca Pesce*
Il Riformista, 24 febbraio 2024
I costi globali della pena detentiva sono smisurati. È impossibile ignorarli. A fronte delle sempre più evidenti criticità della pena detentiva e del sistema carcerario, del suo comprovato effetto criminogeno, della disumanità del sovraffollamento carcerario, del dolorosissimo e macabro quanto angosciante dato del numero di persone che in carcere si suicidano o esprimono agiti autolesivi, è necessario e urgente scardinare la cultura carcero-centrica che ancora intossica il dibattito e quindi l’agenda politico giudiziaria del nostro paese, la società e parte della magistratura.
di Giulia D’Aleo
La Repubblica, 24 febbraio 2024
Polemica dal ministero alla Giustizia: “Le carceri hanno bisogno di serietà, non di propaganda”. L’associazione Ristretti Orizzonti: “La pronuncia della Consulta è tassativa e urgente”. Una stanza per scambiarsi affetto liberamente, senza controlli, riscoprendo un’intimità normalmente negata. La Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova potrebbe essere pioniera delle “stanze dell’amore” per i detenuti e le loro famiglie, adempiendo alla sentenza della Corte Costituzionale che a gennaio aveva dichiarato illegittimo il divieto assoluto all’affettività in carcere. Ma il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, frena gli entusiasmi: “Non esiste alcuna autorizzazione”.
di Alice D’Este
Corriere del Veneto, 24 febbraio 2024
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale è stata annunciata la sperimentazione dei “colloqui intimi” nel carcere di Padova, il sottosegretario Ostellari: “Un tavolo di lavoro darà indicazioni alle strutture”. Una corsa in avanti troppo veloce. Che precorre i temi della Giustizia che, pure, si sta muovendo nella stessa direzione. A seguito della sentenza della Corte costituzionale (la 10 del 2024) che ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto all’affettività in carcere, sono iniziate le riflessioni anche nel Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Proprio il 22 febbraio è stato sentito in Commissione giustizia alla Camera sull’emergenza carceri il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Russo.
di Lorenzo Attianese
ansa.it, 24 febbraio 2024
Spazi intimi in prefabbricati nel cortile dell’istituto di pena: i detenuti potranno risaldare i loro legami affettivi e sessuali con il partner. Il carcere di Padova si prepara ad essere il primo istituto dove i detenuti potrebbero avere momenti di riservatezza con il partner: un’idea a cui si intende dare seguito dopo la recente sentenza della Consulta, la quale ha stabilito l’illegittimità del divieto di colloqui intimi tra detenuti e familiari. E a distanza di poche ore dal suo annuncio, il cosiddetto progetto della “stanza dell’amore” è già un caso: il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari frena sottolineando che “in proposito non esiste alcuna autorizzazione specifica riguardante la Casa di reclusione Due Palazzi di Padova o altro istituto in Italia”.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 24 febbraio 2024
Il governo dà battaglia ai magistrati che disapplicano le leggi anti-immigrati e loda quelli che le applicano. L’avversione della destra di governo a qualsiasi intervento giudiziario in materia di immigrazione denuncia in modo molto efficace quale sia l’idea di giustizia coltivata da quelle parti: l’idea che la giurisdizione sia meno l’ambito di tutela dei diritti che una semplice articolazione del potere repressivo dello Stato. Con questo, di peggio: che quell’impostazione non è, per così dire, pervasiva, cioè non investe qualsiasi campo e rango dei rapporti tra i cittadini, ma riguarda il settore particolare della “canaglia”, mentre in favore della gente dabbene opera semmai un’ambizione opposta e cioè che l’intervento giudiziario sia cauto e ritenuto (salvo che riguardi i nemici politici, ché allora le propensioni forcaiole della destra si fanno interclassiste).
di Edmondo Bruti Liberati
Il Domani, 24 febbraio 2024
Populismo penale a giorni alterni. Il ministro Carlo Nordio in un convegno del novembre scorso si esprimeva contro gli aumenti di pene: “Non credo che chi deve commettere un delitto vada prima a compulsare il codice penale per veder se la pena è aumentata o diminuita”, ma subito aggiungeva che “per certi settori sia importante che lo Stato dia un segno di attenzione e che questo segno di attenzione spesso può e deve avere un sigillo penale”. Nuova teoria sulla pena che oltre alle tradizionali finalità di repressione e prevenzione, vedrebbe quella “segnaletica”. Con il rischio di creare confusione, come accade nelle strade quando diversi e contraddittori segnali si affollano e così è avvenuto con l’omicidio nautico e le pene per gli scafisti.
- Per aiutare mio figlio, studio psichiatria e faccio l’attivista
- Napoli. In carcere a 92 anni. Il Garante: “È il detenuto più vecchio d’Italia, assurdo che stia in cella”
- Parma. I detenuti dell’Alta Sicurezza annunciano la protesta pacifica: stop a cibo, spese e lavori
- Udine. Cominciato il digiuno per sensibilizzare sulle condizioni delle persone in carcere
- Torino. Susan, morta in carcere dopo 18 giorni di digiuno: due medici indagati











