friulisera.it, 23 febbraio 2024
Apprendiamo con sgomento la decisione di chiudere nel pordenonese l’unica casa per detenuti che non hanno alloggio al fine di usufruire dei domiciliari, decisione ancor più grave per il fatto che quel luogo era riconosciuto come scuola di accoglienza. Esprimiamo vicinanza riconoscente agli amici dell’Associazione “Carcere e Comunità” e in particolare al cappellano del carcere, don Piergiorgio Rigolo, sognatore e pragmatico di relazioni nuove, umane e solidali, amato e stimato all’interno del carcere da detenuti e operatori. Consapevoli che qualsiasi ospitalità porti con sé momenti difficili e qualche fallimento, non rinunciamo a pensare che questi luoghi siano un possibile presente e futuro per il reinserimento in una società complessa come la nostra.
di Roberto Gramola
La Voce e il Tempo, 23 febbraio 2024
Il “penitenziario industriale-agricolo detto della Generala” era un istituto correzionale per minori nato in seguito alla riforma carceraria del 1839, voluta da re Carlo Alberto. Il provvedimento prevedeva la detenzione dei minorenni “discoli e pericolanti” (come li chiamava don Bosco che, proprio durante le sue visite ai ragazzi ristretti alla Generala, inventò il suo “sistema preventivo” e gli oratori) in sezioni separate delle carceri o, di preferenza, in appositi istituti, per evitarne il contatto - fortemente diseducativo - con gli adulti.
Il Centro, 23 febbraio 2024
La salute dei detenuti è stata al centro della visita aquilana del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Felice Maurizio D’Ettore. L’incontro è stato l’occasione per presentare un progetto di digitalizzazione delle cartelle mediche per la raccolta dei dati sanitari relativi a ogni detenuto, con Romano che ha sottolineato l’esigenza di un adeguato piano economico che incentivi i medici a prestare servizio all’interno delle case circondariali, e Di Vincenzo che ha a sua volta illustrato alcune iniziative riguardanti l’assistenza sanitaria ai detenuti, come l’elaborazione di uno specifico protocollo con il coinvolgimento dell’Asl 1 e della casa circondariale dell’Aquila per l’ottimizzazione delle cure mediche rivolte alle persone detenute nelle strutture, tra cui quelle recluse nel carcere Le Costarelle.
di Giacomo Lippi
Il Resto del Carlino, 23 febbraio 2024
Tortellini e altri tipi di pasta fresca direttamente dal carcere Sant’Anna di Modena. Tratta di questo l’iniziativa lanciata dalla cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera, con la collaborazione dello chef Rino Duca dell’osteria “Il grano di Pepe” di Ravarino, nel quale saranno proprio i detenuti della struttura a realizzare diversi tipi di pasta fresca fatta a mano. Parte del ricavato verrà trattenuto dall’amministrazione del carcere con il fine di rimborsare le spese sostenute per il mantenimento dei condannati nella struttura.
di Sara Carneri e Daniele Santuliana
webmagazine.unitn.it, 23 febbraio 2024
Una convenzione tra Università e Casa circondariale di Trento per promuovere la formazione di chi si trova in carcere. “Ho deciso di iscrivermi per avere cura di me stesso. Lo studio per me è strumento di libertà consapevole, di memoria, significativa e complessa. Il suo ruolo nella mia vita è sempre stato centrale”. Poche parole, quelle che arrivano da V. detenuto studente iscritto alla laurea magistrale in Filosofia, ma cariche di significato. Descrivono bene il senso di una scelta, quella di iniziare o proseguire gli studi e di impiegare un tempo di attesa in modo diverso, costruttivo, come un nuovo inizio. UniTrentoMag raccoglie le esperienze di chi ha potuto iscriversi all’Università di Trento grazie a una convenzione tra Università di Trento e Provveditorato regionale per l’amministrazione penitenziaria di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige nella Casa circondariale di Trento.
di Riccardo Mazzoni
Il Tempo, 23 febbraio 2024
Le politiche del governo sull’immigrazione irregolare stanno dando i primi frutti: dall’inizio dell’anno al 19 febbraio, infatti, in Italia si è registrata una netta riduzione del numero dei migranti sbarcati, pari a circa il 65 per cento rispetto allo scorso anno e con un calo anche rispetto ai numeri registrati nel 2022, come ha rimarcato il ministro Piantedosi nel question time alla Camera. È dunque ragionevole ritenere che siamo di fronte a una significativa inversione di tendenza, visto che febbraio è il quinto mese consecutivo in cui si registra una sensibile riduzione degli sbarchi. L’obiettivo del governo è quello di contrastare il traffico di migranti attraverso una serie di norme tese ad affermare un più rigoroso rispetto delle regole in materia di migrazione nella convinzione che solo bloccando le partenze gestite dai trafficanti si evitano le tragedie in mare.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 23 febbraio 2024
La Libia non è un “porto sicuro”. L’ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza n. 4557/2024): riportare i migranti nel paese nordafricano costituisce “abbandono di persone minori o incapaci” (art. 591 del codice penale) e “sbarco e abbandono arbitrario di persone” (art. 1155 del codice della navigazione). Siccome questa pronuncia può incidere sulle politiche nazionali in tema di immigrazione - dal Memorandum con la Libia al Piano Mattei - dalle parti del governo si inizia a dire che la Libia non sarebbe più il paese non sicuro di cui parla la sentenza. Quest’affermazione non ha fondamento.
di Stefania Limiti*
Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2024
Ricorderemo a lungo questo giorno perché è l’alba dell’Europa illiberale. I più ferventi europeisti che guardano all’Unione come orizzonte di progresso, illuministicamente portatore di buoni valori e buone cose, dovranno ricredersi, riavvolgere il filo e ammettere che siamo dentro un nuovo Medioevo. La scelta della Corte inglese di non rendere nota la sentenza contro Julian Assange è una barbarie sbattuta in faccia al giornalista australiano, colpevole di aver rivelato le atrocità delle ‘guerre democratiche dell’Occidente’, ma anche a milioni di persone che si ritenevano salvaguardate da un sistema di garanzie liberali. La vecchia Europa non ha trovato nulla da dire o da fare, lasciando il caso alla perfida Albione, guardando da lontano le manovre di Washington e Londra per gestire la faccenda. Avevamo già capito che non funzionavano quelle regole, ora ce lo hanno detto chiaro e dritto: sopra di tutto ci sono le libertà dell’Alleanza atlantica, vestale dell’Impero.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 23 febbraio 2024
Più di 90 persone arrestate, raid della polizia negli uffici legali e nelle sedi delle associazioni, richieste di pene pesantissime per gli oppositori politici e i loro avvocati. La Repubblica di Turchia, che solo pochi mesi fa ha celebrato il suo primo secolo di vita, sta affrontando uno dei periodi più bui di repressione. Tra gli arrestati anche Ayten Öztürk, la rivoluzionaria alevita che ha denunciato di essere stata torturata per sei mesi in un centro segreto di detenzione. L’abbiamo intervistata lo scorso marzo, dalla sua casa a Istanbul, dove si trovava da circa due anni agli arresti domiciliari e l’abbiamo incontrata di nuovo a novembre.
di Irene Soave
Corriere della Sera, 23 febbraio 2024
La denuncia in un video su YouTube. Lyudmila Navalnaya, mamma del dissidente, ha visto il cadavere del figlio, ma le autorità russe non lo restituiscono alla famiglia. “È illegale, vogliono una sepoltura segreta”. Vladimir Kara-Murza: “Continuate a lottare”. Dopo sei giorni dalla morte del figlio Aleksei Navalny ne ha finalmente potuto vedere il corpo: e in un video su YouTube la madre dell’attivista, Lyudmila Navalnaya, dice di avere ricevuto “pressioni e ricatti” da parte degli inquirenti russi perché il funerale del figlio venga celebrato in forma privata. Le autorità si rifiutano di consegnare la salma ai suoi famigliari se questi non accettano di svolgere le esequie in questo modo: “Vogliono portarmi in fondo a un cimitero, a una tomba appena scavata e dirmi: qui c’è tuo figlio. Io non sono d’accordo”.
- Nelle carceri, telefonate quotidiane e colloqui intimi: non più promesse, ma certezze
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- Sempre più ragazzi dentro, sempre più indifferenza fuori











