di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2024
Nelle scorse ore abbiamo presentato - scegliendo il luogo simbolico del Roma Scout Center e alla presenza del Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano - il nostro nuovo rapporto sulla giustizia minorile in Italia. Nei mesi scorsi abbiamo girato per il paese, visitando le carceri minorili italiane, le comunità, parlando con gli operatori, osservando i ragazzi. Abbiamo intitolato questo rapporto “Prospettive minori”, per sottolineare la nostra preoccupazione per un sistema che sta rinunciando a quei principi ispiratori che lo hanno reso un modello per l’intera Europa e sempre più sta offrendo ai giovani delle prospettive di futuro e di vita inadeguate e insufficienti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 21 febbraio 2024
Il rapporto di Antigone sugli under 18 dietro le sbarre. Intervista a Paolo Tartaglione, referente area penale minorile del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza. “Avevamo un’ottima legge, è stata spazzata via senza dibattito politico e a colpi di fiducia”. Paolo Tartaglione è un pedagogista e ha 49 anni. Presidente della cooperativa Arimo, che in Lombardia si occupa di giovani autori di reati, svolge un ruolo di consulenza per il Garante regionale dell’infanzia ed è referente dell’area penale minorile del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza. Al Cnca aderiscono 240 organizzazioni presenti in quasi tutta Italia. Con Tartaglione parliamo del settimo rapporto di Antigone, “Prospettive minori”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 21 febbraio 2024
Don Grimaldi: trasformare gli istituti in veri luoghi di convivenza e redenzione. Cambiare le nostre carceri affinché siano dei veri luoghi di convivenza, redenzione, riabilitazione e non “polveriere di rabbia” e, a volte, “tombe di umanità”. È l’appello che, in occasione della Quaresima, l’ispettore generale dei cappellani degli istituti di pena italiani, don Raffaele Grimaldi, rivolge ai colleghi e agli operatori spirituali che assistono i detenuti. Un motivo di riflessione per tutti.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 21 febbraio 2024
Gli ultimi anni sono stati contrassegnati per un elevato numero di suicidi nelle carceri. Già 20 detenuti si sono tolti la vita fino al 16 febbraio. Sovraffollamento, solitudine, mancanza di prospettive dopo la fine della pena: tante le cause che si possono individuare alla base di un disperato gesto estremo. Siamo al primo mese del 2024 e già si contano, al 16 febbraio, 20 suicidi in carcere, un’emergenza che sembra non finire mai. Nel 2022 si è raggiunto addirittura il numero di 84 detenuti che si sono tolti la vita, ma è stato alto anche nel 2023: 69 persone.
di Antonello Piraneo
La Sicilia, 21 febbraio 2024
L’ultimo ad essere stato tenuto così a stretta osservazione è stato Matteo Messina Denaro. Il servizio è mirato ad intercettare i messaggi che i reclusi mandano fuori dal carcere. Dopo l’arresto di un capo mafia cominciano le loro indagini tra le celle del carcere duro. Negli istituti penitenziari si svolge da venticinque anni la raccolta di dettagli impercettibili che servono a decifrare i messaggi in codice dei boss dietro le sbarre: dalla movenza delle mani agli sguardi, fino al modo di indossare una maglietta. E il Gruppo operativo mobile, reparto specializzato della polizia penitenziaria destinato alla custodia e allo spostamento dei detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis, in questo momento è alle prese con 724 detenuti eccellenti. Da Michele Zagaria a Totò Riina, ne hanno sorvegliati giorno e notte finora 2.135 in tutto: uno degli ultimi è stato Matteo Messina Denaro, per il quale gli agenti del Gom - grazie alle loro osservazioni - hanno fornito in pochi mesi diversi elementi alla magistratura.
di Errico Novi
Il Dubbio, 21 febbraio 2024
Dietro la proposta di Colosimo, presidente meloniana della commissione Antimafia, di considerare “impresentabile” chi ha un lontano cugino condannato per 416 bis, ci sono le revisioni garantiste che a breve la stessa Bicamerale dovrà introdurre nei criteri per la formulazione di queste black list: Meloni e i suoi vogliono “espiare” così la colpa di tutte le riforme liberali. Un dato c’è: la commissione Antimafia, di “black list”, ne ha già indicata una. Riguarda, com’è noto, le elezioni in Sardegna di domenica prossima. Meno noto è che, tra i 7 candidati “segnalati” dalla Bicamerale, solo uno ha già subito almeno una condanna in primo grado.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 21 febbraio 2024
Parla il vicepresidente della Camera: l’azzurro è contrario alla “blacklist antimafia” proposta da Colosimo. “Basterebbe sfogliare non gli archivi della Cassazione ma affidarsi alla collezione del Dubbio per avere chiaro come il sequestro preventivo dei beni abbia assunto nel tempo proporzioni che l’hanno trasformato in un mostro giuridico”. Non usa mezzi termini il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, commentando le frasi della presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo. E sulla “black list” degli impresentabili spiega: “Non vorrei che un approccio sicuramente encomiabile da parte della presidente Colosimo venga travisato e finisca per diventare una formidabile arma nelle mani dei giustizialisti un tanto al chilo che pretendono di giudicare le persone sulla base di un cognome o di una parentela”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 febbraio 2024
Al Senato si attende la calendarizzazione della prescrizione. Ma il Governo non sarebbe intenzionato ad accontentare le toghe. Il governo prende ancora tempo sulla riforma del Csm, rinviando a data da destinarsi i pareri tanto attesi. Pareri non vincolanti, che sarebbero dovuti arrivare nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato entro il 28 gennaio, ma dei quali ancora non vi è traccia. Un sintomo, ormai evidente, delle profonde spaccature interne alla maggioranza, divisa tra chi vorrebbe evitare ulteriori strappi con la magistratura - già su tutte le furie per l’approvazione del ddl Nordio e sulle norme che riguardano il sequestro degli smartphone - e chi, invece, vorrebbe tirare dritto per arginare la presenza delle toghe negli uffici legislativi dei ministeri.
La Repubblica, 21 febbraio 2024
Protesta in carcere, inchiesta su assistenza medica e soccorsi. L’uomo, 67 anni, era cardiopatico e diabetico. Alla sua scomparsa è seguita una contestazione da parte degli altri reclusi. Un detenuto di 67 anni, cardiopatico e diabetico, è morto nell’istituto penitenziario di Rebibbia a Roma “dopo una notte di sofferenze odontoiatriche. L’inchiesta della procura dirà della tempestività dei soccorsi e dell’assistenza prestata”. Lo dichiara il Garante delle persone private della libertà del Lazio, Stefano Anastasia che riferisce anche come alla morte del detenuto sia seguita “una civile protesta dei detenuti della casa di reclusione, di quelle che qualcuno vorrebbe rendere punibili con altri anni di carcere”.
L’Unione Sarda, 21 febbraio 2024
Incarico a un collegio di 5 super esperti. Emergono anche le carenze dell’istituto oristanese: quasi tutte le telecamere non funzionano, anche quella da cui si intravede la cella in cui è morto il 42enne. E dal 2017 non si fanno manutenzioni. Sarà eseguita una nuova perizia medico legale sulla salma di Stefano Dal Corso, il romano di 42 anni morto nella sua cella del carcere di Massama a Oristano il 12 ottobre 2022. Lo rendono noto i deputati Pd Debora Serracchiani e Silvio Lai, riferendo la risposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio all’interrogazione presentata in merito dal gruppo dem, prima firmataria proprio la Serracchiani.
- Torino. Emergenza all’Ipm Ferrante Aporti: “Materassi gettati a terra per gestire l’affollamento”
- Torino. Università in carcere, “Per noi la cultura come riscatto”
- Foggia. Il carcere si colora di giallo: nasce uno spazio dedicato ai figli del detenuti
- Lecco. Diritti e sfide nel carcere: il resoconto del Garante dei diritti delle persone detenute
- Rimini. “Donne e carcere”, incontro sul lavoro come forma di riscatto in ambito penitenziario











