di Filomena Gallo
La Stampa, 23 giugno 2024
Il 19 giugno scorso sul tema del fine vita si è tenuta un’udienza della Corte costituzionale su una questione delicata: il requisito del sostegno vitale, stabilito dalla sentenza 242 del 2019, è necessario? La sentenza del 2019 della stessa Corte con la sentenza Cappato, aveva dichiarato parzialmente illegittimo l’articolo 580 del codice penale, che penalizzava l’aiuto e l’istigazione al suicidio, giudicandolo in contrasto con l’autodeterminazione e i diritti fondamentali.
di Diana Cavalcoli
Corriere della Sera, 23 giugno 2024
Braccianti sfruttati, contratti fantasma, vita nei ghetti e paga minima che arriva a 2 euro per un’ora di lavoro. Pesano anche le piccole dimensioni di tante aziende. Sono le schiene piegate sulle nostre terre, dai campi nel Mantovano a quelli di Latina e Foggia, le mani che raccolgono e portano sulle nostre tavole pomodori, olive, uva e fragole. Cassone dopo cassone. Sono i braccianti d’Italia e tra loro in 230 mila, secondo i dati Istat, soffrono sfruttamento e abusi: contratti fantasma e una paga che va dai 15 ai 35 euro al giorno, in alcuni casi appena due euro l’ora. Lavoratori, tra cui 55 mila donne, impiegati in modo irregolare in agricoltura ma che pesano per un quarto del totale degli occupati del settore. Arrivano da Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Gambia, Mali ma anche da Bulgaria e Romania oltre che da Pakistan, Bangladesh e India. Qui era nato Satnam Singh, il 31enne morto nell’area dell’agro pontino mentre lavorava nei campi, per 4 euro l’ora. Un caso che ha sollevato proteste e indignazione e che ha portato i sindacati a proclamare lo sciopero per oggi (Flai Cgil) e per il 25 giugno (Uila-Uil e Fai-Cisl).
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 23 giugno 2024
Gli schiavi contemporanei lavorano nei campi, in bella vista. Parliamo di 200mila persone. Se l’autorità non le vede è perché non le vuol vedere. Dopo tanti anni di mestiere, uno dovrebbe smettere d’arrabbiarsi. Invece ci sono vicende che ancora provocano un’irritazione profonda. Per esempio: il governo di turno, dopo una tragedia nei campi, dichiara: “Guerra al caporalato in agricoltura!”. È accaduto anche stavolta. Un giovane indiano, Satman Singh, è morto dopo due giorni d’agonia. Nell’incidente, avvenuto in una serra per la coltivazione dei meloni nell’agro pontino (Latina), ha perso un braccio. È stato ritrovato. L’avevano gettato nell’immondizia.
di Paolo Baroni
La Stampa, 23 giugno 2024
Ci sono 200 milioni di euro stanziati dal Pnrr per superare gli insediamenti abusivi dove vivono migliaia di lavoratori agricoli, per lo più stranieri e spesso sfruttati, bloccati da mesi. Le aree sono state individuate da due anni ma è ancora tutto fermo. Secondo il Rapporto su “Le condizioni abitative dei migranti che lavorano nel settore agroalimentare” pubblicato a giugno del 2022 dal ministero del Lavoro e dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani, sarebbero 150 gli insediamenti non autorizzati che stando alle stime ospiterebbero circa 10 mila immigrati tra casolari e palazzi occupati, baracche, tende e roulotte. Veri e propri ghetti, invivibili, indecenti e pericolosi, che sulla carta andrebbero sostituiti realizzando aree attrezzate con moduli abitabili e la predisposizione di tutti i servizi necessari.
di Pierfrancesco Majorino
Il Domani, 23 giugno 2024
L’Italia oggi dovrebbe mostrare un sussulto e la razionalità e il coraggio che non ha saputo mettere in campo sin qui, realizzando un discorso di verità sulle politiche migratorie. La legislazione attuale è fallimentare e permette la crescita di sfruttamento e violazione dei diritti umani. Mettersi alle spalle in modo netto e inequivocabile la legge Bossi-Fini. Questo imperativo non può più attendere. È una questione di civiltà. In Italia si è affermata un’idea secondo la quale il quadro legislativo in materia di immigrazione non debba essere realmente e poderosamente modificato. Ciò si sostiene (più o meno esplicitamente a seconda delle stagioni) favorirebbe gli “arrivi” alimentando il rischio dell’”invasione”.
di Anna Berlingieri
L’Unità, 23 giugno 2024
A marzo Asgi, Arci, ActionAid, Mediterranea Saving Humans, Spazi Circolari e Le Carbet, hanno impugnato gli accordi anti-migranti tra Meloni e Saied, sostenendone l’illegittimità. Decisione sul merito il 4 luglio. “Da inizio anno le autorità tunisine hanno impedito la partenza di oltre 30 mila migranti che volevano imbarcarsi per raggiungere le coste dell’Europa. Dato che testimonia il costante impegno portato avanti da quel Paese, anche grazie al supporto fornito dall’Italia, per contrastare l’immigrazione irregolare e combattere i trafficanti di esseri umani”, proclama il Ministero dell’Interno dal suo account “X”. La cooperazione con la Tunisia è il fiore all’occhiello della politica migratoria italiana: è stato fondamentale il ruolo di Meloni nel “team Europe” per concludere il Memorandum UE-Tunisia dello scorso luglio. I rapporti con il paese sono solidi e duraturi e l’Italia finanzia ampiamente le politiche di controllo della mobilità in Tunisia. Questa cooperazione, mirata a bloccare i flussi migratori, si è intensificata con l’aumento degli arrivi via mare dal paese, aggravato dalla crisi socio-economica tunisina e dall’ondata di razzismo e repressione che ha colpito le persone di origine subsahariana nell’ultimo anno.
di Bruno D’Alfonso
Il Messaggero, 23 giugno 2024
Il fratello: “Nessuna notizia e nessun contatto”. Ingaggiato un avvocato egiziano, che ha chiesto già 30 mila dollari, ma che non è mai andato in cella a trovare il suo assistito. “Non vorrei che si trattasse di un altro caso Giulio Regeni. Temo per la vita di mio fratello, Luigi Giacomo Passeri, maltrattato in carcere dalla polizia egiziana da un anno”. Sono le parole di Andrea Passeri, pescarese, ma nato in Sierra Leone come i suoi quattro fratelli, tra cui il più piccolo Luigi Giacomo di 31 anni, che lo scorso anno è stato arrestato al Cairo per il solo possesso di uso personale, sembrerebbe, di due spinelli.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 22 giugno 2024
Ci è parso utile e per certi versi inevitabile dedicare la riflessione di PQM, questa settimana, al tema - in verità secolare - della pena. Ce lo impone la macabra e quasi petulante contabilità dei suicidi nelle nostre carceri, uno scandalo che non esiterei a definire mondiale, ma che continua a non interessare né chi ci governa, né la gran parte - io temo - della pubblica opinione. Perché quei suicidi, è ovvio, denunciano la insopportabilità della pena che quei detenuti erano chiamati ad espiare. Una intollerabilità che va misurata certamente rispetto alle concrete condizioni di espiazione, cioè le nostre vergognose, scandalose carceri; ma anche e forse innanzitutto rispetto al senso della espiazione in atto, ed alle prospettive che quella pena così espiata costruisce per la futura, riacquistata libertà.
di Vittorio Manes*
Il Riformista, 22 giugno 2024
La situazione delle carceri, il tasso di sovraffollamento e il numero dei suicidi sono lì a ricordarci, dolenti, la distanza siderale da ogni canone di umanità. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”, recita la prima parte dell’art. 27, terzo comma, della Costituzione, a cui fa eco l’art. 3 della CEDU, vietando perentoriamente, oltre la tortura, tutte le pene o i “trattamenti inumani e degradanti”. Ma questo basilare canone di civiltà è molto più risalente, ed è parte dei presupposti stessi - i minima moralia - del legittimo esercizio della potestà punitiva: regola di esclusione ed al contempo condizione di legittimazione dello ius puniendi, ad alta densità assiologica.
di Giovanni Flora*
Il Riformista, 22 giugno 2024
In attesa di “qualcosa di meglio del carcere” e di “qualcosa di meglio della pena”, in carcere si continua a morire. Se, come e perché punire è da secoli uno dei fondamentali interrogativi del diritto penale. La concreta incidenza negativa della pena sui diritti fondamentali della persona, la sua “afflittività”, ne paiono caratteri identificativi sostanziali. Del resto, anche l’art. 25 comma 2 Cost. (“Nessuno può essere punito (..)”) evoca la categoria della “punizione” quale conseguenza della commissione di un fatto di reato, nell’implicito presupposto che ne ricorrano ovviamente tutte le condizioni (non ultima la capacità di intendere e di volere dell’autore).









