di Massimo Massenzio
Corriere di Torino, 21 febbraio 2024
La garante Monica Gallo: “Istituti minorili a numero chiuso”. Nonostante il decreto Caivano - o forse proprio per l’inasprimento delle pene - il carcere minorile di Torino è sempre più affollato. Secondo l’analisi dei dati contenuta nel rapporto diffuso da Antigone, l’associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, il provvedimento ha avuto “effetti distruttivi sui percorsi di recupero”. E così, per la prima volta dopo molto tempo si sono registrate situazioni di sovraffollamento. Nel 2023, infatti, per 5 mesi la presenza media dei giovani detenuti ha superato la capienza massima di 46 posti e “la direzione è stata costretta per qualche giorno a predisporre dei materassi a terra”. Il record si è registrato a novembre, con una presenza media di 48 persone a fronte delle 36 registrate a gennaio, febbraio e marzo.
di Caterina Stamin
La Stampa, 21 febbraio 2024
Inaugurato l’anno accademico del Polo per studenti detenuti di Torino. “Avrei due richieste da fare all’Università per il futuro”. Manlio nasconde la timidezza dietro un sorriso mentre tiene stretto il microfono ed esprime i desideri suoi e dei colleghi: “Vorremmo degli Open day e più momenti di scambio culturale”. Indossa la maglietta bianca con lo stemma rosso di UniTo, una t-shirt che per lui ha un significato ben preciso. “Ho chiesto il trasferimento dalla Sicilia a Torino due mesi fa perché lì non potevo studiare - racconta il 27enne -. Essere qui per me significa avere l’opportunità di completarmi come persona”. Manlio è uno degli studenti della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” per cui cultura significa riscatto. Il più giovane, Amza, ha 25 anni, il più anziano, Riccardo, ne ha più di 60. Alcuni di loro hanno già una laurea in tasca, chi in Architettura e chi in Filosofia, per altri partecipare a lezioni e seminari è un’opportunità che non avevano mai avuto prima. Ora ce l’hanno.
di Mimmo Cicolella
L’Edicola del Sud, 21 febbraio 2024
Fatti e studi dicono che attualmente le condizioni delle carceri italiane sono a dir poco difficili. Sovrappopolamento, strutture spesso fatiscenti o inadeguate, poco personale e rischio sicurezza. In questo momento critico, che si trascina da tempo, fortunatamente esistono associazioni strutturate, che da sempre si occupano dei minori, “costretti” all’attesa che prelude l’incontro coi genitori detenuti. Oggi, infatti, alla Casa Circondariale di Foggia, s’inaugura la nuova struttura adibita a Spazio Giallo, nuovo modulo che permetterà di accogliere, in un ambiente più ampio e adeguato, i bambini che entrano in Istituto.
di Caterina Franci
lecconotizie.com, 21 febbraio 2024
I detenuti sono per la maggior parte stranieri, tra cui tanti giovani per reati legati ad aggressioni e spaccio. 69 detenuti (il dato è di fine dicembre 2023), il 60% dei quali di nazionalità straniera. Il Garante dei diritti delle persone private della libertà individuale Lucio Farina ha presentato nei giorni scorsi in Comune la relazione relativa all’attività svolta nel 2023 presso la Casa Circondariale di Lecco. Il quadro tracciato è complessivamente positivo: “Rispetto ai problemi che come noto affliggono carceri e case circondariali nel nostro paese a Lecco la situazione è buona - ha fatto sapere Farina - i diritti essenziali dei detenuti vengono ampiamente rispettati, la struttura, pur piccola, è in buone condizioni. Ricordo che nella nostra Casa Circondariale si trovano principalmente persone ancora a processo, in attesa cioè di sentenza e detenuti condannati definitivamente con una pena inferiore ai 5 anni. In questo momento gran parte degli ospiti sono a fine pena, di recente sono giunti a Lecco 4 detenuti provenienti da San Vittore e altri ne arriveranno le prossime settimane”.
riminitoday.it, 21 febbraio 2024
La mostra “Domani faccio la brava. Donne, madri nelle carceri italiane”, progetto del fotoreporter Giampiero Corelli, ospitata nell’ala moderna del Museo della città di Rimini (ingresso gratuito) è stata inaugurata mercoledì 14 febbraio e sarà visitabile fino a domenica 10 marzo. Nella giornata di giovedì 22 febbraio (ore 17:00), sempre nell’ala moderna del Museo della città di Rimini, è in programma il convegno dal titolo “Donne e carcere. Il lavoro come riscatto”. Sarà un momento importante di confronto sulle possibilità di riscatto attraverso il lavoro e la formazione offerte dal sistema penitenziario alle donne recluse. Come raccontano le fotografie in mostra, c’è un mondo di umanità e di sofferenza, oltre che di riconoscimento degli errori commessi, dietro alle storie delle carcerate. Offrire loro una possibilità di rinascita è un dovere che chiama in causa la politica, governanti e amministratori, oltre alle forze sociali.
exibart.com, 21 febbraio 2024
Aprirà in occasione del Festival del Giornalismo, con un focus sul tema delle carceri, la seconda tappa del progetto del collettivo plurale dedicato alla cultura giovanile e alla musica trap. Un argomento tanto complesso quanto delicato, quello della detenzione, che coinvolge ambiti diversi, dall’architettura delle carceri alla filosofia della pena, dalla burocrazia alla politica.
di Luigi Manconi e Chiara Tamburello
La Repubblica, 21 febbraio 2024
Uno dei giochi più diffusi dell’età dell’infanzia è Guardie e ladri. Come ognuno ben sa lo schema è questo: un gruppo di bambini rappresenta le guardie e un altro i ladri. I primi inseguono i secondi, che una volta catturati vengono portati in una zona definita prigione. Il ladro prigioniero rimane confinato in attesa che un altro ladro libero lo tocchi per farlo evadere. Il fuggi fuggi ricomincia e, solitamente, finisce solo quando le guardie abbiano preso tutti i ladri. Guardie e ladri si rivela utile per lo sviluppo motorio e per l’apprendimento delle regole e dei ruoli. Ma cosa accade se a un simile esperimento vengono sottoposti gli adulti? Nel 1971 alcuni ricercatori hanno indagato il comportamento umano in una società definita dai gruppi di appartenenza all’interno del carcere di Stanford. L’esperimento prevedeva l’assegnazione dei ruoli di carcerieri (guardie) e carcerati (ladri) in una prigione simulata.
di Donatella Stasio
La Stampa, 21 febbraio 2024
Il libro di Edmondo Bruti Liberati racconta una professione incompresa e bistrattata alla luce della separazione delle carriere e della proposta di riforma sul premierato. “Dispensatori di sofferenza, ecco cosa siamo”, mi diceva anni fa un sostituto procuratore romano, ragionando sul Pubblico ministero. Quelle tre parole, prive di cinismo e di rassegnazione, sintetizzavano il sentimento e il destino di chi sceglie di fare il pm, pubblica accusa ma sotto accusa egli stesso, a torto o a ragione, e non solo per le sofferenze dispensate a chi finisce sotto le sue grinfie. L’attuale stagione politica potrebbe essere decisiva per il suo futuro nell’assetto istituzionale del paese e la sua “riforma” sarebbe un ulteriore segnale della lenta e progressiva erosione dei nostri spazi di democrazia costituzionale.
di Giovanni Tizian
Il Domani, 21 febbraio 2024
“È capitato pure a me nella vita di essere identificato, non è un dato che comprime una qualche libertà personale”, dice il ministro Piantedosi rispondendo alle critiche sull’identificazione dei manifestanti per Navalny a Milano. Ma identificare senza reali motivi di ordine pubblico rischia di diventare una schedatura arbitraria in base alle manifestazioni che si frequentano. Sarà capitato anche a voi, come sostiene il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, subire un’identificazione dalla digos, cioè il reparto della polizia che si occupa di manifestazioni, movimenti politici di estrema destra e sinistra e dell’ordine pubblico negli stadi. A chi non è capitato, in fondo, esibire patente e carta d’identità e consegnarlo nelle mani dell’agente, che chiede: “Documenti, prego”. Certamente sarà successo per un controllo stradale. Cosa diversa è l’identificazione selvaggia in voga con i patrioti al governo, che il motto ordine e disciplina lo usano a proprio piacimento solo quando conviene, mai per gli “amichetti” finiti in storie di malaffare.
di Jennifer Guerra
Corriere della Sera, 21 febbraio 2024
Dialogo tra una femminista storica e una giovane filosofa su corpi e libertà. “Difficile proporre questa prospettiva alle donne emancipate, che vogliono allontanare da sé certi fantasmi”, dice la saggista. Quando ci parliamo, Lea Melandri è appena tornata da Londra, dove è stata accolta “come un rockstar”, a sentire chi l’ha accompagnata e ascoltata all’Istituto di cultura italiana. Tra le più importanti esponenti del femminismo storico italiano, archivio di “memoria vivente”, come si definisce, Melandri è stata invitata oltremanica per parlare della sua esperienza dei corsi delle 150 ore nei quartieri popolari di Milano negli Anni 70, che da formazione per ottenere la licenza media pensata per gli operai, si trasformarono in laboratori femministi per casalinghe. Oggi Lea ha 82 anni, ha vissuto mille vite e sta costruendo un ponte con le femministe di nuova generazione.
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