di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 20 febbraio 2024
L’emozione per la tragedia di Firenze rischia di produrre risposte inutili o addirittura controproducenti. Se tra le vittime vi erano immigrati irregolari, avremmo la conferma che l’edilizia si regge sulla manodopera dei clandestini: quelli che si cerca di respingere in tutti i modi, con le buone o con le cattive, quando arrivano sui barconi. Secondo lo spirito dei tempi la demagogica risposta sarebbe in nuovi reati.
di Fulvio Vassallo Paleologo
Il Manifesto, 20 febbraio 2024
La decisione della Corte di Cassazione (sentenza n. 4557 del 1 febbraio 2024) sul caso Asso 28 conferma la condanna, in relazione al delitto di abbandono in stato di pericolo di persone minori e incapaci (articolo 591 del codice penale). E per abbandono arbitrario di persone (art. 1155 del Codice della navigazione), stabilita in precedenza dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Napoli, a carico del comandante di un rimorchiatore di proprietà della società “Augusta offshore”, a servizio alla piattaforma petrolifera di Sabratha, gestita dall’ente libico Noc e dall’Eni che nel 2018, a seguito di un soccorso di naufraghi in acque internazionali, li aveva consegnati ad una motovedetta libica, dopo averli ricondotti nelle acque antistanti il porto di Tripoli.
di Alessandro Braga
Il Manifesto, 20 febbraio 2024
Il ministro dell’Interno nega la realtà dei Centri. E difende la Libia come “porto sicuro”. Le identificazioni durante il ricordo di Navalny “non comprimono la libertà”. Non sono tanto le parole che ha detto (di per sé già aberranti), quanto il modo in cui le ha dette. Con freddezza, cinismo e distacco. Come se non stesse parlando di persone umane, ma di oggetti. Sguardo fisso, nessun tentennamento né pause dubitative. Non che sia una novità per uno che, un anno fa, con i corpi dei migranti morti nel naufragio di Cutro ancora ammassati nel paesino calabro, diceva che “la disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli”. E del resto è lo stesso che, nel novembre del 2022, parlava di “carico residuale” per definire i migranti che non potevano scendere dalle navi delle Ong a causa dell’approccio muscolare alla questione immigrazione intrapresa dall’allora neonato governo Meloni. Insomma, Matteo Piantedosi l’atteggiamento da “sbirro cattivo” non se lo scrolla proprio di dosso.
di Matteo Macor
La Repubblica, 20 febbraio 2024
A decidere l’adeguamento francese alle sentenze di Consiglio di Stato e Corte di Giustizia europea, dopo otto anni di violazione sistematica delle norme comunitarie. Le ong: “Avevamo ragione noi”. Qualcosa è cambiato, lungo la frontiera che da nove anni fa da imbuto d’Europa. Lo dicono numeri inaspettati e per certi versi inediti, almeno dal 2015 a questa parte: dall’anno della grande crisi dei rifugiati nel mondo, quando tra Ventimiglia, il suo mare e il muro del confine francese si iniziarono a fermare i sogni di migliaia di migranti, a oggi.
di Nadia Urbinati*
Il Domani, 20 febbraio 2024
Aleksej Navalny è soltanto l’ultima vittima politica del regime di Vladimir Putin. Se ci spostiamo dagli Urali verso ovest, troviamo diversi piccoli e grandi indizi di quanto sia sensato parlare di libertà come di un bene scarso. La libertà civile è un bene pericolosamente scarso in quest’epoca di confusione ideologica e di tolleranza, quando non di attrazione, per governi forti e leader plebiscitari. Con le ovvie proporzioni, la scarsità accomuna regimi diversi e persino opposti. Il caso estremo è quello del dispotismo che l’Europa ospita come est, il regime che è solito eliminare fisicamente i suoi oppositori, in esilio o in prigione.
di Filippo La Porta
L’Unità, 20 febbraio 2024
Ipernazionalista, anti-immigrati, sembrava fatto apposta per non piacerci. Eppure nella sua battaglia per i diritti e la democrazia, è stato, come i Kennedy, un paladino di retroguardia. Per capire la qualità contradditoria della grandezza di Aleksej Navalny - una grandezza peraltro assoluta - ci occorre Pasolini, e in parte anche Lermontov: un “eroe della retroguardia” (come Kennedy a suo tempo) e un “eroe del nostro tempo” (dove la confusione è prima di tutto nelle cose, negli eventi). Diciamolo: Navalny aveva tutto per non piacerci! Ipernazionalista benché non propriamente xenofobo, oscillante in merito all’invasione della Georgia, ferocemente avverso all’immigrazione. In un’occasione ha voluto testimoniare in difesa di un leader neonazista arrestato (tutte notizie che ho appreso in Rete, incrociando le fonti). Ma tutto ciò ora conta pochissimo.
di Pasquale Pugliese*
Il Fatto Quotidiano, 20 febbraio 2024
Negli stessi giorni in cui in Italia impazzavano le censure e la guerra alle parole, dell’ambasciata israeliana prima e della Rai dopo, perché dal palco sanremese il giovane Ghali osava evocare nella sua canzone i bombardamenti sugli ospedali e perfino chiedere lo “stop al genocidio” a Gaza, Edgar Morin ospite al Festival del libro africano di Marrakech, dall’alto dei suoi 102 anni, scandiva parole limpide e nette: “Sono indignato per il fatto che coloro che rappresentano i discendenti di un popolo che è stato perseguitato nei secoli per motivi religiosi o razziali, oggi decisori dello Stato d’Israele, possano non solo colonizzare tutto un popolo, scacciarlo in parte dalla sua terra - volendolo scacciare una volta per tutte - ma anche, dopo il massacro del 7 ottobre, commettere una vera e propria carneficina, massiccia, della popolazione di Gaza, continuando senza sosta”. E indicava il compito al quale nessun operatore della cultura e dell’informazione può sottrarsi: “L’unica cosa che possiamo fare, se non riusciamo a resistere concretamente a questa tragedia orribile, è testimoniare. Resistere con la mente, senza mistificazioni, ma avendo il coraggio di guardare in faccia la realtà per continuare a testimoniare”.
di Valentino Maimone
La Ragione, 19 febbraio 2024
Dal primo giorno dell’anno a oggi, in carcere si sono tolti la vita già 20 detenuti, più o meno uno ogni due giorni e mezzo. Che strano Paese è quello che sa indignarsi quando vede una sua concittadina all’estero condotta in ceppi e catene al processo da presunta innocente, ma affonda la testa nell’ignavia pur di non guardare all’orrore che coltiva senza troppi patemi in casa propria. Un Paese capace di commuoversi di fronte al fisico devastato dai soprusi di chi ha subìto il carcere da innocente per quasi trentatré anni, ma bravissimo a fare spallucce e a relegare la notizia di un suicidio in carcere in un riquadro a pagina 16 (meglio se in basso e a sinistra). Dal primo giorno dell’anno a oggi, fra le mura del nostro disgraziato sistema carcerario si sono tolti la vita già 20 detenuti. Più o meno uno ogni due giorni e mezzo. E non ci vuole del genio per prevedere che il numero continuerà a salire fino a superare facilmente il totale di quelli registrati l’anno scorso (69) e magari anche quello del 2022, annus horribilis dei nostri penitenziari con 84 suicidi (il primato più nero degli ultimi trent’anni).
di Josephine Carinci
ilsussidiario.net, 19 febbraio 2024
Da quindici anni Suor Anna Donelli è volontaria nel carcere di San Vittore a Milano, dove si dedica ad aiutare chiunque le chieda qualcosa “senza differenze di età, di provenienza, di cultura e religione”, spiega. “Il mio incontro è con la persona, non con l’autore di questo o quel reato. Parto dalla consapevolezza che ogni persona sia sempre di più di qualsiasi fatto commesso. All’interno di questa relazione di fiducia si può parlare in modo costruttivo, da compagna di viaggio, sperimento i piccoli salti di qualità e i cambiamenti di vita profondi, perché raggiunti con tanta fatica e pochi aiuti, ma ad un certo punto riusciti”.
di Liana Milella
La Repubblica, 19 febbraio 2024
La riforma voluta dai berlusconiani procede a ritmo spedito. Il capogruppo in commissione vuole il via libera già in questa settimana. E può ottenerlo grazie ancora all’appoggio di Azione e Iv. Forza Italia gioca pesantemente la partita della giustizia. È noto che se il premierato tocca a Giorgia Meloni e l’Autonomia a Matteo Salvini, il campo della giustizia è quello dove gioca Forza Italia. Pesantemente. A poche ore dall’aver incassato il disegno di legge sul sequestro degli smartphone, riscritto e inasprito da Carlo Nordio, ma che rappresenta già di per sé una vittoria di Forza Italia perché il capogruppo al Senato Pier Antonio Zanettin lo aveva già proposto a luglio 2023 firmando un ddl assieme alla presidente della commissione Giulia Bongiorno. I due sono in ottimi rapporti, entrambi avvocati, s’intendono bene, e marciano spediti sulle riforme. A marcare la lentezza semmai è proprio Nordio. Tant’è che la settimana scorsa c’è stata più di una frizione sui decreti attuativi della legge Cartabia. Dove via Arenula ha fatto un grande pasticcio sui fuori ruolo, facendo innervosire pesantemente anche Enrico Costa di Azione che considera la riduzione del numero delle toghe (da 200 a 180) una sua materia prioritaria.
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