di Vincenzo Brancatisano
orizzontescuola.it, 19 febbraio 2024
“I ragazzi vedono le regole come limiti alla loro libertà, come degli obblighi. Invece le regole sono strumenti che servono per raggiungere degli scopi”. E’ questo lo spirito con il quale Gherardo Colombo, già magistrato, conosciuto anche per aver fatto parte del pool di Mani pulite negli anni ‘90, da quasi 17 anni esercita il suo impegno nella diffusione della cultura delle regole tra gli studenti delle scuole italiane, da quelli della scuola primaria a quelli della scuola secondaria di secondo grado.
di Ennio Battista
Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2024
Non si sentono “all’altezza di questa vita”. Potrebbe essere questa la sintesi del drammatico aumento negli ultimi anni “degli episodi depressivi e ansiosi, delle oscillazioni dell’umore, delle psicosi e dipendenze da sostanze o comportamentali (internet), autolesionismo, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, isolamento in casa, aggregazione in bande”, spiega al FattoQuotidiano.it il professor Claudio Mencacci, copresidente Sinpf (Società italiana di neuropsicofarmacologia) e Direttore emerito di neuroscienze al Fatebenefratelli - Sacco di Milano).
di Silvia Avallone*
Corriere della Sera, 19 febbraio 2024
Ciò che accade sui social accade di più: è il loro meccanismo intrinseco che ce lo ha fatto credere, ma è una bugia. Ciò che accade sui social accade di meno, perché ci strappa alla vita che stiamo vivendo: l’unico luogo che possiamo abitare davvero. Intendiamoci: i social media potrebbero essere pensati e usati diversamente. In Paesi dove vigono regimi sanguinari, per esempio, sono strumenti di resistenza e di democrazia, hanno un impatto positivo sulla realtà. Ma se dalla realtà ci distraggono, se ci fanno interessare ai problemi sociali per pochi giorni e poi subito ci inducono a dimenticarli, se ci portano con la testa altrove rispetto alle persone che amiamo, alle passioni che coltiviamo, allora ci stanno rubando il bene più prezioso: il tempo.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 19 febbraio 2024
Il Viminale studia la sentenza della Cassazione sul rimpatrio forzato dell’Asso28 che ha ritenuto Tripoli “porto non sicuro”. E si prepara alle class action delle Ong. Evitare di mettere a rischio gli accordi fra Italia e Libia sulla gestione e il rimpatrio assistito dei migranti nei loro Paesi d’origine. Ribadire che il nostro Paese non effettua respingimenti di profughi soccorsi in mare. Ma anche affrontare eventuali class action già minacciate dalle Ong, che potrebbero portare a richieste di risarcimento da parte di chi - rappresentato dalle stesse organizzazioni umanitarie - è salpato sui barconi ma è stato subito ricondotto nel Paese nordafricano, ancora oggi “porto non sicuro” e non inserito nella lista dei Paesi sicuri.
di Cataldo Intrieri
linkiesta.it, 19 febbraio 2024
Stati illiberali come Russia e Ungheria hanno sottomesso la magistratura al governo e rifiutano di applicare il diritto internazionale. Adesso anche Roma sembra prendere questa deriva: si rifiutano le leggi europee con il pretesto della sovranità popolare. La fredda, apatica accoglienza riservata dal governo italiano all’assassinio di Alexei Navalny non deve stupire. Esattamente un secolo fa in Italia la destra al governo dell’epoca uccideva un altro eroe “comune”: Giacomo Matteotti. E, superato, il primo momento di emozione, il regime digerì anche la poca e sterile protesta che si sollevò. La sua figura fu infangata fino all’improntitudine di processare formalmente i suoi assassini condannati a pene miti e di consentire al loro difensore, il gerarca Roberto Farinacci, di sostenere che “lui” se l’era cercata, e che ai sicari, fedelissimi del partito fascista, andava concessa l’attenuante della provocazione.
Ungheria. Il padre di Ilaria Salis: “Temo per la sua incolumità, la vogliono su una sedia a rotelle”
La Stampa, 19 febbraio 2024
In un’intervista al “Guardian” l’uomo ha spiegato di avere paura di ritorsioni in caso di concessione degli arresti domiciliari. Roberto Salis torna a esprimere preoccupazione per la situazione della figlia Ilaria, detenuta in carcere in Ungheria dal suo arresto l’anno scorso con l’accusa di tentata aggressione. Lo fa in un’intervista al Guardian dopo la marcia organizzata dall’estrema destra domenica scorsa a Budapest, che commemorava le forze naziste nella seconda guerra mondiale: su un muro è stato dipinto un murale che immaginava la morte per impiccagione dell’attivista antifascista italiana. Salis ha dichiarato di temere per l’incolumità della figlia e ha sottolineato l’urgenza di riportarla in Italia il prima possibile.
di Pierfederico Pernarella
Il Messaggero, 19 febbraio 2024
La storia di Maurizio Cocco, da due anni in carcere in Costa d’Avorio per accuse rivelatesi infondate. La famiglia dell’ingegnere di Fiuggi Maurizio Cocco, da due anni in carcere in Costa d’Avorio per accuse rivelatesi infondate, torna ad appellarsi alle autorità italiane per uscire da una situazione assurda e sempre più preoccupante. La moglie e i figli del professionista ciociaro nelle scorse ore, attraverso il proprio legale, hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni, e ai ministri della giustizia Carlo Nordio, degli esteri Antonio Tajani e degli interni Matteo Piantedosi, oltre che all’ambasciatore e al console ad Abidjan, Arturo Lozzi e Giovanni Fedele, chiedendo un loro intervento. Un caso, quello del ciociaro, che richiama alla mente quello di Ilaria Salis, la ragazza in carcere in Ungheria.
di Stefania Maurizi
Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2024
Entro mercoledì l’Alta Corte del Regno Unito deciderà sulla richiesta degli Usa, dove rischia 175 anni. Appelli delle Ong. Può essere l’ultima udienza sul suolo britannico. Domani e mercoledì la High Court del Regno Unito sarà chiamata a decidere sull’appello del fondatore di WikiLeaks contro l’estradizione negli Stati Uniti, dove rischia 175 anni in una prigione di massima sicurezza. La High Court si è già pronunciata due volte a favore dell’estradizione e, se anche stavolta dovesse confermarla, ad Assange rimarrebbe solo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sempre che il Regno Unito non lo estradi negli Usa prima che la Corte possa emettere le sue misure protettive.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 19 febbraio 2024
Cancellare l’oppositore numero 1 per Putin significa annullare l’obiezione democratica, l’insidia di una critica radicale e permanente che sfida il potere, costringendolo a rivelarsi. La dittatura vive nel presente e non è capace di immaginare il futuro, perché le fa paura. Vladimir Putin non ha saputo prevedere che la morte in carcere di Aleksej Navalny lega per sempre il nome dell’imperatore e quello del suo oppositore, come se una persecuzione morale, disarmata ma inesorabile, ribaltasse la persecuzione fisica del regime durata anni contro il nemico pubblico numero 1. La logica difensiva e apprensiva del sovrano suggeriva soltanto soluzioni primitive, purché definitive: cancellare Navalny per il Cremlino significava cancellare non soltanto un’opzione concorrente, sia pure sproporzionata, ma annullare l’obiezione democratica, l’insidia di una critica radicale e permanente che sfida il potere, costringendolo a rivelarsi.
di Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera, 19 febbraio 2024
Il corpo dell’oppositore è ancora trattenuto dalle autorità, si troverebbe ora in un ospedale di Salekhard. Lo scambio (fallito) di prigionieri. Il post della moglie: “Ti amo”. In tutte le città i russi continuano a deporre fiori e dolci per onorare Aleksei Navalny (secondo una tradizione delle campagne) e a sfidare le autorità che fermano centinaia di persone, visto che qualsiasi manifestazione è proibita. Ma ancora non si sa come sia morto il principale oppositore russo, in che momento sia veramente spirato e se il corpo sarà mai restituito alla moglie.
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