di Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera, 18 febbraio 2024
Mistero sulla salma del dissidente russo. Nel penitenziario siberiano alcune telecamere fuori uso. Un detenuto: “Già la notte precedente era successo qualcosa”. Gli oppositori del Cremlino, i collaboratori di Aleksej Navalny e soprattutto i familiari sono sempre più convinti che la morte del dissidente non sia avvenuta come dicono le fonti ufficiali. Anche perché il corpo del prigioniero più famoso del Paese non viene restituito ai suoi cari e, addirittura, non si sa dove sia. E poi pare che le telecamere di sorveglianza in questi giorni fossero fuori uso.
di Miriam Rossi
unimondo.org, 18 febbraio 2024
È scandalo negli Stati Uniti per un’inchiesta dell’Associated Press recentemente pubblicata. Due anni di raccolta e analisi dei dati sull’uso dei lavori forzati per i detenuti statunitensi hanno restituito le cifre e i principali attori di questo giro di affari milionario che va a garantire profitti in primis a molte note aziende alimentari. Gli Stati Uniti annoverano il maggior numero di detenuti in rapporto alla popolazione; oggi i reclusi ammontano a circa 2 milioni di persone dei quali 800mila hanno programmi di lavoro, in maggioranza uomini neri o di colore: il calcolo del valore economico dei lavori forzati (e il loro peso sociale) è, dunque, assolutamente percepibile.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 18 febbraio 2024
Il 2023 è stato un anno orribile per il diritto alla vita e la vita del diritto nel Regno saudita. La spada del boia si è abbattuta senza pietà su 172 teste. Superato il record del 2022. Il 30 gennaio 2024, l’Arabia Saudita ha tagliato la testa ad Awn Hassan Abu Abdullah, ha reso noto la European Saudi Organization for Human Rights (Esohr). Nulla di nuovo sotto il sole che batte e acceca la terra dei Saud dove la dea bendata con la spada sguainata in una mano e la bilancia spaiata nell’altra non è una icona metaforica della giustizia.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Se le carceri, come si sa, rappresentano l’unità di misura del livello di civiltà di uno Stato, le nostre ci restituiscono una fotografia impietosa della qualità della nostra democrazia. L’impressionante contabilità dei suicidi, la cui media già da anni allarmante sembra volersi stabilmente impennare in questo 2024, è solo una spia, un sintomo - emotivamente potente della condizione del tutto fuori controllo del più complesso luogo istituzionale di esercizio della potestà punitiva dello Stato.
di Riccardo Polidoro*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Occorrono subito provvedimenti come l’indulto, l’amnistia, la liberazione anticipata speciale, misure (pene) alternative. Dopo le raccapriccianti percosse subite dai detenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, le cui immagini suscitarono lo sdegno dell’intero Paese e l’immediato intervento presso l’istituto di pena dell’allora Presidente del Consiglio, Mario Draghi e del Ministro della Giustizia, Marta Cartabia che dichiararono: “Occorre attivarsi per comprenderne e rimuoverne le cause perché fatti così non si ripetano”, in questi giorni è stato pubblicato il video dell’inaudita violenza nei confronti di un detenuto da parte della Polizia Penitenziaria nel carcere di Reggio Emilia, del 3 aprile scorso.
di Eriberto Rosso*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
“Andrebbero perciò adottate misure legislative di decarcerizzazione cominciando dai condannati che scontano pene inferiori a un anno”. Il tema della pena, le terribili condizioni delle carceri in Italia, la necessità che la politica agisca subito. Ne parliamo con Giovanni Fiandaca, Professore emerito di Diritto penale, già Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Sicilia.
di Gabriele Terranova*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
“Resta soprattutto l’esigenza di immaginare forme di penalità diverse, alternative al carcere come viene oggi declinato”. L’incontro con Mauro Palma - che ha da poco cessato la carica di Garante nazionale dei detenuti - comincia con un po’ di ritardo. “Mi scusi avvocato. A Terni, c’è stato l’ennesimo suicidio, il diciottesimo dall’inizio dell’anno. Ero al telefono con chi mi ha riferito la notizia”.
a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Giovanni, raccontato dalla sorella Giulia. Giovanni aveva 34 anni quando ha conosciuto una ragazza, con cui condivideva le stesse passioni. Ma lei aveva qualcosa di più, due bambini piccoli, e veniva da una situazione di maltrattamento in famiglia, per cui si era separata dal suo ex e Giovanni aveva visto in lei una persona con la quale costruire una famiglia. A quel punto hanno arredato la casa per iniziare una vita insieme. Anche perché lei non aveva un lavoro, non aveva nulla. Giovanni era tanto innamorato di lei, lui era famoso tra i suoi amici per essere un bonaccione, generoso e anche un po’ ingenuo. E tutte le sue amiche e anche le sue ex lo descrivono come un ragazzo dolce, premuroso e assolutamente non violento. Sono andati a vivere insieme, sommando le loro reciproche fragilità, perché entrambi avevano problemi di dipendenza da alcol e droga, e non sono riusciti a trovare un equilibrio, specialmente che andasse bene per i bambini.
di Elena Valentini*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
L’imputato ha un incondizionato diritto ad ottenere il riesame della propria condanna sulla base di un qualsiasi motivo che possa rivelarsi idoneo a riformarla. Ultimamente, molte sono state le occasioni e le ragioni per puntare i fari sui centri di detenzione per stranieri: il clamore e le nocive polemiche attorno al “caso Apostolico”, a margine del quale le Sezioni unite hanno appena sollecitato la Corte di giustizia UE ad esprimersi sulla disciplina del trattenimento dei richiedenti asilo (come innovata dal decreto Cutro); la volontà di costruire nuovi centri di preparazione al rimpatrio, ostracizzata dagli amministratori locali (anche di centrodestra) e sfociata nella stipula del controverso patto tra Giorgia Meloni ed Edi Rama per creare alcuni C.P.R. e punti di crisi in Albania. Soprattutto: i contenuti di alcune inchieste giudiziarie e giornalistiche, che hanno mostrato le condizioni di vita all’interno di tali strutture contribuendo a spiegare i tanti suicidi tra i loro “ospiti”.
di Mario Iannucci*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Le cause dell’aumento dei suicidi nelle carceri sono naturalmente molteplici: in primo luogo c’è da considerare che il disagio psichico, ormai largamente diffuso anche nella popolazione generale, nelle carceri è enormemente aumentato negli ultimi decenni perché si tende a dargli sempre di più una risposta reclusiva. Il secondo motivo è il “ritiro” della salute mentale dagli istituti di pena. Perché la salute mentale non è soltanto uno psichiatra che viene in carcere tre volte a settimana per qualche ora.
- Nelle celle vedo la sofferenza di chi ha perso la dignità
- Sempre più minorenni dietro le sbarre
- “La giustizia minorile non può essere solo carcere”, dice il sottosegretario Andrea Ostellari
- Il Pd che non ti aspetti: “Sulle toghe fuori ruolo il governo scappa”
- Tajani: “Separeremo le carriere. Così sarà vera riforma”











