di Ermes Antonucci
Il Foglio, 16 febbraio 2024
A gennaio erano 516 le persone recluse negli istituti penali per minorenni, un record storico. Anche il sistema carcerario minorile, oltre a quello per gli adulti, sta quindi collassando. E a pesare sono anche le misure introdotte col decreto Caivano. C’è un dato, scovato dal Foglio tra le statistiche periodiche pubblicate dal ministero della Giustizia, che fornisce la prova definitiva dell’emergenza storica vissuta dal sistema carcerario italiano. Il dato è 516: è il numero dei ragazzi e delle ragazze reclusi negli istituti penali per minorenni (Ipm) al 31 gennaio 2024. Si tratta del numero più alto mai registrato prima d’ora, cioè da quando dal 2006 sul sito di Via Arenula vengono diffuse le statistiche sulla giustizia minorile.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 16 febbraio 2024
Non serve costruire nuovi istituti ma eliminare la carcerazione preventiva, usare caserme dismesse e fare scontare la pena ai detenuti stranieri nel loro paese d’origine. Il ministro della Giustizia torna sul tema dell’emergenza carceraria. Le prigioni italiane sono sovraffollate e nell’anno appena inziato il numero di suicidi è già record. Per risolvere almeno il problema del tasso di affollamento, la strada non è però quella di costruire nuove carceri, dice il ministro Carlo Nordio. La costruzione di nuovi istituti è “molto difficile per vari vincoli ma si possono usare strutture dismesse, penso sempre alle caserme, per imputati di reati minori e avere strutture per rieducare i detenuti”. Già ad agosto scorso il Guardasigilli aveva proposto questa soluzione. “Indulto e amnistia, che sono stati provvedimenti ‘svuota-carceri’ retaggio della Prima Repubblica, sono sempre delle sconfitte per lo stato. Il modo di deflazionare le carceri esiste, è eliminare la carcerazione preventiva. Abbiamo 23 mila detenuti in attesa di condanna definitiva”, ha ricordato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai microfoni di 24 Mattino su Radio24. “Occorre lavorare molto sui detenuti stranieri per far sì che paghino la loro pena nel loro paese d’origine”, ha aggiunto, ricordando poi che ci sono anche “i tossicodipendenti che andrebbero mandati in comunità perché sono dei consumatori, dei malati da curare”.
di Marco Leardi
Il Giornale, 16 febbraio 2024
Nel vertice intergovernativo tra Italia e Romania, siglati sette documenti d’intesa sui principali argomenti strategici. L’Italia di nuovo protagonista in Europa. Nell’ordierno vertice intergovernativo, il premier Giorgia Meloni ha siglato una dichiarazione congiunta con il primo ministro romeno Marcel Ciolacu: al centro dell’accordo, la cooperazione nel settore della pubblica sicurezza e il contrasto ai fenomeni criminali, con particolare riferimento alla tratta degli esseri umani e all’immigrazione clandestina.
di Maria Sorbi
Il Giornale, 16 febbraio 2024
Ad eccezione dei marocchini, i detenuti rumeni e albanesi sono gli stranieri più numerosi nelle carceri italiane. Non come una decina di anni fa, ma con cifre di rilievo. Su una popolazione carceraria straniera di 17.700 persone, le persone provenienti dalla Romania sono 2.083 (l’11,6%) e quelle provenienti dall’Albania sono 1.876 (pari al 10,4%). Se in occasione del censimento del 2001 i rumeni in Italia erano (ufficialmente) meno di 100mila, dieci anni dopo sfioravano il milione di presenze. Alla fine del 2002, anno della liberalizzazione dei visti turistici in Romania, il tasso di detenzione dei rumeni in Italia era dell’1%, oggi è sceso allo 0,2%.
di Mauro Bezzecchi
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
Persino Nordio ha fatto capirete il divorzio tra giudici e pm è un intralcio al premierato, unico vero obiettivo di Meloni: ma pur di ottenere il terzo mandato per i governatori (e tenere così Zaia lontano da Roma) Salvini è pronto a usare la riforma delle toghe come arma di pressione. Alla buvette di Palazzo Madama, il presidente della commissione Affari Costituzionali Alberto Balboni, dopo la faticosa mediazione condotta la settimana scorsa sul testo del premierato, ora è alle prese con le sedute-fiume sugli emendamenti, a causa del feroce ostruzionismo delle opposizioni, e quando sente parlare di terzo mandato alza le mani (per usare una formula meno rude di quella passata alla storia). Si limita ad aggiungere che, mentre per il ddl Casellati sull’elezione diretta del premier, i tecnici e gli “sherpa” della maggioranza (lui compreso) avevano un peso nella definizione della trattativa, in questo caso la questione è tecnicamente banale, e quindi squisitamente politica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
Stretta al prelievo dei dati nell’emendamento concordato con il governo. Cosa prevede la legge Zanettin. Finalmente oggi in Commissione giustizia di Palazzo Madama, il senatore di Fratelli d’Italia Rastrelli ha presentato in qualità di relatore il suo emendamento, concordato con il Governo, al ddl “Modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi e sistemi informatici, smartphone e memorie digitali”, primo firmatario il capogruppo di Forza Italia in 2a Pierantonio Zanettin.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 16 febbraio 2024
Se il giudice non emetterà l’ordinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta il sequestro perderà di efficacia. Prima di sequestrare cellulare, dispositivi e sistemi informatici e memorie digitali, il pubblico ministero dovrà chiedere, con decreto motivato, il via libera al giudice delle indagini preliminari. Così pure prima di accedere fisicamente ai dati in essi contenuti. Se il giudice non emetterà l’ordinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta il sequestro perderà di efficacia.
di Cristiano Cupelli
Il Foglio, 16 febbraio 2024
Un reato che presenta una indiscutibile problematicità. Ma la soluzione più semplice a problemi complessi è spesso dietro l’angolo: tornare ai principi costituzionali che governano l’applicazione tassativa della norma penale, prendendoli sul serio. Senza sorprese e senza grossi scossoni è stato approvato dall’Aula del Senato il disegno di legge Nordio, che tra le altre cose, come è ben noto, abolisce il delitto di abuso d’ufficio. Si attende ora il passaggio alla Camera, ma l’esito appare scontato. Da più parti si sono sollevate voci critiche sulla scelta, al cospetto della indiscutibile problematicità della fattispecie, di abrogare, anziché riformulare nuovamente, l’art. 323 c.p. Senza entrare nel merito (o demerito) della riforma, la vicenda è indicativa di una preoccupante disfunzione di sistema. Al cospetto dei possibili vuoti di tutela che la soluzione dell’abolizione fa emergere, segnalati anche ieri dal Procuratore della Repubblica di Perugia Raffaele Cantone sulle pagine di Repubblica, non può non ricordarsi il cortocircuito ingeneratosi negli anni tra potere legislativo e giudiziario: una rincorsa del primo a immaginare formulazioni sempre più stringenti e una controreazione del secondo puntualmente diretta a riallargare le maglie interpretative di alcuni requisiti tipizzanti (dalla nozione di norme di legge o di regolamento violati ai residui margini di discrezionalità); un cortocircuito che ha sostanzialmente vanificato gli sforzi del legislatore e offerto oggi legittimazione e argomenti a supporto della tesi dell’abolitio criminis quale unica via praticabile per tranquillizzare gli amministratori pubblici.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
Giorgio Spangher, professore emerito di procedura penale, esprime il suo giudizio sull’ennesima riforma del processo penale a cui sta lavorando l’attuale ministro della Giustizia. Ddl Nordio: oggi ne parliamo con il professore emerito di procedura penale, Giorgio Spangher.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 16 febbraio 2024
Per la presidente della commissione antimafia “se tuo fratello o chi per lui è un esponente della criminalità organizzata tu devi provare che non ‘lavori’ per lui”. Un’affermazione da brividi, che conferma la distanza di FdI dal garantismo. “Le responsabilità sono e restano personali. Ma se tuo fratello o chi per lui è un esponente della criminalità organizzata tu devi provare che non ‘lavori’ per lui”. Quando all’affermazione di un principio segue un “ma” c’è sempre da tremare, e lo confermano tristemente le dichiarazioni rilasciate al “Fatto” dalla presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia).
- Toscana. Altrodiritto: “Sovraffollamento e disumanità ai limiti. Vanno rafforzate le misure premiali”
- Marche. Esperienza nazionale di reinserimento lavorativo di detenuti, l’impegno di Anbi per il sociale
- Lecce. Detenuto morto nel carcere: si indaga per omicidio colposo
- Firenze. Detenuto muore dopo due settimane di coma, i familiari chiedono l’autopsia
- Firenze. Sollicciano, altri sei detenuti ottengono lo sconto di pena per “trattamento inumano”











