di Maurizio Turco e Irene Testa*
Il Dubbio, 15 febbraio 2024
Il Partito Democratico ha scoperto adesso “l’emergenza carceri”. Meglio tardi che mai. Dimenticano, o fanno finta, che il progetto che oggi rilanciano, quello di Andrea Orlando ministro della Giustizia del Pd, è stato bruciato dal governo Gentiloni dello stesso partito. Le motivazioni? Erano imminenti le elezioni politiche e pensavano che le carceri avrebbero portato elettoralmente male. Nonostante questo, persero le elezioni. Evidentemente pensano che parlare di carceri oggi possa portare elettoralmente bene o, più probabilmente, sono proprio messi male. Però, ripetiamo: meglio tardi che mai. E meglio i pannicelli caldi che niente. Perché parlare ancora di “emergenza” quando è la condizione strutturale delle carceri? Forse per giustificare delle soluzioni parziali anziché affrontare il problema alla radice? Noi crediamo che non vi possa essere risposta strutturale alla politica penitenziaria senza risposta strutturale alla politica giudiziaria.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 15 febbraio 2024
L’esperimento detentivo non convenzionale di Porto Azzurro degli anni Ottanta può aiutare a riflettere sulle prospettive di miglioramento della qualità della vita all’interno delle carceri. Amelia Vetrone, associazione Gomitolo Perduto: “Deve cambiare la politica carceraria. Servono fondi e un’attenzione all’etnopsichiatria”.
di Filippo Facci
Il Giornale, 15 febbraio 2024
È una legge che traccia il solco: anche se, tecnicamente, più che una legge bavaglio è una legge bavaglino, quello che si mette al collo dei poppanti per non sporcare, sbrodolare, macchiare, ciò che i cronisti della giudiziaria fanno da trent’anni con presunte “notizie” che in pratica sono solo delle accuse che giustificano l’esistenza di un’indagine, quindi carte, verbali, intercettazioni e tesi di parte (una sola parte) che un giorno dovranno reggere l’unico vaglio che conta, ossia un pubblico processo.
di Lodovica Bulian
Il Giornale, 15 febbraio 2024
Il ministro Nordio: “Vi spiego la mia riforma. Troppi innocenti in cella, c’è un uso eccessivo del carcere preventivo. Il collegio di tre giudici eviterà moltissimi errori”. “Grazie all’abrogazione dell’abuso d’ufficio una vittoria per le garanzie dei cittadini e per l’efficienza della pubblica amministrazione”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 febbraio 2024
Parla la senatrice del Partito democratico, vicepresidente di Palazzo Madama. “L’attenzione alla vittima di reato è doverosa, non so se l’inserimento in Costituzione sia lo strumento più adatto”. Ddl Nordio e riforme della giustizia: ne parliamo con la senatrice del Pd Anna Rossomando, vicepresidente di Palazzo Madama.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 15 febbraio 2024
Il leader di Forza Italia rilancia la necessità di una “giustizia giusta” nonostante la cautela del ministro Nordio. Che dice “prima il premierato”. Bene l’approvazione in Senato del ddl Nordio, ma che nessuno, in maggioranza, pensi di cullarsi sugli allori e considerare provvedimenti come l’abolizione dell’abuso d’ufficio il punto d’arrivo della visione garantista del governo. Anzi.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 15 febbraio 2024
Approvata definitivamente la norma con la delega per istituire il divieto. Lo stop sarà previsto fino al termine dell’indagine o dell’udienza preliminare. Sei mesi a disposizione del ministero della Giustizia per modificare il Codice di procedura penale introducendo il divieto di pubblicazione delle ordinanze cautelari sino al termine delle indagini o dell’udienza preliminare. A prevederlo è la norma certo più contestata della legge di delegazione europea approvata ieri mattina definitivamente dal Senato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 febbraio 2024
Espansione del paradigma vittimario: ne parliamo con il professor Vittorio Manes, ordinario di Diritto penale nell’Università di Bologna.
Professore, intervenendo all’Inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Unione Camere penali, ha detto che “dietro la fabbrica dei reati c’è la fabbrica delle vittime”. Cosa intendeva rappresentare?
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 15 febbraio 2024
Il diniego non è ricorribile sia per la tassatività dei mezzi impugnatori sia per l’impossibilità di analogia con decisioni che incidono su posizioni soggettive insussistenti nel caso della riparazione. La giustizia riparativa non si sovrappone in termini di finalità al processo penale. Da ciò deriva anche che non è impugnabile l’ordinanza con cui l’imputato si vede respingere l’istanza di ammissione al percorso riparativo. In realtà i due percorsi possono sovrapporsi proprio in quanto indipendenti uno dall’altro. L’articolo 44 del Dlgs 150 /2022 prevede l’ammissione agli specifici programmi stabiliti con un mediatore a prescindere dalla fattispecie e dalla gravità del reato commesso. Ma, in particolare, va precisato che non c’è analogia sul contenuto tra una decisione che incide su situazioni soggettive e l’iter riparativo che tende ad annullare le conseguenze del reato. Da ciò ne deriva che non è possibile un’interpretazione estensiva dei mezzi d’impugnazione fino a farvi ricomprendere la domanda di ammissione alla giustizia riparativa.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 15 febbraio 2024
Sempre più critica la situazione delle carceri in Italia e in Toscana. Martedì pomeriggio un detenuto italiano si è tolto la vita nel penitenziario Don Bosco di Pisa, facendo salire a 19 i sucidi in questo inizio 2024, che si prospetta uno degli anni più terribili su questo fronte. Pochi giorni prima, a Sollicciano era andata in scena una violenta rissa tra reclusi, nel corso del quale ne hanno fatte le spese una decina di agenti che sono finiti al pronto soccorso, due dei quali feriti agli occhi in modo piuttosto grave.
- Sardegna. Il principio di territorialità della pena e il caso-Cocco
- Lecce. Detenuto 45enne trovato morto in cella. È il terzo suicidio in cinque mesi
- Firenze. Carcere di Sollicciano, va in coma in cella poi muore. Un altro giallo tra i detenuti
- Modena. Morti nella rivolta in carcere del 2020: a marzo si decide sull’archiviazione
- Reggio Emilia. Pestaggio in carcere. La Camera penale: “Condizioni denigranti per la dignità umana”











