di Franco Corleone
Messaggero Veneto, 14 febbraio 2024
I detenuti si sentono soli e abbandonati, per questo chiedono di incontrare e parlare con chiunque sia disponibile ad ascoltare senza giudicare. Compilano un modello (una volta si chiamava domandina) indirizzato alle associazioni di volontariato, al garante, alle educatrici, alla direttrice e alla comandante. Sono messaggi dal pozzo, da un buco nero, da un luogo senza luce e senza speranza. Un non luogo.
di Daniela Fassini
Avvenire, 14 febbraio 2024
L’ordinanza dell’ufficio di sorveglianza del capoluogo toscano: dieci mesi in meno. Scatta l’effetto domino: già in 200 pronti a fare ricorso. L’uomo, di origini sudamericane, “ha subìto per otto anni” condizioni degradanti I sindacati: così il 70% degli istituti di pena italiani Dieci mesi in meno dietro le sbarre: è lo “sconto di pena” riconosciuto al detenuto per condizioni “inumane” in carcere. L’ordinanza dell’ufficio di sorveglianza di Firenze è destinata a creare un “precedente pesante”.
Gazzetta del Mezzogiorno, 14 febbraio 2024
Sarà presentato domenica il primo numero del periodico edito dall’associazione di volontariato penitenziario Disma. Sarà presentato a Matera, presso l’Auditorium di Cristo Re, domenica 18 febbraio alle ore 18, il numero uno di S-catenati, oltre l’errore, il primo giornale materano con alcuni detenuti, edito dall’associazione materana di volontariato penitenziario Disma. Il giornale conta infatti su una redazione interna alla Casa circondariale di Matera composta da alcuni detenuti, e una redazione esterna composta da volontari dell’associazione che opera nel carcere locale.
romasette.it, 14 febbraio 2024
Caritas Roma e Ufficio pastorale carceraria propongono due incontri e una raccolta per i detenuti. Il 23 febbraio, appuntamento con Agnese Moro e Adriana Faranda. All’inizio della Quaresima, Caritas Roma e Ufficio diocesano per la pastorale carceraria propongono un percorso dedicato alla realtà del carcere. “Dov’è tuo fratello?”: questo il tema che fa da filo conduttore, con l’obiettivo di “offrire una prospettiva di speranza a coloro che sono privati della propria libertà e avviare insieme uno stile di ascolto che permetta di fare esperienza di relazioni autentiche e di prossimità da parte della Chiesa, talvolta percepita soltanto come un’istituzione separata e lontana”, spiegano gli organizzatori.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 febbraio 2024
“Cuore Nero”, l’ultimo romanzo di Silvia Avallone per Rizzoli e nato nel carcere minorile di Bologna. La scrittrice biellese, attraverso Emilia e le altre, indaga l’animo umano. “Le femmine non sono violente. Secondo recenti studi sulla corteccia cerebrale hanno maggiori capacità, rispetto ai maschi, di elaborare la sofferenza, la rabbia, la frustrazione. E questo spiegherebbe, almeno in parte, perché solo il 4,2% della popolazione carceraria italiana è di sesso femminile”. Quella tesi le aveva fatte sbellicare. “Ehi, ragazze!” aveva gridato Giada. “Siamo l’eccezione dell’eccezione: una rarità!”.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 14 febbraio 2024
Esasperare il clima rischia di innescare una spirale di contrapposizione dalle conseguenze imprevedibili. Era davvero necessario fermare i manifestanti di Napoli con i manganelli? Non si poteva evitare quanto accaduto al sit-in, nato come una protesta pacifica, e poi degenerato in uno scontro tra poliziotti e attivisti con feriti e teste spaccate? “Volevamo soltanto affiggere uno striscione per protestare contro Israele e la scelta di non parlare di Gaza durante Sanremo”, dicono i rappresentanti dei gruppi che si sono dati appuntamento a Fuorigrotta. “Hanno cercato di forzare il presidio e non potevamo rischiare che entrassero nella sede della Rai”, rispondono dal dipartimento di pubblica sicurezza. Saranno le verifiche già avviate dalla questura e dai magistrati a stabilire che cosa sia accaduto.
di Giusi Fasano e Carlo Macrì
Corriere della Sera, 14 febbraio 2024
Dietro gli 81 morti 4 ore di “buco” nelle comunicazioni radio tra Finanza e Guardia Costiera. Dalle 23.37 alle 3.48 nessuno scambio di notizie tra Finanza e Guardia costiera. Sotto accusa l’”inazione” dei soccorritori. Già alle 21 il pattugliatore V5006 aveva dovuto arrendersi per le onde. Sono le 3.40 del mattino, 26 febbraio 2023. Al Reparto operativo aeronavale di Vibo Valentia della Guardia di finanza hanno appena saputo che sia il Barbarisi sia il V5006, due pattugliatori veloci dei loro usciti in mare per una operazione di polizia antimmigrazione, hanno invertito la rotta per “avverse condizioni meteomarine”, cioè mare forza 4 (in peggioramento) e vento forza 5. Il Barbarisi dichiara la resa alle 3.25, il V5006 alle 3.40, entrambi tornano verso il porto di Crotone. Così l’operatore di sala della Finanza di Vibo chiama la Capitaneria di porto di Reggio per avvisare. La chiamata è delle 3.48.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 14 febbraio 2024
Il sottosegretario alla Giustizia risponde a un’interpellanza del Pd sulle conversazioni tra Casarini e alcuni eletti finite agli atti del fascicolo sulle Ong. “Non vi sono i presupposti per l’esecuzione delle verifiche ispettive attribuite alla competenza di questo Dicastero”. Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, risponde così all’interpellanza di Deborah Serracchiani e altri deputati Pd sulla presunta fuga di notizie partita dalla procura di Ragusa. La vicenda è grave. E riguarda le indagini a carico di Luca Casarini e altri esponenti della Ong Mediterranea accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per il trasbordo di 27 persone - avvenuto nel settembre del 2020 - salvate dalla nave mercantile Maersk Etienne.
di Mario Giro*
Il Domani, 14 febbraio 2024
C’è un’inquietudine degli umanisti, laici e credenti, davanti allo strumento bellico. Ogni conflitto, infatti, diviene presto uno strumento obsoleto e inutile. È il dramma di molti, anche in Israele: come giustificare la guerra che imbarbarisce? “Non esiste e non è mai esistita una guerra pulita” afferma il teologo Severino Dianich che attraversò il dramma dell’Istria durante e dopo l’ultima guerra, incluse le foibe e la fuga dei giuliano-dalmati. “Non posso frenare l’indignazione - aggiunge - quando sento deplorare le bestiali crudeltà che il “nemico” sta commettendo. A mio parere un modo ignobile per propagandare l’idea che esista una guerra accettabile”.
di Paolo Giordano
Corriere della Sera, 14 febbraio 2024
C’è stato un massacro, a cui è seguito un altro massacro, che continua. E la mediazione per ora non ha avuto effetti. A dicembre ho trascorso alcuni giorni in Israele e Cisgiordania, riportandone una sensazione cupa di inesorabilità. La sensazione che in Israele il rumore interno prodotto dal trauma del 7 ottobre e dal sequestro degli ostaggi fosse così forte da sovrastare qualunque richiamo alla ragionevolezza e alla misura, qualunque invito alla proporzionalità potesse arrivare da fuori, non solo in un governo che già sapevamo sfrenato, ma anche in un’ampia parte della cittadinanza moderata. Non mi sembra cambiato molto da allora. Ciò che è cambiato è il numero di vittime nella Striscia, quasi raddoppiato, ormai verso la soglia di trentamila. E quella che allora veniva ancora chiamata dai più “offensiva di terra”, ora viene indicata più frequentemente come “rappresaglia” o “genocidio”. L’appropriatezza o meno dei termini non è questione di importanza secondaria, ma non è ciò su cui voglio ragionare qui, perciò userò il termine più neutro di “massacro”. C’è stato un massacro, a cui è seguito un altro massacro, che continua. Su questa limpida realtà fattuale non c’è molto da discutere. In questo momento la popolazione di Gaza si trova schiacciata nell’ultima porzione di terra accessibile, e viene attaccata anche lì.
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