di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 gennaio 2024
L’ultimo caso nell’istituto di Imperia, dove un uomo si è impiccato nella sua cella. Bernardini e Giachetti in sciopero della fame. Il sistema carcerario italiano si trova di fronte a una grave emergenza, evidenziata non solo dal sovraffollamento, ma anche dall’incremento recente dei suicidi tra i detenuti. Sotto l’ombra lugubre delle mura di cemento, un’altra tragedia si è consumata nel sistema penitenziario italiano: un uomo sessantaseienne, in attesa di giudizio per tentato femminicidio, ha trovato la sua fine per impiccagione nella sua cella del carcere di Imperia. Siamo quindi alla tredicesima vita che si auto-annichilisce nel mese di gennaio, un dato che pone l’Italia di fronte a una crisi carceraria senza precedenti.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 30 gennaio 2024
L’ultimo si è tolto la vita domenica a Imperia. Tredici morti nel primo mese è il doppio del 2022 quando si raggiunse il record di 84 vittime. Detenuti e agenti stavolta uniti nella critica al ministro Nordio che ha parlato di “una malattia ineliminabile”. Leggetela così: “Dall’inizio dell’anno, in 28 giorni, 13 persone sotto la responsabilità di una famiglia, sono morte. Suicidate”. Verrebbe giù tutto. Le telecamere si assieperebbero fuori da quella casa, non si parlerebbe d’altro, si racconterebbero dettagli sui carnefici e sulle vittime. E invece: 13 persone dall’inizio dell’anno sono morte sotto la responsabilità dello Stato. In carcere. Eppure la cosa sembra interessare a pochissimi.
di Thomas Usan
La Stampa, 30 gennaio 2024
Tredici detenuti si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno. E dal primo gennaio al 30 novembre 2023 sono state ben 1.612 le aggressioni ai danni di agenti di polizia penitenziaria. Quello di oggi, a Imperia, è stato il tredicesimo suicidio in carcere dall’inizio del 2024. Una strage, che conta quasi una vittima ogni due giorni. I casi sono raddoppiati rispetto a un anno fa, quando i suicidi nei penitenziari, a gennaio, erano fermi quasi alla metà: sette.
di Carlo Di Gennaro
veneziatoday.it, 30 gennaio 2024
Di Giacomo (Osapp): “Si confermano gravi problematiche, prima fra tutte il sovraffollamento”. Con il dato aggiornato delle ultime ore, in Italia da inizio anno si registra un totale di 13 suicidi all’interno delle carceri. Alcuni istituti preoccupano particolarmente: al Montorio di Verona - su cui di recente si è soffermata l’attenzione mediatica perché tra i detenuti c’è Filippo Turetta, reo confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin - si sono suicidati quattro reclusi negli ultimi due mesi, altri due hanno tentato di farlo. A Venezia il periodo più critico in questo senso è stata l’estate del 2023: tra giugno e luglio si sono tolti la vita il tunisino Bassem Degachi, il romeno Alexandru Ianosi e il brasiliano Alexandre Santos De Freitas, morto per avere ingerito tappi di bottiglia e palline da calcetto. Più di recente, l’8 gennaio, un 27enne di Chioggia si è suicidato nel carcere di Padova.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 30 gennaio 2024
Dice la Consulta: la progressiva affermazione del diritto all’affettività carceraria altro non è che “una tappa importante del percorso di inveramento del volto costituzionale della pena. L’ordinamento penitenziario non ne parla. Il codice penale non la contempla. Nessun giudice l’ha mai irrogata. Eppure - benché priva di base legale - la deprivazione della sfera affettivo-sessuale è una punizione accessoria regolarmente inflitta a detenuti e detenute, senza eccezione alcuna: presunti innocenti o rei condannati.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2024
Si apre finalmente la possibilità di garantire una vita sessuale alle persone detenute, a oggi da sempre negata nelle carceri italiane, a differenza di quanto accade in altri paesi europei. La Corte Costituzionale ha infatti reso nota la sua storica risposta al magistrato di sorveglianza del tribunale di Spoleto Fabio Gianfilippi - in un procedimento nel quale l’associazione Antigone aveva partecipato con un proprio atto di intervento - che la interrogava sul fatto se non fosse in contraddizione con i principi della Costituzione italiana la norma dell’ordinamento penitenziario che impone il controllo visivo del personale di custodia su tutti gli incontri che la persona detenuta effettua con i propri cari.
di Denise Amerini*
collettiva.it, 30 gennaio 2024
La Corte Costituzionale afferma con una sentenza il diritto delle persone ristrette a trascorrere ore in intimità con il coniuge senza il controllo audiovisivo. È di pochi giorni fa la sentenza 10/2024 della Corte Costituzionale, con la quale si dichiara l’illegittimità dell’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario, laddove “non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”.
di Anna Grazia Stammati*
cobas-scuola.it, 30 gennaio 2024
Il 2024 sembra essere iniziato, in carcere, sotto i peggiori auspici, con un andamento molto vicino all’annus horribilis, ovvero il 2022, caratterizzatosi per l’alto numero di suicidi tra la popolazione detenuta (circa 87 in un solo anno). Al 25 gennaio, infatti, sono 29 i morti nelle carceri italiane, di cui ben 11 per suicidio, mentre, proprio in questi stessi giorni, l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per aver violato il divieto di tortura e trattamento inumano o degradante (articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo), in quanto non ha garantito le cure mediche necessarie a un detenuto, pur avendo stabilito che la prigione era compatibile con il suo stato di salute.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 30 gennaio 2024
Chissà quante volte, verso le sei del mattino, mentre era inseguito dai pensieri, accucciato sotto la coperta di lana cotta dell’amministrazione penitenziaria, ruvida, così come lo sono le lenzuola e la federa che corredano il letto, meglio dire la branda ancorata alla parete, di acciaio, verniciata di un arancione spento, dove al posto della rete o delle doghe di legno, c’è una lamiera d’acciaio bucherellata, con sopra il materasso di una mescola antincendio spugnosa, avrà sentito il clangore della pesante chiave che ruota all’interno della serratura del blindato della sua cella.
di Enrico Netti
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2024
Oggi la firma del protocollo tra Fipe, il ministero della Giustizia e Seconda Chance. I reclusi vicini al fine pena possono lavorare all’esterno per poi rientrare in carcere. Viene firmato oggi il protocollo tra Fipe-Confcommercio, il Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) presso il ministero della Giustizia e l’associazione Seconda Chance per creare percorsi di inserimento nel mondo del lavoro di detenuti.
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