di Andrea Bucci
La Stampa, 30 gennaio 2024
E cala la mannaia della prescrizione. Tra le posizioni prescritte anche quella del medico che, secondo gli investigatori, prendeva il caffè mentre uno dei detenuti veniva riempito di pugni e calci. In carcere a Ivrea non ci fu tortura, ma solo lesioni. Il reato è stato derubricato, questa mattina, anche alla luce del pronunciamento della recente sentenza della Corte di Cassazione, dalla gip di Ivrea Marianna Tiseo che ha rinviato a giudizio oltre venti agenti di polizia penitenziaria per le presunte botte ai detenuti. Si tratta di episodi che risalgono al 2015 e 2016 e che sono stati avocati dalla procura Generale di Torino.
di Manuela Soressi
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2024
Progetto per il lavoro dei detenuti della Casa Circondariale di Cuneo con la collaborazione di Joinfruit e di Open Baladin Cuneo. La prospettiva di una nuova vita passa anche dai colori e dai sapori di pomodori, zucchine, verdure a foglia, fragole, mirtilli e lamponi. Sono quelli che saranno coltivati nella serra appena inaugurata dalla Casa Circondariale di Cuneo e in 800 mq a campo aperto grazie al progetto “Liberi di Coltivare, coltivare una rinascita” promosso dall’OP Joinfruit e da Open Baladin Cuneo. Un’iniziativa nata per coinvolgere il territorio nell’azione rieducativa dei detenuti, attraverso la cooperazione tra le aziende e l’istituto penitenziario cuneese (che nell’ultimo anno ha accolto una novantina di detenuti in più a causa dell’apertura di un secondo padiglione destinato alla media sicurezza) con l’obiettivo di offrire a ogni persona la potenzialità rieducativa e inclusiva del lavoro.
comune.livorno.it, 30 gennaio 2024
Il primo febbraio la pubblicazione dell’avviso di manifestazione di interesse. Nell’avviso di manifestazione di interesse che Asa, soggetto attuatore degli interventi legati al Progetto Gorgona, pubblicherà il prossimo primo febbraio per l’individuazione di un operatore economico al quale affidare i lavori relativi all’ammodernamento dell’impianto di fitodepurazione saranno inserite premialità in caso di assunzione dei detenuti presenti sull’isola.
agensir.it, 30 gennaio 2024
Nel 2023 nelle carceri italiane si sono tolte la vita 69 persone. E già 11 sono stati i suicidi in questo primo mese del 2024. Proprio partendo da questo drammatico dato, che purtroppo cresce su base quasi quotidiana, l’Associazione Sbarre di Zucchero, insieme alla Fondazione Casa della Carità, promuove, a Milano, due incontri sul carcere.
di Ginevra Lamberti
Il Domani, 30 gennaio 2024
Un romanzo che ha come protagonista un’ex detenuta mostra la sospensione del tempo che si crea in cella. E costringe il lettore a fare i conti con una realtà spaventosa: nessuno è immune dal male e dalla colpa. Il lunedì di novembre in cui Emilia e Riccardo imboccano un sentiero dal nome evocativo (Stra’ delle Forche, si chiama) non è un lunedì qualunque. È il giorno dei morti e una figlia insieme al padre si addentra in un bosco per raggiungere Sassaia, minuscola frazione semi-abbandonata, celata allo sguardo del consorzio umano. Là Emilia spera di trovare un rifugio. Non crede (non davvero) che in alcun luogo al mondo, per quanto isolato, possa esistere per lei occasione di una nuova vita. Soprattutto, non crede di meritarla.
di Maurizio Ermisino
retisolidali.it, 30 gennaio 2024
Io sono vulnerabile, dunque vivo. Arte è amare la realtà! è un progetto che usa forme artistiche diverse per affrontare la vulnerabilità umana. Siamo a Velletri, nell’ex Carcere Pontificio. Entrare nell’ex Carcere Pontificio di Velletri, dove siamo stati a visitare Io sono vulnerabile, dunque vivo. Arte è amare la realtà!, un progetto transdisciplinare a cura di Sergio Mario Illuminato, che abbraccia diversi linguaggi artistici approfondendo il tema della vulnerabilità umana, è un insieme di sensazioni contrastanti. E molto forti. L’ingresso nell’antico istituto di detenzione, dove non ci sono più detenuti dal 1992, è chiaramente un momento molto sconvolgente già di per sé. All’esterno si notano grate molto particolari, le bocche di lupo, che oggi sono vietate perché tolgono ulteriormente luce ed aria alle finestre delle celle. Salendo per le scale, una grata al centro sembra la gabbia di un ascensore e invece è una recinzione per evitare i suicidi. Una volta dentro, balzano agli occhi gli spazi angusti e opprimenti di quella vecchia struttura. E anche l’effetto del tempo sugli ambienti, le crepe sui muri, le finestre rotte. Gli infiniti faldoni di vecchi documenti portati e poi lasciati lì una volta che il carcere è finito in uno stato di abbandono. In questo suggestivo contesto, un gruppo di artisti e professionisti delle arti visive, del cinema, della fotografia, della danza e della musica, insieme a insegnanti, tecnici e studenti dell’Accademia di Belle Arti e dei licei romani si è unito per creare il progetto Io sono vulnerabile, dunque vivo. Arte è amare la realtà!, realizzato nell’ambito dell’Accademia di Belle Arti di Roma, con il patrocinio di Regione Lazio, di Città Metropolitana di Roma Capitale e del Comune di Velletri, produzione esecutiva di Movimento Vulnerarte APS, con la collaborazione di Compagnia Atacama e Festival Internazionale Danza Contemporanea Paesaggi del Corpo. In un luogo che già di per sé mette i brividi, l’arte arriva a connetterci a questi luoghi e a far riflettere sul suo senso e sull’esperienza che è stata, ed è ancora, l’istituzione carceraria.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 30 gennaio 2024
Le procure sono preoccupate per gli arrivi massicci di giovani non accompagnati: non si riescono a garantire percorsi di accoglienza e integrazione. Allarme minori stranieri non accompagnati. Accoglienza in condizione “drammatiche” e sempre più ragazzi che finiscono nei giri criminali. A denunciarlo i magistrati di varie procure in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. C’è una parola che è stata citata più volte nel corso degli interventi sabato scorso. La parola minori. Minori e criminalità, minori e droga, minori e violenza, minori e scuola, minori e emarginazione, minori e mancanza di tutele. Ma soprattutto minori stranieri non accompagnati (Msna). C’è poco da stupirsi visto che gli Msna sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2023 sono stati 17.319, rispetto a 14.044 nel 2022, 10.053 nel 2021, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019.
di Federico Berni
Corriere della Sera, 30 gennaio 2024
Ilaria Salis, insegnante 39enne detenuta a Budapest da quasi un anno, è comparsa davanti ai giudici in catene, con le manette ai polsi e alle caviglie. È accusata di aver aggredito due estremisti di destra. Entra in aula sorridendo. Jeans, maglione a righe e capelli lunghi. A vederle solo il volto, ispira quasi serenità. È quando lo sguardo si allarga su tutta la sua figura, il corpo minuto ma atletico di una donna che ha sempre fatto sport, che l’immagine si fa molto più dura. Ilaria Salis, imputata davanti all’autorità giudiziaria ungherese, detenuta a Budapest da quasi un anno, compare infatti davanti ai giudici in catene. Ha le manette ai polsi e alle caviglie. I ceppi, a loro volta, sono legati fra loro a un cinturone, attaccato ulteriormente a una sorta di guinzaglio, tenuto dalle guardie penitenziarie.
di Flavia Perina
La Stampa, 30 gennaio 2024
Manette e guinzaglio a catena, saldamente tenuto in mano da un agente: le immagini del processo ungherese a Ilaria Salis dovrebbero scandalizzare l’Italia e l’Europa più degli abbracci di Victor Orban a Vladimir Putin e delle sue intemerate contro “l’Unione stupratrice”. Sono la prova provata che nello spazio di libertà che immaginiamo di abitare, nel Continente dello Stato di diritto che celebriamo ogni giorno, esiste un’area franca in cui una militante coinvolta nei tumulti contro una manifestazione neonazista può essere trattata così. Come un animale da tenere al laccio.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 30 gennaio 2024
La procura ha formalizzato una richiesta a undici anni di carcere di fronte a lesioni personali lievissime. Qualche graffio o poco più. L’arretramento dello Stato di diritto ungherese è da ieri sotto gli occhi di tutti. E a tutti è sbattuto in faccia con quelle immagini di Ilaria Salis ammanettata mani e piedi tra due poliziotti incappucciati e in tuta mimetica. È la più esplicita rappresentazione di sé che potesse fare la giustizia penale ai tempi di Viktor Orbàn. È una iconografia poliziesca da regime. Una fotografia che le autorità ungheresi, per nulla preoccupate della presenza di osservatori esterni e di telecamere, hanno voluto ostentare al mondo per raccontare ciò che a loro dire dovrebbe incutere la giustizia penale: terrore, sfiducia, umiliazione, vergogna.
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