di Emanuela Zanasi
Il Resto del Carlino, 29 maggio 2024
L’8 giugno partita di calcetto in collaborazione col Lions all’interno del Sant’Anna. Il direttore Sorrentini: “Rivolta ferita aperta, ma dal 2020 tanto è stato fatto”. “Quella tragedia ha lasciato il segno, è ancora una ferita aperta, ma in quattro anni tante cose sono state fatte”. Così il direttore della casa circondariale di Modena Orazio Sorrentini commenta la terribile rivolta scoppiata al Sant’Anna del marzo 2020. Lo ha fatto a margine della conferenza stampa per presentare l’iniziativa del Lions Club Modena ‘Un calcio al pregiudizio’, la partita di calcetto in programma l’8 giugno prossimo all’interno del Sant’Anna.
cn24tv.it, 29 maggio 2024
Si chiuderà con una mostra archeologica “Copycat. Speranze replicabili”, progetto ideato, prodotto e realizzato dalla Direzione del Parco archeologico di Sibari, istituto autonomo del Ministero della Cultura guidato dal Ministro Gennaro Sangiuliano, e che ha coinvolto detenuti della casa circondariale di Castrovillari, studenti dell’Ipsia - Istituto professionale superiore secondario dell’Erodoto di Thurii di Cassano All’Ionio - professori della stessa scuola, archeologi e assistenti all’accoglienza, fruizione e vigilanza, due direttori carcerari, un funzionario e una preside, diversi reperti originali datati tra il VI e il III secolo a.C., tre “formatori” della onlus “Maestri di Strada”, quattro seminari per un totale di sedici ore di formazione preliminare rivolta a docenti e operatori museali, un autista ed un pulmino messo a disposizione dal comune di Cassano all’Ionio per collegare anche fisicamente carcere e museo.
ciranopost.com, 29 maggio 2024
Oggi, mercoledì 29 maggio alle ore 14.30 è in programma l’evento conclusivo del laboratorio “Il teatro che ripara, il teatro che è riparo”, il progetto di formazione e accompagnamento alla pratica e alla visione del teatro rivolto ai detenuti delle sezioni di media sicurezza della Casa Circondariale di Bari a cura di Damiano Nirchio con l’associazione culturale Senza Piume in collaborazione con la cooperativa Crisi. Durante l’evento sarà presentato il cortometraggio Limbo realizzato nelle giornate di laboratorio da Vincenzo Ardito con i detenuti che hanno partecipato al progetto.
di Gianfranco Capitta
Il Manifesto, 29 maggio 2024
Lo spettacolo di Tindaro Granata “Vorrei una voce”, dalle storie di carcerate nel penitenziario siciliano filtrate dal canzoniere della diva cremonese. Tindaro Granata è un attore originale, ogni volta diverso ma sempre efficace. Questa volta spiazza lo spettatore anche cantando: ma con la voce di Mina. Lo spettacolo che porta in tournée (è appena stato all’Elfo, con grandissimo successo, anzi vero entusiasmo da parte del pubblico) ha una storia più articolata e complessa di quelle correnti in teatro. Nasce infatti da una esperienza di spettacolo nato e coltivato in un carcere, quello femminile di alta sicurezza di Messina, dove è stato chiamato per fare un’esperienza artistica con le detenute da colei che abitualmente fa con loro teatro, Daniela Ursino. Si sono ritrovati, lui e loro, sul canto di Mina, idolo comune. In particolare, come traccia per i propri ricordi e le proprie esperienze, hanno preso un disco tratto da una serata rimasta famosa: quella del 23 agosto 1978, ultima esibizione della cantante in pubblico dal vivo, alla Bussola.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 29 maggio 2024
Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, 4 cittadini su 10 denunciano la presenza di bande giovanili sul territorio. Ma in base ai dati della Polizia il fenomeno non deve allarmare. Chi sono davvero i ragazzi di cui tanto parla la cronaca? Si trovano principalmente nelle grandi aree urbane, più al Nord che al Sud, nei dintorni delle stazioni o dei centri commerciali. Gruppi che non sforano quasi mai i dieci, tutti maschi, prevalentemente italiani, giovani tra i 15 e i 24 anni. Ragazzi che provengono da contesti di marginalità o disagio socio-economico, il cui primo bersaglio sono i propri coetanei. I media le chiamano “baby gang”. Ma cosa sono davvero? E quanto bisogna preoccuparsi?
di Marco Birolini
Avvenire, 29 maggio 2024
“Non esistono aree del Paese in cui le Forze di polizia non possono decidere di entrare quando vogliono”. Parola di Vincenzo Nicoli, direttore controllo del territorio della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, che il 13 settembre 2023 rassicurò così la commissione parlamentare d’inchiesta su sicurezza urbana e periferie. Salvo poi ammettere che “ci possono essere sicuramente aree in cui sono state alzate barriere fisiche”. Non solo in alcuni quartieri difficili del Sud, ma anche a Roma (il fortino di Tor Bella Monaca) e persino al Nord. Nicoli indicò come esempi il Gad di Ferrara e Mestre. Luoghi dove prevale il degrado urbanistico e, di conseguenza, aumenta la “densità criminale”. In queste zone le forze dell’ordine, se vogliono effettuare controlli, devono arrivare con almeno due pattuglie perché “una può risultare non sempre sufficiente a gestire in sicurezza l’intervento”. Non c’è solo Caivano, insomma. Le periferie difficili spuntano anche in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto. Non si tratta di ghetti: il modello della banlieue francese è fortunatamente lontano, però alcune situazioni destano crescente preoccupazione tra polizia e carabinieri, chiamati a inoltrarsi in un habitat delinquenziale dove attecchiscono facilmente anche i criminali d’importazione. Le zone critiche si possono facilmente individuare attorno alle stazioni cittadine, diventate un po’ ovunque un approdo per esistenze allo sbando, oltre che piazze di spaccio.
di Annalisa Cuzzocrea
La Stampa, 29 maggio 2024
Maysoon Majidi pesa 40 chili. È in un carcere italiano da cinque mesi. Da due giorni è in sciopero della fame. E noi che abbiamo organizzato manifestazioni e tagliato ciocche di capelli gridando “Vita donna libertà” nemmeno lo sappiamo. Noi che abbiamo chiesto stentorei agli ayatollah di lasciare libere le donne iraniane di fare la loro vita, vestire come vogliono, sciogliere i capelli, cantare e danzare, teniamo in una cella una di loro con l’accusa - tutt’altro che comprovata - di essere “una scafista”.
di Alessia Candito
La Repubblica, 29 maggio 2024
Dopo mesi di carcere, ai domiciliari la mamma iraniana. Lo ha deciso il Riesame di Reggio Calabria. In sciopero della fame l’attivista curdo-iraniana in carcere con la medesima accusa. Per mesi nessuna delle due ha potuto fornire la propria versione per mancanza di mediatori. Sette mesi dopo l’ultimo abbraccio, Marjam Jamali potrà riabbracciare il figlio. E proprio grazie a lui il tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha concesso alla donna, fuggita dall’Iran e da un marito violento che più volte l’ha ferita ma in Italia finita in carcere come “capitana”, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Da donna libera, il bimbo di 8 anni appena l’ha visto per l’ultima volta sulla banchina del porto di Roccella Jonica, al termine di una traversata complicata che sperava servisse a regalarle libertà lontano dall’Iran. Ha trovato solo il carcere, l’accusa infamante di aver fatto parte dell’equipaggio che ha gestito la traversata, un procedimento in una lingua che né conosce, né capisce, la solitudine. Il figlio lo ha visto solo dopo mesi, a margine delle udienze o nel parlatorio del carcere.
di Tatiana Montella
Il Manifesto, 29 maggio 2024
Majidi e gli altri. Come ha raccontato il Manifesto, Maysoon Majidi, attivista curdo-iraniana in carcere da cinque mesi a Castrovillari con l’accusa di essere una “capitana” (scafista secondo la retorica dominante), ha iniziato lo sciopero della fame. Majidi è una regista e un’attivista che ha preso parte alle mobilitazioni delle donne iraniane, perseguitata dal regime degli ayatollah, doppiamente oppressa perché donna e curda. A dicembre 2023 ha raggiunto l’Italia dopo essersi imbarcata dalla città turca di Izmir. Arrivata in Calabria, su un’imbarcazione con altri 77 migranti, è stata arrestata per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, accusata di aver coadiuvato il capitano dell’imbarcazione distribuendo acqua e cibo. Con lo sciopero della fame Majidi afferma la propria innocenza e chiede di fissare con urgenza l’udienza sui domiciliari. A pochi chilometri Marjan Jamali, un’altra donna curdo-iraniana accusata dello stesso reato, è stata ammessa solo lunedì ai domiciliari dopo mesi di carcerazione che l’hanno separata dal figlio minore.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 29 maggio 2024
Un giorno Meloni rivendica gli sbarchi diminuiti, ma solo rispetto al 2023, quello dopo firma la delibera per “l’eccezionale incremento”. Intanto la Humanity 1 salva 182 persone. Su un barcone anche il cadavere di un neonato. Un giorno si vanta di aver ridotto gli sbarchi, quello dopo rinnova lo stato d’emergenza per “l’eccezionale incremento dei flussi di persone migranti in ingresso sul territorio nazionale attraverso le rotte del Mediterraneo”. Fa così Giorgia Meloni. Lunedì annuncia: “Grazie al lavoro lungo e complesso che stiamo portando avanti, gli sbarchi in Italia continuano a diminuire. A oggi, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono quasi il sessanta per cento in meno”. Martedì, invece, firma la delibera del Consiglio dei ministri per il secondo rinnovo dell’emergenza dichiarata l’11 aprile 2023, un mese e mezzo dopo il naufragio di Cutro.









