di Giansandro Merli
Il Manifesto, 30 gennaio 2024
La Farnesina convocherà l’ambasciatore ungherese a Roma Adam Kovacs per protestare contro le condizioni di detenzione di Ilaria Salis e parallelamente si farà sentire presso le autorità magiare a Budapest. La Farnesina convocherà l’ambasciatore ungherese a Roma Adam Kovacs per protestare contro le condizioni di detenzione di Ilaria Salis e parallelamente si farà sentire presso le autorità magiare a Budapest. La mossa arriva dopo la diffusione delle immagini che ritraggono la concittadina trascinata in tribunale con guinzaglio e catene nell’udienza che si è tenuta ieri.
di Pasquale Pugliese*
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2024
L’apparente cortocircuito della storia che ha fatto sì che alla vigilia del Giorno che le Nazioni Unite dedicano alla memoria dell’Olocausto, la Corte internazionale di giustizia rendesse pubblica la sentenza che riconosce la plausibilità delle accuse di genocidio dei palestinesi rivolte dal Sudafrica ad Israele - chiedendone di interrompere immediatamente tutte le violenze che possono renderlo effettivo - è in realtà un inveramento della funzione pedagogica e programmatica, non solo celebrativa, del 27 gennaio.
di Nathalie Tocci
La Stampa, 30 gennaio 2024
Una milizia della Resistenza islamista in Iraq uccide tre soldati americani in una base militare della coalizione anti-Isis in Giordania, ferendone altri 34. Il presidente americano Joe Biden punta il dito contro l’Iran, in quanto sostenitore della milizia irachena, e promette una risposta. Al tempo stesso la diplomazia si intensifica nella ricerca di una via di uscita dalla guerra sanguinosa di Israele nella Striscia di Gaza. Come spiegare l’apparente schizofrenia tra deterrenza militare e diplomazia e quale delle due forze è messa meglio in questo momento? Che siamo nel vortice dell’escalation regionale è noto da tempo.
di Giulia Pompili
Il Foglio, 30 gennaio 2024
Giorgia Meloni promette concretezza ai leader africani e ingaggia un duello con la Francia. L’endorsement dell’Unione europea. I corridoi di Palazzo Madama sono tutto un brulichio di commessi, capi delegazione, funzionari che corrono a occupare stanze e a posizionare le bandiere per i bilaterali - “quella che è, São Tomé e Príncipe?”, “me serve Mozambico di là!”. Il Vertice Italia-Africa, per la prima volta trasformato da Meloni in un vertice a livello di capi di stato e di governo, è un po’ una prova generale del G7 a guida italiana, confuso quanto basta per essere un vertice di 12 ore (domenica sera c’è stata soltanto la cena al Quirinale), senza alcun tavolo di lavoro collettivo ma solo un’esposizione da parte dei singoli ministri di governo di potenziali progetti intervallati da interventi dei rappresentanti africani. Tutto quasi perfetto, però, nella sua funzione di vetrina internazionale. Fuori programma compresi: l’apertura del vertice, che avrebbe dovuto essere tutta una celebrazione della nuova strategia africana di Meloni e del Piano Mattei che porta la sua firma, è stata offuscata dall’intervento di Moussa Faki, presidente della Commissione dell’Unione Africana (per la cronaca, in scadenza di mandato). Faki, l’uomo che impersonava il duo di comici russi nella famigerata telefonata, nel suo discorso d’apertura dice che sul Piano Mattei “avremmo auspicato di essere stati consultati”, e che l’Unione africana è pronta a discuterne ma “non vuole tendere la mano, non siamo mendicanti”.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 30 gennaio 2024
È una buona cosa sostenere lo sviluppo dell’Africa. Il fatto che se ne discuta seriamente, insieme ai leader africani, che si elabori un piano di aiuti pluriennale, che si preveda di stanziare risorse sostanziose: tutto questo va nella giusta direzione. Purché si tenga conto della preoccupazione delle Ong: rispettare l’impegno di dedicare alla cooperazione internazionale lo 0,70% del Pil, senza dirottare risorse dalla cooperazione alle imprese private.
di Mariano Giustino
Il Riformista, 30 gennaio 2024
Alla fine li hanno impiccati i quattro prigionieri politici curdi in Iran che avevano lanciato un disperato appello ai leader dell’Unione europea, al mondo libero, affinché ponessero fine alle loro relazioni diplomatiche e commerciali con la Repubblica Islamica, per fermare il boia che quotidianamente, all’alba, nell’ora della prima preghiera del mattino, impicca gli oppositori e i pacifici manifestanti del movimento “Donna, Vita, Libertà”. Pejman Fatehi (28 anni, di Kamyaran), Mohsen Mazloum (27 anni, di Mahabad), Vafa Azarbar (26 anni, di Bukan) e Mohammad Hajir Faramarzi (28 anni, di Dehgolan), quattro giovani curdi accusati di essere stati spie del Mossad. Hanno subito un processo sommario.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 30 gennaio 2024
Vogliamo iniziare una riflessione sulla situazione nelle carceri a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale 10/2024, che apre orizzonti nuovi, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 dell’Ordinamento penitenziario “nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa, nei termini di cui in motivazione, a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 29 gennaio 2024
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma dell’ordinamento penitenziario che nega gli incontri senza controllo visivo tra i detenuti e i partner. L’avvocato Brucale: “È un passo in qualche misura rivoluzionario, che disegna una strada da percorrere, ancora lunga, ancora difficile”. La sentenza della Corte costituzionale, n.10 del 2024 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.18 dell’ordinamento penitenziario nella parte in cui non permette di avere colloqui “con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”. “È un passo di estrema importanza nella direzione della necessità di riconoscere al carcere un volto umano e alla persona detenuta la possibilità di accedere, pur privata della libertà, alla piena estrinsecazione della propria personalità”, commenta Maria Brucale, avvocato, componente del Direttivo dell’associazione Nessuno tocchi Caino.
di Alessandro Bergonzoni
La Repubblica, 29 gennaio 2024
Nel “decreto sicurezza” c’è una norma che considera reato nelle carceri anche forme di protesta non violenta. Mentre è permesso e legale restare indifferenti di fronte alle ingiustizie. Uccidere è possibile lecito quasi nemmeno più tanto celato, normale e costante, nelle carceri di tutto il mondo, e quindi anche nel nostro stato democratico. Ma “fare il morto”, cioè fingersi tale come estrema antica e gandhiana forma di resistenza passiva pacifica, è diventato reato, contro la legge (leggesi per repressione aumentata attivamente).
di Franco Giubilei
La Stampa, 29 gennaio 2024
Sono 30 mila, in 20 anni, le persone finite in galera senza colpe. Quasi un miliardo le spese per lo Stato. Gli anni di libertà rubati dalla giustizia italiana costano cari per le spese di risarcimento che lo Stato è chiamato a rifondere, due milioni e 460 mila euro all’anno, ma non hanno prezzo per le persone che subiscono la detenzione essendo innocenti. I numeri danno la dimensione di un fenomeno che in vent’anni, fra il ‘91 e il 2021, ha colpito 30 mila persone nel nostro Paese: significa che in media ogni anno 961 cittadini finiscono dietro le sbarre senza avere alcuna responsabilità dei delitti che vengono loro attribuiti. Nel lasso di tempo interessato, lo Stato ha sborsato quasi un miliardo di euro, 932.937.000 per l’esattezza. Nel solo 2022, 539 persone sono state incarcerate innocenti, per una cifra di 27 milioni 378 mila euro per indennizzi liquidati.
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