di Sarah Grieco
Il Manifesto, 31 gennaio 2024
Non credo che esageri chi ha definito come “storica” o “rivoluzionaria” la sentenza con cui, pochi giorni fa, la Consulta ha dichiarato incostituzionali i controlli visivi durante i colloqui in carcere, senza concrete ragioni di sicurezza che li giustifichino. La pronuncia 10/2024 lo è davvero. I motivi sono tanti. Proviamo a riassumerli. Il primo. La Corte ha finalmente allineato il nostro paese alla stragrande maggioranza degli ordinamenti europei, dove il diritto alle visite intime è garantito da anni. Il secondo. I giudici costituzionali hanno “bollato” come irragionevole e lesiva della dignità della persona, ogni restrizione di un diritto o di una libertà senza un limite o una giustificazione. La libertà non può essere annullata da una prescrizione generale ed astratta; serve un “limite concreto”. Come a dire che, una volta varcata la soglia del carcere, non si è privati di tutti i propri diritti per essere sottoposti ad un “generale assoggettamento all’organizzazione penitenziaria” dello Stato. Occorre una ragione per la loro limitazione. La Corte ha così applicato quel principio fondamentale della storica sentenza n.26 del 1999, secondo la quale “i diritti inviolabili dell’uomo… trovano… nella restrizione della libertà personale i limiti a essa inerenti… ma non sono affatto annullati da tale condizione”. Il terzo. La pena, con questa sentenza, riacquista il suo “volto costituzionale”: la sofferenza è legittima solo se inflitta “nella misura minima necessaria”.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 31 gennaio 2024
Il nuovo portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale illustra i problemi che affliggono l’istituzione detentiva: sovraffollamento, emergenza sanitaria e bambini in carcere le questioni più urgenti sul tavolo. Coinvolgere maggiormente il Terzo Settore all’interno degli istituti di pena, istituire la liberazione anticipata a 70 giorni per buona condotta e offrire più occasioni di lavoro: questi i buoni propositi sui cui s’impegna a lavorare in questo 2024 iniziato da circa un mese e che lo vedrà portavoce della Conferenza dei garanti territoriali, Samuele Ciambrello, già garante dei diritti delle persone private della libertà personale per la Regione Campania.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 31 gennaio 2024
Un accordo quadro per la realizzazione di interventi qualificati finalizzati a promuovere attività formative e lavorative e a favorire il reinserimento sociale dei detenuti. Lo hanno sottoscritto oggi in Via Arenula, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Russo, il Vice Presidente Vicario della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe-Confcommercio) Aldo Mario Cursano e la Presidente dell’Associazione “Seconda Chance” Flavia Filippi.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 31 gennaio 2024
Alle inaugurazioni dell’anno giudiziario i magistrati si esprimono contro le riforme in esame al Parlamento: abuso d’ufficio, separazione delle carriere, premierato. E c’è chi parla persino dei danni provocati dal maggioritario. No all’abrogazione dell’abuso d’ufficio, critiche alle riforme della giustizia promosse dal ministro Nordio, bocciatura del premierato e persino riflessioni sui danni provocati dal sistema maggioritario.
di Angela Stella
L’Unità, 31 gennaio 2024
Il deputato di Azione Enrico Costa presenta la sua proposta di legge: “Dal 1994 sono state ingiustamente private della libertà 100mila persone”. Una proposta di legge per sanzionare sul piano disciplinare il magistrato che ha determinato una ingiusta detenzione: l’ha rilanciata ieri l’onorevole di Azione Enrico Costa durante una conferenza stampa convocata per illustrare i risultati sulla giustizia e una pdl su lobbying e conflitti di interesse. Sulla scia del caso Zuncheddu e sulla “necessità di riavvolgere il nastro per capire chi ha sbagliato” ha detto Costa, la sua pdl si prefigge l’obiettivo di trasmettere la sentenza che accoglie la domanda di riparazione per ingiusta detenzione agli organi titolari dell’azione disciplinare nei riguardi dei magistrati, per le valutazioni di loro competenza.
di Paola Balducci
Il Dubbio, 31 gennaio 2024
È possibile porre rimedio a una condanna ingiusta? Come dimostrare la propria innocenza anche a seguito di una condanna espiata, nel caso in cui sia stato commesso un errore giudiziario nei propri confronti? Nel caso di Beniamino Zuncheddu, ci sono voluti 33 anni di carcere fra Badu e Carros, Buoncammino e Uta, una condanna all’ergastolo e un processo di revisione per essere finalmente assolto da un’accusa di strage, per fatti risalenti al 1991. Si chiude così, con una pronuncia di assoluzione per non aver commesso il fatto, una vicenda che probabilmente passerà alla storia come uno dei più grandi errori giudiziari della storia processuale italiana e che però non restituirà a un uomo più di metà della sua vita passata in cella.
di Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo
La Stampa, 31 gennaio 2024
È stata violata la privacy di Ilaria Salis. Quelle immagini che la ritraggono condotta in aula, legata mani e piedi e tenuta alla catena, mai avrebbero dovuto essere trasmesse. Questo ci si aspetta che ora dica il Governo dopo tutte le corbellerie che abbiamo ascoltato in queste ore. Siamo convinti che in effetti ciò corrisponda perfettamente ai pensieri di coloro che, in nome della riservatezza, stanno letteralmente imbavagliando l’informazione.
di Fausto Carioti
Libero, 31 gennaio 2024
Gli imputati ammanettati nel tragitto dalla cella all’aula. Ingabbiati durante le udienze. Fotografati violando la legge. Indignazione ad alto volume dell’opposizione per il caso di Ilaria Salis, la 39enne italiana apparsa ammanettata e incatenata in un tribunale di Budapest, e il motivo è ovvio: l’Ungheria è governata da Viktor Orbàn, e insistere su quel trattamento umiliante è un modo per colpire Giorgia Meloni, uno dei pochi leader europei ad avere un buon rapporto personale e politico con il presidente magiaro (almeno finché i due non parlano di Ucraina).
di Vincenzo Bisbiglia
Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2024
“In Italia un caso Ilaria Salis non si sarebbe verificato”. Ne è sicuro Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, interpellato dal Fatto: nel nostro Paese i cosiddetti “schiavettoni” - i ferri con catene alle caviglie, con cui l’antifascista italiana è stata portata nell’aula di tribunale a Budapest - “non si usano più da decenni”. “La sensibilità istituzionale ha ridotto al minimo l’utilizzo di mezzi coercitivi”, aggiunge Roberto Lamacchia, presidente di Giuristi democratici. Norme che arrivano soprattutto dall’Europa, di cui fa parte anche l’Ungheria. Eppure chi gira tutti i giorni per i tribunali italiani vede file di detenuti che vengono condotti alle direttissime in manette, a volte anche con catene che li legano gli uni agli altri. Insomma, magari non alle gambe, ma gli “schiavettoni” sono tutt’altro che in archivio. Come mai?
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 31 gennaio 2024
Il Garante dei detenuti di Milano, Francesco Maisto, spiega come avvenne il cambiamento e con quali difficoltà. In Italia non si sono mai visti detenuti con le catene ai piedi mentre fino al 1992 era una scena usuale quella di reclusi che venivano accompagnati dal carcere alle aule di tribunale in fila legati a una catena. Lo spiega Francesco Maisto, garante dei detenuti del Comune di Milano ed ex presidente del Tribunale di Bologna.
- Verona. Morto suicida in carcere, la cugina sporge querela
- Ivrea (To). “Chiediamo chiarezza sulla morte in carcere di Andrea Pagani Pratis”
- Genova. Scagni aggredito in cella: la procura indaga sull’operato degli agenti della penitenziaria
- Trento. Il volontario Piergiorgio Bortolotti censurato e cacciato dal carcere
- Milano. Dal carcere minorile al carcere per adulti, un protocollo d’intesa per tutelare passaggio











