di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
Ogni giorno, su queste pagine del Dubbio, denunciamo gli abusi e le gravi criticità che riguardano il nostro sistema penitenziario. Tuttavia, è necessario fare attenzione nel paragonare la situazione italiana a quella dell’Ungheria di Orban, attualmente soggetta a procedura d’infrazione europea per plurime violazioni dello Stato di diritto. L’immagine di Ilaria Salis con mani e piedi incatenati richiama da vicino ciò che avveniva nel nostro Paese fino a 30 anni fa. Si potevano vedere detenuti con le catene ai piedi, e non era raro osservare i reclusi che venivano condotti dal carcere alle aule di tribunale legati a una catena. Ma grazie alle battaglie delle organizzazioni dei diritti umani, delle forze politiche (in particolare il Partito Radicale), e alle sentenze delle alte Corti, l’Italia ha compiuto significativi progressi. Se emergono abusi in questo senso, c’è la possibilità di denunciare e lottare affinché vengano perseguiti.
di Angela Stella
L’Unità, 1 febbraio 2024
“In Italia abbiamo oltre 100 carceri, sui 189 totali, con una media di sovraffollamento del 150%. Quindi ce ne sono alcune in cui il sovraffollamento supera il 200%”. Rita Bernardini, Presidente di Nessuno Tocchi Caino, sta conducendo uno sciopero della fame per chiedere alla Presidente del Consiglio Meloni di mettere in campo iniziative al fine di diminuire la pressione della popolazione carceraria.
Agenzia Nova, 1 febbraio 2024
Con il ministro Nordio, “abbiamo incontrato al ministero il presidente del Garante nazionale dei detenuti, Maurizio d’Ettore, unitamente ai suoi colleghi Irma Conti e Mario Serio, per effettuare una prima ricognizione sulle criticità nelle carceri”. Lo ha detto il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, intervenendo a Sky Tg24. “Non seguiamo soltanto la strada di una ‘terapia generale’, ma riteniamo fondamentale indagare su ciò che accade nei singoli luoghi, con attenzione a ogni dettaglio - ha sottolineato -.
di Alessio Scandurra*
Left, 1 febbraio 2024
La Corte costituzionale con una sentenza storica ha ricordato che senza affettività, e quindi sessualità, è lesa la dignità delle persone detenute e si rischia di non rispettare la finalità rieducativa della pena. La Consulta ha fatto la sua parte, ora resta alla comunità penitenziaria tutta di fare la propria. Soprattutto di questi tempi non si fa altro che magnificare l’importanza della famiglia. E anche quando si parla di carcere, i pochi che si ricordano che per evitare la recidiva sono inutili le pene esemplari e sono invece fondamentali i percorsi di reinserimento sociale, anche in questo contesto sottolineano la centralità del ruolo della famiglia.
di Alberto Cisterna
L’Unità, 1 febbraio 2024
Da una parte la magistratura che dal 1992 in poi spazza via un’intera classe dirigente. Dall’altra Cosa nostra e le stragi. Fu allora che il sistema giudiziario assunse un enorme potere. Che dura ancora oggi. Il duro scontro tra politica e magistratura ha, come noto, radici profonde che risalgono alle origini della Seconda Repubblica nata dalle ceneri di Tangentopoli e dalle macerie fumanti delle stragi di mafia.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 1 febbraio 2024
Matteo Salvini ci ha spiegato che se Ilaria Salis verrà condannata da un tribunale ungherese per avere preso a schiaffi due nazisti che stavano commemorando l’attività delle SS, l’Italia dovrà preoccuparsi di impedire a questa signora di insegnare nelle nostre scuole. Ilaria Salis è attualmente insegnante alle elementari. Dice Salvini che non è il caso di affidare l’educazione dei nostri bambini a una maestra che prende a schiaffi i nazisti. In realtà Ilaria si dichiara innocente, dice di non avere schiaffeggiato nessuno e le immagini riprese dalle telecamere, che la Procura ungherese usa come prova della sua colpevolezza, non dimostrano niente. È impossibile a chiunque riconoscere dalla forma della schiena l’identità di una persona. E le immagini mostrano solo una schiena. Francamente la probabilità che abbia abbattuto a suon di ceffoni due picchiatori nazisti non mi pare altissima.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 1 febbraio 2024
Giusta l’indignazione per l’attivista ammanettata in Ungheria. Ma sul trattamento degli imputati nelle aule di giustizia e sulle condizioni delle carceri l’Italia non può dare lezioni a nessuno. “Sul caso Salis noi italiani non siamo nelle condizioni di dare lezioni a nessuno, né per quanto riguarda il trattamento degli imputati nelle aule di giustizia né sulle condizioni delle carceri”. Lo dichiara al Foglio l’avvocato Nicola Canestrini, esperto in cooperazione penale internazionale. Le immagini di Ilaria Salis legata per le mani e i piedi, e tenuta per una catena, durante l’udienza al tribunale di Budapest, hanno suscitato giustamente l’indignazione della politica e spinto le istituzioni ad attivarsi. “Sul rispetto dei diritti non possiamo transigere”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Coerenza, però, vorrebbe che questa intransigenza si applicasse anche a ciò che accade in Italia.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
Non poteva non cogliere la palla al balzo, Matteo Salvini, della vicenda che vede coinvolta Ilaria Salis, per aprire un altro fronte in maggioranza, sperando di portare a casa un dividendo politico ai danni di Fratelli d’Italia. È sotto gli occhi di tutti la difficoltà della premier Meloni a gestire l’amico e alleato politico Orban (in trattativa per entrare nell’Ecr, partito dei Conservatori europei guidato dalla stessa Meloni) per l’ennesimo affaire che lo rende incompatibile con l’appartenenza all’Ue. Un imbarazzo che decisamente non riguarda il Capitano: intercettato dai giornalisti (guarda caso a Bruxelles), il leader della Lega ha detto la sua senza risparmiarsi, riguardo alla prolungata detenzione in Ungheria dell’attivista antifascista italiana e delle immagini che l’hanno vista condotta in un’aula di tribunale praticamente incatenata.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 febbraio 2024
Il caso. “Ha assaltato un gazebo nel 2017”, ma in realtà è stata assolta. Salvini: “Non credo possa fare la maestra”. Schlein: “Ipocrita”. Non basta la detenzione in un carcere terrificante. Non bastano nemmeno le catene e il guinzaglio con cui è stata portata in carcere. Per Ilaria Salis c’è anche la pena accessoria della macchina del fango della Lega, che ha scagliato contro la 39enne maestra elementare un’accusa clamorosamente falsa. Tutto è cominciato nella mattinata di ieri, con una nota in cui il Carroccio: “Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega”. Finita a processo sì, ma assoluta pure. Lo spiega bene il suo avvocato, Eugenio Losco. “Ilaria è stata assolta per non aver commesso il fatto e non è stata affatto individuata dalle due militanti della Lega ma solo individuata come partecipante al corteo che si svolgeva quel giorno a Monza da un video prodotto in atti - ha detto -. Il giudice nella sentenza ha specificato che risulta aver partecipato solo al corteo senza in alcun modo aver partecipato all’azione delittuosa di altre persone né di aver in qualche modo incoraggiato o supportato altri a farlo”.
di Simone Canettieri
Il Foglio, 1 febbraio 2024
Il leader della Lega attacca, Meloni abbozza ma la pensa come lui. Sono il poliziotto buono e quello cattivo del “caso Salis”. Giorgia Meloni e Matteo Salvini, gratta gratta, la pensano quasi alla stessa maniera sulla ragazza italiana comparsa in ceppi - mani, piedi e guinzaglio - in un’aula del tribunale di Budapest. Ce l’hanno con la sinistra che se la prende con Orbán. Certo, il leader della Lega, in versione l’Ispettore Matteo, tira fuori cartucce dal Viminale (fasulle). Dice che la 39enne non può tornare a fare la maestra e la dipinge come facinorosa accusandola di aver assaltato nel 2017 un gazebo della Lega (falso). Questione di stile e propaganda, perché intanto Meloni è stata costretta a muoversi presso “l’amico Viktor” sotto la spinta dell’opinione pubblica. Tuttavia premier e vice, che qui a Bruxelles sembrano darsi il cambio, sono abbastanza compatti sulla vicenda. Parlano a elettorati simili. E ci sono le europee, no?
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