di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 3 febbraio 2024
Oltre alla carenza di risorse necessarie per vivere, c’è anche l’impossibilità di fruire di beni o servizi che dovrebbero essere per tutti. Tra le numerose e complesse problematiche del nostro tempo, quella della povertà assume un ruolo centrale poiché rappresenta il punto di collegamento tra il disagio post pandemico, la certezza di una incertezza futura e la fluidità delle scelte che soprattutto nell’ultimo decennio ha espresso la propria forza dirompente nella politica o per meglio dire nella incoerenza del voto. La difficoltà principale non riguarda l’accertamento della povertà, che peraltro è sempre esistita salvo accentuarsi a partire dalla nascita della società industriale fino a giungere alla ormai strutturata e insostenibile situazione dei nostri giorni, bensì la sua complessità dimensionale che, ai fini del suo contrasto, oggi più che in passato impone un’analisi storicamente contestualizzata dal punto di vista culturale, economico e sociale. In primo luogo è necessario prendere atto della ormai universalmente riconosciuta distinzione tra povertà assoluta e relativa.
di Maurizio Turco e Irene Testa*
Il Dubbio, 3 febbraio 2024
La vicenda di Ilaria Salis rende chiare e visibili la debolezza dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa con la sua Corte europea dei diritti dell’Uomo e il suo Comitato per la prevenzione della tortura, nonché dei mass media. Che i detenuti per particolari reati fossero accompagnati in aula con piedi incatenati, ammanettati e condotti con un guinzaglio è questione denunciata almeno dal 2013 dal Comitato per la prevenzione della tortura, con richiesta di evitare questa lugubre esposizione pubblica. Nulla di nuovo se non prendere atto che chi avrebbe dovuto, alla fine, non ha potuto: è quanto accade a tutti gli organismi intergovernativi. È questione che va superata non perché vi è una italiana coinvolta ma perché non è consono ai trattati europei, dell’Unione e del Consiglio d’Europa.
di Ilaria Donatio
thewatcherpost.it, 3 febbraio 2024
Sono 2.058, secondo la Farnesina, i detenuti italiani all’estero: 2.058 nostri concittadini accusati di aver violato la legge - spesso non ancora condannati in via definitiva - e per questo privati della libertà, tenuti in condizioni disumane nelle carceri di “paesi sovrani” dell’Unione. Di quasi tutte queste vicende ignoriamo le storie perché non ve n’è traccia alcuna sulla stampa mainstream. Una traccia importante, invece, l’ha lasciata il video pubblicato lo scorso 29 gennaio e che ha mostrato le condizioni disumane in cui è tenuta Ilaria Salis, l’insegnante di scuola elementare di Monza, da un anno nelle carceri ungheresi, con l’accusa di lesioni aggravate nei confronti di alcuni manifestanti di estrema destra (lei si è dichiarata non colpevole, rinunciando al patteggiamento di 11 anni e andando a rischiarne più di 20).
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2024
“La nostra Onlus si occupa dal 2008 dei connazionali reclusi oltre confine e li aiuta a rientrare in Italia. Spesso il clamore ostacola la diplomazia”. Quante Ilaria Salis, ossia quanti connazionali si trovano reclusi all’estero e in quali condizioni? Lo chiediamo all’avvocata Francesca Carnicelli, legale della Onlus “Prigionieri del silenzio”, che dal 2008 si occupa della tutela dei diritti umani degli italiani prigionieri oltre confine.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 3 febbraio 2024
I penitenziari dell’Ungheria sono nel mirino di Ue e Ong. “Così Orbán mostra il pugno duro”. La maestra prigioniera dove c’era la Gestapo. Fa freddo e le celle sono mal riscaldate. Fuori da un palazzo con le mattonelle rosse che porta i segni della storia (era la sede della Gestapo) e del tempo (“non avvicinarsi, pericolo crollo di intonaco”), sventola una bandiera azzurra dell’Unione europea tutta strappata. Forse è un segno. Questo è il carcere dove da poco meno di un anno è rinchiusa Ilaria Salis, l’attivista italiana arrestata a febbraio del 2022 con l’accusa di aver picchiato alcuni neonazisti arrivati in città per celebrare il “Giorno dell’onore”, la ricorrenza in ricordo della morte dei soldati dell’Asse nel 1945 per mano dell’Armata rossa, diventata negli ultimi tempi l’occasione per radunare migliaia di nazisti e fascisti da tutta Europa. Qui dentro hanno messo le manette ai piedi e ai polsi di Ilaria. Da qui l’hanno trascinata al guinzaglio in udienza, come fosse un animale. Qui l’hanno costretta a indossare “abiti sporchi e puzzolenti”, a dormire con le “cimici nel letto”.
di Alessia Candito
La Repubblica, 3 febbraio 2024
“Rispetto a Filippo Mosca, stiamo compiendo accertamenti sul caso”. Come già fatto per Ilaria Salis, la maestra 38enne detenuta in condizioni inumane e degradanti in Ungheria, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale si muove anche per il 29enne nisseno finito in carcere in Romania. Sul suo caso, filtra dall’ufficio, si sta approfondendo, poi si potrà procedere all’avvio di interlocuzioni e interrogazioni formali con le autorità del Paese come già fatto per Ilaria Salis.
di Ornella Favero*
La Repubblica, 2 febbraio 2024
Il contributo della direttrice di Ristretti Orizzonti e presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia dopo la sentenza della Consulta sul diritto all’affettività dei detenuti. Vogliamo iniziare una riflessione sulla situazione nelle carceri - scrive la direttrice di Ristretti Orizzonti e presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia - a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale 10/2024, che apre orizzonti nuovi, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 dell’Ordinamento penitenziario “nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa, nei termini di cui in motivazione, a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”.
di Danilo Paolini
Avvenire, 2 febbraio 2024
Al di là delle inevitabili (ma davvero?) polemiche politiche di casa nostra, dove ormai la polarizzazione delle posizioni investe in maniera desolante ogni argomento, la vicenda giudiziaria e umana di Ilaria Salis ripropone il tema del rispetto dello stato di diritto all’interno dell’Unione Europea. Un tema centrale per il futuro della Ue. Non soltanto perché di questo si è nuovamente parlato ieri a Bruxelles, nel corso del Consiglio straordinario, come condizionalità per l’erogazione dei fondi comunitari, proprio in relazione all’Ungheria, dove la nostra connazionale è detenuta in attesa di giudizio. La riflessione, infatti, deve andare necessariamente oltre le sanzioni formali che possono essere comminate al Paese governato da Viktor Orbán e oltre il caso Salis, che immaginiamo non sia una rarità nell’ambito dell’amministrazione della giustizia magiara.
di Marco Birolini
Avvenire, 2 febbraio 2024
Già 13 morti nel 2024. Il ministro Nordio: “Un fardello di dolore. Troppi innocenti in cella, la nostra riforma limiterà la custodia cautelare”. “Un fardello di dolore”. Durante il question time in Senato, il ministro della Giustizia Cairo Nordio ha definito così l’emergenza suicidi in carcere. “Si tratta di eventi intollerabili ai quali bisogna in tutti i modi porre rimedio” ha poi aggiunto. A gennaio già 13 detenuti, secondo il tragico contatore di Ristretti Orizzonti; si sono tolti la vita in cella. Un trend drammatico, addirittura peggiore rispetto a quello segnato nel 2023, quando i suicidi furono 69.
di Tullio Padovani*
L’Unità, 2 febbraio 2024
Il carcere è un’istituzione totale, è un’istituzione marginale, è un’istituzione simbolica. È tutte queste tre cose insieme contestualmente. Toglietene una, non sarà più carcere. Ciò fa sì che quel che si può predicare del carcere - in termini di rinnovamento, emenda, rieducazione, - appartiene alla mitologia. Bisogna che si riporti il carcere a una condizione in cui quegli scopi edificanti, certo, resteranno dove sono: nel mito, ma sarà almeno salvaguardata la dignità umana. Un modo per recuperare un livello minimo di tollerabilità del carcere, che oggi è un illecito pietrificato, è l’introduzione del numero chiuso.
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