di Gianluca Mercuri
Corriere della Sera, 2 febbraio 2024
Nel 2005 dopo il rapimento di Giuliana Sgrena, ci fu un’intensa collaborazione tra il più stretto collaboratore di Berlusconi e il quotidiano di sinistra più fieramente contrario alla guerra in Iraq: una inaspettata sintonia per salvare la vita a un’italiana. Questa frase di Valentino Parlato è una lezione universalmente valida, ma nei giorni del caso Salis si fa ancora più pertinente. Successe che alcuni gentiluomini di destra e di sinistra - dei veri patrioti - trovarono un’inaspettata sintonia per salvare la vita di un’italiana. Vi individuarono un paio di interessi supremi e comuni, quello umanitario e quello nazionale, e lavorarono insieme per un mese fino a raggiungere il risultato. Fu un esito tragicamente parziale perché costò un’altra vita, ma la preminenza di quei due interessi fu sancita e salvaguardata. E, cosa non meno importante, sancita e salvaguardata fu la capacità di personalità di destra e di sinistra di perseguirli insieme. Meglio ancora: la necessità di quello sforzo comune, pena la caducità dell’idea stessa di Nazione come luogo morale che unisce anche gli avversi.
di Gianluca De Rosa
Il Foglio, 2 febbraio 2024
“Nessuno può punire come meglio vuole perché ci sono norme e standard europei che vanno rispettati, a Budapest come a Roma”, dice il sociologo e presidente di “A buon diritto”. “L’Italia non può dare lezioni, è vero, ma deve darle all’Ungheria e a sé stessa: io penso che si ‘possano dare lezioni’ nel nome della condivisione della carta europea dei diritti e della adesione ai principi dello stato di diritto, basta non essere ipocriti”. Luigi Manconi, già docente di sociologia dei fenomeni politici e presidente della onlus ‘A buon diritto’, non nega una cosa evidente, e cioè che “quanto è stato detto a proposito della detenzione in cella in Ungheria di Ilaria Salis lo si può dire anche a proposito di una parte dei detenuti italiani”. “Le condizioni in Italia - dice - penso siano migliori, anche perché qui l’opinione pubblica, le associazioni e i garanti esercitano un’attività di controllo. Ma se mi si chiede se in Italia si rispettano i diritti fondamentali della persona la risposta è no: nel corso del solo mese di gennaio, si sono tolte la vita 13 persone, con una frequenza di suicidi 20 volte superiore rispetto a quella registrata nella popolazione in generale, inoltre, al 40 per cento dei detenuti vengono somministrati psicofarmaci, in particolare quelli che hanno una funzione sedativa. E però - prosegue - questo non può impedire, in nome della comune appartenenza allo spazio giuridico europeo, di criticare e chiedere risposte a Budapest sulla vicenda di Salis”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 febbraio 2024
Carcere di Porta Alba. Il miglioramento delle condizioni detentive effetto dell’eco mediatica sul caso. La madre: “Chiediamo i domiciliari e un giusto processo”. L’eco mediatica che il caso ha avuto ieri in Italia e di riflesso sui media rumeni ha prodotto un primo effetto positivo nell’incubo che Filippo Mosca sta vivendo nel carcere di Porta Alba a Costanza, città affacciata sul mar Nero. “È stato trasferito in una cella più piccola e sicura, da sei persone. Insieme all’amico arrestato con lui e ad altri italiani che si trovano nello stesso penitenziario. La cella ha bagno e doccia, in modo da separarli da altri detenuti violenti. Trascorreranno l’ora d’aria in un cortile diverso per motivi di sicurezza. Gli hanno anche consegnato dei materassi nuovi di zecca”, dice Ornella Matraxia, madre del ragazzo arrestato a maggio 2023, il giorno prima di rientrare in Italia al termine del festival Sunwaves. Il 29enne risiedeva a Caltanissetta e aveva lavorato a lungo come ristoratore in Spagna, prima di tornare in Sicilia nel 2021. In Romania era andato per partecipare al raduno musicale internazionale, sulle grandi spiagge a nord del centro urbano, insieme a diversi gruppi di amici e conoscenti.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 2 febbraio 2024
Porta Alba di Costanza, Romania. Una delle carceri più terrificanti d’Europa. “Ventiquattro persone rinchiuse in una cella. Un solo bagno intasato. Una cella gelida d’inverno, bollente d’estate. Ratti, immondizia. La parola disumanità non è esagerata, dovete credermi. Attraverso le sbarre, danno da mangiare una brodaglia orrenda. Mio figlio è depresso, pensa al suicidio. È stato aggredito da un ragazzo con problemi psichiatrici. Pochi giorni fa una donna si è tolta la vita nell’area femminile. Tutti, lì dentro, soffrono. Soffrono perché sono trattati come animali. Sono voci annullate, persone cancellate. Quel carcere è lontanissimo dai parametri di civiltà che ci aspetteremmo da un Paese dell’Unione europea”.
di Alfredo Roma
Il Domani, 2 febbraio 2024
L’esecuzione di Kenneth Eugene Smith con l’azoto puro è stata definita tortura. La pena di morte in otto stati, la possibilità di detenere armi, l’assenza del welfare. Gli Stati Uniti sono davvero un paese democratico? Malgrado le esecuzioni capitali siano sempre abbastanza frequenti negli Stati Uniti (nel 2023 ne sono state eseguite 24), quella avvenuta qualche giorno fa in Alabama ha suscitato un sentimento di orrore in tutto il mondo. Lo stesso presidente Biden è apparso turbato e imbarazzato. L’Unione Europea ha espresso “profondo rammarico per l’esecuzione di Kenneth Eugene Smith avvenuta nello stato dell’Alabama, costretto a respirare azoto puro”. Una dolorosissima agonia durata 22 minuti.
di Luca Miele
Avvenire, 2 febbraio 2024
Per Human Rights Watch ci “sono prove credibili” che i produttori di alluminio nello Xinjiang si stiano avvantaggiando di trasferimenti di manodopera “forzata” per rifornire le case automobilistiche. Nel boom delle auto elettriche - con la Cina pronta ad assaltare i mercati globali - potrebbe nascondersi un “cuore” oscuro: il ricorso al lavoro forzato nello Xinjiang. L’accusa viene da Human Rights Watch che, in un rapporto di 99 pagine intitolato “Asleep at the Wheel: Car Companies’ Complicity in Forced Labour in China”, ha individuato possibili collegamenti tra diverse case automobilistiche - tra le quali il rapporto nomina General Motors, Tesla, BYD, Toyota e Volkswagen - e l’alluminio prodotto utilizzando gli internati uighuri nei campi di lavoro.
di Ugo Magri
La Stampa, 1 febbraio 2024
La denuncia del capo del Dap durante l’incontro con il presidente della Repubblica: già 13 morti suicidi dall’inizio dell’anno. Le carceri ungheresi, certo, ma anche quelle italiane. Sergio Mattarella è molto preoccupato per quanto sta accadendo nei nostri istituti di pena e per comprendere meglio, o forse anche per mandare un segnale a chi dovrebbe darsi una mossa, ha ricevuto sul Colle il capo del Dap (Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria), Giovanni Russo. Il comunicato stampa diffuso in serata dal Quirinale è piuttosto parco di informazioni sui contenuti del colloquio. Di certo non si è parlato del caso Ilaria Salis, anche perché Russo non sarebbe l’interlocutore giusto; tuttavia si può dare per assodato che il presidente della Repubblica abbia chiesto notizie circostanziate e di prima mano sull’ondata di suicidi tra i detenuti che, secondo alcuni calcoli degli addetti ai lavori, sono stati ben quattordici dall’inizio di quest’anno, al ritmo spaventoso di uno ogni due giorni. In carcere si muore troppo, nell’indifferenza generale.
di Liana Milella
La Repubblica, 1 febbraio 2024
Colloquio ieri al Quirinale. Da 9 giorni in sciopero della fame Roberto Giachetti e Rita Bernardini di “Nessuno tocchi Caino”. Oggi al Senato le interrogazioni di Forza Italia di M5S sui penitenziari italiani al Guardasigilli Nordio. Sergio Mattarella è preoccupato per la situazione delle carceri in Italia. Per questo ieri pomeriggio ha convocato al Quirinale il capo del Dap, il pm antimafia napoletano Giovanni Russo. Un colloquio di oltre mezz’ora, in cui il presidente ha espresso tutta la sua preoccupazione e il suo allarme per i 13 suicidi che si sono verificati nel solo mese di gennaio, una cifra record, come ha documentato Repubblica.
di Dario Lucisano
L’Indipendente, 1 febbraio 2024
A gennaio nelle carceri italiane si sono registrati 13 suicidi, il numero più alto negli ultimi 10 anni, che supera di gran lunga i 7 del 2022, anno in cui i suicidi nei penitenziari hanno toccato il loro apice, arrivando a toccare quota 85. L’ultimo risale al 29 gennaio, ed è stato segnalato dalla Uil-Pa, il ramo della Polizia Penitenziaria della Uil. Secondo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, la problematica è irrisolvibile, eppure uno dei principali fattori di disagio segnalato più volte dalle organizzazioni per i diritti dei detenuti è l’alto tasso di sovraffollamento degli istituti, a cui vanno aggiunte anche le condizioni spesso ai limiti in cui vivono i carcerati italiani, non raramente privati di spazi sociali, adeguata formazione, e qualche volta addirittura di prime necessità come l’acqua calda.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 1 febbraio 2024
Le foto e i video della 39enne italiana hanno fatto il giro del mondo. Sta destando scalpore il fatto che sia entrata in un’aula di tribunale ungherese con mani e piedi incatenati. Patrizio Gonnella (presidente di Antigone): “In Italia rischiamo di emulare l’est dell’Europa. Il sovraffollamento medio è al 117,2% e i suicidi in carcere nel 2024 sono già 13. Per fortuna ci sono i volontari e le associazioni”.
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