di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 febbraio 2024
Il caso Ilaria Salis. Intervista all’ex giudice della Corte europea dei diritti umani: “Il modo di presentare l’imputata è una messa in scena per il pubblico. Oltre all’umiliazione e all’offesa alla dignità c’è violazione della presunzione di innocenza”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
Il caso di Ilaria Salis, l’antifascista italiana rinchiusa da quasi un anno nel carcere di massima sicurezza di Budapest e portata nell’aula di tribunale in catene, apre lo spazio per una riflessione più ampia su come la presentazione pubblica degli imputati incida sulla formazione del giudizio collettivo da parte della giuria popolare o persino dei giudici togati.
di Cataldo Intrieri
linkiesta.it, 1 febbraio 2024
Il pastore assolto dopo trentadue anni di condanna all’ergastolo deve la sua libertà a un buon avvocato, altrimenti sarebbe ancora ingiustamente in carcere. Mentre la revisione del processo a Olindo e Rosa è stata sponsorizzata da un programma che fa un uso disinvolto di scoop veri o presunti. L’incredibile vicenda del pastore Beniamino Zuncheddu, assolto dopo trentadue anni di condanna all’ergastolo, deve scuotere la coscienza civile del Paese sulla terribile condizione nelle carceri italiane - in cui migliaia di detenuti sono abbandonati al proprio destino come in una grande discarica umana.
di Enrico Sbriglia*
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
Mentre continuavo a pensare al caso “Zuncheddu”, riponendo una scatola aperta contenente dei libri, sullo scaffale di una delle tante librerie che, come mute sentinelle, vegliano la mia casa, ho scorto un libro di qualche anno fa, prematuramente ingiallito (Pacini Editore, 2016), “Lettere a Francesca”, di Enzo Tortora. Sono quelle che Enzo, da detenuto innocente, scrisse alla compagna, Francesca Scopelliti. Il libro mi era stato donato da un amico che non c’è più, l’Avv. Sen. Antonino Caruso, già Presidente della Commissione Giustizia, il quale, in quella veste, sostenne convintamente, divenendo per me una sorta di nume tutelare, la proposta di legge sulla dirigenza penitenziaria, nominata “Meduri”, dal nome di un altro senatore, primo firmatario della stessa.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
La procuratrice generale di Milano: “È importante che i pm raccolgano elementi anche a favore dell’imputato, se mi venisse tolta questa possibilità, non so se riuscirei a continuare a fare il mio lavoro”. Quando i colleghi della Corte d’Appello di Roma hanno pronunciato la parola assoluzione non è riuscita a trattenere le lacrime. E anche se si trovava a chilometri di distanza, a Milano, dove guida la procura generale dal 2021, Francesca Nanni ha esultato. È anche merito suo se oggi, a 33 anni di distanza dal suo arresto ingiusto, Beniamino Zuncheddu è un uomo libero. Un uomo che ha pagato per un delitto mai commesso, un uomo la cui vita è stata letteralmente sequestrata dallo Stato. Un uomo che Nanni all’epoca della riapertura del processo procuratore generale di Cagliari - non ha mai incontrato e col quale ha parlato, per la prima volta, solo martedì sera, in videocollegamento su Rai 1. “Non avevo bisogno di incontrarlo - spiega oggi al Dubbio -. L’ho conosciuto attraverso le carte. E so che è un uomo di un rigore morale eccezionale”.
di Monia Sangermano
strettoweb.com, 1 febbraio 2024
Via libera della Cassazione alle videochiamate con Skype per i detenuti al 41 bis. Respinto il ricorso del ministero della Giustizia. Anche i detenuti al 41 bis potranno fare colloqui via Skype. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 4282/24 del 31 gennaio 2024, ha respinto il ricorso del ministero della giustizia. Ad avviso della prima sezione penale, il detenuto sottoposto a regime differenziato, ai sensi dell’art. 41-bis Ord. pen., può essere autorizzato ad avere colloqui visivi con i familiari, in situazioni di impossibilità o, comunque, di gravissima difficoltà ad effettuare i colloqui in presenza - mediante forme di comunicazione audiovisiva controllabili a distanza, secondo modalità esecutive idonee ad assicurare il rispetto delle cautele imposte dal citato art. 41-bis.
di Irene Famà
La Stampa, 1 febbraio 2024
Parla la madre di Andrea Pagani: “L’ultima sua lettera prima di Natale”. “Ha ucciso suo padre, mio marito, mi ha strappato alla sua compagnia. Ma una madre non abbandona un figlio. Andrea ora è morto e non so nemmeno di cosa. Anche lui merita giustizia”. Maddalena Carrara ha un cuore così grande da lasciare spiazzati. Vedova per mano del figlio, ora si batte perché venga fatta chiarezza sulla sua morte. Andrea Pagani, 47 anni, è stato trovato senza vita in carcere a Ivrea. Gli avevano diagnosticato un’influenza, curato con Tachipirina e Brufen.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
La drammatica lettera di una delle due professioniste indagate insieme all’avvocata per la perizia sulla madre accusata di aver ucciso la sua bimba di 18 mesi. “Ho lavorato ricoprendo vari ruoli nelle carceri della Lombardia per quasi 30 anni. Ho dato la mia vita per quel posto. Ora quello che mi sta accadendo lo vivo con angoscia e stupore allo stesso tempo. Sono affranta e basita. Sono riusciti a spaventarmi e umiliarmi per motivi che fatico a comprendere”.
Ristretti Orizzonti, 1 febbraio 2024
La segreteria dell’Osservatorio carcere-territorio di Milano mostra grande preoccupazione rispetto ai fatti recenti verificatisi a margine di un processo penale pendente in corte d’Assise a Milano. È stata aperta un’indagine nei confronti di due operatrici sanitarie che lavorano in carcere ritenendo inidonei e non pertinenti gli interventi posti in essere, condivisi e trasmessi all’Autorità giudiziaria. Un intervento così diretto sul merito dell’assistenza psicologica e clinica realizzata all’interno delle carceri e prevista dall’ordinamento penitenziario rischia di paralizzare un sistema già in perenne affanno per la scarsità di risorse, di spaventare operatori che quotidianamente e in piena coscienza svolgono un lavoro previsto dalla legge e di calpestare i diritti dei detenuti a ricevere questi interventi.
La segreteria dell’Osservatorio carcere di Milano
Corriere del Trentino, 1 febbraio 2024
Le Acli non ci stanno. “Apprendiamo con sconcerto e profondo rammarico - scrive il presidente Luca Oliver - la notizia del mancato rinnovo dell’autorizzazione ad entrare nel carcere comunicata a Piergiorgio Bortolotti, infaticabile promotore di iniziative in favore dell’integrazione dei più deboli e membro del consiglio provinciale delle Acli”. A nome di “tutto il movimento aclista”, Oliver presenta “una civile protesta nei confronti di una decisione che penalizza ingiustamente il lavoro di una persona che per oltre dieci anni ha lavorato in carcere a fianco dei detenuti, nel pieno rispetto delle autorità preposte alla sorveglianza e dei responsabili della struttura, operano in modo trasparente e costruttivo al fine di creare le migliori condizioni di vivibilità, formazione e ravvedimento all’interno dell’istituzione e per facilitare la piena integrazione di queste persone al rientro nella società”.
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