di Chiara Bidoli
Corriere della Sera, 28 gennaio 2024
“I bimbi arrivano come zombie. Curarli significa anche farli tornare al sorriso”. Sulla Vulcano da dicembre ci sono operatori sanitari della Marina, dell’Esercito, dell’Aeronautica e medici volontari della Fondazione Francesca Rava con l’obiettivo di stabilizzare i pazienti più gravi per poi trasferirli in ospedali di livello più avanzato. C’è un ospedale “galleggiante” che offre cura e protezione a chi ha visto e provato sulla pelle le conseguenze di un conflitto che non risparmia bambini e donne. Si tratta della nave italiana Vulcano ormeggiata nel porto egiziano di Al Arish, a 20 km da Rafah, che grazie ai medici della Marina Militare, dell’Esercito Italiano e dell’Aeronautica Militare, della Fondazione Francesca Rava e alcune figure sanitarie del Qatar, sta prestando soccorso ai feriti civili provenienti da Gaza. La missione della Vulcano fa parte di una serie di aiuti che il Governo italiano, in accordo con i principali partner della regione e d’intesa con Israele, ha attivato a supporto della popolazione. Tra le altre iniziative in programma c’è anche l’accoglienza in Italia di circa cento bambini palestinesi affetti da gravi complicazioni che, accompagnati dalle loro famiglie, riceveranno assistenza sanitaria presso alcune strutture ospedaliere d’eccellenza del nostro Paese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 gennaio 2024
Accolta la questione di legittimità costituzionale sull’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario, che vieta ai detenuti di svolgere colloqui intimi con il coniuge o il convivente senza sorveglianza. Il magistrato di Sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo all’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario, che non consentiva alle persone detenute di svolgere colloqui intimi, compresi quelli a carattere sessuale, con la persona convivente non detenuta, senza la presenza di un controllo a vista da parte del personale di custodia. Tale disposizione è stata contestata in quanto contrastante con diversi articoli della Costituzione italiana e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 gennaio 2024
Il magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, ha sollevato la questione di legittimità. Il coordinatore dei garanti territoriali, Stefano Anastasìa ricorda: “In altri Paesi è permesso”. Il tema del divieto della sessualità in carcere sarà nuovamente sollevato davanti alla Corte Costituzionale. Ma questa volta con argomentazioni diverse che prima non erano state prese in considerazione. A sottoporre la questione di legittimità innanzi alla Consulta sul divieto ai detenuti, derivante dall’applicazione dell’articolo 18 dell’Ordinamento penitenziario, di fare sesso con i loro partner, in quanto tale divieto potrebbe colpire i diritti costituzionali, è il magistrato di sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi.
di Maria Brucale*
Il Domani, 27 gennaio 2024
La sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non permette di avere colloqui con la persona con cui ha una stabile relazione affettiva “senza il controllo a vista”. C’è ancora strada da fare per rendere questo operativo, ma è un passo fondamentale. Già nel 1987, con sentenza n. 561, la Corte Costituzionale affermava: “Essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’art. 2 Cost. impone di garantire”.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 27 gennaio 2024
Antigone: “Verdetto storico, ma adesso diventi un diritto effettivo”. Vietare una vita affettiva e sessuale in carcere lede la dignità delle persone detenute. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con una sentenza da più parti definita storica. Nello specifico, la Consulta chiamata a pronunciarsi sul caso sollevato da un detenuto nel carcere di Terni, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario, che prevede il controllo a vista sui detenuti durante i colloqui con il coniuge o con la persona con cui si ha una relazione stabile. Una norma, che vieta, nei fatti alle persone private della libertà di avere rapporti intimi con il proprio partner all’interno degli istituti di pena durante le visite.
di Giovanna Trinchella
Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2024
La Consulta ipotizza l’utilizzo di “casette”. L’affettività - compreso il sesso - è un diritto in carcere e deve essere esercitato in un ambiente lontano dagli sguardi di tutti. È la Consulta, che chiamata a decidere sul caso sollevato da un detenuto del carcere di Terni, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge - la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente - senza il controllo a vista del personale di custodia, quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ci siano ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie. Ma i giudici sono andati oltre considerando anche quello che è il trattamento dei detenuti in altri paesi europei proponendo al legislatore di intervenire per garantire quell’intimità alle persone ristrette per motivi di giustizia con “unità abitative”, piccole case all’interno degli istituti dove poter esercitare il diritto all’affettività in “un ambiente di tipo domestico domestico”.
di Simone Alliva
L’Espresso, 27 gennaio 2024
La Corte boccia l’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario che prevedeva il controllo a vista dei colloqui tra partner. Corleone: “È una rivincita dopo 24 anni e la caduta di un tabù. Adesso non ci sono scuse”. Amore e sesso entrano nelle carceri. Da sempre esclusi dalla rigida logica carceraria, la Corte costituzionale ha stabilito, con la sentenza n. 10 del 2024, illegittimo il divieto assoluto per un detenuto di essere ammesso a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia “quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2024
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 10 del 2024, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia, quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 gennaio 2024
Corte costituzionale. Una sentenza “storica” rompe il tabù e stabilisce nuovi diritti, che ora vanno resi effettivi. Il giudice dichiara illegittimo l’obbligo del controllo a vista dei colloqui. “I colloqui si svolgono in appositi locali sotto il controllo a vista e non auditivo del personale di custodia”, diceva l’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario. Ieri, però, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo quel “controllo a vista” che era inderogabile e impediva la libera espressione dell’affettività, sesso incluso.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 27 gennaio 2024
Stefano Bonomi, 65 anni, è morto il 6 gennaio dopo settimane di sciopero della fame. Soltanto in queste prime settimane del 2024 undici detenuti si sono tolti la vita. Quando a fine ottobre scorso è stato riportato in carcere, Stefano Bonomi, 65 anni, si è visto crollare il mondo addosso. Dopo aver passato 11 anni in cella, nel marzo 2023 era stato liberato. Aveva provato a ricostruirsi una vita con i pochi mezzi a disposizione, ma poi è ritornato punto e da capo. A settembre è stato fermato dopo un tentato furto.
- Carcere, il grande freddo
- Felice Maurizio D’Ettore è il nuovo presidente del Garante nazionale dei detenuti
- Ma da Nordio mi aspetto una vera rivoluzione della giustizia
- I penalisti scioperano contro il governo. Intervista a Francesco Petrelli (Ucpi)
- Beniamino Zuncheddu è innocente: assolto dopo 33 anni di carcere











