di Mazzino Montinari
Il Manifesto, 11 gennaio 2024
Al cinema. Michele Rho racconta la scommessa del ristorante, nato nel carcere di Bollate, dove lavorano i detenuti. In Galera è il nome di un ristorante che si trova nella II Casa di Reclusione Milano Bollate. Ottimamente recensito sia su pagine di giornali internazionali sia su riviste specializzate, frequentato da una vasta clientela, questo eccentrico locale è un esperimento che non ha precedenti in tutto il mondo e che procede in direzione contraria all’immaginario collettivo che abbiamo degli istituti di detenzione e, soprattutto, rispetto a una realtà quotidiana che trasmette di continuo drammatiche notizie di suicidi, abusi, torture e di riscatti mancati, di persone che escono dalla cella per farvi immediatamente ritorno, come se fossero intrappolate in un circolo vizioso dell’esistenza. Una specie di portale che sorprendentemente collega un interno ermeticamente chiuso a un esterno privo di punti d’accesso. Una piccola utopia che fa dialogare il presente con il futuro e che si oppone a orrendi giustizialismi. Un’utopia contro il giustizialismo, un incontro fortuito di idee preziose
di Giovanna Trinchella
Il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2024
“C’erano tante situazioni, era un inferno là dentro, e solo chi si trovava a viverlo di persona lo può capire. Di episodi sgradevoli ce ne sono stati tantissimi, tanti. tanti, tanti. Contusioni, ematomi su tutto il corpo, si presumeva probabilmente anche una frattura, perché lui lamentava tanto dolore ad un arto superiore, ad un braccio, per non contare poi le manganellate sulla schiena, c’erano dei veri e proprio segni… rimasero”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 11 gennaio 2024
Il caso Ilaria Salis. Il padre: “Dai ministeri nessuna risposta, mi prendono in giro”. Nasce un comitato. Tajani tentenna: “Non siamo noi i giudici”. Sono undici mesi che la 39enne Ilaria Salis è detenuta a Budapest, in attesa della prima udienza del processo che la vedrà imputata per l’aggressione a due neonazisti. L’appuntamento in tribunale è fissato per lunedì 29 gennaio. In tutto questo tempo il governo italiano è restato in silenzio: non una parola per una concittadina reclusa in condizioni tremende in un paese il cui sistema carcerario preoccupa anche le istituzioni europee. “Ho scritto a più riprese alla presidente del consiglio, al ministro della giustizia, a quello degli esteri, ai capigruppo di Camera e Senato - racconta Roberto Salis, padre di Ilaria -. Non ho mai ricevuto risposte tranne una volta. La Farnesina mi ha fatto sapere che Ilaria starebbe ricevendo ogni assistenza necessaria. Ma di che assistenza parliamo dal momento che le condizioni di mia figlia sono terribili? Lo definirei un bel modo per prendere in giro gli italiani”.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 11 gennaio 2024
In Ecuador sta accadendo ciò che tutti gli osservatori si aspettavano accadesse, prima o poi, in Sudamerica: un narco-golpe. Un disordine confuso, non pianificato, solo alimentato con il passaparola, con parole d’ordine su TikTok e Instagram: create disordine, sparate a caso, sequestrate la città, impedite che la vita si svolga in modo regolare. Per quanto regolare possa essere la vita a Quito. E così pusher, pali, affiliati si sono trasformati in narco-guerriglieri, si vedono uomini con bazooka per le strade, hanno iniziato a sparare senza alcuna logica sulle auto delle famiglie che erano appena andate a prendere i figli da scuola, stanno sequestrando persone nei giardini pubblici o alle fermate dei bus con il solo scopo di usarle come strumento di ricatto per il governo.
di Manuela Mezzacasa*
Corriere del Veneto, 10 gennaio 2024
Un giovane di 26 anni, il veneziano Stefano Voltolina, si è ucciso nel carcere Due Palazzi di Padova. Ne ha dato notizia l’associazione Ristretti Orizzonti. Voltolina è stato trovato morto lunedì sera. Era arrivato a Padova nel 2023, in agosto, con un trasferimento da un altro carcere per scontare una pena per violenza sessuale. Ci sarebbe rimasto fino al 2028. Quando è arrivato a Padova, era già seguito dai medici per una grave forma di depressione. All’associazione Ristretti Orizzonti ha scritto una lettera la volontaria Manuela Mezzacasa, insegnante, che per due anni alle scuole medie aveva avuto come allievo Voltolina.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 gennaio 2024
Numeri allarmanti nei dati dell’amministrazione penitenziaria: dall’utilizzo eccessivo della custodia cautelare alle mamme detenute con figli, passando per il sovraffollamento che ha raggiunto livelli altissimi. Mentre il nuovo anno inizia con la triste conta dei suicidi dietro le sbarre, con già due detenuti che si sono tolti la vita, l’ultimo dei quali è un giovane di 27 anni che ha deciso di porre fine alla sua esistenza nel carcere di Padova, la tabella del Ministero della Giustizia aggiornata al 31 dicembre 2023 evidenzia un quadro preoccupante.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 10 gennaio 2024
Le vittime erano giovani, rispettivamente di 23 e 27 anni. E negli istituti di pena sovraffollati è emergenza servizi sanitari, in particolare per quanto riguarda le cure psichiatriche. Mentre cresce ancora il numero dei detenuti, erano 60.166 il 31 dicembre 2023 (più 150 in un mese), nelle sovraffollate carceri italiane si fa sempre più critica anche la carenza dei servizi di sanità e dell’assistenza a chi necessita di cure mediche. Nella Casa circondariale “Carmelo Magli” di Taranto, per esempio, i reclusi non riescono a ottenere dall’infermeria nemmeno farmaci da banco come antipiretici e antidolorifici e sono costretti a farseli portare durante i colloqui dalle mamme e dalle mogli che ne hanno fatto richiesta alla direzione del penitenziario.
di Ivan Grozny Compasso
padovaoggi.it, 10 gennaio 2024
In un tempo in cui le emergenze sono talmente all’ordine del giorno che a volte è davvero complicato distinguere quando è allarme vero e quando invece no, quello del sovraffollamento delle carceri, delle condizioni in cui vivono i detenuti è una questione aperta da anni. E se si è ripreso a parlare di questo tema è perché mai come in questi mesi si sono verificati gravi episodi nei penitenziari italiani. Dall’inizio dell’anno si contano già 6 morti. E siamo solo al giorno 10. Nel 2023 sono stati registrati 155 decessi, di questi 68 sono stati rubricati come suicidi.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 10 gennaio 2024
L’introduzione del reato di rivolta, le relazioni politiche degli agenti, il ritardo nell’insediamento del garante e le pressioni per abolire la fattispecie della tortura. Le carceri sono piene ben al di sopra della capienza massima e il tasso di violenze e suicidi è altissimo. Ma ci sono alcuni segnali che fanno pensare che le cose possano peggiorare. Sono quattro, per la precisione, i motivi di allarme: un nuovo reato criminogeno, inserito nel pacchetto sicurezza; il collateralismo sempre più spinto dei sindacati degli agenti di custodia con il sottosegretario Andrea Delmastro; il ritardo nel (contestato) passaggio di consegne del nuovo garante nazionale dei detenuti; e la possibile modifica del reato di tortura. Il tutto in un quadro di aggravamento delle pene e di introduzione di nuovi reati che, uniti a un uso sempre meno frequente delle misure alternative, porterà a livelli drammatici il sovraffollamento (ne avevamo parlato qui).
di Raffaella Malito
La Notizia, 10 gennaio 2024
Sovraffollamento da terzo mondo nelle carceri italiane. Il nuovo anno si è aperto con l’ennesimo suicidio di un detenuto. Alla sua prima uscita pubblica da ministro di Giustizia, Carlo Nordio, a fine ottobre 2022, dichiarò: “Le carceri sono la mia priorità”. Ma, a distanza di oltre un anno, nulla è stato fatto dal governo Meloni. Carceri fatiscenti, sovraffollamento, condizioni degradate di vita per detenuti e personale, con casi di suicidi e rivolte continuano a rimanere problemi all’ordine del giorno.
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