di Sabino Cassese
Il Foglio, 13 gennaio 2024
Tutto vero quello che pensiamo dell’Italia e dei suoi problemi? Per capire chi siamo e come stiamo cambiando, ci può aiutare la statistica. Le risposte dell’Istat sul rapporto tra società e istituzioni, con qualche domanda in sospeso. Se ci si ammala nel Sud, ci si va a curare nel Nord. È una manifestazione di sfiducia dei meridionali nei confronti della sanità, che essi stessi gestiscono, attraverso le regioni? È anche un segno del fatto che l’Italia non è ancora unita, tanto che i diritti che spettano a un terzo della popolazione (quanti sono gli abitanti del Sud), hanno ancora bisogno di essere garantiti fissando a livello nazionale i livelli essenziali delle prestazioni? Si fa un gran discutere di autonomia differenziata, un tema che spaventa perché potrebbe rappresentare la “secessione dei ricchi”.
di Marco Balzano
Corriere della Sera, 13 gennaio 2024
I provvedimenti annunciati sotto la spinta della reazione collettiva all’uccisione di Giulia Cecchettin non sembrano più all’ordine del giorno. Questo agitarsi convulso, così contrario al lavoro di regia e di meticolosa preparazione cui sarebbe chiamata la politica, conduce spesso a cavarsela con gli slogan. Mentre nuovi femminicidi si consumano con una cadenza che dà i brividi - cinque donne dall’inizio dell’anno - i provvedimenti annunciati sotto la spinta della reazione collettiva all’uccisione di Giulia Cecchettin non sembrano più all’ordine del giorno. Così, ora che l’attenzione sul caso sta calando, si avverte meglio la fumosità di tante dichiarazioni, confezionate più per assecondare l’indignazione e lo sconcerto dell’opinione pubblica che per cambiare radicalmente una situazione ormai insostenibile.
di Luca Bottura
La Stampa, 13 gennaio 2024
Prima o poi doveva succedere: a furia di non separare i fatti dalle opinioni, abbiamo separato i fatti dai fatti. Non da ieri, ovviamente. Ma la surreale arringa difensiva di Matteo Salvini al processo Open Arms parrebbe marcare un punto di non ritorno. Se solo quel punto non fosse alle nostre spalle da tempo. Dire, come ha detto, che nel “suo” governo (suo?) i morti in mare diminuirono, può significare tre cose. La prima è processualmente nefasta: se era suo, Conte, Toninelli e Di Maio allora non c’entrano. La seconda è che questo governo è evidentemente altrui, di qui Cutro e altre stragi, accadute mentre Piantedosi spediva le navi di soccorso il più lontano possibile da gente che affoga.
di Laura Anello
La Stampa, 13 gennaio 2024
Il leader della Lega rivendica i buoni risultati sul calo degli sbarchi, ma fu l’effetto del patto Italia-Libia siglato da Minniti. E le vittime nel Mediterraneo aumentarono. Lo scandisce all’apice di una dichiarazione spontanea che dura 59 minuti, con toni da comizio. “Durante la mia gestione del ministero dell’Interno sono diminuiti in maniera considerevole gli sbarchi e soprattutto i morti, di questa cosa ne vado orgoglioso innanzitutto come genitore. Meno sbarchi e meno morti, cosa che non è accaduta dopo”. Parla nell’aula bunker di Palermo Matteo Salvini, sotto processo per sequestro di persona per il caso della nave Open Arms, quando dal 2 al 20 agosto 147 migranti salvati dall’imbarcazione dell’Ong - 32 minorenni - rimasero in mare senza potere sbarcare.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 13 gennaio 2024
Parlano i legali di Tel Aviv in udienza alla Corte internazionale di giustizia. Respinte le accuse mosse dal Sudafrica, rivendicato il diritto a difendersi. Israele non ci sta e respinge con sdegno l’iniziativa del Sudafrica che ha portato lo Stato ebraico davanti la Corte internazionale di giustizia (Cig) con l’accusa, gravissima, di genocidio. Dopo le requisitorie di Pretoria, il secondo giorno di udienze a l’Aja è consacrato alle repliche della difesa. E il team legale di Tel Aviv, pur non potendo negare le stragi di civili a Gaza (23mila vittime in tre mesi), punta a dimostrare che dietro l’offensiva militare contro Hamas non c’è nessuna volontà di sterminio della popolazione palestinese. Si tratta di un aspetto cruciale per determinare il crimine di genocidio, che ha il suo fondamento nell’intenzione. Secondo Pretoria la volontà di annientare la popolazione civile sarebbe suffragata da alcune dichiarazioni degli esponenti più estremisti, del governo Netanyahu.
di Luca Ricolfi*
Il Messaggero, 12 gennaio 2024
Quello delle donne uccise non è l’unico tema su cui andiamo presto in sonno. Ci sono drammi su cui l’opinione pubblica, più che andare in sonno, è in letargo perpetuo. Il più clamoroso, probabilmente, è quello dei suicidi in carcere, l’ultimo dei quali risale a pochissimi giorni fa. Ogni tanto i quotidiani riferiscono di un caso, specie se ci sono indizi sufficienti a ipotizzare responsabilità penali nel comportamento di giudici, medici o personale carcerario. Ma raramente si tenta un bilancio o si apre una discussione. Eppure i numeri, ormai, sono paragonabili a quelli delle donne uccise.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
La vicenda di Matteo Concetti, 25 anni, fisico da body builder e testa gravata da particolari patologie psichiatriche, ritrovato senza vita impiccato nel bagno della sua cella di isolamento del carcere Montacuto di Ancona, pone nuovamente al centro dell’attenzione il problema dell’isolamento come sanzione disciplinare. Soprattutto nei confronti di chi, come Matteo, tanto che la procura di Ancona ha aperto una inchiesta, ha patologie psichiatriche e l’isolamento può risultare deleterio. Viene utilizzato per sedare i detenuti che danno in escandescenza (come nel caso del ragazzo finito al centro della cronaca grazie alla segnalazione della senatrice Ilaria Cucchi), oppure che compiono più volte atti di autolesionismo o tentativi di suicidio.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 12 gennaio 2024
L’occupazione media è del 127% per ciascun istituto. Tutto nell’illegalità e nel tradimento della Costituzione. “La situazione è gravissima, i diritti non possono rimanere fuori dal carcere”: il grido di Rita Bernardini, Nessuno Tocchi Caino, squarcia l’aria. La conferenza stampa che riunisce attivisti per i diritti e parlamentari riporta le lancette del problema alla mezzanotte. È una lunga nottata, il tunnel di chi sta in carcere. “Le regole del Consiglio d’Europa dicono che la vita all’interno delle carceri deve somigliare, pur in assenza della libertà, alla vita fuori”.
di Simona Pletto
Libero, 12 gennaio 2024
Fanni Sisinia, 74 anni, l’altro ieri sera, nella sua casa di Bonagia, a Palermo, ha strangolato la figlia Maria Cirafici di 44 anni, con problemi di depressione. La madre reo confessa dell’omicidio della figlia, è stata arrestata ed è finita in carcere. Fanni è la detenuta numero 2.541 nella fascia degli over 65, su un totale di 51.179 carcerati, di cui 18.894 stranieri per un costo giornaliero di 152 euro al giorno. Un popolo in costante crescita quello dei “nonni” tra le sbarre (deteniamo il primato nella Ue per detenuti ultra sessantacinquenni), nonostante la legge preveda che - in via ordinaria- 70 anni sia il limite massimo per la privazione della libertà per motivi di giustizia. In realtà non c’è alcun automatismo. Ogni caso viene valutato a se, e il destino di questi anziani in bilico tra carcere, detenzione domiciliare o strutture alternative, è sempre nelle mani del giudice di turno.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Partirà il 23 gennaio lo sciopero della fame organizzato da Nessuno tocchi Caino e che coinvolgerà, al momento, la presidente dell’associazione Rita Bernardini, e il deputato di Italia viva Roberto Giachetti. L’iniziativa è stata presentata ieri in conferenza stampa alla Camera dagli stessi Bernardini e Giachetti, assieme alla deputata di Iv Maria Elena Boschi, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, quest’ultimi rispettivamente segretario e tesoriera dell’associazione.
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