di Piero Sansonetti
L’Unità, 13 gennaio 2024
Sono riforme modeste, di puro buonsenso. Quello che stupisce è la reazione furiosa di Pm e giornalisti, che temono di perdere diritto alla gogna. La commissione giustizia del Senato sta lavorando di buona lena per produrre alcune piccole riforme alla macchina della giustizia. Niente di clamoroso. Nulla che possa porre riparo alle gigantesche distorsioni che negli ultimi 40 anni hanno deturpato il volto del nostro sistema del diritto. Però piccoli aggiustamenti intelligenti.
di Alberto Cisterna
L’Unità, 13 gennaio 2024
Nel 2020 il governo “giallorosso” riscrisse pesantemente la norma sull’abuso d’ufficio cancellandone la portata e azzerandone l’applicazione. Da allora le chance di condanna sono ridotte al lumicino. L’eliminazione totale avrà innanzitutto un forte contraccolpo sociale. La discussione sull’abrogazione del reato d’abuso d’ufficio si protrae con una certa stanchezza almeno dal 2020, da quando cioè il secondo governo a trazione giallorossa - addirittura con un decreto legge - ebbe a riscrivere pesantemente la norma cancellandone praticamente la portata e azzerandone l’applicazione. Certo gli amministratori locali si lamentano, ritengono la modifica insufficiente, ma c’è un po’ di ammuina in questo atteggiamento; lo sanno tutti che dal 2020 le chance di condanna sono ridotte al lumicino e che tante Procure mandano direttamente al macero la stragrande maggioranza delle denunce senza stare neanche a perder tempo in indagini del tutto superflue.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 13 gennaio 2024
Il celebrato autore de “L’inganno” (ora in libreria con “La gogna”) difende l’eliminazione dell’abuso d’ufficio e il limite a pubblicare le intercettazioni ma, dice, serve una riforma più ampia e approfondita e una rivoluzione culturale. Un’intervista imprescindibile. “Sì all’eliminazione dell’abuso d’ufficio, sì anche al contenimento della diffusione delle intercettazioni. Però dobbiamo intervenire sulle macro questioni che stanno a monte. Per fare in modo che, citando Filippo Sgubbi, il diritto penale non sia più totale. Totalizzante, cioè, nella vita delle persone”. Nei giorni in cui si discute tanto della riforma della giustizia, Alessandro Barbano, editorialista, condirettore del Corriere dello Sport e autore del libro La Gogna, di recente pubblicazione, ragiona con HuffPost dei temi che stanno accendendo gli animi della maggioranza, dell’opposizione e anche della stampa. Con un’avvertenza: limitarsi a interventi settoriali non è sufficiente.
di Simona Musco
Il Dubbio, 13 gennaio 2024
Forza Italia e Lega dicono sì alla vecchia proposta di Berlusconi, d’accordo anche Italia Viva. Campione e Rastrelli (FdI): idea non peregrina. E la proposta piace a anche a Mantovano. “Il tema ulteriore dei test psico-attitudinali, pur non trattato dallo schema di decreto legislativo in esame, merita un supplemento di riflessione da parte della Commissione. Infatti, l’introduzione dei test citati - che pure era stata discussa in Consiglio dei ministri - non ha affatto un valore punitivo ma anzi rappresenta una valorizzazione della fondamentale funzione svolta dalla magistratura. I test psico-attitudinali sono presenti invero in molte professioni che prevedono l’esercizio di rilevanti funzioni pubbliche”.
di Armando Spataro
La Stampa, 13 gennaio 2024
Questo Governo può vantare un record: in poco più di un anno è intervenuto a pioggia sulla giustizia con una quantità di provvedimenti che non ha eguali nella storia recente. Ma la pioggia che si trasforma in stillicidio può assumere anche il significato di una tortura e far vacillare le basi dell’ordinamento giuridico. Non c’è praticamente giornata in cui, sfogliando un quotidiano, non si apprenda, con riguardo al settore della giustizia, di un disegno di legge approvato, di un altro in discussione dinanzi alle competenti commissioni parlamentari, di decreti legge varati in assenza di ragioni di urgenza, di decreti legislativi in fase di lenta elaborazione, di emendamenti che la maggioranza propone e che vanno a modificare testi che pure ha in precedenza approvato.
di Guido Stampanoni Bassi
Il Domani, 13 gennaio 2024
Si sta discutendo di inserire in Costituzione un esplicito riferimento al ruolo della vittima nel processo penale. Accettare che il processo penale ceda il passo all’emotività e offra un ruolo da protagonista alla vittima è operazione dal forte impatto simbolico ma che rischia di comportare, come effetto indesiderato, un indebolimento di quelle irrinunciabili garanzie che riempiono di contenuto il principio del cd. “giusto processo”.
Si sta molto discutendo, in questi giorni, della proposta di legge che punta ad inserire, all’interno della Costituzione, un esplicito riferimento al ruolo della vittima nel processo penale. Appena dodici parole - “la legge garantisce i diritti e le facoltà delle vittime del reato” - che andrebbero inserite all’interno dell’art. 111 Cost. La proposta - a dire il vero presentata in molte delle ultime legislature - è tornata recentemente al centro del dibattito dopo le dichiarazioni di sostegno di alcune forze dell’opposizione.
di Giusi Fasano e Andrea Pasqualetto
Corriere della Sera, 13 gennaio 2024
Gli avvocati ribadiscono: super teste inaffidabile e una delle vittime non è stata uccisa come racconta la sentenza. Diciassette anni e 32 giorni. Tanto è passato dalla prima volta che abbiamo sentito parlare della “strage di Erba”. Ed è tutt’altro che finita. Ricominciamo daccapo. In un’anonima e tranquilla corte di Erba, nel Comasco, la sera dell’11 dicembre 2006 si consuma una strage. Tre sentenze dicono che Olindo e Rosa - a seconda dei punti di vista coppia diabolica oppure persone al limite della capacità di intendere e di volere - uccidono a colpi di spranga e coltello l’odiata vicina di casa, Raffaella Castagna, suo figlio di due anni, Youssef, sua madre Paola e Valeria Cherubini, la signora dell’ultimo piano che ha la sventura di scendere nel momento sbagliato. Vede del fumo uscire dall’appartamento di Raffaella, risale a chiamare suo marito, Mario Frigerio, e finisce che, appunto, lei viene uccisa mentre lui, sgozzato, si salva per una malformazione alla carotide. Sarà poi il testimone oculare della strage.
di Andrea Lavazza
Avvenire, 13 gennaio 2024
La difesa di Rosa Bazzi e Olindo Romano ha riunito 15 esperti di scienze del comportamento. Sartori (Università di Padova): nella sentenza si va contro i dati scientifici sulla memoria. Mancano quasi due mesi all’udienza davanti alla Seconda sezione della Corte d’appello di Brescia, ma è già accesissimo il dibattito sulle nuove prove che saranno portate in aula al fine di ottenere la revisione della sentenza di condanna all’ergastolo per Rosa Bazzi e Olindo Romano. In particolare, una nuova perizia sui coniugi evidenzierebbe disturbi psicopatologici in entrambi e deficit cognitivi nella donna. Inoltre, tra i testimoni che rientrano nella richiesta portata avanti dai legali, vi è anche la testimonianza di un tunisino, Abdi Kais, secondo il quale nell’ordinanza di custodia cautelare che lo portò in carcere per droga mancavano alcune intercettazioni effettuate anche nella casa del massacro.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 13 gennaio 2024
Chi ha seguito l’inchiesta da subito non ha difficoltà a coltivare il dubbio, 17 anni dopo. È possibile che ventisei giudici si siano sbagliati? È possibile. E che due persone abbiano confessato un delitto mai commesso? E che un testimone cambi in corso d’opera la descrizione dell’assassino? E che di una macchia di sangue non si sappia dove è stata rilevata e con quali modalità? Tutto possibile, per chi sta scommettendo sul processo di revisione nei confronti di Rosa Bazzi e Olindo Romano, ergastolani da 17 anni, condannati per l’orrenda strage di Erba del 2006, quattro persone, tra cui un bambino di due anni, uccise a coltellate e colpi di spranga.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 13 gennaio 2024
Lo sconto di pena di un quinto per la mancata opposizione al decreto penale di condanna - come previsto dalla Riforma Cartabia - si applica anche se il provvedimento del giudice è stato adottato prima dell’entrata in vigore delle nuove norme e notificato successivamente alla data del 30 dicembre 2022. Infatti, pur trattandosi di norma processuale essa reca un trattamento di favore “sostanziale” nell’ipotesi di non prosecuzione del processo nei gradi successivi. L’applicazione retroattiva colma la circostanza di fatto che - già in vigore la norma premiale - il condannato non abbia ricevuto l’avviso al momento dell’emissione del decreto in data ante Riforma.
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