lacnews24.it, 15 gennaio 2024
Il Garante Ciambriello: “Il diritto alla salute prevale su tutti i diritti”. L’uomo di origine campane era stato trasferito da Avellino nella casa circondariale del capoluogo dove ha perso la vita. Un detenuto di origine campana è morto nel carcere di Catanzaro, dove era stato trasferito dalla casa circondariale di Avellino. Sulla vicenda è intervenuto il garante delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello.
parmatoday.it, 15 gennaio 2024
Si tratta per lo più di personaggi di peso all’interno di Cosa nostra, alcuni dei quali decisamente vecchi sepolti al “carcere duro” ormai da decenni. Sono 10 i detenuti al 41 bis nella casa circondariale di via Burla, a Parma. Su un totale di 728 registrati in tutta Italia a ottobre scorso (poco più dell’1,3 per cento degli oltre 56 mila reclusi in Italia), ai quali si è aggiunto a gennaio il boss Matteo Messina Denaro, catturato dopo 30 anni di latitanza. Si tratta per lo più di personaggi di peso all’interno di Cosa nostra, alcuni dei quali decisamente vecchi sepolti al “carcere duro” ormai da decenni. Tanti i boss che si trovano poi nello stesso penitenziario, anche se i contatti tra loro sono impossibili.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 15 gennaio 2024
Sei anni, 16 udienze e 2 giudici, tutto a spese dello Stato. L’emblematico caso del contenzioso tra due ex amici: la lite è accaduta il 17 febbraio 2017, ma tra tentativi di conciliazione, Covid e rinvii la sentenza è arrivata solo a novembre 2023 Duemila settecento settanta due giorni, sei anni e due mesi trascinatisi in 16 udienze, per un banale processo a un solo imputato, con un solo testimone da sentire davanti al giudice di pace, su una sola imputazione di lesioni personali, foriera di una prognosi di soli cinque giorni per un asserito pugno tra due coinquilini sul pianerottolo di casa, con il coinvolgimento di due giudici avvicendatisi, nove diversi viceprocuratori onorari scomodati a rappresentare l’accusa nelle varie udienze, altrettanti cancellieri man mano di turno, due avvocati, il personale di un centro di mediazione, e tutto peraltro a spese dello Stato con il “gratuito patrocinio” degli onorari legali dei due litiganti ammessivi in forza dei limiti di reddito dichiarati: un ideale viatico per le imminenti cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario ad opera di ministri, Csm, magistratura e avvocatura, che al solito conteranno quanti (tanti-troppi) siano i processi, e quanto (tanto-troppo) durino, e quanto (troppo) si sprechino le (già troppo poche) risorse di personale e mezzi disponibili per farvi fronte.
Messaggero Veneto, 15 gennaio 2024
Il docufilm al Visionario, mercoledì a Cinemazero. In sala anche il regista Antonio Tibaldi. La vita dentro un carcere unico al mondo, in mezzo al mare, dove gli uomini attraverso il lavoro cercano il proprio personale riscatto è quella raccontata in “Gorgona”, miglior documentario italiano al Festival dei popoli 2022. E sarà proprio il regista Antonio Tibaldi a presentare il film al Visionario di Udine domani alle 19.30 e il giorno seguente a Cinemazero di Pordenone alle 20.45.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 15 gennaio 2024
L’uso di TikTok è sempre più sfruttato dai clan del Foggiano, il Csv replica con un videoclip realizzato dal cantautore Giovanni D’Angelo. La criminalità nel Foggiano fa proseliti attraverso i social. TikTok, in particolare, è lo strumento prediletto - si possono aprire profili anonimi - per propagandare la (sub)cultura mafiosa. Una ricerca del professore Marcello Ravveduto, docente di Digital Public History all’Università di Salerno, con ricercatrici del corso di Informatica Umanistica dell’Università di Pisa, ha “mappato” la galassia delle mafie foggiane (quarta mafia, l’insieme di gruppi criminali della Capitanata, nel nord della Puglia) attraverso le piattaforme digitali. E ha messo a fuoco il linguaggio di figli, mogli e cugini dei mafiosi o loro affiliati, influencer evoluti, abilissimi nel giustificare la devianza criminale e nel creare una “estetica del potere - spiega in sintesi Ravveduto - e cioè far capire che più sei ricco e famoso più hai diritto di comandare”.
di Gabriele Segre
Il Domani, 15 gennaio 2024
L’occidente è in guerra, militare, economica e valoriale. Ma non ne usciremo se continueremo solo a guardare il nemico invece di chiederci cosa dobbiamo cambiare per vincere. L’occidente è in guerra. Ci sono pochi dubbi a riguardo: per accorgersene è sufficiente leggere i nomi di villaggi scritti in alfabeto cirillico, arabo o ebraico associati alla tragica contabilità di munizioni, missili e morti. Se non bastasse, si possono enumerare le battaglie senza armi con cui giovani e vecchie potenze si contendono il dominio dell’economia globale. O ricordare ancora i conflitti più sottocutanei, ma altrettanto polarizzanti, scatenati a casa nostra, nel cuore di Europa e Stati Uniti, contro l’ombra sinistra di populismi, suprematismi e radicalismi antidemocratici.
di Loretta Napoleoni*
Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2024
Le guerre dimenticate hanno il vizio di tornare a condizionare la nostra vita. Anche in questa fase storica in cui in Occidente il nazionalismo trionfa sul globalismo e la fortezza Europa alza muri di cinta verso il cielo sempre più solidi, i conflitti ignorati per lungo tempo minacciano il nostro privilegiatissimo stile di vita, e spesso lo fanno con prepotenza inaspettata. E così la guerra a Gaza, la più vecchia del moderno Medio Oriente, e quella nello Yemen, tra le più recenti, hanno portato in casa nostra tragedie umane che molti reputavano inimmaginabili e tra poco svuoteranno anche i nostri portafogli. E vediamo come questo secondo fenomeno prende forma.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 15 gennaio 2024
L’accusa a Israele per “genocidio” mentre l’Osservatorio del Cdec documenta una nuova ondata di rancore contro gli ebrei. L’atto d’accusa portato all’Aia contro Israele apre, accanto al tentativo di tutelare la popolazione palestinese di Gaza, questioni di coscienza e contraddizioni. È impossibile, certo, non porre in discussione la proporzionalità della risposta israeliana all’aggressione patita per mano di Hamas: il protrarsi e le dimensioni della reazione militare, le sofferenze e i lutti per due milioni di civili. Lo fanno persino gli americani, alleati storici di Gerusalemme.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2024
In queste settimane le organizzazioni per i diritti umani stanno terminando la raccolta dei dati sull’applicazione della pena di morte nel 2023. Un compito a volte impossibile, come nel caso della Cina; altre volte difficile, come in quelli dell’Iran o di altri stati in cui molte esecuzioni non sono rese note dalle autorità. Incrociando i dati di Reprieve, di Amnesty International e dell’Organizzazione euro-saudita per i diritti umani e confrontandoli con quelli ufficiali, è emerso che lo scorso anno in Arabia Saudita sono state eseguite almeno 172 condanne a morte. Nel 2022 erano state almeno 196, il numero più alto dei precedenti 30 anni. Facendo le somme, dal 2015, l’anno in cui il principe della Corona Mohamed bin Salman ha assunto di fatto il potere, ci sono state almeno 1257 impiccagioni, una media di 140 all’anno. Gli ultimi otto anni sono stati i più sanguinosi nella storia moderna dell’Arabia Saudita.
di Arundathie Abeysinghe*
La Repubblica, 15 gennaio 2024
La solidarietà delle famiglie che vivono in povertà. L’Ordine degli avvocati dello Sri Lanka indaga sulla condotta delle forze dell’ordine. Una recente operazione anti-droga chiamata “Yukthiya” (che significa “giustizia”) sta lasciando centinaia di bambini senza genitori a causa degli arresti indiscriminati. Secondo Patali Champika Ranawaka, già ministro dell’Energia e leader del Fronte Repubblicano Unito (URF), la polizia ha arrestato un gran numero di tossicodipendenti, a volte entrambi i genitori, soprattutto a Colombo e nella sua periferia. In molti casi, i bambini soffrono la fame mentre i loro genitori sono in detenzione.











