di Mario Di Vito
Il Manifesto, 12 gennaio 2024
Continuano i lavori in commissione: Iv e Azione ormai organiche alla destra, M5s sulle barricate, il Pd invece fatica a compattarsi. L’offensiva della destra sulla giustizia continua ad avanzare, passo dopo passo, lenta ma inesorabile. Niente di nuovissimo, in realtà: in commissione, al Senato, si sta votando il ddl Nordio, i cui contenuti sono noti dall’estate, così come è noto da mesi che la maggioranza avrebbe fatto muro davanti alle proposte di modifica dell’opposizione. E così, dopo il colpo di spugna sull’abuso d’ufficio, la martellata alla legge Severino e la spallata al reato di traffico d’influenze, ieri è arrivata la stretta sulle intercettazioni: un emendamento di Pierantonio Zanettin di Forza Italia non consentirà l’inserimento nelle trascrizioni di “dati che consentono di identificare soggetti diversi dalle parti”. Non solo: le conversazioni tra gli indagati e i propri avvocati andranno di strutte. La maggioranza ha votato sì in maniera compatta, con l’aggiunta di Italia Viva.
di Liana Milella
La Repubblica, 12 gennaio 2024
Al Senato il Guardasigilli risponde al forzista Zanettin e annuncia “interventi legislativi” contro i giudici “perché alcune esternazioni hanno raggiunto livelli di intollerabile denigrazione”. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella. Dopo Guido Crosetto, adesso Carlo Nordio. Anche lui in una sede istituzionale, il Senato della Repubblica. Dove il ministro della Giustizia risponde ai question time, tra cui quello del forzista Pierantonio Zanettin, che da tre giorni sta spendendo tutte le sue energie, in stretta liaison con la leghista Giulia Bongiorno, per portare a casa, dopo ormai sei mesi, il ddl anti giudici di Nordio. Il Guardasigilli gli spiega che un cronoprogramma non si può raccontare “in tre minuti”. E poi eccolo lanciarsi in un passaggio di cui certamente le opposizioni gli dovranno chiedere conto.
di Errico Novi
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Il ministro sdrammatizza le critiche della Commissione europea: “Nessun altolà, noi abbiamo un arsenale normativo”. La Lega non ci sta: “È un’ingerenza”. Quando si presenta nell’aula del Senato, di primo pomeriggio, Carlo Nordio esibisce il proprio consueto e ineguagliabile aplomb: l’Europa, dice, “non ci chiede di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio: ci chiede di combattere la corruzione. E noi, contro la corruzione, abbiamo un arsenale normativo”. Segno che l e obiezioni avanzate poco prima da Christian Wigand, portavoce Giustizia della Commissione Ue, non hanno provocato traumi al guardasigilli italiano.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 12 gennaio 2024
Se l’abuso d’ufficio dovesse essere giudicato solo dal numero di condanne cui ha portato, si potrebbe dire che si tratta di un reato “evanescente”, come l’ha definito il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Nel 2021, su 5.418 procedimenti definiti dall’ufficio Gip/Gup (giudice per le indagini preliminari/giudice dell’udienza preliminare) ci sono state 4.613 archiviazioni, 9 sentenze di condanna e 35 patteggiamenti. All’esito del dibattimento, poi, su 513 procedimenti le condanne sono state 18. Ma per comprendere meglio il tema serve qualche considerazione ulteriore.
di Simona Musco
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Ddl Nordio, tratto di penna sui dati dei non indagati dal fascicolo processuale. Il M5S: “Vittime più esposte”. Stretta sulle intercettazioni in commissione Giustizia del Senato, con il sì alla cancellazione dal fascicolo processuale dei dati dei non indagati che risultino captati nelle intercettazioni predisposte dagli inquirenti. Il principio è contenuto in un emendamento presentato dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin al ddl Nordio che non vieta solo la pubblicazione dei dati dei non indagati, ma blocca la trascrizione degli ascolti di soggetti terzi da parte della polizia giudiziaria.
di Ennio Amodio*
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Non è certo sbagliato parlare di “sindrome napoleonica”. Dopo il lancio del premierato come nuova forma di governo, granitica per l’investitura popolare che scardina l’attuale impianto costituzionale dei rapporti tra Parlamento ed esecutivo, dal pensatoio del partito fraterno e tricolore spunta fuori un’altra invasione del terreno costituzionale che mira a rimodellare la fisionomia del nostro processo penale. Si vorrebbe inserire una norma là dove si riconoscono le garanzie dell’imputato, per collocare su quello stesso piano la tutela delle vittime del reato. Si annuncia dunque l’avvio di una stagione in cui la destra ambisce a rifondare il nostro ordinamento giuridico piuttosto che a riformarlo. Il proposito è quello di creare un nucleo di disposizioni a vocazione rigenerativa e a lunga gittata per dimostrare ora e ai posteri che la nostra Costituzione è un palazzo di prestigiosa architettura in cui abitano non solo i principi di una democrazia antifascista, ma anche nuovi fermenti culturali scoperti dalla ideologia della destra.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Depositata due giorni fa in commissione Giustizia alla Camera una proposta di legge di Forza Italia, a prima firma del deputato Tommaso Calderone, dal titolo “Modificazioni al Codice di procedura penale in materia di attuazione dei principi del giusto processo”. Secondo quanto riportato nella relazione introduttiva, nell’ambito dell’articolo 430 che, nel codice di rito, “regola la delicata fase che intercorre tra la fine delle indagini preliminari e l’inizio del processo penale, si può notare come le garanzie poste a tutela della persona rinviata a giudizio sono di fatto eluse da disposizioni che possono integrare una grave compressione del diritto di difesa” di chi è sottoposto a procedimento penale. Come è noto, prosegue la relazione, “il termine ultimo per la richiesta di accesso ai riti alternativi è costituito dall’udienza preliminare”. Ed è evidente che “l’assunzione di ulteriori prove da parte del pm, unitamente alla ridetta preclusione costituita dall’udienza preliminare, nella sostanza rischia di inficiare in radice il giudizio prognostico fatto dall’imputato alla chiusura delle indagini preliminari circa l’opportunità di fruire o meno del patteggiamento ovvero del giudizio abbreviato”.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 12 gennaio 2024
La pista è già stata esclusa dalla Cassazione. Rosa e il marito Olindo dal carcere: siamo innocenti. Testimoni. Nuovi e usati. Gente che dovrebbe venire in aula, a Brescia il 1° marzo, a scagionare Olindo Romano e Rosa Bazzi dall’accusa di essere gli assassini che la sera dell’11 dicembre 2006 uccisero a colpi di coltello e spranghe Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, sua madre Paola e la sua vicina, Valeria Cherubini. Dopo la decisione di riaprire il processo, i loro avvocati ci credono molto. Fabio Schembri, fra loro da sempre il più attivo per provare l’innocenza dei due ergastolani, è certo che anche questo tassello delle “nuove testimonianze” - pur non essendo il più importante - servirà a comporre il puzzle dell’assoluzione e a guardare, dopo più di 17 anni, in direzione della faida: una guerra fra un gruppo di marocchini e i rivali tunisini, a cui apparteneva anche il marito di Raffaella, Azouz Marzouk. Motivo: droga.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 12 gennaio 2024
L’ex comandante del Ris: “Il campionamento fu perfetto. L’assenza di tracce degli accusati sulla scena del crimine? Va detto che era molto compromessa dalle fiamme e dal materiale usato dai vigili del fuoco”. A dicembre del 2006 al comando del Ris c’era il generale Luciano Garofano. Lui e i suoi uomini passarono giornate intere a raccogliere reperti nella casa della strage di Erba, nell’appartamento di Olindo Romano e Rosa Bazzi e nel loro camper.
di Riccardo Bruno
Corriere della Sera, 12 gennaio 2024
Il giornalista: “La loro confessione fu estorta, sono caduti in trappola. Per l’accusa, quei due disgraziati hanno imbrattato di sangue tutto l’appartamento della strage. Ma nella loro abitazione non è stato trovato neppure un panno sporco”
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