di Francesco Olivo
La Stampa, 13 marzo 2024
Dopo la rottura sulla Commissione d’inchiesta sui politici spiati, la leader nega un chiarimento al ministro. Scontro tra via Arenula e Mantovano sulla nomina del nuovo capo di gabinetto. C’è un caso Nordio nel governo. Non è inedito, ma con il passare dei mesi, si arricchisce di nuovi capitoli, con una corda che rischia di spezzarsi. Giorgia Meloni è molto seccata con il ministro della Giustizia, che tanto ha voluto all’interno del suo governo, uno dei nomi “illustri” dietro al quale ha cercare di farsi scudo, rincorsa com’era dall’accusa di avere una squadra inesperta. La goccia che sta per far traboccare un vaso ormai colmo di malumori è la richiesta di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda degli accessi abusivi alle banche dati. Meloni ha risposto in maniera durissima e, cosa inedita nei rapporti tra i due, ha negato a Nordio un colloquio per un chiarimento che viene ritenuto inutile, almeno in questo momento. Sostituire il Guardasigilli non è strettamente all’ordine del giorno, “almeno fino alle Europee”, spiegano fonti vicine alla premier, “dopo si vedrà”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 13 marzo 2024
Azione invoca gli ispettori da Cantone, FI fa una interrogazione. Il ministro tace. Tutto passa dall’Antimafia che è pronta ad audire il direttore e l’editore di Domani. Molti lo invocano, ma il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scelto il silenzio dopo la sconfessione pubblica della premier Giorgia Meloni sulla costituzione di una commissione d’inchiesta sull’indagine in corso a Perugia sulla fuga di notizie dalla procura nazionale antimafia.
di Alessandro Barbano
Il Dubbio, 13 marzo 2024
Bisogna interrogarsi in maniera seria su che cosa è diventata l’Antimafia, è un carrozzone autoreferenziale e, per certi versi parassitario, che attraversa la giustizia, la politica, gli apparati dello Stato e non solo. Ma dov’è il Grande Vecchio? E dov’è il mercato delle informazioni riservate? Li ha evocati entrambi il procuratore antimafia Giovanni Melillo nella sua audizione in Parlamento. Li ha indicati in maniera ancora più esplicita il procurato-re di Perugia, Raffaele Cantone, adombrando un verminaio e potenze straniere dietro la fuga di notizie, salvo poi an-nunciare che l’inchiesta è partita tardivamente e in modo maldestro, e che le tracce per risalire ai mandanti occulti del finanziere infedele sembrano essere state cancellate.
di Lorenzo Zilletti
Il Riformista, 13 marzo 2024
Il 2 ottobre 1983 cadeva di domenica. Dalle mura del carcere di Bergamo, affidate ad una lettera alla compagna, escono parole disperate: “Solo tre categorie di persone (ho scoperto) non rispondono dei loro crimini: i bambini, i pazzi e i magistrati”. Molti avranno riconosciuto, nell’autore di quel terribile j’accuse, Enzo Tortora, ancora all’inizio della sua dolorosa via crucis. Se oggi lo citiamo, non è però per parlare della vergogna giudiziaria del suo caso, immortale come la “Storia della colonna infame”. Né per mettere sullo stesso piano quelli che lui definiva “crimini” con le disinvolte approssimazioni e l’insostenibile leggerezza che accompagnano troppo sovente l’avvio di inchieste penali, prima; l’esercizio dell’azione penale, dopo.
di Frank Cimini
L’Unità, 13 marzo 2024
In quel Paese Anan Yaeesh, palestinese, avrebbe rischiato la tortura. Hanno messo in piedi una operazione antiterrorismo per tenerlo in cella qui senza esporsi con Tel Aviv. Dal momento che non potevano estradarlo in Israele dove avrebbe rischiato la tortura anche secondo organismi internazionali, hanno messo in piedi una operazione antiterrorismo firmata dal Gip dell’Aquila per tenerlo in carcere qui. Lui è Anan Yaeesh messo in prigione insieme ad altri due palestinesi con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Domani sarà sentito per l’interrogatorio di garanzia, oggi toccherà agli altri due. Dice l’avvocato Flavio Rossi Albertini che lo assiste: “Erano sufficienti gli argomenti difensivi per dichiarare l’inestradabilità di Anan ovvero la discriminazione giuridica e giudiziaria che subiscono i palestinesi in Israele, la violazione sistematica e impunita dei loro diritti umani. Ciò rendeva impraticabile la procedura di estradizione”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 marzo 2024
Era rientrato in cella dopo la sospensione dell’affidamento terapeutico. Aveva già tentato il suicidio e denunciato di aver subito maltrattamenti. E a Secondigliano si è tolto la vita un senza fissa dimora di 33 anni. Il trapper Jordan Jeffrey Baby, all’anagrafe Jordan Tinti, si è suicidato in una cella del carcere di Torre del Gallo a Pavia, dove stava scontando una pena a 4 anni e 4 mesi. Il cadavere del 27enne è stato trovato con una corda intorno al collo. Già nel 2023 il trapper aveva provato due volte a togliersi la vita: un primo tentativo di suicidio era stato sventato dalle guardie penitenziarie a fine gennaio 2023, e anche quella volta era stato trovato con un cappio al collo. Una cosa che si era ripetuta di nuovo poche settimane dopo.
di Andrea Aversa
L’Unità, 13 marzo 2024
È il quinto suicidio in Campania dall’inizio dell’anno. Un altro suicidio avvenuto tra le pareti di un carcere italiano. Questa volta il dramma si è consumata dentro una cella del penitenziario di Secondigliano. Secondo quanto comunicato dal Garante per i diritti de detenuti Samuele Ciambriello, la vittima si chiamava Andrea Pojioca, aveva 31 anni. Ha scritto Ciambriello: “Il giovane era un senza fissa dimora entrato in carcere per omicidio. Era balzato agli onori della cronaca nell’agosto del 2019 per essere stato l’unico detenuto evaso dal carcere di Poggioreale in cento anni di storia”.
di Tito Di Persio
Il Messaggero, 13 marzo 2024
Patrick Guarnieri aveva violato l’obbligo di dimora a Giulianova. Prima di arrivare a Castrogno era finito al pronto soccorso, dove la madre (anche lei detenuta) due giorni prima aveva aggredito una dottoressa dopo aver minacciato il suicidio con una lametta. Era entrato in carcere lunedì nel tardo pomeriggio, dopo essere passato per il pronto soccorso dell’ospedale Mazzini di Teramo per un malore accusato dopo l’arresto.
di Valeria Di Corrado
Il Messaggero, 13 marzo 2024
Il suo legale aveva chiesto ad ottobre la detenzione domiciliare date le condizioni di salute del 73enne, l’udienza in Tribunale di Sorveglianza si sarebbe dovuta svolgere domani. È morto ieri nella Casa circondariale di Lecce Ferruccio Casamonica, considerato al vertice del clan che aveva la sua base logistica alla Romanina e condannato lo scorso 29 dicembre dal tribunale capitolino a 25 anni di reclusione per associazione mafiosa nel processo “Noi proteggiamo Roma” e imparentato con Vittorio Casamonica, del famoso funerale in stile padrino. La procura ha disposto l’autopsia. Il suo legale, l’avvocato Antonio Filardi, aveva chiesto ad ottobre la custodia ai domiciliari date le condizioni di salute del 73enne, diabetico e affetto da una demenza senile. Ma il magistrato di sorveglianza di Lecce lo scorso 26 gennaio aveva risposto che “le pur precarie condizioni di salute del condannato, peraltro sufficientemente gestite in ambito inframurario, non possono comunque giustificare la sua scarcerazione”, considerata la sua “caratura criminale” e “l’indubbio e grave rischio di condotte criminose di notevole allarme sociale”.
di Veronica Valente
lecceprima.it, 13 marzo 2024
Al vaglio della giudice, la morte di un detenuto avvenuta il 2 marzo del 2021. Per l’accusa, l’imputata avrebbe dovuto vigilare sulla prenotazione dell’approfondimento diagnostico richiesto tre mesi prima, a seguito dell’esame radiologico. L’esame radiologico del torace aveva sollevato la necessità di svolgere approfondimenti tramite la tac, ma quest’ultima sarebbe stata eseguita poco più di tre mesi dopo, evidenziando un tumore al IV stadio ai polmoni e metastasi diffuse che non avrebbero lasciato scampo al paziente. Dopo vari ricoveri, chemio e radioterapia, il suo cuore cessò di battere il 2 marzo del 2021.
- Reggio Emilia. Torture su un detenuto, il Garante dell’Emilia-Romagna sarà parte civile
- Modena. La Garante comunale: “In carcere 71 colloqui individuali in sei mesi”
- Messina. Emergenza carceri, i Radicali: “A Gazzi servono personale e assistenza sanitaria”
- Novara. Suicidi in carcere, la Camera penale posiziona un totem in tribunale
- Milano. L’infanzia che incontra il carcere









