di Lorenzo Germano
La Repubblica, 15 gennaio 2026
Tre interpellanze a Nordio sul 38enne che si è tolto la vita in cella ad Asti: era stato arrestato per aver graffiato il dito di un carabiniere. C’è una domanda che da due settimane scuote le coscienze, attraversa la politica e ora arriva fino al ministro Nordio. Poteva essere evitato il suicidio di Christian Guercio, il detenuto di 38 anni che lo scorso 29 dicembre si è tolto la vita nel carcere di Quarto d’Asti? Lo sta verificando l’avvocato Maurizio La Matina che ha chiesto copia dei verbali per ricostruire ciò che è successo la notte di Santo Stefano. In parallelo, sono state presentate tre interpellanze: quella dei parlamentari Avs Marco Grimaldi e Ilaria Cucchi, quella, regionale, di Alice Ravinale e quella dei consiglieri comunali del centrosinistra di Asti Vittoria Briccarello. Mauro Bosia, Mario Malandrone e Michele Miravalle.
tgcom24.mediaset.it, 15 gennaio 2026
Giuseppe Lacarpia fu trovato morto la notte tra il 22 e il 23 ottobre del 2024 nella sua cella. Su richiesta della Procura, sono stati eseguiti dalla polizia di Bari gli arresti di due uomini ritenuti entrambi responsabili di tentato omicidio, mentre uno è accusato anche di omicidio. I reati contestati sono stati commessi all’interno del carcere di Bari a ottobre del 2024. Vittima dell’omicidio il 65enne Giuseppe Lacarpia, arrestato per aver ucciso nel 2024 la moglie Maria Arcangela Turturo. Il detenuto, si è scoperto ora, non si suicidò, ma fu ucciso. La notizia è emersa dopo i due arresti. Il 65enne di Gravina di Puglia finì in carcere il 6 ottobre del 2024 con l’accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà: prima avrebbe tentato di dare fuoco alla moglie mentre la donna si trovava in macchina, poi l’avrebbe uccisa a mani nude. Fu trovato morto la notte tra il 22 e il 23 ottobre del 2024 nella sua cella del carcere di Bari e l’ipotesi iniziale fu quella del suicidio. Alla notizia della morte del padre, la figlia commentò con emoticon festanti, sui social.
di Sara Di Sciullo
adnkronos.com, 15 gennaio 2026
L’ex detenuto: “Se chi denuncia resta solo passa un messaggio devastante”. Il difensore, avvocato Verni: “Chi è in custodia Stato va tutelato, inaccettabili droga o cellulari nei penitenziari”. Sono passati circa sei mesi da quanto denunciò di essere stato picchiato, legato al letto con le lenzuola e tenuto per due giorni e mezzo sotto scacco da altri detenuti del carcere di Regina Coeli dopo essersi rifiutato di nascondere un cellulare e dopo una richiesta di denaro, fallita, nei confronti di sua madre: “Da allora, la mia vita è cambiata. Vivo in uno stato costante di allerta e di paura per possibili ritorsioni legate a quanto ho denunciato. Dormire serenamente è diventato difficile. Eppure, nonostante ciò, non ho ritrattato, non ho taciuto, non ho fatto un passo indietro” afferma l’ex detenuto in una lettera aperta, affidata all’Adnkronos, dalla quale traspare tutta la sua amarezza per il “silenzio istituzionale” calato sulla vicenda.
di Maria Vera Genchi
romatoday.it, 15 gennaio 2026
Il Garante per i diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, durante la visita alla mostra “Hyperlocal Rebibbia”, ha spiegato a RomaToday le criticità del carcere romano, tra sovraffollamento e mancata manutenzione. Qui in molte celle mancano le sedie e i detenuti mangiano in piedi. “Nelle stanze progettate per quattro ci sono quattro sgabelli anche se i detenuti sono sei. Ciò significa che i sei detenuti non possono sedersi tutti insieme per pranzare o per cenare dentro la loro cella”. A parlare è Stefano Anastasìa, dal 2016 garante per i diritti dei detenuti del Lazio.
di Gianpaolo Annese
Il Resto del Carlino, 15 gennaio 2026
È bufera dopo il permesso negato alla seduta da parte del Dap. Disguido tra Comune, casa circondariale e nuovi vertici del Dipartimento. I parlamentari Dem: “Si vuole silenziare la piaga del sovraffollamento”. Sullo stop alla seduta del Consiglio comunale in carcere prevista per oggi volano gli stracci. Il niet del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) fa litigare destra e sinistra. Da quanto si è apprende nella triangolazione tra Consiglio comunale, direzione del carcere e nuova direzione del Dap qualcosa è andato storto. Fatto sta che la maggioranza di centrosinistra è su tutte le furie e oggi pomeriggio per le 14, prima della seduta che si svolgerà in municipio, i consiglieri di Pd, Avs, M5s, Spazio democratico e Pri hanno organizzato un presidio davanti al carcere di Sant’Anna per protesta. Nel frattempo scendono in campo i parlamentari Dem che depositano un’interrogazione al ministero della Giustizia “per conoscere le iniziative che il ministro Nordio intende adottare per consentire che l’assemblea richiesta possa svolgersi come accaduto in altre città”.
L’Eco di Bergamo, 15 gennaio 2026
In una nota scritta Elena Carnevali prende posizione sulla situazione critica del carcere di Bergamo. “La situazione che vive il carcere della nostra città è da tempo insostenibile”. È un appello netto quello lanciato dalla sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, che interviene con parole dure sulle condizioni della casa circondariale, tra sovraffollamento, carenza di personale e crescenti difficoltà nella gestione dei detenuti. I numeri parlano chiaro: a fronte di 319 posti regolamentari, la popolazione detenuta arriva a sfiorare il doppio. “Il forte sottodimensionamento degli agenti di Polizia penitenziaria e del personale educativo e amministrativo - sottolinea Carnevali - ci dice con chiarezza che non c’è più tempo da perdere”.
elbapress.it, 15 gennaio 2026
Alcuni reclusi lavoreranno grazie a un’iniziativa dell’associazione Seconda Chance. Un progetto innovativo di inclusione lavorativa prende forma all’Isola d’Elba e segna un primato a livello regionale. Per la prima volta in Toscana, un’azienda ha deciso di assumere alcuni detenuti del carcere di Porto Azzurro, coinvolgendoli in attività di call center svolte all’interno dell’istituto penitenziario. L’iniziativa nasce grazie all’impegno dell’associazione no profit Seconda Chance, da anni attiva sul fronte del reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute.
ivespri.it, 15 gennaio 2026
Uno spiraglio di luce sul mondo carcerario. Arriva da Catania e dall’attenzione dell’Università di Catania per il sociale. Nell’ambito del progetto internazionale Grins - un acronimo che tradotto diventa “Per una crescita resiliente, inclusiva e sostenibile” - l’ateneo etneo ha affidato una ricerca specifica all’associazione del terzo settore Seconda chance, nata oltre tre anni fa proprio per costruire un ponte fra aziende e realtà carceraria e creare opportunità di lavoro. Il progetto PriTJP - Prison Training for Job Placement, ovvero Formazione carceraria per l’inserimento lavorativo - ha concluso il suo percorso alla fine di quest’anno e i risultati portano ad aprire nuovi scenari su formazione e lavoro per le persone prive di libertà.
di Nicolò Zambelli
Il Foglio, 15 gennaio 2026
Nel Nuovo complesso penitenziario è da oggi in mostra “Un mondo alla rovescia”, un progetto realizzato da Hyperlocal che racconta le storie e la quotidianità di una ventina di detenuti. Il carcere, le sue regole, le sue persone e le loro storie, in mostra. In carcere. Ieri, 14 gennaio 2026, si è tenuta la presentazione della mostra “Un mondo alla rovescia”, un lavoro realizzato dal progetto editoriale Hyperlocal e che ha portato il Nuovo complesso del penitenziario di Rebibbia, a Roma, a ospitare una vera e propria mostra fotografica al suo interno.
di Manuela Galletta
La Stampa, 15 gennaio 2026
L’artista e architetto Alessandro Ciambrone racconta come abbia creato l’opera da Guinness sul perimetro del carcere di Santa Maria Capua Vetere: “La nuova fase? La partecipazione dei cittadini”. Un muro che diventa ponte. E che, attraverso i mille colori stesi sul cemento, porta il mondo più vicino a un non luogo per eccellenza, come se l’arte potesse allungare le mani oltre le sbarre e accorciare le distanze. Sul perimetro del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, prende forma un murale da Guinness dei primati che oggi si prepara a superare sé stesso: dopo aver conquistato il record mondiale per aver dipinto in solitaria oltre 5.500 metri quadrati di superficie, l’artista e architetto Alessandro Ciambrone apre l’opera alla partecipazione di studenti, professionisti, avvocati e detenuti, in un progetto reso possibile anche dal sostegno della direttrice dell’istituto penitenziario, Donatella Rotundo.
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