di Niccolò Carratelli
La Stampa, 15 gennaio 2026
Le previsioni di cinque sondaggisti a poco più di due mesi dalla consultazione. “A destra scarsa mobilitazione, a sinistra scarsa fedeltà”. Il “sì” parte in vantaggio, ma è presto per un vero pronostico. Pesa l’incognita di chi andrà effettivamente a votare al referendum del 22 e 23 marzo. I sondaggisti sfornano nuovi dati, ora che la campagna pro o contro la riforma costituzionale della giustizia entra nel vivo. Secondo le ultime rilevazioni Ipsos il distacco è di 8 punti, 54% contro 46. Mentre i numeri forniti da Only Numbers registrano un divario più ampio: i “sì” al 50% i “no” al 35%. “Ma qualcosa di un po’ attendibile lo avremo solo a ridosso della consultazione - spiega Renato Mannheimer (Ispo) - ad oggi il 70% degli italiani non sa nulla di questo referendum”. Alessandra Ghisleri (Only Numbers) conferma: “L’interesse è basso, le persone non percepiscono questo voto come importante per le proprie condizioni di vita”. Da questo punto di vista, “chi è contro ha uno stimolo in più, perché dà un valore politico al referendum - sottolinea - questo potrebbe spingere un po’ il “no”. Sulla strategia di politicizzare l’appuntamento di marzo è scettico Antonio Noto (Noto Sondaggi), perché “le estremizzazioni non aiutano mai la partecipazione e caricarlo di un valore politico può essere un boomerang, se poi si perde”.
di Simone Arminio
La Nazione, 15 gennaio 2026
Il Guardasigilli: il sistema correntizio vieta di destituire i pm che sbagliano. La decisione sulla data del voto il 22 e 23 marzo è attesa per il 27 gennaio. Qualcuno ci scherza: “Da quel posto lì, evidentemente, si prevede il futuro”. Il posto in questione è il tavolo dei relatori dell’aula dei gruppi della Camera, in via di Campo Marzio. Da lì già il 9 gennaio Giorgia Meloni aveva predetto la data del referendum “probabilmente per il 22 e 23 marzo”, pur notando “un intento dilatorio nelle polemiche”. Quattro giorni dopo, stessa aula e stesso scranno, ecco un altro vaticinio: “Non temo i ricorsi sul referendum. Forse verranno presentati, ma non credo proprio che vengano accolti”. A parlare è un emozionato ministro della Giustizia Carlo Nordio, camicia bianca e cravatta grigia, impegnato a presentare, davanti a una platea d’eccezione (presidenti di Camera e Senato, dozzine di ministri, giornalisti tv, direttori di giornali, sua moglie Maria Pia), il libro con cui spiega le ragioni della riforma che porta il suo nome: ‘Per una nuova giustizia’, Guerini e associati editore. E più che sulla separazione delle carriere, l’attenzione si sposta sul Csm, che oggi, attacca il ministro, non interviene destituendo i magistrali di fronte a “errori non scusabili, come quando il magistrato non conosce le carte e quando non conosce la legge”. I motivi? “C’è una giustizia domestica e correntizia”, accusa Nordio.
di Salvatore Curreri
L’Unità, 15 gennaio 2026
Fissare il referendum a marzo bypassando la raccolta fi rme contro la separazione delle carriere è anomali: i governi precedenti hanno sempre rispettato i tempi previsti dalla Carta. La decisione del Governo di fissare per domenica 22 e lunedì 23 marzo la data del referendum sulla c.d. separazione delle carriere è legittima ma inopportuna. Spiego meglio. Legittima perché per legge (art. 15 l. 352/1970) il Consiglio dei ministri ha sessanta giorni di tempo per fissare la data del referendum costituzionale. Tale termine decorre dalla data di comunicazione dell’ordinanza con cui l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione ne ha ammesso la richiesta.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 15 gennaio 2026
Il giudice segretario di Area: “Il ministro lo scrive a pagina 122 del suo libro. E le mazzette modestissime sono sempre corruzione”. Giovanni Zaccaro, giudice a Roma e segretario di Area, corrente progressista. Ve l’aspettavate la denuncia contro l’Anm? “I politici che denunciano penalmente i magistrati che esprimono le loro ragioni… Mah. Mi sembrano quasi le prove generali della riforma Nordio. Meno male che i cittadini la bocceranno”.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 15 gennaio 2026
Il deputato di Forza Italia: “Tra 2017 e 2024 risarcite 5.933 ingiuste detenzioni con 254 milioni di euro. E solo nove magistrati sono stati puniti”. Enrico Costa, deputato di FI, il disegno che riforma la giustizia è anche un suo cavallo di battaglia. Ma denunciare l’Anm per quei manifesti non è un autogol? “Noi, in particolare, non siamo interessati alla via giudiziaria, dove peraltro se la canterebbero e se la suonerebbero tra magistrati. La nostra denuncia è tutta politica: si tratta di truffa comunicativa”.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 15 gennaio 2026
Cento casi di ingiusta detenzione, a Montecitorio l’iniziativa con i Comitati per il sì al referendum sulla giustizia. Alle quattro del mattino si entra nelle case, non nei tribunali. È l’ora in cui il sonno è più profondo e la difesa più fragile. È anche l’ora che ricorre, con impressionante regolarità, nelle storie di chi è stato arrestato da innocente. Da qui il titolo della rassegna stampa presentata alla Camera “Alle 4 del mattino, storie di vite stravolte, una raccolta di cento casi di ingiusta detenzione”, curata dal deputato di Forza Italia Enrico Costa. L’iniziativa si è svolta alla presenza di esponenti politici, dell’avvocatura e dei Comitati per il sì al referendum sulla giustizia.
ansa.it, 15 gennaio 2026
Il decesso nel 2014 mentre era immobilizzato a terra dai Carabinieri. La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte del 3 marzo 2014, mentre l’uomo giaceva a terra immobilizzato dai Carabinieri. Nella sentenza i giudici affermano che lo Stato italiano è responsabile del decesso perché non c’era “l’assoluta necessità” di mantenere Riccardo Magherini immobilizzato a terra. Nella sentenza la Corte non è entrata nel merito né della responsabilità dei Carabinieri né della loro assoluzione al termine del procedimento che si è avuto in Italia.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2026
La vicenda riguardava un caso di colpa medica che impone un giudizio non solo statistico sull’efficacia di cure ma anche la valutazione del fatto storico composto da tutti gli elementi di fatto verificatisi nel caso concreto. Si tratta quindi non di correzione, ma di rivalutazione del ragionamento seguito dai giudici che hanno assolto i due medici. In presenza della parte civile il giudice che assolve il condannato invece di arrestarsi alla declaratoria dell’intervenuta prescrizione adotta una decisione non affetta da vizio di legittimità. Anzi, come afferma la Cassazione penale con la sentenza n. 1444/2026, l’insegnamento delle sezioni Unite “Capitano” impone la prevalenza dell’assoluzione sostenuta con adeguata motivazione proprio a tutela della posizione processuale della parte civile costituita.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 gennaio 2026
La fine tragica di un detenuto ad Avellino figlia di sovraffollamento e condizioni al limite: sette le custodie cautelari. Sette detenuti sono finiti in carcere con l’accusa di omicidio aggravato per la morte di Paolo Piccolo, il giovane napoletano pestato a sangue durante una rivolta nel penitenziario di Avellino. L’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale irpino su richiesta della Procura, è stata eseguita dalla Polizia di Stato e dalla Polizia Penitenziaria, chiudendo un’indagine che ha svelato una faida violenta tra gruppi criminali all’interno delle celle.
di Valentina Moro
La Stampa, 15 gennaio 2026
La denuncia di Ilaria Cucchi. Interrogazione parlamentare sul caso firmata dal capogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi. Il suicidio avvenuto nel carcere di Quarto ad Asti arriva in Parlamento e sul caso interviene Ilaria Cucchi. La vicenda di Christian Guercio, astigiano di 38 anni con problemi di tossicodipendenza e di depressione, che si è tolto la vita nell’istituto penitenziario di Asti il 29 dicembre finisce al centro di un’interrogazione parlamentare firmata da Marco Grimaldi, capogruppo di Alleanza-Verdi e Sinistra alla Camera. All’uomo, conosciuto in città come dj, era stato diagnosticato un disturbo oppositivo provocatorio ed era seguito dal Serd.
- Asti. “Vicenda terribile e opaca”, i dubbi di Ilaria Cucchi sul dj suicida in carcere
- Bari. Detenuto per l’omicidio della moglie morì in carcere: non fu suicidio, un arresto
- Roma. Denunciò le botte in cella: “Ora vivo nella paura, colpisce il silenzio delle istituzioni”
- Roma. “A Rebibbia celle senza vetri alle finestre, con questo freddo situazione drammatica”
- Modena. Consiglio comunale in carcere, sit-in al Sant’Anna della maggioranza. Il caso in Parlamento











