di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 13 gennaio 2026
Il pm non è in grado di prevedere i tempi dell’operazione di estrapolazione e analisi dei dati informatici al momento della richiesta. Nessun necessario vincolo cronologico per le operazioni di sequestro di smartphone e device in generale. La Cassazione, Sesta sezione penale, sentenza 543, ha affermato che la necessità di garantire la proporzionalità del sequestro probatorio con oggetto dati contenuti in dispositivi informatici o telematici non impone che sia indicato, già nel decreto che lo dispone, il termine esatto della sua durata o che siano prefissati, in modo determinato e inderogabile, i tempi per il compimento delle operazioni di estrapolazione e di analisi dei dati informatici. Il pubblico ministero, infatti, non è in grado di prevederli sin dal momento della richiesta. Esiste infatti il rischio di penalizzare, in modo eccessivo, le iniziative finalizzate all’accertamento dei reati e comunque la durata eccessiva del vincolo sullo strumento è contestabile anche in seguito, attraverso richiesta di restituzione sulla base dell’articolo 262 del Codice di procedura penale.
di Emma Panini
scambieuropei.info, 13 gennaio 2026
È recente la notizia che annuncia lo spostamento di almeno un centinaio di detenuti in regime di massima sicurezza entro febbraio 2026 in diverse carceri della Sardegna. Il provvedimento interessa vari istituti di detenzione, tra i quali Badu e Carros a Nuoro e Uta a Cagliari. Secondo l’informativa del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, l’intenzione è quella di trasformare i centri di Nuoro, Cagliari e Sassari in istituti interamente dedicati alla detenzione in regime speciale.
L’Unione Sarda, 13 gennaio 2026
“Con la consegna del padiglione, dal Ministero delle Infrastrutture a quello della Giustizia, è ufficialmente iniziata l’era del 41 bis nella casa circondariale di Cagliari-Uta”. Lo afferma la presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, Maria Grazia Caligaris, sottolineando che “il passaggio tra i due Ministeri, avvenuto con qualche giorno di anticipo rispetto alla data del 15 gennaio, fa ritenere che il Dipartimento intende completare il trasferimento dei detenuti in tempi brevi, indifferente alle proteste e alle richieste di un’intera comunità”.
Adnkronos, 13 gennaio 2026
La Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria di Avellino hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misura coercitiva della custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Avellino, su richiesta della Procura, nei confronti di 7 persone, ritenute gravemente indiziate di omicidio aggravato. I fatti risalgono alla sera del 22 ottobre 2024: presso la Casa Circondariale “A. Graziano’ di Avellino scoppiò una rivolta culminata con il ferimento di un detenuto, poi trasportato all’ospedale Moscati di Avellino in prognosi riservata.
padovaoggi.it, 13 gennaio 2026
Antonio Bincoletto, Garante comunale di Padova dei detenuti: “Il crescente sovraffollamento presente anche nei due Istituti padovani stia portando inevitabilmente allo scadimento delle condizioni di vita interne sia per le persone detenute che per gli operatori”. “In data 9 gennaio, alle ore 15 mi sono recato con un volontario del mio ufficio nella Casa di reclusione per effettuare i numerosi colloqui richiestimi dalle persone detenute nell’Istituto. Sono passato al 3°, 4°, 5° blocco nei relativi piani, dove ho incontrato alcuni reclusi i quali mi hanno esposto le loro problematiche. Costante è stata la segnalazione del freddo che regna all’interno delle sezioni, sempre più accentuato salendo di piano”. Antonio Bincoletto, Garante comunale di Padova per le persone private di libertà, torna a occuparsi delle condizioni dei detenuti del Due Palazzi.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 13 gennaio 2026
Canton Mombello sempre tra i peggiori, Verziano sopra la media nazionale. Resta drammatica la situazione nei due istituti di pena bresciani per i detenuti. Il rapporto di “Ristretti Orizzonti” denuncia anche la difficile la situazione per la Polizia penitenziaria. Un altro anno di sovraffollamento per i detenuti nelle carceri bresciane. Il 2025 si è chiuso come era iniziato, ovvero con le presenze nei due istituti di pena che superano di gran lunga i posti disponibili. La situazione peggiore, come sempre, si registra nella Casa circondariale di Canton Mombello dove allo scorso 31 dicembre erano presenti 386 detenuti a fronte di 182 posti regolamentari, pari ad un tasso di sovraffollamento del 212%, ovvero ben oltre il doppio della capienza.
La Nazione, 13 gennaio 2026
Da carcere modello a polveriera. Dopo gli episodi di violenze e i disordini che ci sono verificati verso la fine dell’anno, la struttura penitenziaria di via Roma è finita al centro delle attenzioni grazie soprattutto al forte appello che è venuto dal sindacato di polizia Sappe. Una delegazione del Pd, composta dal senatore Walter Verini, dalla capogruppo in Consiglio Comunale Cristina Croce, dal consigliere comunale Federico Giovannini e dal segretario Paolo Maurizio Talanti, come già riportato ha visitato il carcere, constatando un sovraffollamento al 130% e una carenza di agenti che sfiora il 50% dell’organico necessario. Sul piano locale è intervenuta la capogruppo Croce, che ha sottolineato il duplice livello della questione.
askanews.it, 13 gennaio 2026
Si è svolto ieri il convegno “Comunicazione, dignità e lavoro nel carcere: il ruolo dei commercialisti nel percorso di recupero umano, spirituale e sociale”, promosso da Milano Percorsi alla sede di Confcommercio di Milano, ha coinvolto istituzioni, professioni, imprese, terzo settore e mondo dell’informazione, configurandosi come uno dei principali momenti di confronto pubblico del 2026 sul sistema penitenziario italiano. Al centro del dibattito vi è stata la funzione rieducativa della pena, sancita dall’articolo 27 della Costituzione, e la necessità di ripensare il carcere come spazio di recupero umano, sociale e lavorativo, capace di restituire dignità, responsabilità e prospettive future alle persone detenute.
di Lucia Bellaspiga
Avvenire, 13 gennaio 2026
Sabato il concerto in carcere diretto da Riccardo Muti con gli strumenti realizzati con i “legni” di Lampedusa: tragedie che, insieme, diventano luce. Il pubblico che affolla il Teatro “Don Luigi Pedrollo” dentro al carcere di Opera in fondo riassume l’umanità di questo evento: detenuti e liberi, ergastolani e autorità, volti sereni o profondamente segnati (anche i più giovani), tutti insieme in platea ad attendere l’ingresso del Maestro Riccardo Muti. Sul palco la sua Orchestra Giovanile Cherubini ha già imbracciato gli “strumenti del mare”, costruiti nella liuteria del carcere con i legni ricavati dalle barche dei migranti giunte a Lampedusa, e per questo variopinti, crepati, sofferti. I musicisti accordano, il pubblico è vociante. Ma di colpo, come per un ordine che nessuno ha dato, come avviene con le cicale, piomba il silenzio, quello dei misteri, delle grandi attese. Entra Muti e il pubblico si alza di scatto. “Noi italiani - prende la parola e ci si aspetta un pensiero grave - abbiamo imparato dagli americani questa cosa che chiamano standing ovation”, scherza invece con forte accento campano, la bacchetta ancora nel taschino, “ma io non sono nessuno, sono solo uno che muove un braccio…”. È questa la prima magia che Muti sabato scorso ha saputo compiere in carcere, ammorbidire la tragedia con la commedia, mettere tutti a proprio agio, specie “le persone che momentaneamente sono qua dentro”, quei detenuti con i quali nSael pomeriggio ha fatto le prove, perché saranno loro il coro del Va’ Pensiero e l’ansia già li divora. Ancora battute, ancora risate, “sono felicissimo di essere qua, grazie a tutto il personale che ho trovato squisito… anche perché ci sono un sacco di meridionali!”.
di Martina Blasi
indire.it, 13 gennaio 2026
È stato pubblicato pochi giorni fa il volume in formato digitale “La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione, la nuova pubblicazione dei Quaderni della ricerca del Crrs&S Cpia Lombardia, a cura di Corrado Cosenza. L’opera è un lavoro “corale” che indaga a tutto tondo sul ruolo dell’istruzione carceraria come dispositivo costituzionale di umanizzazione nei contesti difficili della detenzione. Attraverso contributi teorici, analisi normative, riflessioni pedagogiche ed esperienze sul campo, il libro esplora la scuola in carcere come spazio di cura educativa, di riconoscimento della persona e di riapertura del futuro possibile.
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