dirittodellinformazione.it, 13 gennaio 2026
Il rapporto “Le mafie nell’era digitale” della Fondazione Magna Grecia mette in luce con precisione come la criminalità organizzata abbia trovato nei social, e in particolare su TikTok, un nuovo terreno narrativo. All’interno di questo spazio digitale, la vita delle donne legate a detenuti mafiosi diventa racconto pubblico, performance e costruzione identitaria. Le loro storie fatte di gesti quotidiani, sentimenti e proclami, creano una rappresentazione che mischia realtà e post-verità, restituendo un’immagine epica e distorta del mondo dei clan. I video mostrano spesso scene domestiche o momenti legati alle visite in carcere: cibi preparati secondo le regole dell’amministrazione penitenziaria, valigie pronte e abbracci ai figli.
di Chiara Nicoletti
L’Unità, 13 gennaio 2026
Dal 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming su Now, arriva un attesissimo prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e da Cattleya, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano: “Gomorra - Le Origini”. Perché attesissimo? Perché il fuoco di Gomorra - La serie non si è ancora spento e come in tutte le saghe epiche che si rispettino, una origin story è quasi d’obbligo, se si trova la chiave giusta. In questo caso, come confermano Nils Hartmann per Sky e il produttore storico per Cattleya, Riccardo Tozzi, il passo giusto è stato quello di mettere alla supervisione artistica ed alla regia del progetto colui che è al tempo stesso sia figlio di questa serie che padre: Marco D’Amore. Co-sceneggiatore del progetto insieme a Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, creatori insieme a Roberto Saviano, D’Amore, oltre a dirigere i primi 4 episodi dividendosi il compito con Francesco Ghiaccio, torna alla Napoli del 1977 che ha visto crescere il futuro boss Pietro Savastano, reso celebre in Gomorra-La serie da Fortunato Cerlino.
di Giovanni Maria Flick
Avvenire, 13 gennaio 2026
In questo clima caratterizzato da toni fortemente polemici, anche in vista del referendum sulla Giustizia, le parole di Mattarella e Papa Leone XIV sul valore della responsabilità umana e personale. Viviamo in un contesto nel quale è diffuso il desiderio di “cambiare il mondo” di fronte alle sue incongruenze e contraddizioni, anche se dimentichiamo che quel cambiamento dipende da ciascuno di noi per la sua parte. La battaglia delle idee in politica rischia di risolversi in una critica solo distruttiva, in una aspirazione rivoluzionaria, in una conservazione del passato o in un appello alla volontà popolare, nel dibattito politico e nella sua eco sui social, sempre più confusa e polemica. È difficile per il singolo, di fronte alla superficialità di un simile dibattito politico, conservare il senso di umanità nell’affrontare i problemi concreti della convivenza politica e sociale.
di Rossella Verga
Corriere della Sera, 13 gennaio 2026
La scarcerazione di Trentini e Burlò in Venezuela non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila secondo i dati del 2024. Lunedì è stato il giorno della grande gioia per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante della ong francese scarcerato in Venezuela dopo 423 giorni di prigionia. E giorno di grande gioia per Mario Burlò, liberato assieme a lui. Gioia che non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila. Stando ai dati aggiornati al 2024, circa 1650 si trovano in prigioni europee, 244 sono nelle carceri di Paesi extra Ue, 166 nelle Americhe, 23 nei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, 22 nell’Africa sub-sahariana e 77 in Asia e Oceania.
di Erri De Luca
Avvenire, 13 gennaio 2026
Alberto Trentini trascorre più di un anno in una cella prossima all’Equatore. Niente processo, imputazioni, arrestato perché risulta incomprensibile a certi regimi una persona che dedica il suo tempo all’aiuto di chi ne ha bisogno. Certi regimi sospettano la generosità, sintomo evidente di loro paranoia, segno manifesto di loro tristezza. La generosità giustifica e rallegra. È un presidio sanitario. Niente smuove dall’Italia la sua prigionia, privata di contatti con l’esterno. Poi da qualche parte nel Mare dei Caraibi la Marina Militare degli Stati Uniti spara a casaccio su imbarcazioni sospette di trasporto stupefacenti. Non serve prova né conferma, basta a se stesso il gesto di pirateria. Poi la stessa Marina si dedica al più lucroso sequestro di petroliere nel Mare dei Caraibi. Niente di queste mosse arriva nella cella di Trentini. Il tempo scorre pigro nella geografia che non conosce stagioni. È il secondo Natale che non vede l’arrivo della stella cometa. Poi il rapimento del presidente e di sua moglie produce spiffero e stupore nelle celle.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 13 gennaio 2026
Gli interventi militari esterni occidentali in Medio oriente sono stati dei fallimenti, dall’Afghanistan, all’Iraq alla Libia. Gli iraniani li hanno osservati da vicino pagando un prezzo. In Iran, scrisse nelle sue memorie sulla rivoluzione khomeinista del 1979 l’ambasciatore britannico Anthony Parson, non abbiamo fallito per mancanza di informazione ma di immaginazione. Ecco forse non bisogna ripetere lo stesso errore adesso che stiamo chiedendoci cosa accadrà e ci sembra di essere impotenti di fronte alle stragi nelle città iraniane. La domanda è se un intervento esterno possa aiutare l’opposizione ad abbattere un regime al potere da oltre 45 anni in un Paese di 90 milioni di abitanti, 1,6 milioni di chilometri quadrati con le quarte riserve al mondo di petrolio e le seconde di gas che, messe a regime, potrebbero rifornire i consumi di tutta l’Unione europea. Già in poche righe c’è tutto: attaccare l’Iran significa attaccare una potenza nel cuore pulsante del Medio oriente.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 13 gennaio 2026
La Repubblica islamica dell’Iran che nel 1979 rovescia la brutale monarchia dello Scià nasce da una delle più grandi rivoluzioni popolari del Novecento. Il potere che si consolida rapidamente attorno alla figura dell’ayatollah Ruhollah Khomeini non eredita però solo l’entusiasmo per la caduta di Mohammad Reza Pahlevi ma anche una società plurale, politicizzata, attraversata da forti componenti laiche e aspettative spesso incompatibili con un ordine teocratico. Da allora, la storia dell’Iran è ciclicamente scandita da rivolte, insurrezioni, proteste che a volte hanno scosso le fondamenta del regime senza mai però riuscire a creare un’alternativa politica credibile al potere del clero sciita. Un po’ per la natura frammentata delle opposizioni ma soprattutto per la spietata repressione che ogni volta si è abbattuta sui movimenti di protesta.
di Marcello Buttazzo
Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2026
Le condizioni di vita nelle carceri italiane peggiorano continuamente. Le celle sono sempre più sovraffollate. Fino al 31 dicembre 2025, i detenuti presenti fra le sbarre di dura ferraglia erano 63.499. I posti regolarmente previsti sono 51.277. Il tasso di sovraffollamento complessivo è del 137,8%. In alcune prigioni (Lucca, Vigevano, Milano San Vittore, Foggia, Brescia Canton Mombello) il sovraffollamento supera ampiamente il 200%. Si ricomincia, purtroppo, a sgranare il triste rosario dei suicidi. Il 6 gennaio, nella Casa circondariale di Cremona, un recluso di 53 anni s’è impiccato nella sua cella.
9colonne.it, 12 gennaio 2026
Alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È quanto emerge dal bilancio di fine anno di Antigone. Nel 42,9% delle 120 carceri visitate - e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati - non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3%); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1% mancano acqua calda o si registrano condizioni igieniche adeguate. Gravissime anche le carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità. Sempre più critici i dati sulle morti: 238 persone sono decedute in carcere nel 2025, di cui 79 si sono suicidate, come riporta il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti.
di Stefano De Martis
Avvenire, 12 gennaio 2026
Su 94 norme approvate dal Parlamento nel 2025, 69 sono state prodotte dall’esecutivo. E una sola è frutto di iniziativa popolare. Un’esuberanza che trova manifestazione peculiare anche nel ricorso massiccio alla fiducia. E che fa riflettere. Su 94 leggi approvate dal Parlamento nel 2025, ben 69 sono di iniziativa del Governo. Una soltanto - ma è già rilevante che la casella non sia rimasta vuota, visti i precedenti - è frutto di iniziativa popolare: si tratta della legge sulla partecipazione dei lavoratori, promossa dalla Cisl. I dati sulla produzione legislativa sono gli ultimi disponibili per l’anno appena concluso.
- Referendum, la scelta sulla data. E la raccolta dei fondi agita i partiti
- Referendum giustizia, quali sono le ragioni del sì e del no
- Giustizialisti o garantisti, l’eterno dilemma a sinistra
- Se questa è Giustizia. Il formidabile j’accuse di un ex magistrato
- Giustizia, la spinta del Pnrr non basta per accelerare i tempi: arrancano i tribunali











