di Francesco Zizi
L’Unione Sarda, 11 gennaio 2026
La richiesta da Nuoro, nel consiglio straordinario sui trasferimenti dei reclusi in massima sicurezza. Il sindaco Fenu: “Doveroso un dibattito serio”. Todde: “Una battaglia di tutti i sardi”. “La scelta di destinare il carcere di Badu e Carros in via esclusiva ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis è una scelta che rientra nelle competenze del Ministero della Giustizia ed è finalizzata, così come dichiarato dallo stesso Governo, a riallineare la situazione reale a quanto previsto dalla normativa introdotta nel 2009”. Lo ha dichiarato il sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu, intervenendo nella seduta del Consiglio comunale straordinario aperto dedicato al futuro del carcere nuorese, annunciando inoltre che il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, sarà a fine mese a Nuoro.
L’Unione Sarda, 11 gennaio 2026
Irene Testa: “Fare dibattere il Parlamento e dare risposte sul tema va nell’interesse di tutti e di un sistema in ginocchio che merita di essere affrontato nella sua interezza e complessità”. Una convocazione “straordinaria” della Camera dei Deputati “che la Costituzione indica all’articolo 62”, per discutere dell’arrivo dei detenuti di massima sicurezza, 41bis, nelle carceri della Sardegna. Lo chiede Irene Testa, garante regionale delle persone private della libertà personale. “Da qualche settimana stiamo assistendo a una serie di botta e risposta tra chi sostiene che tre istituti della Sardegna saranno convertiti in istituti esclusivi per il 41 bis e chi sostiene che non esiste nessun documento ufficiale che lo attesti - osserva - Da entrambi i lati si è comunque d’accordo che questa ipotesi non sia accettabile. In questa terribile confusione che crea smarrimento nella popolazione e tra gli operatori non si può tuttavia non riconoscere che grazie al tema del 41bis è oggi merito della politica sarda quello di aver acceso un faro importante sulla condizione delle carceri nell’Isola”.
di Francesco Zizi
L’Unione Sarda, 11 gennaio 2026
Il piano del Governo di concentrare centinaia di detenuti al 41-bis nell’isola riapre una ferita mai chiusa. In Sardegna il carcere duro è una storia che affonda le radici nel Novecento e che oggi, con il piano del governo Meloni di concentrare centinaia di detenuti al 41-bis nell’Isola, torna a riaffacciarsi. Prima l’Asinara, poi Badu e Carros, oggi Bancali e Uta: la Sardegna è stata più volte chiamata a farsi carico dei nemici pubblici numero uno dello Stato. Mafiosi stragisti, terroristi internazionali, capi della criminalità organizzata. Figure che hanno segnato pagine nere della storia italiana e che ora riaprono una ferita mai chiusa.
firenzedintorni.it, 11 gennaio 2026
Decine di detenuti restano senza lezioni e senza accesso ai libri, temperature fino a due gradi. Il freddo intenso a Sollicciano ha costretto alla chiusura di tutte le aule e della biblioteca del carcere, lasciando decine di detenuti senza lezioni né accesso ai libri. Le aule ospitano corsi di istruzione di base, alfabetizzazione e lezioni di italiano, strumenti fondamentali per favorire l’integrazione dei reclusi stranieri e promuovere il percorso di rieducazione e reinserimento nella società.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 11 gennaio 2026
L’ex cappellano critico. Le associazioni: situazione disumana, Gelato d’inverno, bollente d’estate: è la situazione del carcere di Sollicciano. Da anni viene denunciato lo stato disumano dell’istituto penitenziario fiorentino e senza alcun risultato. “Un carcere con celle a due gradi non è umano. Asl e Comune intervengano dichiarando inagibile Sollicciano”. Lo chiedono a gran voce vari attori del mondo carcere all’indomani delle notizie, pubblicate sul Corriere Fiorentino, delle condizioni drammatiche in cui versa il penitenziario fiorentino in questi giorni di gelo. “In alcune celle ci sono due gradi”, aveva denunciato nei giorni scorsi il sindacato Uil Pa degli agenti penitenziari. Eppure, dentro Sollicciano si continua a vivere. È pur vero che il carcere è responsabilità amministrativa del ministero della giustizia, “ma gli enti locali potrebbero svolgere un ruolo determinante”.
napolitan.it, 11 gennaio 2026
La vicenda di Luca La Penna, morto il 7 gennaio 2025 nel carcere di Secondigliano, probabilmente per non aver ricevuto cure mediche tempestive e adeguate, rappresenta uno dei casi più emblematici delle criticità del sistema sanitario penitenziario. Il 42enne, detenuto dal 2022, è deceduto dopo un progressivo aggravamento delle sue condizioni di salute. L’autopsia disposta dalla Procura ha accertato che La Penna era affetto da una polmonite accelerata, una patologia curabile se affrontata con tempestività. Secondo gli inquirenti, però, le cure sarebbero arrivate tardi e in modo inadeguato: per questo due dottoresse sono state rinviate a giudizio con l’accusa di responsabilità medica.
di Silvana Cortignani
tusciaweb.eu, 11 gennaio 2026
Morte di Hassan Sharaf. Stefano Anastasia sentito al processo per abuso dei mezzi di correzione a due penitenziari: ripreso giovedì davanti al giudice Giovanna Camillo il processo a due poliziotti penitenziari del carcere Nicandro Izzo di Viterbo imputati di abuso dei mezzi di correzione in concorso. La vittima sarebbe uscita il successivo 7 settembre, dopo poco più di un mese. Quando si è impiccato, nel primo pomeriggio del 23 luglio 2018, Hassan Sharaf si trovava da poche ore in cella d’isolamento, in seguito a una sanzione irrogata con provvedimento del consiglio di disciplina in data 9 aprile 2018 ed eseguita in epoca in cui il detenuto si trovava in espiazione di pena inflitta con sentenza di condanna, relativa a un reato commesso da minorenne.
di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 11 gennaio 2026
Per quattro mesi avrebbe trasformato la cella del carcere di Prato in un luogo di sopraffazione e paura, sottoponendo l’uomo che condivideva lo spazio con lui a violenze, umiliazioni e minacce. Per quattro mesi avrebbe trasformato la cella in un luogo di sopraffazione e paura, sottoponendo l’uomo che condivideva lo spazio con lui a violenze, umiliazioni e minacce. Un detenuto marocchino di 39 anni è ora indagato dalla procura di Prato per violenza sessuale e tortura nei confronti di un italiano di 46 anni, dopo la denuncia che ha fatto emergere una vicenda definita dagli inquirenti di estrema gravità.
di Antonio Iannello*
Ristretti Orizzonti, 11 gennaio 2026
Nell’attuale contesto il carcere minorile di Bologna si trova a dover fronteggiare una transitoria quanto delicata carenza di organico in quanto sarebbero allo stato almeno venti gli operatori penitenziari addetti alla sicurezza assenti per motivi di malattia. Per questo sono stati anche di recente applicati a Bologna operatori di altre sedi penitenziarie minorili.
di Melania Tanteri
livesicilia.it, 11 gennaio 2026
Una seconda possibilità. Un’occasione per riscattarsi, nella sostanza oltre che nella forma, mettendosi al servizio della comunità. L’Arcidiocesi di Catania e l’Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna (Udepe) del capoluogo etneo hanno firmato l’”Accordo di collaborazione per attività di volontariato a valenza riparativa e percorsi di reinserimento lavorativo”. Un’altra opportunità per gli autori di reato maggiorenni in attesa di giudizio o condannati. Che desiderano riconnettersi alla vita sociale e comunitaria attraverso percorsi di volontariato finalizzati ad attivare pratiche riparatorie rispetto ai danni causati alla collettività.
- Pisa. “Solidali tra le sbarre. L’esperienza di Controluce nella realtà pisana”, il libro di Giovanna Baldini
- Potenza. “Altrimenti il carcere resta carcere”: il teatro come resistenza
- Ravenna. Lo sport entra in carcere con il progetto “Il mio campo libero”
- La cura come base imprescindibile della giustizia
- Parlano i genitori di Giulio Regeni: “Ci promettono e consolano, ma i suoi assassini sono liberi”











