di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 10 gennaio 2026
I casi di cronaca trasformati in propaganda. Meloni: “Spesso i magistrati sulla sicurezza rendono vano il lavoro del Parlamento, del governo e delle forze dell’ordine. Posso citare decine di casi”. La replica dell’Anm: “La costante delegittimazione dei magistrati è pericolosa per la tenuta dello stato di diritto”. Non è una questione solo di campagna referendaria. Certo, quella è alle porte ed è sempre bene alimentarla, e l’argomento lo hanno offerto i cartelloni esposti dal comitato per il No, già bersagliati negli scorsi giorni. “Se chi ha nel suo dna la ricerca della verità scrive una menzogna per difendere la sua campagna, questo delegittima. Così come le menzogne delegittimano la politica e i giornalisti” ha detto ieri la premier Meloni durante l’annuale conferenza stampa, in riferimento allo slogan “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?”.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 10 gennaio 2026
“Le parole della presidente Meloni? Le leggo adesso e mi pare rivelino un fraintendimento davvero pericoloso sul ruolo del potere giudiziario. E questo lo dico al di là di vicende specifiche e delle varie polemiche. Dalle quali, peraltro, ho sempre cercato di prendere ogni possibile distanza”. Giuseppe Santalucia è appena uscito dalla camera di consiglio, quando si accorge che la premier ha citato in conferenza stampa, a proposito dei casi di presunta malagiustizia, proprio quello che era sul suo tavolo.
di Enza Miriami
Il Messaggero, 10 gennaio 2026
Per cosa si vota e come funziona. Cerchiate in rosso le date del 22 e 23 marzo 2026. In quei giorni gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulla riforma della Giustizia approvata dal Parlamento attraverso un referendum confermativo, cioè senza quorum. È iniziato ufficialmente il conto alla rovescia per il referendum confermativo sulla separazione delle carriere. Con l’annuncio di Meloni delle date di apertura dei seggi, fissate per il 22 e 23 marzo, la consultazione entra nella sua fase decisiva. Gli italiani saranno chiamati a confermare o meno la riforma della Giustizia approvata dal Parlamento. Si tratta di una consultazione che, a differenza del referendum abrogativo, non richiede il raggiungimento del quorum per essere valida, sarà sufficiente la maggioranza relativa dei voti espressi.
di Giorgio Merlo
huffingtonpost.it, 10 gennaio 2026
Non ci sono schieramenti politici precostituiti. Una prassi che ha quasi sempre caratterizzato l’istituto referendario nelle vicende politiche del nostro paese. Il referendum, di per sé, e anche quello costituzionale, è per sua natura politicamente trasversale. Ovvero, non ci sono schieramenti politici precostituiti. Una prassi che ha quasi sempre caratterizzato l’istituto referendario nelle vicende politiche del nostro paese. Basti pensare che anche per lo storico referendum del 1974 sul divorzio, nella stessa area cattolica italiana - ed eravamo nel ‘74 dove l’unità politica dei cattolici non era certamente un dogma ma, comunque sia, una prassi molto collaudata e praticata dai cittadini elettori di orientamento cattolico - c’era un pluralismo di opinioni e, di conseguenza, di scelte elettorali. Voglio dire, cioè, che anche nel ‘74 per non parlare dell’altro grande e storico referendum del 1981 sulla legalizzazione dell’aborto, il pluralismo nel mondo cattolico italiano era già un dato fortemente acquisito e sedimentato.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 10 gennaio 2026
Adriano Sofri interviene nell’udienza del 18 gennaio 2000 del processo di revisione celebrato presso la Corte d’Appello di Venezia. È l’ultima udienza dell’ultimo grado di giudizio, prima che un’ultima sentenza lo condanni definitivamente. Un inciso, nelle dichiarazioni difensive di Sofri, riporta alla perenne attualità della questione giustizia. Riguarda la separazione delle carriere, di cui anche al tempo si discuteva. Sofri si dice agnostico nel merito della separazione ma aggiunge un “ma”, enorme. “Quando il Presidente del dibattimento di primo grado, Manlio Minale, conduce il procedimento nei nostri confronti essendo già stato assegnato come Procuratore aggiunto alla Procura di Milano - dice Sofri - siamo in un caso in cui il Presidente, mentre sta ora giudicando noi, sta giudicando l’operato dei suoi colleghi in un processo in cui la Procura si è esposta moltissimo”.
ilpost.it, 10 gennaio 2026
Per digitalizzare i processi ci stiamo mettendo più tempo del previsto, a causa di malfunzionamenti e qualche resistenza culturale. Le procure e i tribunali più grandi e importanti d’Italia - Roma, Milano, Napoli e Torino - hanno rimandato di altri sei mesi l’obbligo di depositare atti di inchiesta e processuali nel sistema informatico allestito dal ministero per digitalizzare la giustizia italiana. Non è la prima volta che succede. Già all’inizio dello scorso anno procuratori e presidenti di tribunali avevano prorogato le scadenze, via via rimandate nel corso dell’anno. La digitalizzazione di inchieste e processi è molto più lenta e complicata del previsto in parte per malfunzionamenti del sistema informatico, in parte per lo scarso adattamento e le resistenze culturali di molti magistrati, giudici e avvocati che non riescono a liberarsi dei faldoni di carta.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 10 gennaio 2026
Per la Cassazione, sentenza n. 543/2025, va preservato il principio di proporzionalità ma non vi è la necessità di indicare dal principio una data ultima per l’estrazione e l’analisi dei dati. È legittimo il decreto di sequestro probatorio di dispositivi informatici privo dell’indicazione del termine di durata, o dei tempi di estrazione dei contenuti, considerato che sovente il Pm non è in grado di conoscerli preventivamente. Va infatti preservata la possibilità di svolgere approfondite indagini anche considerato che l’eccessiva durata è contestabile con una istanza di restituzione. Lo ha stabilito la VI Sezione penale, sentenza n. 543/2025, accogliendo il ricorso del Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata contro l’ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva annullato il sequestro probatorio dei dispositivi di due indagati per corruzione nell’ambito del cd. “sistema Sorrento”.
di Luigi Alfonso
vita.it, 10 gennaio 2026
Dopo la rivolta nel carcere di Massama (Oristano), parla la garante regionale della Sardegna per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. “Siamo ormai al collasso in tutta l’Isola, spiega Irene Testa. “Abbiamo 2.583 detenuti ma i posti disponibili sono 2.374 e gli agenti della polizia penitenziaria sono troppo pochi. Problemi anche per la salute di molti ristretti con patologie gravi”. I disordini registrati nei giorni scorsi nella Casa di reclusione “Salvatore Soro” di Massama (Oristano, nella foto d’apertura) hanno brutalmente riportato alla ribalta della cronaca la precaria situazione penitenziaria isolana.
chietitoday.it, 10 gennaio 2026
Si tratta del secondo decesso in meno di una settimana. Il sindacato Uil Pa segnala le proteste di un gruppo di internati e la presenza di contusi fra gli agenti di polizia penitenziaria. Gravi disordini segnalati nelle ultime ore all’interno della casa circondariale di Vasto dove un gruppo di detenuti starebbe protestando dopo il decesso, avvenuto la scorsa notte, di un detenuto - il secondo in meno di una settimana - e alcuni agenti di polizia penitenziaria, per mantenere l’ordine e la sicurezza, sarebbero rimasti feriti. A renderlo noto è il sindacato Uilpa.
Avvenire, 10 gennaio 2026
Anche alcune stanze della socialità sono ormai occupate da brande. La Casa circondariale di Rebibbia registra un sovraffollamento del 156% dopo gli arrivi di detenuti trasferiti da Regina Coeli, a seguito del crollo della volta della seconda rotonda e la chiusura degli accessi in quell’istituto. La situazione è così critica che alcune stanze destinate alla socialità sono state trasformate in celle di detenzione, per 11 persone, con un solo servizio igienico e senza mobilio. A denunciare il sovraffollamento del carcere questa volta è il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, che con la Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Valentina Calderone, hanno effettuato una visita di monitoraggio alla Casa circondariale di Roma Rebibbia Nuovo complesso.
- Firenze. Il tavolo sul carcere fa il primo passo. “Priorità reinserire chi esce di cella”
- Rieti. Stallo sul Garante comunale dei detenuti. “È l’anno l’unità di misura del tempo?”
- Teramo. Visita della Garante al carcere per la consegna di doni destinati ai figli dei detenuti
- Milano. L’Orchestra di Muti entra a Opera. Il legno dei barconi diventa musica
- Roma. “Naba”, dalle carceri alle strutture di accoglienza: l’arte come strumento d’inclusione











