di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 10 gennaio 2026
Nei Paesi Bassi a politica penale sembra percorrere una strada quasi opposta a quella di gran parte dell’Europa. Nonostante il governo sia oggi guidato da un esecutivo di centrodestra, con il primo ministro Dick Schoof in carica dal 2 luglio 2024, la tendenza a ridurre la popolazione carceraria non si è arrestata. Anzi, continua a rendere i Paesi Bassi un caso di studio internazionale: negli ultimi quindici anni circa 19 istituti di pena sono stati chiusi definitivamente, e le celle vuote sono diventate il simbolo di un esperimento sociale straordinario.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 10 gennaio 2026
I familiari degli oppositori politici venezuelani e dei detenuti usati come pedine di scambio da Caracas hanno vissuto l’intera giornata di ieri in una condizione di trepidazione e prudenza. Il giusto approccio per smorzare ogni facile entusiasmo ed evitare di trovarsi di fronte a cattive sorprese. Alcuni apparati del regime guidato dal deposto presidente Nicolás Maduro, che per anni ha calpestato la libertà e la democrazia, sono ancora in attività. Pertanto, è meglio non fidarsi troppo nonostante le dichiarazioni del presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodriguez, che ha annunciato la liberazione degli ostaggi - senza indicare il numero preciso -, definendola un “gesto di pace” per promuovere la convivenza nazionale.
di Fabiana Magrì
La Stampa, 10 gennaio 2026
Studentessa di giurisprudenza a Teheran, Noor, 30 anni, parla sfidando censure e intercettazioni: “Arresti, fame e repressione. Vogliamo la fine della dittatura. Anche se il prezzo è la vita”. Il regime in Iran reagisce alle nuove ondate di proteste contro la Repubblica Islamica. Iniziate il 28 dicembre 2025, si sono finora allargate a oltre cento città e comunità rurali in tutte le province iraniane. La Human Rights Activist News Agency (Hrana), dalla sua sede negli Stati Uniti, riferisce di oltre 40 persone uccise negli scontri tra manifestanti e forze di polizia e di 2.200 arresti. La rabbia dei commercianti dei bazar per la disastrosa crisi economica ha contagiato gli studenti universitari. Da Teheran alla provincia più profonda, le piccole e grandi folle che scendono in strada giorno e notte cantano slogan contro l’ayatollah Ali Khamenei ma, soprattutto - è questa la novità delle proteste di inizio 2026 - invocano il nome di Reza Pahlavi, l’erede in esilio dell’ultimo scià, che si prepara a incontrare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la prossima settimana. L’ayatollah Khamenei, nel suo discorso di oggi, ha avvertito che non “tollererà che i manifestanti servano interessi stranieri”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 9 gennaio 2026
Il sovraffollamento peggiora anche a causa di lavori di ristrutturazione che riducono gli spazi a disposizione. A Cremona un detenuto si è impiccato il giorno dell’Epifania. Si fa ancora più pesante il sovraffollamento nei 189 istituti di pena italiani dove al 31 dicembre scorso i detenuti presenti risultavano in totale 63.499 (di cui 20.116 stranieri e 2.754 le donne), con un incremento pari a 1.600 unità rispetto alla stessa data del 2024. Peggiorano dunque le condizioni di vita dietro le sbarre, anche perché all’aumento del numero delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà corrisponde una diminuzione dei posti effettivamente disponibili nei penitenziari che, in base ai dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, sarebbero 46.081 mentre dodici mesi prima erano 600 in più.
di Carmine Ippolito
Il Roma, 9 gennaio 2026
La condizione in cui versa l’universo penitenziario italiano è il frutto di una stratificazione di questioni. È paradossale che, in Italia, come di sovente avviene nei Paesi che pretendono essere depositari di un modello di governo liberaldemocratico, si assiste, con sempre maggiore frequenza, all’invocazione di emergenze per giustificare un’interruzione, a tempo più o meno determinato, dell’ordinaria dialettica politica e degli ordinari processi di produzione legislativa in favore di soluzioni commissariali: le decisioni vengono così sottratte al reale confronto delle rappresentanze che si raccolgono nelle assemblee elettive cui è costituzionalmente affidata l’emanazione della legge.
di Francesca Polizzi e Alessandra Vescio
L’Espresso, 9 gennaio 2026
Madri e padri sono quasi la metà del totale. Per i minori i colloqui sono un trauma da elaborare. Anche per questo esiste una Carta dei diritti, ora in attesa di rinnovo. Controlli di sicurezza e identificazione. Ecco quello che avviene non appena si varca la soglia di un carcere. Che tu sia una persona detenuta, un volontario, un visitatore o un familiare. Il percorso è identico, sempre. Eppure, dietro a questa procedura uguale per tutti, si nasconde una differenza che pesa soprattutto sulle persone più piccole: i bambini che entrano per incontrare il proprio genitore detenuto. Per loro, quei controlli sono spesso il primo impatto con un ambiente rigido e poco accogliente.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 9 gennaio 2026
Riduzione di arresti e nel 90% dei casi si arriva a condanna definitiva. Scontro col Mef su ingiuste detenzioni: una sola sanzione disciplinare. Nel 2025 in Italia c’è stata una riduzione significativa delle misure cautelari rispetto al 2024, soprattutto quelle che riguardano il carcere e gli arresti domiciliari. Inoltre nel 90% dei casi le sentenze sono state di condanna dopo la disposizione di una misura cautelare. A certificarlo è la relazione annuale del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, inviata nei giorni scorsi al Parlamento relativa al 2025 che solleva perplessità sulla linea securitaria del Governo di destra di Giorgia Meloni.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 9 gennaio 2026
Il voto sulla separazione delle carriere ribadisce lo spirito dei costituenti: le modifiche devono passare dal dialogo fra maggioranza e opposizione. Il prossimo referendum costituzionale che si terrà nella primavera del prossimo anno, il quinto della storia del nostro Paese, riguarderà la riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Un referendum inevitabile poiché la riforma non è stata approvata in Senato con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. Si tratta di un’occasione molto rilevante poiché si potrebbe delineare un nuovo percorso culturale nel sistema della magistratura che, detto in sintesi, renderebbe irreversibile la scelta dei magistrati di esercitare la loro funzione come giudice oppure come pubblico ministero. La istituzione di due Csm, vale a dire gli Organi impropriamente definiti di autogoverno della magistratura, e una Alta corte disciplinare alla quale sarà affidata in via esclusiva la funzione disciplinare. Nonché, infine, la previsione di un sorteggio, cioè l’estrazione a sorte di buona parte dei componenti dei due CSM e dell’Alta corte, con la sola eccezione di quelli scelti dal Capo dello Stato per quanto riguarda quest’ultima, e i componenti di diritto già previsti dalla legge.
di Noemi La Barbera
La Repubblica, 9 gennaio 2026
Parte da Palermo la campagna per il no al referendum costituzionale della rete della società civile, che sabato avrà il suo battesimo anche a Roma alla presenza di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il comitato regionale, che mette insieme numerose realtà - come Cgil, Anpi, Arci, Articolo 21, Legambiente, Libera - è stato lanciato a Palermo e avrà il volto e la voce di Daniela Ciancimino, l’avvocata anti-Salvini nel processo Open Arms, esperta di diritti civili e crimini ambientali. “Alla base della riforma della giustizia - ha spiegato - c’è l’intenzione politica di sbilanciare i poteri dello Stato, assoggettare la magistratura alla politica, modificando la Costituzione”. Una riforma, come ribadito da più interventi, scaturita da un’iniziativa unilaterale del governo, senza confronto, e che non darebbe risposte ai problemi strutturali della giustizia, come i tempi dei processi o il sovraffollamento delle carceri.
di Lisa Di Giuseppe
Il Domani, 9 gennaio 2026
L’ex deputato Pd e vicepresidente di Libertà eguale Ceccanti prevede che anche tra i dem non tutti sono pronti a sacrificare la propria sensibilità personale sull’altare della disciplina di partito. Chi “non può negare la funzione del referendum solo per votare contro il governo e a favore della posizione del proprio partito”. Sabato 10 gennaio la segretaria Pd Elly Schlein inaugura la campagna referendaria per il No alla consultazione popolare sulla Separazione delle carriere.
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