di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
Oggi il Governo decide sul 22-23 marzo. I malumori di FdI per i mancati versamenti di FI. Oggi il Consiglio dei ministri deciderà la data del referendum sulla riforma della giustizia. La premier Giorgia Meloni ha confermato che si terrà il 22-23 marzo. Ma il Comitato cittadini per il No chiede di attendere la fine della raccolta firme, ieri arrivate a oltre 340 mila: il 68% delle 500 mila da raggiungere. Il centrosinistra appoggia l’iniziativa. E il leader M5S Giuseppe Conte attacca il governo: “I cittadini attendono da mesi interventi sulle bollette. Su una cosa sola hanno fretta: difendere la casta”.
di Beatrice Calò
policymakermag.it, 12 gennaio 2026
La riforma della giustizia voluta dal ministro Nordio entra nella fase decisiva. Ecco cosa cambia e le ragioni del sì e del no. Il referendum sulla giustizia si avvicina. Sul sito del ministero della giustizia ha già totalizzato 300.000 firme su 500.000. Proprio per questo, alla conferenza di fine anno di venerdì scorso, la premier Giorgia meloni ha confermato che molto probabilmente si andrà alle urne il 22 e 23 marzo 2026 se si raggiunge il quorum entro il 30 gennaio. La riforma prevede la modifica degli articoli 87, 102, 104, 105, 106 e 107 della Costituzione.
di Mario Ajello
Il Messaggero, 12 gennaio 2026
Oggi a Firenze l’iniziativa dei favorevoli alla separazione delle carriere vicini al mondo dem: da Barbera (ex presidente della Consulta) a Petruccioli e Salvi. Serviva il referendum sulla legge Nordio per portare clamorosamente in scena una questione - chiamiamolo pure un derby non concluso - che anima e dilania la sinistra italiana soprattutto dai primi anni 90 del secolo scorso con la vicenda di Mani Pulite: avere un’identità giustizialista, o almeno di fiancheggiamento o addirittura di compenetrazione con il potere togato, oppure dispiegare sull’onda di padri nobili del socialismo come Giuliano Vassalli, per non dire di Gerardo Chiaromonte e di altri riformisti, una cultura delle regole e delle garanzie che nasce dall’idea che lo Stato vada limitato quando punisce?
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 12 gennaio 2026
Guido Salvini è un vecchio e rispettato magistrato italiano. Ha lavorato una vita al tribunale di Milano e qualche giorno fa ha dato alle stampe un libro clamoroso in cui, con uno stile pacato, severo e duro, ha messo insieme un poderoso atto d’accusa contro la stessa magistratura di cui ha fatto parte per una vita. Guido Salvini (“Il tiro al piccione”, casa editrice Pendragon) definisce il correntismo una patologia strutturale del mondo della magistratura. Accusa alcune procure e anche il Csm di aver costruito un sistema di potere difensivo a uso politico. Attacca a testa bassa il giornalismo giudiziario al servizio dei magistrati. Definisce il giustizialismo una degenerazione democratica di uno stato di diritto e difende senza timore il sorteggio dei magistrati, al Csm, e la separazione delle carriere, definendoli unici rimedi realistici in grado di dare al mondo della magistratura la possibilità di scrollarsi di dosso uno status quo tossico, pericoloso e a volte persino eversivo.
di Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 12 gennaio 2026
Nonostante le risorse straordinarie, restano lontani gli obiettivi fissati sulla riduzione dei tempi per i processi. Non bastano nemmeno gli addetti di supporto arrivati grazie al Pnrr per smaltire gli arretrati e accelerare i tempi della giustizia nei tribunali. Nonostante gli ingressi di quasi diecimila operatori, decine di persone nelle diverse sedi territoriali fra amministrativi all’ufficio del processo e magistrati aggiuntivi (anche da remoto), i procedimenti civili stanno iniziando ad arrancare e, nel settore penale, le criticità sono già emerse. La giustizia non riesce a colmare carenze datate di cancellieri e magistrati e così i paletti messi dal Pnrr per portare l’Italia al livello degli altri Paesi europei rischiano di non essere rispettati: è previsto che il tempo dei procedimenti venga ridotto del 40%, al momento è solo di circa il 20% (è il parametro del disposition time).
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 12 gennaio 2026
Nei giorni in cui la maggioranza studia un nuovo provvedimento sulla sicurezza e litiga su chi deve intestarselo, la doppia aggressione avvenuta alla stazione Termini mette in allarme le opposizioni che chiedono, ancora una volta, più fondi da destinare alle forze dell’ordine. Sotto accusa finiscono gli ultimi provvedimenti del governo, tra cui quello sui centri migranti in Albania. La segretaria del Pd Elly Schlein attacca: “Il governo cerca di scaricare le sue responsabilità su giudici e sindaci, ma la responsabilità sulla sicurezza è del governo, e quando chiediamo dove sono le risorse per assumere più forze di polizia rispondono che ci sono molti agenti impegnati a badare a delle prigioni vuote in Albania”.
di Lorenzo De Cicco
La Repubblica, 12 gennaio 2026
Il sottosegretario leghista al Viminale: “Tutela processuale per le forze dell’ordine e guardie giurate per gli sfratti. Allargare le maglie della legittima difesa, anche per i privati cittadini. Dare il cosiddetto scudo penale agli agenti. Aumentare i soldati di “Strade sicure”, nonostante la contrarietà di Guido Crosetto. E una proposta di legge sulla remigrazione. Il sottosegretario Nicola Molteni, braccio operativo di Matteo Salvini al Viminale, illustra il pacchetto sicurezza su cui il Carroccio venderà cara la pelle. “Si può fare di più”, dice a Repubblica.
di Davide Pompei
Corriere dell’Umbria, 12 gennaio 2026
“Abbiamo riscontrato una situazione purtroppo diffusa anche in Umbria: sovraffollamento con celle che non hanno i requisiti minimi per garantire spazio e vivibilità e mancanza di personale di polizia penitenziaria. Il sovraffollamento è al 130%, gli agenti che mancano sono quasi la metà. Occorre intervenire subito”. Così il senatore Walter Verini, in visita, ieri pomeriggio, alla casa di reclusione di via Roma, dopo i disordini dei giorni scorsi che hanno richiesto al personale di polizia penitenziaria ore di mediazione, contenimento e gestione dell’emergenza, con richiamo di unità libere dal servizio, prolungamento dei turni, ricorso allo straordinario e ripristino dell’ordine - ammonterebbero a non meno di 50 mila euro, secondo le stime, i danneggiamenti in infermeria - fino alle prime ore del giorno successivo.
di Maurizio Troccoli
umbria24.it, 12 gennaio 2026
Esiste invece in molte altre Regioni. Lo chiede il Terzo Settore. I controlli di sicurezza all’ingresso dei penitenziari sono identici per tutti, ma per i bambini che accompagnano un genitore detenuto rappresentano spesso il primo impatto con un ambiente percepito come rigido e poco accogliente. A livello nazionale, l’associazione Bambini senza sbarre ha evidenziato quanto questo momento possa essere delicato e come sia importante offrire spazi di supporto che accompagnino i minori prima e dopo l’incontro con il genitore ristretto. In varie regioni italiane sono stati allestiti luoghi come lo “Spazio Giallo”, pensati per accogliere i bambini e offrire un sostegno psicologico adeguato prima e dopo i colloqui. Ma qual è la situazione in Umbria?
di Valentina Paiano
Il Resto del Carlino, 12 gennaio 2026
Gli osservatori di Antigone hanno rilevato problemi strutturali in carcere (alcuni dovuti all’alluvione) e monitorato le condizioni dei 149 reclusi. Dietro le mura della Rocca di Ravaldino, il carcere cittadino continua a essere un osservatorio sensibile sulle condizioni della detenzione. È da qui che parte l’ultima fotografia tracciata dall’associazione Antigone, organizzazione non profit che esamina il sistema penitenziario italiano e garantisce la tutela dei diritti dei detenuti, al termine di una recente visita di monitoraggio, confluita nei consueti report annuali. “Al momento dell’ispezione - scrivono gli osservatori - erano presenti 149 persone detenute, di cui 20 donne.
- Cuneo. Cerialdo, torture sui detenuti: oggi attesa la sentenza dei riti abbreviati
- Firenze. Sollicciano, al via tavolo sul carcere: oggi il primo incontro
- Reggio Calabria. Resta difficile il reinserimento sociale delle persone detenute
- Milano. Musica, poesie e bellezza: il maestro Riccardo Muti tra i detenuti del carcere di Opera
- “Il carcere è quello che c’è in testa, per questo la scuola e la cultura salvano i giovani”











