di Andrea Malaguti
La Stampa, 12 gennaio 2026
Il giurista: “C’è un sistema di interessi che si è fatto ideologia e che lo sostiene. Il colonialismo in nome della nostra civiltà ricorda i discorsi di Mussolini”. Johann Sebastian Bach, Partita numero 1. Le mani del professor Gustavo Zagrebelsky scivolano rapide sui tasti. Nessuna esitazione. Preludio, Allemanda, Sarabanda. Una suite di movimenti. La stanza si riempie di musica. Torino è un quadro elegante e gelido oltre la finestra. Le note scorrono fluide, precise, secche. Fa venire voglia di ballare, ad esserne capaci.
di Giulio Isola
Avvenire, 12 gennaio 2026
L’annuncio alle 5 del mattino da parte del ministro degli Esteri, Tajani. La gioia della famiglia del cooperante: è la notizia che aspettavamo da 423 giorni. Grazie a tutti. La premier Meloni: sentito ringraziamento alla presidente Rodriguez, un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Alberto Trentini è libero. Con lui è stato scarcerato anche Mario Burlò. La notizia è stata data dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, quando in Italia erano da poco passate le 5. “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas” ha annunciato Tajani. Una fotografia all’ambasciata italiana di Caracas ritrae il cooperante italiano e l’imprenditore insieme, con il cooperante al telefono. “Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente ad interim Delcy Rodriguez che il governo italiano apprezza molto” ha sottolineato il ministro.
di Pierfrancesco Carcassi
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
È un uomo libero Alberto Trentini, scarcerato e trasferito all’ambasciata italiana di Caracas: l’annuncio alle 5 del mattino del 12 gennaio da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il cooperante originario del Lido di Venezia era stato fermato il 15 novembre del 2024 vicino a Guasdalito, in Venezuela, e ha sempre trascorso la detenzione nel penitenziario di massima sicurezza El Rodeo I, poco distante dalla capitale, Caracas. Era arrivato nel Paese un mese prima con una ong. Non sono mai state formalizzate le accuse a suo carico; trapelavano, non ufficialmente, quelle di terrorismo e cospirazione contro lo Stato. Durante la prigionia Trentini non ha mai potuto vedere un avvocato né, a quanto risulta, un medico che ne valutasse le condizioni di salute.
di George Monbiot*
Internazionale, 12 gennaio 2026
Rischiano concretamente di morire. Tre persone detenute in carcere nel Regno Unito con accuse legate alle attività del gruppo di protesta Palestine action sono in sciopero della fame da 49, 63 e 70 giorni. Una quarta prigioniera, Teuta Hoxha, ha interrotto il suo sciopero questa settimana, dopo 58 giorni. Potrebbe aver subito danni permanenti alla salute. Gli altri partecipanti allo sciopero della fame, Heba Muraisi, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello, potrebbero morire da un momento all’altro. Nel 1981 dieci persone dei movimenti indipendentisti irlandesi Ira e Inla morirono per a uno sciopero della fame durato tra i 46 e i 73 giorni. Muraisi, quella che per prima ha smesso di mangiare, secondo i suoi sostenitori fa ormai fatica a respirare e soffre di spasmi muscolari incontrollabili, possibili sintomi di un danno neurologico. Eppure, il governo britannico si rifiuta di trattare.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
In Iran si muore per avere le nostre conquiste: libertà, benessere, tolleranza. Proprio mentre lamentavamo la morte dell’Occidente, la crisi dei suoi valori, la fine della sua storia, ecco milioni di iraniani che darebbero la vita, anzi, stanno dando la vita per condividere le nostre conquiste: libertà, benessere, tolleranza. Il diritto delle donne di sciogliersi i capelli e accendersi una sigaretta in pubblico; dei giovani di baciarsi per strada e ascoltare la musica che gli pare; dei padri di famiglia di non morire di fame perché il governo spende le sue risorse in missili per alimentare una rivoluzione globale, e poi non riesce a difendere più nemmeno i propri cieli.
di Luigi Manconi e Federica Delogu
La Repubblica, 11 gennaio 2026
La Polizia penitenziaria avvierà una sperimentazione di sei mesi. Antigone: “Miopia che trasforma i penitenziari in luoghi violenti”. L’anno è iniziato da poco più di una settimana e il numero dei suicidi in carcere conta già il primo caso. Gli istituti scoppiano, la tensione aumenta, le feste appena trascorse hanno reso le giornate ancora più vuote e il tempo ancora più senza fine. La circolare è di prima di Natale, ma la notizia è arrivata solo nei giorni scorsi: la polizia penitenziaria avvierà una sperimentazione per l’utilizzo nelle carceri dello spray urticante, comunemente chiamato spray al peperoncino, per fronteggiare situazioni di pericolo, come aggressioni al personale. Lo si legge sui siti della Polizia penitenziaria e nelle dichiarazioni di Donato Capece, segretario del Sappe, sindacato autonomo degli agenti. Una sperimentazione di sei mesi, al termine della quale una commissione valuterà effetti ed efficacia dello spray, la cui vendita è liberalizzata da una quindicina d’anni anche per i privati cittadini.
di Giovanni Verde
La Repubblica, 11 gennaio 2026
Scontiamo un’educazione scolastica che non educa al ragionamento, che non invita alla lettura e alla riflessione. Se il pubblico non è in grado di assorbire ragionamenti complessi, è inevitabile che il discorso dei politici si risolva in enunciati assertivi, nella ricerca dello slogan efficace. In un giornale, che in nome del liberalismo democratico, è impegnato in una campagna in favore del sì referendario, spesso compaiono contributi di magistrati o di ex magistrati che si esprimono a favore della riforma. Di recente su questo giornale un “già magistrato ordinario e presidente di una sezione di giustizia tributaria” giustamente critica la tendenza alla semplificazione dei messaggi, ma cade nella tentazione di dare per vero ciò che è altamente opinabile. Seguiamo i vari passaggi argomentativi.
di Luigi Nicolosi
Il Mattino, 11 gennaio 2026
Si moltiplicano i comitati pro e contro la nuova legge voluta dal governo: “Non solo giuristi entrano nel dibattito”. Due date cerchiate in rosso, 22 e 23 marzo 2026. Un doppio appuntamento con il referendum confermativo per determinare le sorti della riforma costituzionale della giustizia firmata dal guardasigilli Carlo Nordio. Dopo mesi di duelli a distanza, per operatori e tecnici del diritto scatta l’ora “x”: uscire dalle aule e dagli uffici giudiziari per riversarsi nelle piazze e nelle strade di Napoli. Con un solo obiettivo: stabilire un contatto con i cittadini e portare fuori dalla bolla degli addetti ai lavori le ragioni del Sì e quelle del No.
di Arturo Celletti
Avvenire, 11 gennaio 2026
Landini: non c’è quorum, per vincere serve mobilitazione capillare. Schlein: questa riforma serve a chi sta al potere per sfuggire ogni controllo. Nicola Fratoianni torna alla conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni e va subito all’attacco. “C’è poco da girarci intorno... È stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione della magistratura... I giudici sono l’ossessione di questa destra da 30 anni e ora vogliono portarne a casa lo scalpo”. Un’analisi cruda. Un atto d’accusa. Il leader Avs arriva all’iniziativa del Comitato del No in scena a Roma e attacca ancora: “È una controriforma che non migliora in nessun modo i problemi della giustizia italiana, non interviene sulla legittimità del processo, sulla carenza degli organici, sulla digitalizzazione. Ha un unico obiettivo: quello di demolire la separazione dei poteri, di colpire l’autonomia della magistratura, di controllarla”.
di Paolo Crucianelli
Il Riformista, 11 gennaio 2026
Il referendum sulla giustizia viene raccontato, da chi invita a votare no, come un azzardo: una riforma pericolosa, un salto nel buio, una forzatura che metterebbe a rischio l’indipendenza della magistratura. È una narrazione rassicurante per chi la propone, ma profondamente fuorviante. Perché rovescia il problema. La vera domanda non è se il referendum introduca un elemento di instabilità, ma se sia ancora accettabile lo stato attuale delle cose. Il punto centrale, troppo spesso eluso, è questo: la magistratura italiana è oggi l’unico grande potere pubblico che non risponde mai di sé stesso. Non risponde politicamente, non risponde disciplinarmente in modo efficace, non risponde sul piano organizzativo.
- Sardegna. “Un tavolo di confronto tra Ministero, Regione ed enti locali sui detenuti al 41 bis”
- Sardegna. Detenuti al 41 bis, l’appello della Garante: “Urge convocazione della Camera”
- Sardegna. Da Riina a Vallanzasca, Cutolo e Calò: tutti i detenuti “illustri” passati per le carceri
- Firenze. Freddo a Sollicciano, chiuse aule e biblioteca del carcere
- Firenze. “Il tavolo, buone intenzioni. Invece dovrebbero firmare un’ordinanza di sgombero”











