Adnkronos, 1 agosto 2023
“Lo Stato deve garantire misure di assistenza anche a chi sconta una pena in regime alternativo al carcere. In particolare a tutti quei condannati che, sottoposti agli arresti domiciliari e impossibilitati a svolgere una qualsivoglia attività lavorativa, di fatto non sono in grado di procurarsi da vivere, a differenza dei detenuti in carcere a cui sono garantiti tutti i trattamenti assistenziali”.
garantedetenutilazio.it, 1 agosto 2023
Anastasìa propone di sperimentare localmente l’istituzione di strutture ad hoc, per pene inferiori a un anno. “Ho proposto di sperimentare localmente l’istituzione delle case di reintegrazione sociale dei condannati a pene brevi o brevissime, coordinando le risorse disponibili e potenziando le strutture di accoglienza esistenti”.
genovatoday.it, 1 agosto 2023
Approvato un ordine del giorno del consigliere regionale del Partito Democratico: “La Giunta si impegna a verificare e colmare eventuali carenze”. La Giunta ha deciso di avviare una verifica per controllare se nelle carceri c’è personale sufficiente per garantire un’assistenza sanitaria adeguata, valutando eventuali integrazioni o assunzioni al fine che il diritto alla cura possa essere assicurato a tutti i detenuti in maniera adeguata”, così il consigliere regionale del Partito Democratico Pippo Rossetti dopo l’approvazione in aula del suo Ordine del giorno sul servizio salute in carcere.
anteprima24.it, 1 agosto 2023
Dei 6.704 detenuti campani la metà è presente nelle carceri napoletane di Poggioreale, Secondigliano e Nisida, cioè 3.208 di cui 355 immigrati. In riferimento ad alcune emergenze socio-sanitarie di questi tre Istituti penitenziari il Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello ha scritto una lettera al Direttore generale dell’ASL Napoli 1 Ciro Verdoliva facendo delle richieste specifiche, visto che la sanità penitenziaria dipende dalle ASL competenti per territorio.
Il Resto del Carlino, 1 agosto 2023
Visita del sottosegretario alla Giustizia col vice ministro Bignami: “Il Governo fornisce risposte immediate dopo anni di abbandoni. Per le ondate di calore non si possono immaginare regole diverse”. Punte di oltre ottocento detenuti, in una struttura che al massimo delle capacità ne può contenere a malapena 500. E oltretutto con una sezione chiusa. Questa la situazione che si è presentata, al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, in visita alla Dozza assieme al vice ministro Galeazzo Bignami, al senatore Marco Lisei e agli esponenti di Fratelli d’Italia Francesco Sassone e Stefano Cavedagna.
L’Unione Sarda, 1 agosto 2023
Preoccupano le condizioni di salute della 32enne. Nella casa circondariale inoltre da mesi non è presente una ginecologa. La donna si trova da venerdì sera in una cella del carcere di Uta. Lo rende noto Maria Grazia Caligaris dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, rivolgendo un sentito appello al giudice affinché la donna “possa essere trasferita in una struttura adeguata”. Come osserva Caligaris, “la presenza della 32enne, di nazionalità Romo, desta particolare preoccupazione per le condizioni di salute legate all’avanzato stato di gravidanza. La giovane donna, che ha accusato alcune perdite, è stata accompagnata in ospedale già due volte”.
leccoonline.com, 1 agosto 2023
Oggi, 1 agosto, a Lecco si parlerà di carceri e carcerati. In programma infatti in città - ore 15.30, Circolo Arci Promessi Sposi, viale Lombardia 7 - una conferenza promossa dall’Unione Camere Penali Italiane - Osservatorio Carcere con la Camera Penale di Lecco Como e Lecco e Nessuno Tocchi Caino, lega internazionale di cittadini e di parlamentari per l’abolizione della pena di morte nel mondo. L’appuntamento pomeridiano sarà preceduto, in mattinata, da un accesso proprio alla casa circondariale di Pescarenico.
di Mario Taddeucci Sassolini
Il Riformista, 1 agosto 2023
Garantismo è un sostantivo che illustra un concetto auto portante: la garanzia compendia al suo interno la necessità di rispettarla. Rovesciando l’argomento: dove non c’è rispetto della norma posta a tutela dell’individuo non può ragionarsi di garanzia. La quale cosa esclude che la dicotomia garanzia/giustizia abbia un qualche senso logico, oltre che giuridico: un processo in esito al quale un giudice giunga ad una decisone nel rispetto delle norme poste a tutela dell’imputato è, al tempo stesso, espressione di giustizia e sigillo di garanzia. Viceversa i termini diventano collidenti nel momento in cui vengono utilizzati come corpi contundenti in un ragionamento pseudo-politico di scarsissima qualità; sicché, secondo la logica di codesti modesti epigoni di Catone, pretendere il rispetto delle regole del giudicare significa sfuggire al giudizio (qualche mente creativa ha partorito filastrocche pre- adolescenziali del tipo “difendersi dal processo e non nel processo”), salvo rammentarsi della centralità del concetto di garanzia quando si rende necessario adattarla alla propria causa. Contro questa volgarizzazione, sempre più incombente, giova ritornare ai fondamentali e, al proposito, soccorre un piccolo, intenso, erudito pamphlet scritto da Gaetano Insolera: “La giustizia penale di Alessandro Manzoni”, Mucchi Editore. Centrale nella narrazione di Insolera è la Storia della colonna infame, cronaca manzoniana del processo milanese contro due presunti untori la quale, nella edizione Quarantana, fu posta in calce al romanzo dei Promessi Sposi. Insolera valorizza questa lettura simultanea, dalla quale cogliere l’idea di Manzoni della giustizia “che nelle mani degli uomini può assumere tutte le imperfezioni: passioni, ferocia, ignavia, falsità. Storture con la tentazione - questa si demoniaca - di usarle per ottenere, con il processo criminale, una verità che corrisponda a quella che si vuole ottenere perché tale deve essere.”. L’attualità del pensiero manzoniano è dimostrata dalla fungibilità di taluni “istituti” che trapassano il tempo senza sostanzialmente mutare.
di Veronica De Romanis
La Stampa, 1 agosto 2023
In questi giorni, l’Inps ha inviato ai percettori del Reddito di cittadinanza considerati occupabili il messaggio di sospensione della misura. Una mossa brutale, ma attesa. Fa parte del percorso di revisione avviata dal governo. La misura, come è noto, non ha portato i risultati attesi: oltre la metà delle famiglie in povertà assoluta non riceve l’assegno e solo una piccolissima percentuale ha trovato lavoro. Queste criticità erano state evidenziate già dall’esecutivo Draghi. L’allora ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aveva istituito una commissione (presieduta dalla professoressa Chiara Saraceno) con l’obiettivo di analizzare eventuali modifiche. Il gruppo di studio elaborò un piano d’azione che conteneva diverse proposte. Alcune sacrosante. Solo una piccolissima parte fu, tuttavia, recepita. “I pentastellati avevano la maggioranza relativa. Non le avrebbero votate”. Questa la spiegazione.
di Mirella Serri
La Stampa, 1 agosto 2023
Lo studio di due sociologi denuncia l’impoverimento culturale degli italiani. Un popolo di santi, di poeti e di navigatori è ora anche un popolo di ignoranti? Molto peggio, non sappiamo più interagire con la parola. Prendiamo il celebre inizio dei Promessi sposi: “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi... vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte”. “Promontorio”, “seni”, “catene”, “volge”? Parole rare, inusuali: per la maggioranza degli italiani il notissimo incipit manzoniano - “Ma che è, ostrogoto?”, direbbe Alberto Sordi - oggi suona astruso. È come una lingua straniera per il 70 per cento dei connazionali dai 16 anni in su: proprio così, circa i tre quarti degli abitanti adulti della Penisola attualmente non sono in grado di afferrare il senso complessivo di uno dei capisaldi del nostro insegnamento letterario scolastico. Al massimo ne comprendono quello che i sociologi e gli addetti ai lavori chiamano “codice ristretto”: la parola “lago”, certo, suona familiare mentre sfugge il complesso del discorso, i dettagli e la suggestione del paesaggio. I residenti nello Stivale che oggi posseggono la piena comprensione del testo sono infatti appena il 6 o il 7 per cento della popolazione. Si sta verificando un cataclisma, siamo entrati in quella che le più recenti ricerche sul nostro sistema scolastico chiamano l’era della “povertà educativa”. L’incapacità di misurarci con il mondo che ci circonda e con la sua comunicazione scritta non riguarda solo la letteratura, l’informazione e le arti ma coinvolge pure, è un altro drammatico risvolto, la facoltà di svolgere con padronanza le minime operazioni matematiche, come accedere al proprio conto in banca con il bancomat.











