di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 giugno 2023
Il panorama delle persone internate nelle Residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza (Rems) desta preoccupazione. D’altronde lo stesso consiglio d’Europa, recentemente, ha puntato l’indice soprattutto sulla questione delle persone in “lista d’attesa”, in particolare quella parte di “pazienti” che rimangono di fatto, illegalmente - dentro in carcere, nell’attesa di essere trasferiti presso le Rems. I dati numerici messi in risalto dalla relazione annuale del garante nazionale delle persone private delle libertà mettono in luce una situazione complessa che richiede una risposta adeguata e conforme con la ratio della legge che ha abolito i famigerati ospedali psichiatrici (opg) e introdotto appunto le Rems. Non come sostituti, non come mini opg, ma per un utilizzo del tutto diverso.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 20 giugno 2023
Trasformare tipologie di lavoro alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria in vere e proprie occasioni occupazionali, con tanto di certificazioni professionalizzanti e idonee a sostenere i percorsi di reinserimento. Cassa delle ammende, insieme al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ha lanciato il Programma nazionale “Opportunità di lavoro professionalizzanti 2023”, rivolto a 1.500 detenuti per la durata di 7 mesi e un investimento complessivo di 8 milioni di euro. Gli interventi puntano a migliorare le condizioni di detenzione e favorire il reinserimento socio-lavorativo delle persone in esecuzione penale, al fine di ridurre la recidiva e migliorare la sicurezza e la coesione sociale.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 20 giugno 2023
Allarme nei tribunali e preoccupazione al ministero: non bastano due anni per far entrare in funzione le 250 toghe supplementari previste dal ministro. E c’è il caso dei piccoli uffici giudiziari che la maggioranza vuole riaprire. Il principio si può condividere. Tra le novità previste dal disegno di legge Nordio, l’obbligo di ascoltare l’indagato prima di imporgli una misura cautelare e la competenza collegiale (non più monocratica) sul carcere preventivo possono essere considerati un passo in avanti. Ma persino negli uffici del ministero c’è preoccupazione sul modo in cui questi principi riusciranno a essere concretamente applicati. Si parte da un dato problematico: la pianta organica della magistratura presenta diverse scoperture. Per stare solo alle figure coinvolte da questo aspetto della “riforma”, manca oggi negli uffici giudiziari italiani il 14,5% dei giudici in organico. Al punto che, come dice una fonte in via Arenula, “abbiamo trovato quelli che preparano le bozze ma non abbiamo quelli che scrivono le sentenze”. Il riferimento è ai nuovi ingressi nell’ufficio del processo, uno strumento previsto nel Pnrr (che invece non stanzia risorse per assumere magistrati) che dovrebbe servire a ridurre i tempi della giustizia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 20 giugno 2023
I partiti di governo si compattano attorno al ministro: oggi la riforma alla Camera. In arrivo nuove strette sulle intercettazioni. “Nessuna critica, zero. La lega sostiene convintamente il provvedimento Nordio”. E nemmeno le stoccate del ministro della Giustizia contro i magistrati dell’Anm, accusati di interferenze e delegittimati nel loro ruolo di interlocutori, rappresentano un problema per il Carroccio. A dirlo, al Dubbio, è Giulia Bongiorno, che assieme ai colleghi di maggioranza prova a ricompattare il governo attorno al Guardasigilli, finito nel fuoco incrociato degli attacchi delle opposizioni e della magistratura dopo aver ottenuto l’ok del Consiglio dei ministri sulla fase 1 della riforma della Giustizia. Che oggi arriverà alla Camera, dove “il Parlamento, nella sua sovranità, deciderà come procedere”, ha sottolineato Carlo Nordio a margine di un convegno alla Milano Luiss Hub.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 20 giugno 2023
L’elenco dei magistrati, tutti pubblici ministeri, che si stanno stracciando le vesti in questi giorni contro le riforme volute dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, si è arricchito ieri di due nomi eccellenti: il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e l’ex procuratore facente funzioni di Genova Francesco Pinto. Entrambi di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, hanno deciso di schierarsi apertamente a favore del mantenimento del reato di abuso di ufficio e contro le modifiche restrittive che Nordio intende introdurre nella fattispecie del traffico di influenze illecite. Solitamente molto riservati, il primo con una intervista pubblicata dal Domani, il secondo invece dal Fatto Quotidiano, hanno stroncato senza appello le modifiche del Guardasigilli. Le argomentazioni di Ielo, che coordina un pool di dodici magistrati che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione dal lontano 2016, sono apparse contraddittorie. Ad iniziare dall’incipit dell’intervista: “L’abuso d’ufficio funziona, cancellarlo è un errore, darà il via libera ai faccendieri”.
di Danilo Paolini
Avvenire, 20 giugno 2023
Non è un buon medico quello che, al cospetto di un malato grave, rischia di intervenire con decisione tale da comprometterne ulteriormente le condizioni. E non lo è, parimenti, quel medico che pretende di curare il paziente solo con placebo e rassicurazioni. Figuriamoci, poi, se i due medici in questione si mettono a litigare al capezzale del malcapitato. È ciò che accade da più di 30 anni davanti a quel grande malato che è la giustizia italiana.
di Giorgio Gori*
Il Foglio, 20 giugno 2023
Vorrei parlare di giustizia. Non solo dell’abuso d’ufficio, di cui pure dirò. Partendo da una ricorrenza evocativa. Quarant’anni fa, in questi giorni, Enzo Tortora veniva arrestato e precipitava nell’incubo che ha rovinato la sua vita e quella della sua famiglia. Conoscete la vicenda. Uno degli uomini più popolari d’Italia si trovò trasformato in un mostro, accusato da due camorristi di essere un sodale di Raffaele Cutulo, un trafficante di droga e di armi. Era totalmente innocente, ma questo non gli risparmiò sette mesi di carcere, più di un anno ai domiciliari, una condanna di primo grado a dieci anni di reclusione, e il massacro operato “ con pochissime eccezioni “ da tutti i mezzi di informazione. La storia di Tortora colpisce, ma non è certo la sola. Penso a quella di Giuseppe Gulotta, condannato all’ergastolo e detenuto per 22 anni prima di essere scagionato. E ad altre ancora.
di Marianna Rizzini
Il Foglio, 20 giugno 2023
“La paralisi delle amministrazioni blocca interventi urgenti su sanità, scuola e politiche del lavoro, andando a colpire le fasce più deboli”, ci dice il primo cittadino di centrosinistra. “I sindaci lo chiedevano da molti anni, come peraltro è stato ribadito nel corso dell’ultima assemblea Anci”, dice Michele Guerra, sindaco “civico” di Parma, eletto nel giugno del 2022 alla testa di una coalizione larga di centrosinistra (dalla sinistra al Pd a Italia Viva), alludendo all’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul reato di abuso d’ufficio, con cancellazione prevista nel disegno di legge approvato qualche giorno fa dal Consiglio dei ministri.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 20 giugno 2023
L’anarchico al 41bis potrebbe ottenere uno sconto di pena dopo l’apertura della Consulta. Il procuratore: “Non merita nulla”. È stata aggiornata al prossimo 26 giugno l’udienza del processo che vede imputati Alfredo Cospito e la sua ex compagna Anna Beniamino per il ricalcolo della pena per l’attentato alla scuola allievi carabinieri di Fossano, nel cuneese, avvenuto del 2006. Le esplosioni avvennero in orario notturno, e come sottolineato dalla difesa “non fu utilizzato materiale esplosivo ad alto potenziale” e il gesto “non solo non ha causato alcun morto, ma neppure alcun ferito”. Il giudice ha aggiornato a lunedì prossimo giorno in cui è prevista la sentenza.
di Simona Lorenzetti
Corriere della Sera, 20 giugno 2023
La richiesta dei magistrati per l’anarchico accusato dell’attentato alla scuola carabinieri di Fossano. “Si voleva uccidere. E si voleva uccidere molto più di un carabiniere. Non si è trattato di 4 o 5 buchetti sul muro”. La pianificazione e l’esecuzione dell’attentato alla scuola allievi carabinieri di Fossano sono, per la Procura generale di Torino, la rappresentazione plastica di quella “strage politica” di cui sono accusati gli anarchici Alfredo Cospito e Anna Beniamino. Il 6 giugno 2006 davanti alla caserma deflagrarono due ordigni artigianali, simili a quelli “usati in Medioriente” e secondo un “meccanismo in crescendo”: il primo meno impattante a fare da esca, il secondo “rafforzato” carico di bulloni per colpire. Il caso decise che non vi fossero vittime. “L’imputato non era in grado di intervenire e bloccare l’operazione, una volta azionata la miccia non si tornava indietro”, ricordano il procuratore generale Francesco Saluzzo e il sostituto Paolo Scafi. Che al termine delle due ore di requisitoria ribadiscono la richiesta di condanna all’ergastolo (con isolamento diurno per 12 mesi) per Cospito e a 27 anni e un mese di reclusione per Anna Beniamino.
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