di Federico Rampini
Corriere della Sera, 14 ottobre 2023
È difficile distinguere tra complicità ideale e pianificazione dell’attacco. Ma chi aveva più da guadagnarci? Dopo l’11 settembre 2001 Bush proclamò “l’equivalenza tra i terroristi e i governi degli stati che li appoggiano”. Dopo l’11 settembre 2001 l’America di George W. Bush affermò un principio: l’equivalenza tra i terroristi e i governi o gli Stati che li appoggiavano. Una nazione colpevole di aver protetto e foraggiato Al Qaeda meritava lo stesso tipo di castigo dell’organizzazione terroristica che aveva materialmente organizzato gli attentati. Fu così che l’America andò in guerra in Afghanistan, per punire e rovesciare il regime dei talebani che aveva dato ospitalità e sostegno a Osama Bin Laden e ai suoi uomini.
di Massimo De Carolis
Il Manifesto, 14 ottobre 2023
Un sintomo inquietante è la tendenza diffusa a registrare questo attacco come crimine di guerra, equiparando la milizia islamista a un surrogato dell’autorità statale. Da tempo l’ordine politico globale riserva al terrore un ruolo di primo piano. Almeno in superficie, però, il riferimento al terrore ha mutato drasticamente segno nel passaggio dal Ventesimo al Ventunesimo secolo. Schematicamente, si è passati dall’equilibrio del terrore, che aveva dominato lo scenario della Guerra fredda, alla guerra globale al terrorismo inaugurata dalla reazione americana all’11 settembre.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 14 ottobre 2023
Benché Tel Aviv non sia parte dello Statuto di Roma, la Palestina lo ha ratificato: la Corte ha giurisdizione su crimini commessi nel territorio della Striscia di Gaza ma anche in Israele. In Israele l’obiettivo politico e l’obiettivo militare coincidono. Il governo (militare) di unità nazionale ha come obiettivo lo sradicamento di Hamas dalla Striscia di Gaza. L’esigenza di rispondere agli attacchi barbari di una settimana fa può trasformarsi in desiderio di vendetta? La risposta potrebbe essere anche affermativa, ma i rischi sono dietro l’angolo.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 14 ottobre 2023
“Lasciare Gaza senza luce e acqua significa violare il diritto internazionale, e significa anche cadere nella trappola di Iran e terroristi che vogliono una guerra casa per casa”. “Da vera, sincera, amica d’Israele mi sento di dire a Benjamin Netanyahu: non cadete nella trappola che ha preparato Hamas. L’invasione di Gaza è quello che vogliono i terroristi e i loro burattinai iraniani”. A parlare è Emma Bonino, già ministra degli Esteri e Commissaria europea per le emergenze umanitarie, leader storica dei Radicali. “Ad Hamas - rimarca Bonino - non interessa conquistare terreni, il loro obiettivo è costringere Israele ad una operazione terrestre che trasformerebbe la Striscia di Gaza in una trappola mortale. Comprendo l’orrore, la rabbia, il dolore di fronte allo scempio di vite umane perpetrato da Hamas, ma oggi la leadership israeliana non deve agire di pancia ma con la ragione”.
di Luca Pons
fanpage.it, 13 ottobre 2023
Dalla possibilità di parental control sui telefoni dei figli fino a 18 anni di età, al divieto di messa alla prova per i minorenni che sono imputati di reati gravi. Sono alcuni degli emendamenti al decreto Caivano, attualmente al Senato, proposti dal governo Meloni, dalla Lega e da Fratelli d’Italia.
di Paolo Comi
Il Dubbio, 13 ottobre 2023
Per superare la riforma Cartabia, FdI propone di spostare lo stop alla prescrizione dal primo al secondo grado. Protestano i penalisti. Cambiano le maggioranze ma la prescrizione rimane sempre al centro del dibattito politico. L’attuale governo di destra, infatti, ha deciso di mettere le mani sulla riforma voluta dall’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia che prevedeva “l’improcedibilità” trascorsi due anni senza che fosse stato celebrato il processo d’appello e che superava, per fortuna, la malsana idea del suo predecessore, il pentastellato Alfonso Bonafede, di stoppare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado.
di Luca Ricolfi
Il Messaggero, 13 ottobre 2023
È di ieri la notizia che il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto un’indagine conoscitiva (non un’ispezione, né un procedimento disciplinare) sulla vicenda della magistrata Iolanda Apostolico, da qualche tempo nell’occhio del ciclone per due motivi distinti, anche se collegati. Primo: avere ripetutamente disapplicato il decreto Cutro, non convalidando il trattenimento di alcuni migranti tunisini nel CPR di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Secondo: avere in passato (nel 2018) partecipato a manifestazioni anti-governative e pro-migranti.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 ottobre 2023
Il ministro Nordio precisa di non aver disposto nessun “accertamento ispettivo né tanto meno” l’avvio “di un’azione disciplinare” per la giudice. Nessun “accertamento ispettivo né tanto meno dell’avvio di un’azione disciplinare”: così ieri in una nota il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha smentito una indiscrezione giornalistica secondo la quale un accertamento preliminare era stato avviato dal guardasigilli nei confronti di Iolanda Apostolico, il giudice del Tribunale di Catania che non ha convalidato nelle ultime settimane il trattenimento nel centro per richiedenti asilo di Pozzallo di migranti tunisini sbarcati a Lampedusa.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 13 ottobre 2023
Il ministro vuole acquisire notizie di stampa e post sui social. Ancora mistero sul video. Piantedosi: “Non viene dalla questura”. Non è un’ispezione. Non è un provvedimento disciplinare. Non è nemmeno l’inizio di un iter di qualsivoglia natura. Per ora si sa soltanto quello che non è l’interessamento del ministero della Giustizia per le attività di Iolanda Apostolico.
di Alessandro Riello*
Il Dubbio, 13 ottobre 2023
“I magistrati, per dettato costituzionale, devono essere imparziali e indipendenti e tali valori vanno tutelati non solo con specifico riferimento al concreto esercizio delle funzioni giudiziarie, ma anche come regola deontologica da osservarsi in ogni comportamento, al fine di evitare che possa fondatamente dubitarsi della loro indipendenza ed imparzialità”. Non si tratta delle affermazioni di uno degli improvvisati giuristi che spuntano numerosi all’indomani dell’ennesimo scontro politica-giustizia, ma della Corte costituzionale (sentenza n. 224/2009). Chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della norma che configura quale illecito disciplinare l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa del magistrato a partiti politici, la Consulta dettava alcuni principi che appaiono di stretta attualità nel commentare la oramai nota vicenda della collega di Catania.
- Il caso Apostolico, Nordio e le libertà dei magistrati
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