di Giuliano Battiston
Il Manifesto, 15 ottobre 2023
La cattiva informazione parla di “allarme jihad”, rispolverando formule ben rodate durante gli anni passati, poi accantonate ma oggi di nuovo utili a trasformare come imminente e certa la minaccia del “terrorismo islamico”. La formula ha ripreso vigore in particolare dopo che, ieri, due delle più importanti attrazioni turistiche francesi sono state chiuse ed evacuate per ragioni di sicurezza. La sede del museo Louvre a Parigi è stata chiusa in seguito alla ricezione di un messaggio minaccioso: “Abbiamo scelto di evacuarlo e di chiuderlo per tutta la giornata, il tempo necessario per procedere alle indispensabili verifiche”, ha spiegato all’agenzia Afp un funzionario del museo. Sempre a Parigi un allarme più contenuto per una bottiglia contenente protossido di azoto ha portato a sgomberare la sala d’aspetto della Gare de Lyon. Ed è toccato anche al palazzo di Versailles, i cui visitatori sono stati allontanati dopo la ricezione di un messaggio anonimo relativo a una presunta bomba. Che non c’era. Il fatto che non ci fosse non significa che non ci sarà. Ma parlare di allarme jihad o di terrorismo islamico rischia, al solito, di ostacolare la comprensione, anziché favorirla.
di Paolo Valentino
Corriere della Sera, 15 ottobre 2023
L’editorialista premio Pulitzer del “New York Times”: “Hamas ha lanciato questo attacco per suscitare una reazione durissima e far saltare gli accordi tra Israele, i sauditi e gli altri Paesi arabi. Ma la leadership dello Stato ebraico dovrà rispondere delle sue responsabilità”. “Io sono convinto che la ragione principale per cui Hamas ha lanciato adesso questo attacco, ordinando anche che fosse il più omicida possibile, è stata di provocare una reazione eccessiva da parte di Israele, tipo un’invasione della striscia di Gaza, che farebbe migliaia di vittime civili fra i palestinesi. Questo a sua volta forzerebbe l’Arabia Saudita a uscire dalle trattative per un accordo con Israele, in corso sotto l’egida degli Stati Uniti. Così come forzerebbe i Paesi firmatari degli accordi di Abramo - Emirati Arabi, Bahrein e Marocco - a fare un passo indietro”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 14 ottobre 2023
Le opposizioni hanno chiesto che intervenisse, ma al Senato l’audizione è stata negata e alla Camera per ora non ci sono risposte. Il nuovo Garante indicato dal governo, l’ex deputato di centrodestra Felice Maurizio D’Ettore, è professore di diritto privato non si è mai occupato di carceri. Non c’è pace per l’ufficio del Garante delle persone private della libertà: dopo un lungo braccio di ferro e polemiche sui nomi, il governo ha indicato come nuovo presidente l’avvocato e professore di diritto privato nonché ex deputato del centrodestra, Felice Maurizio D’Ettore. Però preferisce non fargli aprire bocca. La richiesta delle opposizioni di audirlo in commissione al Senato è stata negata e la stessa richiesta in commissione Giustizia alla Camera di svolgere le audizioni dei candidati designati dal governo per l’ufficio del Garante nazionale dei detenuti è ancora in sospeso.
di Liana Milella
La Repubblica, 14 ottobre 2023
Le commissioni Giustizia di Camera e Senato, nonostante le richieste delle opposizioni, non hanno ritenuto necessario l’audizione dei tre candidati. Se come Garante dei detenuti fosse stata scelta Rita Bernardini - che non ha neppure bisogno di presentazioni vista la sua storia personale - di certo non ci sarebbe stato bisogno di alcuna audizione in Parlamento. Sa tutto sulle carceri, e non solo, visto che stiamo parlando del Garante delle persone private della libertà, che non stanno solo nelle patrie galere. Ma visto che il lungimirante Guardasigilli Carlo Nordio - obbedendo ai criteri della lottizzazione anche per questo delicatissimo incarico che dura per cinque anni ed è rinnovabile per altri due - ha scelto un futuro Garante di cui non si riesce a trovare una sola dichiarazione dedicata alle carceri, allora c’è da chiedersi perché mai le due commissioni parlamentari che si occupano di giustizia, una alla Camera e una al Senato, come ha scritto sul Dubbio Valentina Stella, abbiano respinto la richiesta delle opposizioni di audire i tre candidati. Parliamo del meloniano ed ex forzista Felice Maurizio D’Ettore, dell’avvocata in quota Lega Irma Conti e di Mario Serio, civilista palermitano indicato dalla sinistra.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 ottobre 2023
Il sottosegretario interviene sul caso Apostolico, senza nominare la giudice, e invita gli ex colleghi a rivolgersi alla Consulta in caso di dubbi di costituzionalità. Mentre in Parlamento il governo continua a evitare le domande delle opposizioni, decise a scoprire chi, come e perché ha fatto venire fuori un filmato della giudice Iolanda Apostolico - “colpevole” di aver disapplicato in aula il decreto Cutro e di aver partecipato, cinque anni fa, ad una manifestazione in difesa dei diritti umani mentre i migranti rimanevano chiusi per volere del ministro Matteo Salvini per giorni in una nave -, in campo neutro, senza contraddittorio, è la toga prestata alla politica e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, a bacchettare le toghe sul loro protagonismo e sui margini d’azione concessi. Chiarendo un punto: il compito dei giudici non è quello di disapplicare le norme non “gradite”, ma valutarne la compatibilità con la Costituzione e le norme europee e seguire la via della questione di legittimità. Perché è la politica, e non la magistratura, a decidere come gestire i fenomeni sociali. Mantovano ha pronunciato la sua arringa in difesa del governo a Palermo, al convegno della Corte dei conti sulla giustizia, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella. Pur senza mai nominare la nuova nemica pubblica numero uno del governo, la giudice Apostolico, il riferimento è chiarissimo: “Non compete alle Corti né l’invenzione del diritto, né la teorizzazione della maggiore idoneità della procedura giudiziaria a comporre quei conflitti che richiedono esercizio di discrezionalità politica - ha sottolineato Mantovano -, né la sostituzione a organi nazionali o sovranazionali nel qualificare le relazioni fra gli Stati; e ciò per doveroso rispetto sia dei parametri costituzionali, sia del mandato ricevuto da chi, a scadenze periodiche, esercita il diritto di voto. Compete alle Corti esprimersi “in nome del popolo italiano”, non “invece del popolo italiano”. Ma non solo: “Il parametro per il giudice - ha aggiunto - non è la condivisione o la non condivisione dei contenuti della norma che è chiamato ad applicare: a meno che non dubiti motivatamente della sua coerenza con la Costituzione. E se nel nostro ordinamento il controllo di costituzionalità non è rimesso a un’iniziativa diretta e diffusa da parte del giudice, parimenti non può esistere una verifica diffusa della conformità delle leggi alla normativa europea.
di Paolo Frosina e Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2023
In quattro magistrati dicono: “C’è un clima di intimidazione, preoccupante soprattutto per i più giovani”. Gli attacchi politici alla giudice di Catania, Iolanda Apostolico, con tanto di video pubblicato da Matteo Salvini che ritrae la magistrata, nel 2018, a una manifestazione a favore dello sbarco dei migranti bloccati al porto, fanno pensare alle conseguenze possibili sui magistrati che devono prendere decisioni tutti i giorni.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 14 ottobre 2023
Monadi senza porte né finestre o soggetti “sociali”? Sarà perché uno ha quarant’anni e gli altri due il doppio ciascuno, ma il confronto a distanza tra il pubblico ministero Alessandro Riello da una parte, e gli ex magistrati Giancarlo Caselli e Livio Pepino dall’altra, segna un solco profondo di visioni diverse sul ruolo del magistrato. Punto di partenza è ancora il comportamento della giudice di Catania, Iolanda Apostolico.
di Angela La Gamma*
Il Dubbio, 14 ottobre 2023
Sull’onda dell’allarme sociale, in questo caso inesistente, è stata introdotta una nuova fattispecie equiparata all’omicidio e alle lesioni stradali: un ulteriore esempio dell’ipertrofia del diritto penale in un’epoca dominata dal panpenalismo. Ci risiamo. A meno di dieci giorni dall’ormai famigerato decreto Caivano, in cui è contenuta una sfilza di previsioni a carattere fortemente repressivo, con un grave ed intollerabile abbassamento della soglia dell’imputabilità ed una espansione del già eccessivo ambito di applicazione delle misure di prevenzione, prende vita, nell’ordinamento italiano, un nuovo reato.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 ottobre 2023
Parla l’ex sindaco, la cui condanna è stata fortemente ridimensionata dai giudici di secondo grado: “Salvini? Abbiamo visioni del mondo e della vita completamente differenti, non potrei mai accettare una politica da Stato di polizia, in cui la vita delle persone conta meno della burocrazia”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2023
Anche se non è applicabile l’articolo 131 bis del Codice penale va esaminata la causa di improcediblità dell’articolo 34 del Dlgs 274/2000. Il giudice di pace non può a priori esimersi dall’esaminare l’eventuale sussistenza della particolare tenuità del fatto solo perché il reato è quello previsto dall’articolo 14, comma 5 ter, del Dlgs 268/1998. Cioè la violazione dell’ordine di allontanamento rivolto dal questore allo straniero irregolare. Non può il giudice di pace ritenere che la fattispecie penale rivesta in sé un valore di gravità tale da non consentire un giudizio di tenuità della condotta ascritta all’imputato.
- Lombardia. Il 30% dei detenuti ha un lavoro dietro le sbarre
- Cuneo. “Nelle celle di isolamento 4 persone in 9 metri quadrati”
- Cagliari. Nomina Garante dei diritti dei detenuti: riaperti i termini per l’invio delle candidature
- Carinola (Ce). Trattamento penitenziario, convegno nella casa di reclusione
- Pistoia. Colori di speranza, storie di vite. I murales dei detenuti in carcere









