di Vittorio Feltri
Libero, 11 giugno 2023
Nel programma “Quarto grado” un ciclo di storie raccolte da Francesca Carollo. Cinque detenuti raccontano come, con un vero percorso di rieducazione, hanno ritrovato il senso dell’esistenza.
di Marco Bouchard*
Ristretti Orizzonti, 11 giugno 2023
L’associazione Rete Dafne Italia e il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità hanno firmato un accordo di collaborazione per “favorire una progressiva e pregnante tutela delle vittime di reato - così si legge nella nota informativa del Capo Dipartimento, Antonio Sangermano - attraverso mirate attività di supporto e informazione in loro favore”.
di Federica Serfilippi
Corriere Adriatico, 11 giugno 2023
Scattata l’ora della colazione, si sono accorti che non era ancora uscito dalla cella. Hanno iniziato a chiamarlo. Niente. Si sono avvicinati al letto, dove era disteso e hanno scoperto che non respirava più. Sono stati vani tutti i tentativi di salvargli la vita. La tragedia è stata scoperta all’alba di venerdì nel carcere di Montacuto. A perdere la vita è stato un marocchino di 36 anni, dall’inizio del mese detenuto nella casa circondariale anconetana e trasferito da Rimini.
di Marco Solimano*
comune.livorno.it, 11 giugno 2023
Ieri mattina, intorno alle 7.00 un detenuto, nato in provincia di Roma, è morto all’interno della propria cella nella Casa Circondariale di Livorno, presso il reparto giallo, ex sezione transito. Il giovane aveva 31 anni ed era recluso a Livorno dal dicembre 2021. Questa mattina un malore improvviso e devastante gli ha fatto perdere conoscenza. L’allarme immediatamente lanciato dai compagni di cella ha messo in moto la macchina dei soccorsi che in pochi minuti ha raggiunto il luogo, ma, nonostante i reiterati tentativi di rianimazione, si è purtroppo dovuto certificare la morte alle ore 7,20.
di Franco Corleone
L’Espresso, 11 giugno 2023
Un reperto di archeologia criminale da buttare trasformato in una lotteria per emarginati. Basta dire Aversa e viene in mente il manicomio criminale per antonomasia. Quelle strutture, orrende, ribattezzate Ospedali psichiatrici giudiziari sono state chiuse nove anni fa, compiendo una vera rivoluzione gentile.
di Enrico Amati
L’Unità, 11 giugno 2023
Le criticità della prima sezione erano già state segnalate dalla Camera penale e dai radicali. L’Ausl aveva evidenziato un rischio sanitario per i detenuti. Non sorprende quindi l’ordinanza del magistrato di sorveglianza di Bologna. Pochi chilometri separano Rimini dalla Repubblica di San Marino. Eppure la distanza è abissale sul piano della situazione delle carceri.
zic.it, 11 giugno 2023
Succede nell’istituto penitenziario di Reggio Emilia, visitato da Antigone Emilia-Romagna: “Mancano, oltre agli spazi per svolgere attività trattamentali, anche risorse investite in corsi di istruzione (non presenti), formazione professionale e lavoro”, segnala l’associazione, rilevando tra gli altri punti anche la presenza di 368 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 292 posti.
di Paola Scuffi
paesesera.toscana.it, 11 giugno 2023
Garante dei diritti dei detenuti, Difensora civica e presidente della commissione Pari opportunità, hanno insieme toccato con mano quale sia la condizione delle donne detenute, per poter fare un “lavoro corale sul piano istituzionale”.
online-news.it, 11 giugno 2023
Il presidente della Regione Francesco Rocca si è recato oggi nel carcere romano di Rebibbia, per constatare la situazione riguardante i detenuti e le persone che lavorano all’interno della struttura, tanto che si è soffermato con gli stessi per raccogliere le istanze relative alle maggiori criticità.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 11 giugno 2023
Uccisa dal caldo mentre lavorava per tre euro all’ora. Era una donna. Era una madre. Era italiana. Era anche una schiava e, come una schiava, è stata fatta morire. Eppure oggi, otto anni dopo, rischia di non avere una giustizia: un processo è già finito con un’assoluzione, un altro rischia di finire in prescrizione, probabilmente già in primo grado. Certamente in appello. Paola Clemente è la bracciante pugliese ammazzata dalla fatica il 13 luglio del 2015: raccoglieva per 3 euro all’ora acini d’uva a 160 chilometri da casa sua, lei di San Giorgio Jonico, il campo dove è morta ad Andria, sotto il sole a 40 gradi, quando ebbe un malore improvviso. Non stava bene dalla mattina, quando la portarono in ospedale era già troppo tardi. Paola lavorava per 3 euro all’ora eppure sulla carta era tutto in regola: in borsa il suo caporale le aveva messo una busta paga fittizia, in modo che in caso di controlli tutto sarebbe andato bene. E così era stato: Paola è morta, i suoi cari l’hanno pianta, il suo corpo era stato già seppellito.
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